USA: crollo nascite causa crisi

Figli

Figli

Lo testimoniano i dati: a partire dal 200, anche in USA il numero delle nascite “Americani di domani” si è notevolmente limitato. Le ragioni? Sempre una, spesso sempre la stessa: la crisi economica.

Ed ecco che i parti sono al minimo storico, e tanti hanno dovuto dimenticarsi dell’idea di avere un figlio, perchè mantenerlo costerebbe troppo. Questo dipende anche dal grande impiego, Oltralpe, di lavoratori part-time e temporanei, che non permettono un guadagno sufficiente o continuativo.

Anzi, per documentare l’estraneità alle famiglie numerose in questo periodo, in USA hanno già messo a punto un reality che partirà a breve, e documenterà la vita di sei gemellini ispanici ( Joel, Justin, Jezreel, Jayden, Genesis e Danelia) e le peripezie di papà Victor Caprio (operaio, 1800 Dollari al mese con straordinari) e mamma Digna.

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Lavoro: USA, luglio mese di crisi

Lavoro USA

Lavoro USA

Tempi duri anche in USA, dove Washington ha reso noto come lo scorso mese di luglio abbia segnato un picco negativo nell’impiego dei compagni oltreoceano.

Il Bureau of Labor Statistics ha rilevato uan contrazione ben superiore a quella da loro stimata, tra cui affiora una nuova categoria di disoccupati: esiste la fascia del lavoratori part-time, che però vorrebbero lavorare full-time ma la crisi non offre loro nè altre ore lavorative nè un altro impiego part-time aggiuntivo.

Crescono anche i cosiddetti “non attivi”, ovvero coloro un tempo classificati come “disoccupati”, ma scivolati nella nuova categoria a seguito di lunghi mesi di infruttuosa ricerca di un impiego.

(Foto © International-job-search)

Dagli USA arriva in Italia il giornalista robot

USA

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USA - la cosa che farà gola a molti redattori è che “lui” può lavorare tranquillamente 24/24h. E non si lamenta. Infatti, si tratta di un giornalista robot.

E’ la prima macchina in assoluto che esiste ed opera autonomamente al giorno d’oggi: inventato in un’università americana, il giornalista robot è stato già messo al lavoro.

E’ in grado di partecipare a conferenze stampa, scrivere (naturalmente), fare foto. Al momento, il giornalista robot che è stato studiato è programmato per scrivere solo di sport, ma i primi risultati sembrano soddisfacenti.

L’equipe degli studiosi USA porterà in Italia il robot per lo stadio finale del testing; attualmente, infatti, non si sa ancora come la macchina possa reagire un interlocutore che non desideri rispondere ad una delle sue domande durante le conferenze stampa.

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USA: ecco perchè è bello vivere da temporaneamente poveri

Roulotte

Roulotte

La recessione negli USA ha costretto alla povertà alcune persone che, nonostante tutto, si sono reinventate così bene in questo nuovo stile di vita da (addirittura) non rimpiangere quello precedente ed economicamente più forte.

Come è capitato anche all’attrice Hillary Swank, dormire in auto e vivere sotto i ponti a Los Angeles è una cosa che è capitata anche a lei. Ed oggi che il fenomeno è conosciuto, ci sono diverse persone che testimoniano in favore della “povertà”.

Esiste ad esempio un uomo, Steve, ex amministratore di una start-up, che ha lasciato il suo bilocale, i suoi mocassini in pelle, le sue camicie e la sua auto per vivere in una roulotte. Cosa dice? Questo: Leggi tutto »

Gli USA accusano la Toyota auto: scarsa policy di sicurezza

Toyota in USA

Toyota in USA

Gli USA, che dichiarano di essere venuti in possesso di alcuni documenti che renderebbero Toyota responsabile di aver voluto risparmiare dei soldi a scapito della sicurezza delle stesse auto che adesso sono in fase di richaimo dall’azienda, sostengono che la compagnia nipponica abbia agito in malafede.

A seguito della negligenza Toyota, gli usa hanno calcolato 29 casi di incidenti sospetti ed 5 morti attestate di americani che hanno perso la vita a causa di problemi ai freni ed all’aceleratore di auto Toyota difettose. Inoltre, gli USA accusano il brand automobilistico di avere volutamente risparmiato 100milioni di Dollari decidendo di non effettuare i richiami alle auto pericolose nel 2007.

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Serve un finanziamento? Dagli USA arriva una risposta avanguardista

16“See what’s great about America!” – questo è lo slogan che campeggia in una pagina del sito tutto made in USA www.myfreeimplants.com.

La ragione di tanta euforia è che tutte le donne che hanno sempre desiderato un seno nuovo, ma che non possono sostenere i costi dell’operazione, sono però riuscite a pensare – e mettere in piedi – un sistema di donazioni e beneficenza per farsi finanziare la chirurgia plastica al seno da terzi (per di più, alcuni sconosciuti).

Le donne (di ogni età e provenienza) che puntano ad un seno nuovo, si iscrivono al sito e mettono il loro messaggio con richiesta di donazione pecuniaria. Tale richiesta è rivolta a chi naviga sul portale e che voglia regalare qualche dollaro alle donzelle.

I donatori (sul sito chiamati Benefactors) possono scegliere chi aiutare economicamente in base alle foto ed alla descrizione che le donne mettono a disposizione, raccontando anche perché vogliono un seno nuovo a spese altrui; si può scegliere chi si vuole… trovata furba e forse, qualcuna, riuscirà davvero a farsi regalare un seno finto nuovo.

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Cina ecologica: “Trattiamo per una svolta verde”

16Forse non ce lo saremo aspettati, ma con i cambiamenti climatici che si stanno attualmente verificando a Copenhagen, è stata proprio la Cina a chiedere direttamente agli USA di Obama di aumentare i tagli alle emissioni inquinanti. Secondo i cinesi, infatti, solo in questo modo il summit riuscirà a raggiungere il suo obiettivo, ovvero una “svolta verde”.

In cambio per questo favore richiesto, la Cina offre la sua disponibilità nelle trattative relative all’argomento, che insieme agli USA detiene il 40% del totale dei gas serra, per cui la Cina diventa -per ovvi motivi- importante per tale trattativa.

Ad esempio, Pechino offre di tagliare le emissioni del 50% (non prima del 2050), se i Paesi ricchi taglieranno quelle dei gas serra, entro il 2020, di non meno del 25-40%.

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Mercati azionari: overview dagli USA

37Come spesso accade, i risultati di Wall Street si compensano: prima scendono, poi salgono.

Dopo una certa negatività, i mercati USA sono in rialzo (grazie al ribasso del tasso sulla crescita del pil) grazie al provvedimento della Federal Riserve; quest’ultima, che mira al ristabilimento economico, si propone di attuare manovre intelligenti per contrastare l’attuale tendenza negativa di mercati e Paesi.

La percentuale di disoccupazione parrebbe attestarsi sotto la soglia del 10% per il 2010, pare anche che il dollaro stia riacquistando il suo valore di 1,50, ed il Financial Chronicle suggerisce la mossa di acquistare le nuove risorse d’oro dal Fondo Monetario Internazionale.

[Image via Etf]

USA: prodotti italiani taroccati e prezzi pure

passion1-600x411Non è ormai inconsueto trovare prodotti culinari italiani all’estero, anche se in un’alta percentuale questi si rivelano taroccati. Chi sta in pole position per la copiatura? Con dati alla mano gli USA, indubbiamente.

Scoprirlo è difficile se non si presta attenzione: i bollini ci sono, la bandierina tricolore impazza, e spesso barattoli e scatole sfoggiano anche la famosa denominazione DOC.
Peccato che poi, se si scruta con attenzione la scatola, si scopre che dove sono stati prodotti sono posti spesso ben lontani dall’Italia.

In testa alla classifica dei prodotti finti (ma spacciati per veri) ci sono i formaggi: mozzarella ed al secondo posto il parmigiano. Recentemente la Coldiretti ha individuato una truffa dell’azienda USA Sartori Food, che ha proposto un nuovo formaggio (italiano) chiamato Stravecchio, inserito nella linea del parmigiano, e spacciato per prodotto in Italia con ingredienti italiani.

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L’euro è sempre più forte

euro Nuovo primato dell’euro sul dollaro.
Sui massimi livelli negli ultimi 14 mesi la moneta comunitaria è riuscita a toccare quota 1,50 rispetto al biglietto verde, anche grazie al mercato azionario che negli ultimi tempi sembra aver intrapreso una corsa ai guadagni.
Ma a cosa si deve precisamente la forza dell’euro rispetto al dollaro?
La risposta può facilmente essere rintracciata nella maggior propensione al rischio da parte degli investitori che sembra determinare una più accentuata debolezza della moneta statunitense.
Infatti, nel momento in cui cresce la voglia di rendimento, gli operatori tendono a correre maggiori rischi, facendo si che i capitai si spostino dai Titoli di Stato USA ai bond europei, che hanno rendimenti maggiori.
Ma vendere bond americani per acquistare bond europei non significa altro che vendere dollari per euro: ecco perchè negli ultimi tempi il dollaro è sempre più debole.
Ovviamente a questo motivo si deve aggiungere la debolezza dell’economia americana e il fatto che la ripresa economica non sia accompagnata da un rilancio dell’occupazione.
Questa situazione fa si che l’appeal del dollaro sia in costante discesa, con la conseguenza che gli investitori siano sempre più propensi verso i bond europei anziché quelli americani, con la prospettiva che in breve tempo l’euro possa anche toccare quota 1,6.