Coldiretti: vino, il prodotto più acquistato

Vino

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Secondo la Coldiretti, la bevanda di bacco si piazza nuovamente in pole-position per il gradimento: 1.2 mld per acquisti in cantina.

E stando al favorevolissimo trand del mercato, l’istituto fa sapere che il vino più apprezzato è quello italiano al momento. Così, con 21.624 aziende agricole che lo Stivale puà vantare, la Coldiretti ha pensato di creare “Cantine Aperte”.

Si tratta di un’iniziativa di incontro e scambio del vino, considerando anche che l’acquisto della bevanda supera persino quelli effettuati per ortofrutta e formaggi. La top list dei maggiori produttori? Eccola:

1)Toscana (4.876 produttori!)
2)Piemonte
3)Veneto
4)Emilia Romagna
5)Sicilia

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Su internet il Chianti fai da te!

vino Su internet è possibile acquistare kit per la preparazione casalinga di falsi Chianti, Barolo o Valpolicella, ma anche di bustine in polvere per la preparazione “espresso” di pseudo vini che non hanno nulla hanno a che fare con i prodotti originali e ingannano il crescente numero di acquirenti on line. E’ la Coldiretti a lanciare l’allarme sui rischi degli inganni della rete dove nel 2008 è stato venduto un prodotto enogastronomico ogni 60 secondi, con un aumento del 62 per cento rispetto allo scorso anno, secondo i dati del sito ebay.
Sul sito www.trekneat.com, una società tedesca, Trek’n eat, specializzata nella vendita di cibo per escursionisti, offre vino in polvere che – riferisce la Coldiretti – è contenuto in un sacchettino di alluminio e plastica, pesa solo 60 grammi e una volta allungato con acqua dà vita a una bevanda di 8,2 per cento alcolici per il costo di 3,95 euro per 2 dl. Per il sito un “vino per gourmand per festeggiare una volta giunti su una vetta che è offerto nelle due versioni estiva e invernale, da consumare freddo o caldo.
Per la Coldiretti “il vino si fa con l’uva e non con le bustine in polvere dalle quali si ottengono miscugli che non hanno neanche il diritto di chiamarsi con il nome del nettare di bacco” e l’offerta on line è solo l’ultimo inganno a danno di uno dei prodotti piu’ prestigiosi del Made in Italy. Su internet su siti come www.homebrewers.com, ma anche su ebay, è anche possibile acquistare – continua la Coldiretti – “wine kit” fai da te con tutto l’occorrente per ottenere il miracolo della trasformazione dell’acqua in vini come il Chianti, il Barolo o il Valpolicella in soli in 28 giorni, per effetto di una curiosa interpretazione della legislazione vigente. Con una spesa compresa tra 70 a 100 euro per un kit da 30 bottiglie, secondo le ditte produttrici, è possibile realizzare anche a casa un processo che porta alla produzione di vini come il Chianti, il Barolo, il Valpolicella, l’Amarone, e molte altre specialità italiane, francesi ed europee per le quali sono fornite addirittura le etichette da applicare sulle bottiglie.
Si tratta di una pericolosa deriva che rischia di “ingannare” i consumatori meno esperti sul reale contenuto dei prodotti in vendita e che – sostiene la Coldiretti – danneggia l’immagine della produzione italiana ed europea conquistata nel tempo grazie agli sforzi fatti per la valorizzazione di un prodotto che esprime qualità , tradizione, cultura e territorio. Una situazione inaccettabile per l’Italia e l’Unione Europea che stanno conducendo una difficile battaglia per la difesa delle denominazioni dalla pirateria e dalle falsificazioni nell’ambito delle trattative sul commercio internazionale nel Wto. E’ quindi necessario – continua la Coldiretti – verificare la compatibilità di questa preoccupante escalation con la normativa italiana e comunitaria al fine adottare tutte le iniziative necessarie per fermare un fenomeno che rischia di danneggiare imprese e consumatori sul mercato globale.
Con 47 milioni di ettolitri prodotti l’Italia – conclude la Coldiretti – è il maggior produttore ed esportatore mondiale e vanta oltre il 60 per cento della produzione vinicola nazionale a denominazione di origine: 477 vini di cui 316 a denominazione di origine controllata (Doc), 41 a denominazione di origine controllata e garantita (Docg) e 120 a indicazione geografica tipica (Igt).

I vini australiani sorpassano quelli italiani

vino Con un aumento del 59 per cento le bottiglie di vino australiane esportate negli Stati Uniti hanno sorpassato quelle spedite dall’Italia che fanno invece registrare in quantità una flessione dell’11 per cento. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati dell’Italian Wine and Food Institute relativi al primo quadrimestre del 2009.
All’Italia – sottolinea la Coldiretti – rimane tuttavia il primato delle esportazioni in valore nonostante il calo del 21 per cento nettamente superiore a quello del 3,2 per cento che si è verificato per i vini australiani, nello stesso arco di tempo.
La produzione Made in Italy peraltro – continua la Coldiretti – resiste molto meglio degli altri paesi produttori europei concorrenti con la Francia che registra in valore un vero tracollo con meno 39 per cento, seguita dalla Spagna (-29 per cento). Ad avvantaggiarsi con aumenti delle quantità esportate sono in genere i nuovi paesi produttori con Cile, Argentina e Nuova Zelanda che hanno adottato politiche di piu’ basso prezzo anche grazie al vantaggio competitivo con i paesi europei provocato dall’Euro forte.
In questo momento di revisione delle regole di mercato a livello comunitario, i paesi produttori europei e l’Italia in particolare non devono – sostiene la Coldiretti – fare l’errore di cadere nella trappola di una corsa al ribasso nelle garanzie di qualità e di tutela della tradizione che rappresentano il vero valore aggiunto della produzione, grazie al legame con il territorio.
Con 47 milioni di ettolitri prodotti l’Italia – conclude la Coldiretti – rimane il maggior produttore ed esportatore mondiale con il 60 per cento della produzione vinicola nazionale a denominazione di origine: 477 vini di cui 316 a denominazione di origine controllata (Doc), 41 a denominazione di origine controllata e garantita (Docg) e 120 a indicazione geografica tipica (Igt).