USA: la Tv via cavo sposa quella generalista

televisione La Comcast, il più grande operatore di tv via cavo degli USA, riprova a rientrare alla grande nel mondo della televisione generalista, dopo aver tentato di strappare la Abc alla Disney, ora attacca la Nbc, e con ogni probabilità questa volta ce la farà.
L’offerta è di 7 miliardi di dollari per il 51% della rete televisiva: a vendere sarà la General Eletric che possiede l’80% della Nbc. Il restante 20% è invece in mano ai francesi di Vivendi, e proprio il loro atteggiamento sarebbe alla base di perplessità.
Al gruppo Nbc fanno capo anche le reti televisive Cnbc e Telemundo, la web TV HULU e gli studi cinematografici Universal.
Ancora incerti i termini dell’accordo che dovrebbe essere finalizzato a novembre. L’ipotesi più accreditata è che la Comcast arrivi a possedere il 51% di una nuova compagnia formata dalla Nbc Universal e dai vari network via cavo posseduti attualmente da Comcast, come E! G4 e The Golf Channel.
Il matrimonio non è però visto bene dal mercato.
Il primo ottobre quando è stata resa pubblica l’ipotesi dell’acquisizione, le azioni di Comcast sono precipitate del 7%. Vedremo come andrà a finire.

USA: Mercato auto in ripresa

marchio_ford Si comincia finalmente a vedere anche sul mercato americano qualche timido segnale di ripresa. Ma per le grandi di Detroit l’orizzonte resta carico di nubi, visto che nè Ford nè GM si azzardano ancora a dire che il pericolo è finalmente scampato.
Certo in settembre le vendite delle Ford hanno riportato soltanto un piccolo -4% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, a fronte di un mercato ancora in forte contrazione(-21%).
Un traguardo raggiunto dopo una risalita lenta ma costante cui non è estraneo l’incremento delle vendite di “piccole” come la Focus.
Ma è anche il risultato di una politica commerciale che ha visto la comunicazione Ford puntata non tanto e non più contro le rivali di Detroit ma volta a sfidare direttamente Honda e Toyota.
Unica delle Big 3 ad uscire indenne da un terribile 2009, contando sulle proprie forze, la Ford può inoltre vantare una situazione finanziaria del tutto tranquilla , confortata da una netta riduzione del rosso di bilancio, da 1,4 miliardi di dollari nel primo trimestre a 424 milioni nel secondo.

Petrolio a 71 dollari a barile

il-petrolio-ad-un-nuovo-record E’ schizzato a 71 dollari al barile il prezzo del petrolio a New York, dopo che i futures in prima scadenza si sono attestati in rialzo di ben 90 centesimi rispetto alla chiusura di ieri.
Il barile di West Texas Intermediate si attesta così a 71,61 dollari, mentre a Londra il barile Brent, il petrolio del Mare del Nord, è aumentato di 1,11 dollari, salendo a quota 69,15.
A contribuire al rialzo del prezzo del petrolio è stato soprattutto un calo del dollaro sul mercato dei cambi.
La moneta americana ha, infatti, subito un ribasso dopo che il quotidiano The Indipendent, ha riferito di alcune presunte manovre segrete tra gli Stati del Golfo e altri paesi, aventi come obiettivo quello di sostituire la divisa Usa sugli scambi di oro nero.
Circostanza già smentita da Arabia Saudita e Kuwait.

Male l’occupazione statunitense

borse_economiche Va ancora male il mercato del lavoro negli Stati Uniti dove, secondo il Dipartimento del Lavoro, si sono persi solo a settembre ben 263 mila posti di lavoro.
Un dato a dir poco negativo che è andato ben al di là delle previsioni, visto che si era ipotizzata una perdita compresa tra i 150 e 180 mila posti.
Una situazione critica che non colpiva gli USA dal lontano 1983.
Ovviamente i contraccolpi non hanno tardato a farsi sentire, visto che i futures sugli indici della Borsa hanno immediatamente registrato un calo.
A New York il contratto sul Dow Jones cede 100 punti base a 9.370 punti quello sullo S&P 500 perde 11 punti 1.016,10 punti e il derivato sul Nasdaq-100 scende a 1.655,75 punti.
Ma i contraccolpi si sono fatti sentire anche in Europa, dove l’indice paneuropeo Dj Stoxx 600 ha ceduto quasi 2 punti percentuali.
Tra le piazze più penalizzate Parigi (-2,34%) zavorrata da Alcatel-Lucent (-5,2%), Bnp Paribas (-4,5%) e Dexia (-4,58%). In difficoltà anche Amsterdam (-2,59%) e Zurigo (-2,19%. A Milano il Ftse All Share perde il 2,13% mentre il Ftse Mib arretra del 2,2 per cento. A Piazza Affari soffrono soprattutto Fiat (-4,2%), Stm (-3,6%) e i bancari Unicredit (-3,18%), Banco Popolare (-2,83%), Intesa Sanpaolo (-2,87%) in un listino che vede, nel paniere principale, in positivo solo Terna (+0,19%) e Buzzi (+0,26%). A livello settoriale pesanti le materie prime (-3,4%), banche (-2,4%), assicurazioni (-2,7%), media (-2,5%) e tecnologici (-3%).

G20: ecco le conclusioni

barak-obama Il G20 di Pittsburgh sembra aver preso una posizione sull’annosa questione dei bonus ai manager che, stando alla bozza di comunicato approvata, dovrebbero d’ora in poi essere legati ai risultati a lungo termine da questi conseguiti e non più alla condotta sul breve periodo.
Stando ad alcune indiscrezioni il testo prevederebbe in modo esplicito di “limitare i bonus a una certa percentuale dei profitti totali netti, quando non si sia in armonia con il mantenimento di una solida base di capitale”.
Una posizione quella del G20 che protende ad una maggior sicurezza e trasparenza, nonostante le cautele espresse da USA e Gran Bretagna che, rispetto alla Francia e alla Germania, sembravano protendere per posizioni più “morbide”.
Non si tratta tuttavia di un’intesa definitiva, visto che un compromesso definitivo ancora non c’è.
L’intento in seno al G20 è di attuare compiutamente la nuova normativa per migliorare qualità ed entità dei capitali bancari entro il 2012, con una progressiva applicazione mirata sull’evolversi delle condizioni finanziarie e sulla ripresa economica globale.
Altro punto di dibattito le misure da adottare per evitare un arresto improvviso della ripresa economica, punto questo alquanto delicato sul quale si guerreggia soprattutto la battaglia al protezionismo.

Buone notizie dalla Fed

saupload_clip_image001_5_ Notizie positive arrivano per l’economia dalla Federal Reserve che ieri ha annunciato che si è finalmente imboccata la strada della ripresa, sebbene vi sia ancora la necessità di mantenere bassi i tassi di interesse, così da non mettere a repentaglio una ripresa già difficile.
Contemporaneamente la Fed ha annunciato la sua intenzione di rallentare il ritmo dell’acquisto dei titoli di debito emessi dalle agenzie federali per rifinanziare mutui, iniziando a creare una breccia nella straordinaria gamma di misure a sostegno del sistema finanziario messo in vigore dall’inizio dell’anno.
La Fed ha infatti deciso di estendere per altri 3 mesi il programma che mette sul piatto circa 1.450 miliardi di dollari.
Per quanto concerne il tasso di interesse la Fed ha deciso di lasciarlo a 0,25%.
“I dati raccolti dopo la riunione del Monetary Policy Committee nel mese di agosto suggeriscono che l’attività economica è migliorata, dopo una grave recessione”, ha detto la Fed nel comunicato che ha accompagnato le due decisioni.
“Le condizioni dei mercati finanziari sono migliorate e l’attività nel settore immobiliare è cresciuta”, ha continuato la banca centrale statunitense.
A conti fatti, nel giro di quasi un anno, la Fed ha iniettato centinaia di miliardi nel sistema finanziario degli Stati Uniti per cercare di far uscire l’economia della peggiore recessione dalla Grande Depressione dagli Anni 30 a oggi.
Anche sul tema dell’inflazione, tutto sembra andare come previsto e sperato. Il comitato di politica monetaria ha infatti rassicurato che l’inflazione dovrebbe rimanere molto moderata per un ampio periodo , il basso livello di attività porta poca pressione sui prezzi, sempre dando per scontata la previsione che vede le materie prime stabili anche sul lungo termine

Petrolio:mercato in rialzo

consumo-benzina L’AIE, l’Agenzia internazionale per l’energia, ha rivisto le sue previsioni sulla domanda globale di petrolio che, negli ultimi mesi del 2009 e per tutto il 2010, dovrebbe salire a causa principalemtne del miglioramento delle condizioni economiche in Cina e negli USA.
Le stime hanno subito un rialzo di circa 500mila barili per entrambi gli anni, sebbene l’Aie metta in guardia nel suo bollettino mensile che la ripresa economica sarà piuttosto lenta.
L’aumento è legato soprattutto alla produzione delle raffinerie cinesi, mentre quello delle raffinerie Ocse resterà in calo, specie in Europa e in Giappone.
I paesi dell’Opec hanno deciso di mantenere invariati i livelli di produzione ai target attuali di 24,845 milioni di barili al giorno, esprimendo ottimismo sulle prospettive di ripresa del mercato del mercato del gregge. E’ la terza volta nel corso del 2009 che i membri dell’Opec confermano i livelli di produzione fissati lo scorso dicembre, a conferma di come gli attuali prezzi del greggio, attorno ai 70 dollari al barile, siano considerati un giusto equilibrio in questa fase della congiuntura.
Secondo varie stime, gli 11 paesi membri dell’Opec producono oggi circa il 6 o 7 per cento in più della quota prevista, pari a circa 1,3-1,4 milioni di barili. E’ una situazione che viene tenuta sotto stretta osservazione dai vertici dell’Opec e che potrebbe rivelarsi dannosa in caso di una nuova frenata dell’economia che possa far scendere nuovamente il livello dei consumi. Al momento tuttavia le prospettive sono incoraggianti, soprattutto considerando la ripresa accelerata dei paesi emergenti come Cina e India che ormai consumano circa il 60% del petrolio prodotto dall’Opec.

Bce:i tassi rimangono invariati

unioneeuropea La Bce ha deciso di lasciare invariati i tassi d’interesse che, pertanto, rimangono fissi al valore dell’1% per quanto concerne quello principale, allo 0,25% per quello relativo ai depositi e all’1,75% per quello marginale.
Il costo del denaro nell’area UE rimane così ai limiti storici, almeno da dieci anni a questa parte, e il motivo si rintraccia nella volontà dei governatori europei di far decollare prima la ripresa economica per poi adeguare i tassi.
Rimane, dunque, stabile all’1% anche il differenziale applicato con il tasso USA, visto che la Federal Reserve ha deciso di azzerare il tasso sul Fed Funds, fissando un range compreso tra 0 e 0,25%.
Parere positivo ha espresso il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, che ha definito appropriati i tassi d’interesse, sottolineando che segnali di crescita ci sono ma che non è ancora giunto il momento di attuare una “exit strategy” dalle misure straordinarie di sostegno al credito intraprese contro la crisi.
L’Istituto di Francoforte ha quindi migliorato le previsioni trimestrali sulla crescita del prodotto interno lordo di Eurolandia. Per il 2009 ci si aspetta ora un tasso negativo al 4,4% (era al 5,1%) nell’ipotesi peggiore, mentre nel 2010 potrebbe crescere fino allo 0,9%, mezzo punto in piu’.
Buoni anche i dati sull’inflazione che a dicembre potrebbe salire allo 0,6%, mentre più positive sembrano essere le previsioni per il 2010 quando potrebbe toccare l’1,6% (contro l’1,4% di giugno). Insomma , sembra scongiurato il pericolo che Eurolandia possa cadere in una spirale deflazionistica.

Ipoteche: nel 2009 boom eccezionale

assicurazione%20casa L’Italia non si trova di certo nella stessa situazione degli Stati Uniti dove il settore immobiliare, travolto dalla crisi dei mutui, non sembra riuscire a trovare una luce in fondo al tunnel.
Tuttavia anche nel Bel Paese le ipoteche legali sugli immobili, ovvero quelle legate al recupero dei crediti e non alla sottoscrizione dei mutui, sembrano essere in continua ascesa.
Tra i motivi potrebbe esserci la difficoltà di uscire dalla crisi, ma anche la maggior pressione usata dai concessionari delle riscossioni, che stanno puntando di più sugli strumenti di esecuzione immobiliare.
In ogni caso le cifre diffuse da Experian, società attiva nei servizi d’informazione per la prevenzione dei rischi di credito e di frode, parlano chiaro, mostrandoci come nei primi 5 mesi del 2009 il numero delle iscrizioni immobiliari e’ aumentato del 78% (da 46.764 a 83.025) per un valore medio di circa 90 mila euro.
Facile immaginare che per fine anno le ipoteche saranno molte di piu’ del totale 2008 (143.647).
Come spiegare questo boom?
Da Experian fanno sapere che l’aumento e’ dovuto a “un deterioramento della situazione finanziaria degli italiani, unito al maggiore ricorso a strumenti di esecuzione immobiliare da parte delle Concessionarie della riscossione, ai fini del recupero coattivo dei crediti tributari”.
Ma Equitalia respinge al mittente queste accuse e nega che dietro questo ricorso all’ipoteca facile ci sia una strategia di accanimento verso i contribuenti. Sempre piu’ spesso alle agenzie di riscossione – spiegano in proposito i tecnici – ci sono cittadini che richiedono di rateizzare gli importi da saldare.
Inoltre per capire il fenomeno bisogna anche scindere i dati in base alle peculiarita’ delle singole realta’ territoriali. E in effetti basta dare un occhio ai dati regionali, per rendersi conto di una realta’ estremamente diversificata.
La Regione dove le ipoteche sono aumentate maggiormente, addirittura sei volte rispetto al periodo gennaio-maggio 2008, e’ il Lazio dove le iscrizioni sono passate da 3.042 a 20.534 (+575%). Seguono la Sicilia (+134%) e il Veneto (+93%).
Mentre crescite consistenti ma meno marcate si hanno in Campania (+42%), Lombardia (+39%), Friuli-Venezia Giulia e Piemonte (per entrambi +37%), Puglia (+36%) e Trentino Alto-Adige (+35%).
La situazione e’ invece relativamente stabile rispetto ai primi cinque mesi dello scorso anno in Emilia-Romagna (+20%), nelle Marche (+10%) e in Calabria (+3%), mentre migliora sensibilmente in Basilicata (-83%), Molise (-66%), Umbria (-37%), Liguria (-27%), Valle d’Aosta (-18%), Sardegna (-17%) e Toscana (-16%).

Auto:in agosto nuova crescita

fiat_topolino Nuovo progresso anche nel mese di agosto per il mercato auto che in Italia ha fatto registrare un 8,54% in più. A sostenere il settore sono stati soprattutto gli eco-incentivi che hanno fatto crescere le immatricolazioni ma anche la fiducia dei consumatori. Guadagnano soprattutto le marche nazionali, e migliora la quota di penetrazione che sale di 0,6 punti portandosi al 33,9%.
Ottima la performance della Fiat, con ben 22mila vetture immatricolate e una crescita dei volumi di vendita del 10,2% rispetto all’anno scorso, senza sottovalutare le buone prestazioni di Lancia e Alfa Romeo.
Sottotono le prestazioni negli Stati Uniti, dove la Chrysler ha perso in agosto il 15%, a causa della carenza di scorte legata alla prolungata chiusura degli impianti durante il processo di bancarotta. Sul mercato Usa perde anche Mercedes, mentre sagono Ford e Volkswagen.
Intanto in Italia ci si interroga sugli effetti degli incentivi. Per Vincenzo Malagò, Presidente di Federaicpa, l’associazione che rappresenta il settore delle concessionarie auto ” il mese di agosto conferma che la crescita delle immatricolazioni di auto nuove è essenzialmente sostenuta dai veicoli incentivati, a cui si contrappone il costante arretramento del resto del mercato, fatto che sicuramente non depone a favore di una prossima uscita dalla crisi”.