Politica marittima europea: sì a 40 mln per 2011-201

affari marittimiLa politica marittima è a cuore all’Europa. Il Parlamento europeo, infatti, ha deciso di stanziare 40 milioni di euro nel bilancio della politica marittima integrata europea, per il triennio 2011-2013. Il testo si integra all’accordo raggiunto con il Consiglio dei ministri dell’Ue, che prevede di finanziare programmi nell’ambito della politica marittima integrata.

L’auspicio del Parlamento europeo e che ”tutti i soggetti a livello internazionale, nazionale, regionale e locale vengano coinvolti nella definizione di questa politica, per aiutare a sviluppare le zone costiere e le regioni ultraperiferiche dell’Ue”.

La nuova direttiva è stata approvata a grandissima maggioranza dai deputati europei che, ancora una volta, chiedono per la politica marittima integrata ”un finanziamento continuo da prevedere nelle prospettive finanziarie dell’Ue 2014-2020, all’interno del quadro di finanziario pluriennale.

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Il Portogallo nega di aver bisogno delle sovvenzioni UE

Europa

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Il primo ministro José Socrates ha commentato in questo modo, aggiungendo che cio’ che serve al Paese, invece, è la fiducia nella propria economia.

Tuttavia, la speculazione è in crescita per il Portogallo che – alle prese con grandi debiti pubblici – diventerà il terzo paese della zona euro che avra’ bisogno di sostegno finanziario.

L’ultima bound action del governo portoghese e’ stata trattata con successo mercoledì, ma il rendimento che ha avuto per offrire agli investitori è aumentato drasticamente, indicando in calo la fiducia nelle finanze del paese.

La vendita di 500 milioni di euro provenienti da 1 anno di obbligazionie’ stata esaurita piu’ du 1 volte e mezzo. Il rendimento è salito al 5,3%, e Robert Peston, business editore della BBC, ha detto è stato “estremamente costoso” per tali obbligazioni.

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Unione Europea: I Paesi PIGS

UE

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PIGS, in inglese, è un acronimo orribile. Ma questo è il modo con cui i mercati finanziari fanno riferimento alla situazione travagliata e fortemente indebitate dei paesi d’Europa: Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna.

(Alcuni analisti usano l’acronimo PIIGS per includere anche l’Italia – il debitore maggiore e più vecchio dell’UE.)

La Grecia ha dominato le preoccupazioni degli investitori dalla fine dell’anno scorso, quando sono esplosi i forti dubbi sul fatto che il Paese in questione fosse in grado di pagare i 300 miliardi di euro del debito pubblico che, attualmente, deve al Governo.

L’euro, che sembra non reggere sempre, soprattutto con la nuova situazione di grossa crisi dell’Irlanda, ad alcuni fa temere la rottura della zona euro.

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Governance economica: cos’è nell’UE?

Governance

Governance

E’ una delle questioni più invocate all’interno dell’UE, ed ecco come la spiega Barroso, presidente della commissione europea: “Prima di tutto le scelte di politica economica di ogni Paese devono essere coordinate insieme agli altri. Una strategia che alla fine è stata accettata.

Non c’è altra strada credibile: andare avanti con la concertazione pur accettando le prerogative dei parlamenti nazionali. Così come bisogna coordinarsi per anticipare comportamenti virtuosi verso benchmark di eccellenza. I budget vanno messi sotto controllo e occorre introdurre sanzioni e incentivi più forti per raggiungere stabilità e crescita. Il rischio è di mettere in discussione l’assetto del welfare europeo.

Naturalmente non si può più rimandare l’approvazione di una rigida agenda per regolare il settore finanziario. Stiamo lavorando per creare una architettura istituzionale che garantisca una maggiore supervisione. E’ stata concordata nuova strategia Europa 20-20 per il rilancio di una crescita intelligente, innovativa e inclusiva.”

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UE: crisi in ripresa, lavoro no

UE

UE

Lo dice Eurostat: anche se l’Eurozona accenna a segni di ripresa dalla crisi economica, purtroppo l’occupazione non dà invece altrettanti segni di ripresa. Si tratterebbe infatti solo di una leggera crescita economica, a cui non tutti i Paesi UE sono allineati, e quindi la svolta decisiva sembra ancora lontana.

La disoccupazione fuori UE, come in USA ed in Giappone, si attesta rispettivamente al 9.5% ed al 5.2%, mentre nel Paesi dell’accordo è più alta, al 10%, con picchi di crescita dei lavoratori inattivi. Al contrario, l’inflazione pare essersi registrata in calo, e pare che nello Stivale i consumi degli ultimissimi mesi siano cresciuti dello 0.2%.

(Foto © Stampalibera)

Ogm, l’UE non è obbligata a coltivarli

No Ogm

No Ogm

Tutto quanto possa essere coltivato transgenicamente nel campo di frutta e verdura, da oggi non è un obbligo per gli Stati dell’UE che non vorranno aderire a questo tipo di coltivazione.

Dopo la polemica suscitata in seguito all’approvazione degli Ogm, successivamente è arrivata una misura dal commissario della Salute, John Dalli, che la scelta della tipologia di coltura è a discrezione locale.

E così la certificazione sarà chiara sulle etichette dei prodotti come patate, riso, mais e pomodoro, in modo da permettere al consumatore di scegliere in coscienza. In Italia, il presidente della Confederazione agricoltori commenta:

“E’ un fatto positivo che la UE non abbia vouto imporre la coltura del biotech in Europa.”

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UE: divieto di pesca del tonno rosso

Tonno rosso

Tonno rosso

Quella del “tonno rosso” è una specie in via di estinzione; per questo motivo, la Commisione UE ha varato un decreto che ne vieta la pesca nei mari per il commercio internazionale.

La domanda di questo tipo di pesce nel commercio sta letteralemente svuotando le “riserve naturali” di tonno rosso, e la specie è in grave pericolo: lo affermano i commisari dell’ambiente, capitanati da Janez Potocnik e Maria Damanaki.

Sono tuttavia previste delle deroghe per la pesca a livello artiginale del tonno rosso, ma la Convenzione che è stata redatta dall’UE si è impegnata ad emanare un chiaro divieto per le grosse pesche, problema supportato in seguito alla documentazione scientifica del danno marino espresso in uno studio compiuto dall’Iccat.

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La Coldiretti vuole il Decreto sulla provenienza dei prodotti alimentari

Latte cinese tossico

Latte cinese tossico

La storia non è nuova: lo scorso anno la commercializzazione di un latte tossico (contenente melamina) proveniente dalla Cina ha contaminato diverse centinaia di persone e causato la morte di sei bambini cinesi.

A dodici mesi di distanza, il latte tossico è nuovamente sugli scaffali dei supermercati. La verifica è stata denunciata dalla Coldiretti, che ha anche fatto sequestrare 72 tonnellate di latte e 100 tonnellate di latte in polvere.

Questo evento ribadisce l’importanza della protezione sui cibi importati e non. Quindi si preme affinché la Commissione UE approvi il prima possibile il Decreto del Ministero delle Politiche Agricole, che richiede l’applicazione di uno sticker, sui prodotti, che ne attesi la provenienza.

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L’Italia vince nell’agroalimentare: quote al 22% nell’UE

16Il Dop (certificazione che stà per “Denominazione di Origine Controllata”, crf.) determina ancora una volta la superiorità dell’Italia sugli altri Paesi. In particolare, seguono lo Stivale Francia e Spagna, che attualmente si contendono il secondo posto nel settore agroalimentare, e con questo l’ottenimento delle altre certificazioni (che l’Italia già possiede) di Indicazione geografica protetta (Igp) e Specialità tradizionale garantita (Stg).

Il primato dell’Agroalimentare, oltre al prestigio, porta all’Italia anche una quota di vera leadership pari al 22% dei prodotti certificati dall’UE. In particolare, alla pizza napoletana è stata attribuita la certificazione Stg e fa parte dei 19 prodotti tricolore ufficialmente riconosciuti dall’UE; tra gli altri prodotti, spicca il formaggio di Fossa di Sogliano, le Amarene brusche di Modena, il prosciutto crudo di Cuneo, il Marrone della Toscana, il pomodorino del Vesuvio ed il limone di Messina.

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I super-stipendi degli europalrlamentari italiani

unioneeuropea Nuovo, negativo primato per i politici italiani, che questa volta riescono a “farsi riconoscere” anche all’estero.
Sembra, infatti, che gli europarlamentari italiani siano i più pagati a Strasburgo, riuscendo a guadagnare oltre 20mila euro al mese.
I dati di questi veri e propri stipendi da capogiro sono emersi grazie ad un’indagine promossa da massmediologo Klaus Davi che ha effettuato l’indagine prendendo in considerazione lo stipendio dell’ultimo anno e i dati pubblicati sui siti ufficiali dei parlamenti e governi dei principali Stati membri dell’Ue.
Ecco i numeri e i dati che faranno parlare di scandali, lasciando irritati non poco i cittadini che intanto continuano a leggere su quotidiani e libri d’inchiesta di come, invece, i politici italiani con uno scranno europeo continuino a disertare le sedute e non conoscano le lingue. Ma intanto gli vengano comunque pagati i ristoranti, le auto blu con relativo autista, i cellulari, i cinema, i teatri, le autostrade, i treni e gli aerei, piscine e palestre.
Ad onor del vero, va comunque detto che questa cospicua busta paga viene contesa dai colleghi inglesi che guadagnano un poco di più: 20.760 euro lordi mensili, contro i 20.600 euro percepiti dagli italiani. Ma, calcolando il costo della vita molto più bassa in Italia che nel Regno Unito, il primato ritorna nel BelPaese.
Seguono poi francesi che, grazie alle somme corrisposte per il pagamento degli assistenti, raggiungono una busta paga di 20.416 euro. Un importo, quest’ultimo, addirittura doppio rispetto ai rappresentati tedeschi, quarti in classifica con 10.729 euro. Sopra gli 8.000 euro percepiti mensilmente: irlandesi, olandesi e austriaci (rispettivamente con 8.615, 8.060 e 8.023 euro), seguiti da belgi (6.625 euro), spagnoli (4.945 euro) e finlandesi (4.350 euro). Fanalino di coda dell’Unione sono i membri del governo portoghese e quello lituano con 3.707 euro e 3.139 euro.
Il cahier des doléances non finisce qui. Secondo l’analisi condotta da Davi anche i ministri europei non sono da meno. Restano sul podio conquistando la prima posizione, i francesi con un salario di 20.295 euro lordi al mese. A sorpresa il secondo e il terzo posto sono invece occupati dai membri austriaci del Nationalrat (16.047 euro) e belgi (15.540 euro) che superano inglesi e italiani, vicini ai 14.000 euro (13.970 euro e 13.920 euro).
Non staccati di molto i ministri irlandesi e tedeschi che portano a casa rispettivamente 12.967 euro e 12.860 euro. Sotto quota 10.000euro si piazzano olandesi (9.230 euro), finlandesi (8.230 euro) e spagnoli (6.722 euro). I meno retribuiti i membri del governo portoghese e quello lituano con 4.820 euro e 3.855 euro.
E che gli stipendi degli europarlamentari italiani siano di gran lunga i più alti già se ne aveva avuto sentore lo scorso febbraio, quando il settimanale Espresso pubblicò un’inchiesta a cura di Emiliano Fittipaldi. Il giornalista aveva calcolato voce per voce la busta paga dei politici italiani che sedevano a Strasburgo la scorsa legislazione, scoprendo che ogni mese avevano incassato 11.703,64 euro.
E l’indennità era solo una delle tante entrate. A queste, infatti, si dovevano aggiungere le spese generali che servivano a coprire le uscite effettuate in Italia per l’ufficio, i viaggi, il telefonino, computer, francobolli e altro. Gli spostamenti da e verso Strasburgo e Bruxelles venivano invece rimborsati con un’indennità forfettaria.