Scritto Giovedì 6 Agosto 2009 da Lucia Cocozza
Si riunisce oggi il direttivo della Banca Centrale Europea, mentre gli economisti rendono note le stime relative ai tassi che dovrebbero restare fermi intorno all’1%. A quanto pare l’istituto di Francoforte dovrebbe optare per una conferma per il terzo mese consecutivo del costo del denaro, in attesa di verificare il reale impatto sull’economia delle misure adottate in favore del credito alle famiglie e delle imprese.
A quanto pare l’attuale minimo storico per il costo del denaro dovrebbe essere mantenuto almeno per un altro anno o almeno fino a quando non si vedranno dei reali spiragli di ripresa.
Si attende quindi con ansia la conferenza stampa del numero uno della BCE ,Jean-Claude Trichet, che fara’ il punto della situazione sul programma di acquisto dei covered bond lanciato a maggio e magari anticipera’ qualche spunto su come sta reagendo l’economia di Eurolandia.
Fino ad oggi l’Eurotower ha comprato circa 5 miliardi di euro dei 60 previsti e si dichiara pronta a rilevare, nel giro di un anno, il restante dai bilanci degli istituti di credito. Tuttavia su questo scenario incombono alcuni rischi come la deflazione e la stretta creditizia, visto che ad esempio il calo prolungato dei prezzi potrebbe nuovamente paralizzare l’economia mondiale.
Negli ultimi due mesi, i prezzi al consumo nell’Eurozona sono stati in flessione (-0,1% su base annua a giugno e -0,6% a luglio). Il calo record dei prezzi alla produzione a giugno (-6,6%), inoltre, ha alimentato i timori di una spirale negativa.
Ma per l’Eurotower l’impennata dei prezzi del petrolio nel 2008 spiega in gran parte questa dinamica, e la situazione dovrebbe normalizzarsi nel corso dell’anno.
Intanto va detto che l’Euribor a tre mesi per due giorni e’ rimasto fermo allo 0,884%, Si interrompe cosi’ una serie di 40 giorni consecutivi di calo, dall’1,29% del 9 giugno.
Una politica monetaria che ha concreti effetti sulle famiglie italiane. Sicuramente positivi per tutti coloro che ogni mese sono alle prese con le rate del mutuo a tasso variabile e con i pagamenti dei bollettini dei prestiti. Il costo del denaro all’1% far restare bassi i pagamenti. Le associazioni dei consumatori parlano infatti di un risparmio di qualche decina di euro, pari a 150 euro in meno l’anno. Un piccolo aiuto dati i tempi di crisi da non sottovalutare.
Mentre la manovra rappresenta uno svantaggio per chi avesse deciso di parcheggiare il proprio denaro in titoli di Stato o in conti di deposito ad alto rendimento, dal momento che gli interessi sono tra i piu’ bassi mai raggiunti: i rendimenti per i Bot semestrali sfiorano lo zero.
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Tag:banca centrale europea, credito, economia, economia mondiale, famiglie, finanza, imprese, Jean-Claude Trichet, tassi, UNIONE EUROPEA
Scritto Sabato 1 Agosto 2009 da Lucia Cocozza
Aspettando una decisione a livello europeo, la Consob ha preso la sua posizione, stabilendo il venir meno di qualsiasi divieto per quanto concerne le vendite allo scoperto.
Da oggi, quindi, la vendita delle azioni dovrà essere assistita sia dalla disponibilità che dalla proprietà dei titoli solo per le società sotto aumento di capitale.
Rimangono regole restrittive per quanto riguarda invece il cosiddetto “short selling”, le quali erano state introdotte da Lamberto Boffa lo scorso settembre, quando imperversava la bufera borsistica.
«Nell’attesa di una decisione armonizzata a livello europeo la Commissione ha deciso di non confermare il regime temporaneo, anche tenuto conto dell’esito della pubblica consultazione avviata il 27 maggio e recentemente conclusa – si legge in una nota -. Soltanto per le società che entro il 30 novembre 2009 abbiano deliberato un aumento di capitale, è stato stabilito che la vendita delle azioni deve essere assistita sia dalla disponibilità che dalla proprietà dei titoli».
La Consob fa tuttavia un richiamo a chi opera sui mercati azioniari: «La Commissione, consapevole del possibile impatto che l’operatività in vendita allo scoperto può avere sull’ordinato svolgimento degli scambi e sull’integrità dei mercati, richiama fermamente tutti gli operatori al pieno rispetto delle regole di negoziazione e di consegna dei titoli nei tempi stabiliti dalle disposizioni normative e regolamentari vigenti».
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Tag:azioni, consob, divieti, economia, finanza, limiti, UNIONE EUROPEA, vendite
Scritto Venerdì 31 Luglio 2009 da Lucia Cocozza
Le istituzioni europee sono al lavoro per l’aggiornamento della direttiva GSM: le nuove regole, che entreranno in vigore a ottobre, consentiranno l’uso di una parte dello spettro radio per servizi mobili di nuova generazione.
La proposta della Commissione prevede l’ammodernamento della normativa comunitaria, la cosiddetta direttiva GSM, sull’uso dello spettro radio necessario per i servizi mobili: la direttiva GSM del 1987 riserva l’uso di una parte della banda di frequenza 900 MHz alle tecnologie di accesso note sotto il nome di GSM (Global System for Mobile), come ad esempio i telefoni cellulari.
L’aggiornamento della direttiva consentirà di utilizzare la banda di frequenze 900 MHz per offrire servizi paneuropei più rapidi come l’Internet mobile, oltre ai tradizionali servizi GSM, inoltre questa nuova flessibilità rafforzerà la concorrenza sul mercato europeo delle telecomunicazioni, contribuirà ad una diffusione più ampia e rapida dei servizi in banda larga senza fili, che rappresentano oggi uno dei motori della ripresa economica.
Gli apparecchi attualmente usati dai consumatori continueranno a funzionare senza problemi, ma saranno disponibili anche nuove tecnologie per accedere a servizi in banda larga ad alta velocità.
La riforma della direttiva sortirà anche effetti economici positivi per il settore e agevolerà la diffusione di nuovi servizi senza fili, grazie alla contrazione dei costi di rete derivante dall’uso di bande di frequenza più basse: ciò consentirà al settore delle telecomunicazioni di risparmiare fino a 1,6 miliardi di euro in costi di capitale per la fornitura di un’unica rete europea.
La direttiva aggiornata sarà presumibilmente firmata in settembre dai presidenti del Parlamento europeo e del Consiglio dei ministri e quindi sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.
Contemporaneamente la Commissione adotterà una decisione che entrerà in vigore alla stessa data della direttiva e che stabilirà le norme tecniche necessarie per la coesistenza del sistema GSM (telefoni cellulari di seconda generazione) con il sistema UMTS (telefoni di terza generazione, o 3G, che aggiungono ai servizi telefonici normali l’Internet mobile ad alta velocità) sulle frequenze GSM, secondo quanto previsto dalla direttiva.
Le amministrazioni nazionali avranno allora sei mesi per recepire la direttiva e attuare la decisione in modo che le bande di frequenza dello spettro GSM siano pienamente disponibili per la 3G.
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Tag:commissione europea, direttiva GSM, telefonia mobile, UNIONE EUROPEA
Scritto Mercoledì 29 Luglio 2009 da Lucia Cocozza
La recessione e la grave crisi economica ancora in corso hanno spinto l‘Unione Europea a correre ai ripari. E’ di oggi la notizia che il Consiglio dei Ministri degli Esteri dell’UE ha adottato un pacchetto di norme sui servizi finanziari, al fine di stabilire un controllo sui meccanismi economici mondiali.
Le nuove norme riguardano soprattutto il funzionamento delle agenzie di rating, la capitalizzazione delle banche, anche in relazione ad attività condotte in paesi europei differenti.
I 5 dossier (tra cui anche quelli sui pagamenti transfrontalieri e la diffusione e l’utilizzo della moneta elettronica) sono stati approvati fin dalla prima lettura. Il blocco più importante riguarda senza dubbio le agenzie di rating, che hanno i ruolo di guardiani del sistema e controllare l’affidabilità dei prodotti finanziari e dei protagonisti del mercato.
“Hanno fallito nel riflettere nei loro rating i peggioramento delle condizioni del mercato e l’accelerazione della crisi finanziaria in tempi sufficientemente utili“, dicono al Consiglio.
Da qui una serie di regole che puntano a evitare i conflitti di interesse a favore delle istituzioni sotto osservazione, regole più stringenti sul fronte dei metodi e della trasparenza. Stesso discorso anche per le banche, ora il Consiglio ha approvato regole più dure sul controllo delle attività bancarie e sulla loro capitalizzazione.
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Tag:banche, Consiglio dei Ministri Esteri UE, economia, finanza, UNIONE EUROPEA
Scritto Sabato 18 Luglio 2009 da Lucia Cocozza
La conferma arriva dal Big Mac, proprio quello della catena di fast food Mc Donald’s. Il Big Mac Index messo a punto dall’Economist, conferma che nei Paesi di Eurolandia ci vogliono in media 4,62 dollari per comprare appunto un Big Mac, il 29% in più rispetto a quanto si spende negli Usa, dove ci si ferma a 3,57 dollari.
Il Big Mac Index si basa su una teoria molto semplice, quella della parità del potere d’acquisto di un identico oggetto consumato in tutto il mondo. E in questo senso il Big Mac si è prestato benissimo. Il punto è che essendo lo stesso identico oggetto venduto a prezzi diversi, i tassi di cambio lo allineano e quindi il panino dovrebbe rivelare le differenze di prezzi e di valore della propria divisa.
Da qui gli esperti dell’Economist hanno pensato bene di tradurre in base ai cambi il prezzo del Big Mac confrontandolo in dollari e avere una idea della situazione in rapporto all’economia statunitense.
L’indice, che si basa mettendo a confronto i prezzi del famosissimo panino in 33 economie mondiali, nel 2008 evidenzia un euro ancora forte anche se meno sopravvalutato rispetto al 2007, quando un Big Mac costava la bellezza di 5,34 dollari in Eurolandia.
Una sopravvalutazione che, come è noto, penalizza l’economia e le imprese europee dell’area euro davanti alla concorrenza statunitense, per anni giocata sulla svalutazione da parte dell’amministrazione Bush. In quella che, con una certa ironia, all’Economist chiamano ‘burgernomics’ emerge una certa mancanza di competitività legata alla forte valutazione dell’euro, “quando la domanda è debole e i posti di lavoro vengono persi, nessuna desidera una moneta forte”, sottolineano gli esperti del giornale economico.
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Tag:Big Mac, dollaro, Economist, euro, tasso di cambio, UNIONE EUROPEA
Scritto Mercoledì 8 Luglio 2009 da Lucia Cocozza
In appena un anno, e precisamente da febbraio 2007 a febbraio 2008, qualcosa come 78 milioni di cittadini europei hanno presentato reclamo formale contro un operatore comerciale, mentre ben 30 milioni si sono astenuti sebbene avessero tutte le carte in regola per farlo.
E’ questa la stima della Commissione europea nel rendere pubblica la falsariga di un metodo su scala UE per classificare e rendicontare i reclami dei consumatori. Si tratta di cifre molto pesanti, visto che – dice la Commissione – circa la metà di coloro che hanno presentato reclamo formale non era soddisfatta del modo in cui il reclamo è stato trattato.
Di coloro ancora insoddisfatti circa la metà (quasi 20 milioni di persone) ha contattato un’organizzazione di consumatori per ottenere aiuto. Da qui la necessità della Commissione di iniziare a mettere ordine e cercare di avere un quadro più preciso dei cittadini che si trovano ad avere problemi con le aziende di cui sono clienti.
Non solo. Da uno studio della Commissione è emerso che vi sono più di 700 associazioni di consumatori in Europa che raccolgono i reclami dei cittadini in Europa. Alcune hanno sistemi di rendicontazione avanzati e dettagliati. Ma ciascuna classifica i reclami in modo diverso. Ad esempio alcuni organismi usano categorie ricalcate sulle pagine gialle mentre altri si basano su capitoli della legislazione nazionale.
Di conseguenza questa fonte preziosa di informazioni rimane ampiamente inutilizzata. I raffronti sono spesso difficili anche a livello nazionale , per non parlare di quello europeo, anche se i beni e servizi offerti in tutta Europa sono simili e nonostante il fatto che un gran numero di essi siano ora oggetto di transazioni transfrontaliere.
La frammentazione dei dati rallenta la risposta dei decisori nazionali ed europei ai problemi incontrati dai consumatori su mercati specifici. Alla fine del processo di messa a punto del sistema di raccolta dati, la Commissione si augura che i principali beneficiare della novità saranno gli stessi cittadini alle prese con un reclamo per un bene o un servizio non adeguato a quanto presentato dalle aziende.
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Tag:2007, 2008, associazioni consumatori, cittadini, commissione europea, consumatori, reclami, UNIONE EUROPEA
Scritto Martedì 7 Luglio 2009 da Lucia Cocozza
Le ripercussioni di questi due anni di recessione economica si faranno sentire, e per lungo tempo. Già perchè la crisi economica sembra aver cancellato 20 anni di sforzi per rimettere in piedi le economie europee.
E’ questo quello che emerge da un documento della Commissione Europea, pubblicato in questi giorni sul sito della Dg Ecofin, che purtroppo dipinge un quadro piuttosto nero per le economie europee.
Nel documento viene altresì sottolineata la volontà espressa dalla Commissione di riportare le economie dei propri paesi membri su binari sostenibili, il che significa nuovi sacrifici al fine di evitare una nuova bolla dei debiti pubblici.
Inoltre la Commissione invita a non ripetere gli errori del passato, ad esempio a imboccare la via del protezionismo economico “o di qualsiasi misura che promuova gli interessi nazionali a spese del funzionamento del mercato unico”.
La situazione insomma mostra poco a poco le macerie di quello che è stato prima il nostro stile di vita, specie a danno delle fasce più deboli.
Non a caso il presidente della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, nel corso di una conferenza stampa sul G8 dell’Aquila, ha detto: “Non sappiamo ancora quando comincerà la ripresa, continueremo a muoverci nei prossimi mesi in territorio negativo ma dobbiamo cominciare a pensare a come uscirne, tenendo conto che non torneremo al potenziale di crescita che avevamo prima della recessione“. Appunto, niente sarà come prima.
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Tag:commissione europea, crisi economica, Dg Ecofin, economie europee, G8, José Manuel Barroso, UNIONE EUROPEA
Scritto Lunedì 6 Luglio 2009 da Lucia Cocozza
E’ finalmente entrato in vigore l’obbligo di indicare in etichetta l’origine delle olive impiegate nell’extravergine in tutti i paesi europei per combattere le truffe e di garantire la trasparenza alle scelte di acquisto dei consumatori che cercano il vero Made in Italy a tavola in tutta Europa. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento al Regolamento comunitario N.182 del 6 marzo 2009, che dal primo luglio obbliga ad indicare in etichetta la provenienza delle olive impiegate per produrre l’olio vergine ed extravergine di oliva in commercio.
Il vero olio italiano sarà riconoscibile in etichetta da scritte come “ottenuto da olive italiane”, “ottenuto da olive coltivate in Italia” o “100 % da olive italiane” mentre per i miscugli di provenienza diversa sarà specificato – sottolinea la Coldiretti – se si tratta di “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o di “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari”. In tutta l’Unione Europea non sarà quindi piu’ possibile spacciare come Made in Italy l’extravergine ottenuto da miscugli di olio spremuto da olive spagnole, greche e tunisine senza alcuna informazione per i consumatori.
L’indicazione di origine in etichetta consente di verificare la reale origine delle olive impiegate, che non è sempre garantita dal marchio, e quindi anche di valorizzare gli oliveti italiani che possono contare su 250 milioni di piante, molte delle quali secolari o situate in zone dove contribuiscono al paesaggio e all’ambiente. L’Italia – continua la Coldiretti – è il secondo produttore europeo di olio di oliva, con due terzi della produzione extravergine e con 38 denominazioni (Dop/Igp) riconosciute dall’Unione Europea, che sviluppano un valore della produzione agricola di circa 2 miliardi di Euro e garantiscono un impiego di manodopera per circa 50 milioni di giornate lavorative.
Nel 2008 – stima la Coldiretti – sono stati importati 485 milioni di chili di olio di oliva che in assenza di etichettatura si “confondono” con la produzione nazionale, che è stata pari a poco piu’ di 600 milioni di chili. In altre parole – precisa la Coldiretti – quasi una bottiglia su due realizzata in Italia contiene olio proveniente da olive straniere. Secondo l’indagine Coldiretti-Swg sulle abitudini degli italiani, la quasi totalità dei cittadini (98 per cento) considera necessario che debba essere sempre indicato in etichetta il luogo di origine della componente agricola contenuta negli alimenti.
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Tag:cibo, coldiretti, comntrolli, etichette, Made in Italy, trasparenza, UNIONE EUROPEA
Scritto Giovedì 2 Luglio 2009 da Lucia Cocozza
A partire dalla giornata di ieri è entrata in vigore la normativa europea che impone un calo dei prezzi degli sms in Europa, alla quale si aggiunge l’attivazione della seconda tranche di sconti per le chiamate in roaming e le nuove tariffe per quanto concerne le telefonate da fisso a mobile di Telecom Italia.
Buone notizie, quindi, che quest’estate permetteranno di risparmiare parecchio sulle bollette telefoniche. La normativa è stata un risultato di un lungo iter legislativo che la Commissione Europea ha intrapreso nella convinzione che i costi degli sms nei paesi UE dovessero avere un tetto massimo. La decisione è stata presa grazie alle analisi sui costi dei messaggini in Europa che in alcuni paesi, come ad esempio il Belgio, raggiungono addirittura 1 euro.
Da oggi, quindi, inviare un sms dall’estero verso un altro Paese dell’Unione europea costerà al massimo 0,11 euro più Iva ovvero 13,2 centesimi, quasi tre volte meno dell’attuale media Ue di 0,28 euro (Iva esclusa).
Così per gli italiani che viaggeranno in Europa, Tim, Vodafone e Wind portano il prezzo degli Sms a 13 centesimi l’uno, mentre 3 Italia va oltre: 12 centesimi per ogni Sms inviato.
Capitolo a parte per i costi delle chiamate in roaming in un altro paese dell’Ue: non potranno costare più di 51,6 centesimi al minuto, mentre per chi riceve il costo non potrà superare i 22,8 centesimi. Entrambe le tariffe sono comprese di Iva.
Ma non è tutto. Da oggi le chiamate in roaming in uscita saranno soggette a una tariffa al secondo dopo i primi 30 secondi, anziché al minuto come ora, e le chiamate in entrata saranno addebitate al secondo a partire dal primo secondo.
Misure importanti che di certo faranno risparmiare molto ai concumatori e consentiranno un bell’aumento dell’uso dei cellulari.
La Commissione era già intervenuta sul roaming nel 2007, quando la riduzione era stata pari al 70%.
Novità anche per le chiamate fisso-mobile, visto che dal 1° luglio Telecom consentirà ai propri utenti di risparmiare almeno il 16%
Novità anche per le tariffe fisso-mobile. Da oggi Telecom Italia ha tagliato i costi delle chiamate con risparmi fino al 16% per le famiglie e fino al 15% per la clientela affari. Il costo di una telefonata ad un cellulare Tim costerà alle famiglie 13,35 centesimi (contro i 15,36 centesimi attuali) in fascia oraria intera; scenderà a 15,95 centesimi per Vodafone e a 15,61 centesimi per Wind. Verso 3 Italia si passa da 22,01 centesimi a 18,52 centesimi.
La riduzione per tariffe sms e chiamate si aggiunge alla recente disposizione della Commissione in riguardo al carica-batteria unico per tutti i cellulari, una battaglia che l’esecutivo europeo è riuscito a vincere solo dopo un duro braccio di ferro con i produttori di cellulari che su questo punto non volevano proprio cedere
Al momento sono 10 le industrie che hanno firmato il protocollo: fra queste, le più importanti sono Apple, Motorola, Lg, Nec, Nokia, Samsung e Sony Ericsson. Lo standard scelto per il carica-batterie unico è del tipo mini-Usb che in molti già conoscono perché è quello utilizzato per collegare i cellulari al Pc.
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Tag:Italia, riduzione, roaming. carica batteria unico, sms, tariffe cellulari, telecom italia, tim, UNIONE EUROPEA, vodafone, Wind
Scritto Martedì 30 Giugno 2009 da Lucia Cocozza
Come preannunciato è arrivata la sanzione all’Italia da parte della Commissione Europea. Il motivo?Il mancato adeguamento da parte del nostro paese degli standard di età pensionistica tra uomini e donne.
In nome dell’uguaglianza la Commissione ha infatti sottolineato come uomini e donne debbano essere messi sullo stesso piano per quanto concerne l’età pensionistica. L’intervento della Commissione è arrivato in seguito ad una sentenza della Corte di Giustizia che invitava l’Italia ad adeguarsi e prendere dei provvedimenti di modifica dell’età pensionistica per quanto riguardava le donne impiegate nella Pubblica Amministrazione.
Ma il Governo italiano non si è mai adeguato alle direttive di Bruxelles, così è scattata la sanzione.
Nel frattempo si cerca di correre ai ripari.
Il ministro Brunetta ha detto la sua, proponendo un piano per avvicinare l’età pensionabile delle donne a quella degli uomini.
Abbassando da 65 a 60 anni la pensione di vecchiaia dei maschi? Trovando una via di mezzo (magari a 62 anni) per entrambi i sessi? Niente da fare, l’uguaglianza del Governo è una sola, quella peggiore: tutti in pensione a 65 anni e tanti saluti. Certo, la proposta di Brunetta “è quella della perequazione dell’età pensionabile della Pubblica amministrazione in un decennio, i fondi risparmiati saranno dedicati al Welfare familiare“.
Un anno di aumento ogni 24 mesi, dunque. “Ho trovato grande convergenza con diversi ministri, ora è necessario anche un confronto con le parti sociali” conclude Brunetta. Ma il premier Berlusconi sembra di altro avviso, forse su consiglio di Tremonti dice che “in un momento di crisi mi pare fuori tempo intervenire in questa direzione“.
Ma c’è ben altro. C’è che ad esempio la condizione della donna sul lavoro in Italia sia anni luce da molti paesi dell’Europa, in particolare del Centro Nord. Non a caso il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, avverte: “La condizione generale delle donne in Italia fa sì che 40 anni di lavoro non corrispondono mai a 40 anni di contributi”.
Perché le donne in Italia fanno tutti i giorni i conti con “l’inesistenza dei servizi ai figli, alle persone auto sufficienti”. Per questo Bonanni dice che “bisogna essere cauti quando si parla dell’innalzamento della vita lavorativa delle donne. Si può anche discutere ma prima bisogna aprire una discussione anche sui servizi sociali e in particolare quelli rivolti alle donne che lavorano.
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Tag:commissione europea, corte di giustizia europea, età pensionista donne, renato brunetta, sanzioni, UNIONE EUROPEA