La Ggil non ha modificato la sua posizione. Non ha infatti firmato, come invece hanno fatto Cisl, Uil, Ugl, Confidustria e tutte le altre associazioni imprenditoriali l’accordo con il Governo per la riforma del modello contrattuale, da applicare sia la settore privato che a quello pubblico.
Riserva hanno mantenuto anche l’Abi e le altre assicurazioni che, pur condividendo il testo presentato a Palazzo Chigi, hanno deciso di prendere “una pausa di riflessione” e di mediare sul documento nei prossimi giorni.
Le novità principali sono due. Innanzitutto si stabilisce che i contratti avranno una durata triennale, sia normativamente che economicamente, mentre scompare l’inflazione programmata che verrà sostituita dall’indice dei prezzi al consumo(IPCA), armonizzato in ambito europeo per l’Italia.
Il no della Cgil è venuto in seguito ad una domanda, non accolta dal Governo, di apportare al documento alcune modifiche che il sindacato considerava imprescindibili. “Ci è stato presentato un testo integrato dalla parte del pubblico impiego – ha detto il leader della Cgil – conosciuto solo questa sera. Un testo immodificabile, un prendere o lasciare che non abbiamo voluto firmare”. Ma Epifani non si è fermato qui e ha continuato il suo affondo al Governo aggiungendo “Un governo che non riesce a dare risposte sugli ammortizzatori sociali, che non dà sostegno ai consumi, che non ha uno straccio di politica industriale. Un governo che non redistribuisce le risorse fiscali a favore dei pensionati e dei lavoratori a reddito fisso e non capisce che la ‘social card’ poteva essere fatta in una maniera non umiliante, è un governo che ha forzato in direzione di un accordo che sapeva non poteva avere il consenso della Cgil”.
Diversa la posizione del ministro del Walfare, Maurizio Sacconi, per il quale l’accordo “ha una portata storica, non solo perché sostituisce le intese sottoscritte il 23 luglio 1993, dopo lunga e defatigante negoziazione, ma perché sostituisce per la prima volta il tradizionale approccio conflittuale nel sistema di relazioni industriali con quello cooperativo”.
I maggiori vantaggi delle nuove forme contrattuali deriverebbero quindi dalla possibilità di spostare le contrattazioni dal livello nazionale a quello aziendale e territoriale, dove vi è una maggior possibilità per leparti di condivider obiettivi e risultati.
Sacconi non può non celare il suo disappunto per la mancata adesione di Cgil, colpevole a suo dire di non riuscire a convergere con le altre organizzazioni sindacali.
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