Sud Italia: finanziamenti per le Pmi

Pmi del Mezzogiorno

Pmi del Mezzogiorno

162 miloni di Euro sono stati stanziati per le Pmi del meridione, e che saranno distribuiti per investire nel settore della ricerca, dello sviluppo e della competitività (quest’ultimo, fattore di cui il nostro Paese è carente).

Il ministero dello Sviluppo economico spiega:

“Si tratta di 100 milioni provenienti dal Programma operativo nazionale (Pon, “Ricerca e competitività 2007/2013″) e di 62 milioni del Programma operativo interregionale (Poi, “Energie rinnovabili e risparmio energetico)”. Le risorse saranno gestite e distribuite tramite l’attuazione delle linee guida predisposte dallo Sviluppo economico.”

Chi potrà beneficiare di questi soldi? Dal ministero del lavoro, dicono che ci sarà un ampio spettro di azione: Sicilia, Calabria, Puglia e Campania. Il fondo deve coprire gli investimenti che le Pmi del Mezzogiorno effettueranno per avanzare nei campi della promozione e sviluppo sostenibile.

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Un esodo senza fine

valigiaa Secondo i dati recentemente diffusi dal Rapporto Svimez 2009, il Sud Italia sarebbe la periferia d’Europa. Accentuatosi il divario tra Nord e Sud, incrementatosi a causa della crisi economica, sempre di più sarebbero i giovani laureati che abbandonano le loro terre d’origine per trovare fortuna al Centro e al Nord. Una vera e propria fuga di cervelli che tra il 1997 e il 2008 ha causato l’esodo di ben 700mila giovani.
L’87 per cento ha abbandonato soprattutto la Campania, la Sicilia e la Puglia, giovani costretti ad abbandonare le proprie terre per sfuggire a lavori interinali, in nero o sottopagati, lanciandosi alla ricerca di un lavoro che non offenda la propria dignità.
Così i migliori “dottori” meridionali, laureati con il massimo dei voti, sono costretti a lasciare le loro terre. Sono giovani (gli “spregiati terroni”!)e offrono alle altre regioni italiane competenze ad alto livello, ricoprendo mansioni importanti. Circa 173mila sono i pendolari che non chiedono nemmeno il cambiamento di residenza e tornano al Sud durante il weekend oppure una o due volte al mese per mantenere le proprie radici e tener vivi sentimenti ed affetti. Tanti sono i disoccupati, depressi e scoraggiati, tanti i precari.
Sono dunque proprio i migliori e i più coraggiosi che oggi se ne vanno, cioè quelli che non si accontentano di lavorare senza dignità e che rifiutano il sistema clientelare delle “raccomandazioni”. Desiderosi di realizzarsi positivamente nel lavoro, ricchi di idee e di sogni, credono nel “merito” e nelle opportunità che contesti sociali più avanzati possono offrire a chi si è impegnato seriamente sulle “sudate carte” per acquisire una solida preparazione culturale. Il rapporto Svimez parla solo di emigrazione interna a quanto pare, non dice quanti sono i giovani che fuggono all’estero: troppi anche quelli. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha commentato il rapporto affermando che le Istituzioni e tutta la società italiana dovrebbero diventare più consapevoli del divario tra Nord e Sud per mettere in atto opportune strategie. Intanto ai meridionali arrivano i calci di rigore della finanziaria, mentre degrado e criminalità crescono e non incoraggiano certo produttivi e seri investimenti.
Il Sud, tuttavia, non perde la fiducia: molti qui sono abituati a “rimboccarsi le maniche” e a spezzarsi la schiena anche con due o tre duri, umili lavori, pur di portar avanti la famiglia onestamente e di far studiare i figli. Altro che pizza, sole e mandolino.
Concludendo, quindi, per ora non ci resta che “sognare” di veder tornare i nostri figli a casa, immaginandoli felici e soddisfatti per nuove future opportunità lavorative create per loro. Se ciò avvenisse un giorno, forse questi giovani, pienamente realizzati nelle regioni che li videro nascere, potrebbero offrire il loro valido contributo alla rinascita del Sud.