Fiat produzione Suv a Mirafiori: è più conveniente negli Stati Uniti

Nonostante l’incontro di qualche ora fa tra Sergio Marchionne e Roberto Cota c’è un colpo di scena. Pare infatti che da un’altra valutazione sul valore fra dollaro ed euro, sembra non sia conveniente produrre un Suv negli stabilimenti di Mirafiori a Torino.

Per cui, se questa situazione si dovesse confermare il suv Jeep ed Alfa Romeo potrebbe essere prodotto negli Stati Uniti. A dare questa lieta news è Bloomberg, ed a Torino resterebbe solo la produzione di una piccola city car. Leggi tutto »

Anche i ricchi fanno i conti con la crisi

20090125-ricchi-piangono Anche i ricchi hanno pagato e probabilmente pagheranno ancora la crisi.
A dircelo è Forbes che nel pubblicare la sua consueta classifica dei paperoni americani, ha sottolineato che ben 400 di essi hanno perso nel complesso 7 miliardi di dollari nel 2009.
Il calo dei patrimoni secondo Forbes colpirebbe proprio tutti, anche il primo in classifica, Bill Gates, fondatore della Microsoft. In totale le fortune accumulate dai 400 ricconi americani toccano la quota del 1.270 miliardi di dollari, contro i 1.570 che cumulavano solo un anno prima.
In fumo sarebbero andati 300 miliardi, con i soli primi 10 in classifica che hanno perso 39,2 miliardi di dollari.
I fattori che hanno colpito i ricchi americani sono gli stessi che hanno mandato a picco l’economia mondiale, come la pesante contrazione dei mercati azionari, la caduta dell’immobiliare, a cui si aggiungono anche qualche truffa e i divorzi, colpendo i patrimoni di 314 miliardari ma anche facendone sparire 32 dalla lista.
Tanti i nomi, più o meno noti, che hanno subito delle perdite significative: Allen Stanford, Omid Kordestani, il vice presidente del colosso Google ha dovuto fronteggiare una costosissima causa di divorzio, Bill Gates, fondatore di Microsoft, che ha pagato alla crisi un pedaggio da 7 miliardi di dollari.
Altro nome stranoto ai vertici della lista dei miliardari è l’uomo di affari Warren Buffet, che a sua volta ha perso tra il 2008 e il 2009 qualcosa come 10 miliardi di dollari, con la sua fortuna che è ora valutata in 40 miliardi di dollari.

Migliora il tasso di disoccupazione USA

borse_economiche Giornata altalenante per le Borse europee che, dopo un avvio decisamente sotto tono, sono riuscite ad invertire la tendenza negativa e a guadagnare il segno positivo. Tra le performance migliori si registrano quelle di Parigi( +1,45%), Francoforte(+1,66%) e Milano che ha segnato un +1,23%.
A determinare questa inversione di rotta sono stati i dati diffusi sull’andamento della disoccupazione negli Stati Uniti che hanno mostrato come nel mese di luglio i posti di lavoro persi sono stati 247 mila contro i 443 mila del mese precedente. Netto miglioramento quindi per il tasso di disoccupazione USA che migliora passando dal 9,5 al 9,4%.
Così la fiducia diffusasi a partire da questi dati ha dato un buono sprint alle Borse americane ed europee, con Wall Street che ha visto salire il Dow Jones e il Nasdaq rispettivamente a 1,23 e 1,37 punti percentuali.
Per quanto concerne Piazza Affari ad andare particolarmente beni sono stati i titoli bancari, con Intesa a +4,52%, Bpm in rialzo del 2,45%, Mps, +1,8% e Unicredit, in rialzo dell’1,72%.
In calo Fiat (-0,96%) in una giornata che ha visto il downgrading di Peugeot (-5,43% in chiusura) da parte di S&P, fattore che ha trascinato al ribasso anche Renault (-1,97%). In rialzo invece Telecom, più 1,51%, dopo lo scivolone della vigilia. Tra i titoli minori, forte balzo di Saras ( 11,26%) e tentativo di reazione da parte di Safilo ( 1,06%) mentre Damiani – che ha presentato i dati semestrali – è scesa del 2,89%.

Italia: PIL ancora negativo

soldi negativi i dati diffusi sull’andamento del PIL per questo secondo trimestre, visto che ci sarebbe stata una riduzione di circa lo 0,5% e un crollo annuo pari addirittura al 6%.
Un vero record negativo, che secondo l’Istat conferma il trend negativo degli ultimi mesi, visto che si tratta del quinto calo consecutivo, anche la contrazione e’ molto piu’ leggera rispetto alle precedenti.
Ma il dato su base annuale continua a marcare una pesante differenza. “La contrazione congiunturale del Pil è il risultato di una diminuzione del valore aggiunto dell’agricoltura, dell’industria e dei servizi”, spiega Istat.
Dati, quindi, piuttosto preoccupanti che confermano come l’Italia viva una situazione piuttosto difficile anche perchè altri paesi come il Regno Unito e gli Stati Uniti hanno fatto registrare un andamento migliore: per il primo la riduzione congiunturale è stata dello 0,8% mentre per il secondo il calo è stato pari allo 0,3%.

I vini australiani sorpassano quelli italiani

vino Con un aumento del 59 per cento le bottiglie di vino australiane esportate negli Stati Uniti hanno sorpassato quelle spedite dall’Italia che fanno invece registrare in quantità una flessione dell’11 per cento. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati dell’Italian Wine and Food Institute relativi al primo quadrimestre del 2009.
All’Italia – sottolinea la Coldiretti – rimane tuttavia il primato delle esportazioni in valore nonostante il calo del 21 per cento nettamente superiore a quello del 3,2 per cento che si è verificato per i vini australiani, nello stesso arco di tempo.
La produzione Made in Italy peraltro – continua la Coldiretti – resiste molto meglio degli altri paesi produttori europei concorrenti con la Francia che registra in valore un vero tracollo con meno 39 per cento, seguita dalla Spagna (-29 per cento). Ad avvantaggiarsi con aumenti delle quantità esportate sono in genere i nuovi paesi produttori con Cile, Argentina e Nuova Zelanda che hanno adottato politiche di piu’ basso prezzo anche grazie al vantaggio competitivo con i paesi europei provocato dall’Euro forte.
In questo momento di revisione delle regole di mercato a livello comunitario, i paesi produttori europei e l’Italia in particolare non devono – sostiene la Coldiretti – fare l’errore di cadere nella trappola di una corsa al ribasso nelle garanzie di qualità e di tutela della tradizione che rappresentano il vero valore aggiunto della produzione, grazie al legame con il territorio.
Con 47 milioni di ettolitri prodotti l’Italia – conclude la Coldiretti – rimane il maggior produttore ed esportatore mondiale con il 60 per cento della produzione vinicola nazionale a denominazione di origine: 477 vini di cui 316 a denominazione di origine controllata (Doc), 41 a denominazione di origine controllata e garantita (Docg) e 120 a indicazione geografica tipica (Igt).

Obama all’attacco del sistema finanziario

dollaro Già da tempo Barack Obama aveva annunciato la necessità di porre dei freni al sistema economico americano, dotandolo di una serie di norme che ne limitassero sia l’eccessiva libertà che gli spazi enormi per la creazione di nuovi e pericolosi strumenti di investimento che, come noto, sono stati alla base, della crisi.
E’ stata così annunciata una riforma globale del sistema normativo, al punto di parlare di ‘una trasformazione di dimensioni che non si vedevano dai tempi della Grande Depressione’.
Obama quindi parte all’attacco, fissando come termini fondamentali della sua riforma l’attribuzione di superpoteri di controllo per la Federal Reserve sui mercati, una nuova autorità anti-crac per le grandi aziende, un’agenzia per la tutela finanziaria dei consumatori in particolare nei loro rapporti con le banche, che li vede spesso (anche negli Usa) vittime di abusi.
Stesso discorso per gli strumenti finanziari, visto che la bolla che ha dato vita al crollo delle economie è in larga parte frutto delle trovate del sistema, e in questo caso Obama punta a una stretta su derivati finanziari e prestiti complessi.
Obama dice apertamente di essere alla ricerca di una via di mezzo tra i vantaggi e gli eccessi del capitalismo e spera che il progetto elaborato in queste settimane possa essere approvato, anche se le potentissime lobby finanziarie avranno già fatto le loro mosse per spingere la Camera a creare parecchie tensioni.
Del resto proprio dal Congresso arrivano da tempo accuse contro il presidente, visto come un pericolo perché punta a voler istituire un numero troppo alto di restrizioni che – dicono – potrebbero essere un danno alla competitività dei gruppi finanziari statunitensi sui mercati finanziari.

Petrolio:quotazioni in calo

il-petrolio-ad-un-nuovo-recordDopo una settimana caratterizzata da buone performance, tornano a perdere terreno le quotazioni del petrolio, le quali, tuttavia, sembrano contenere bene le perdite.
Nonostante ciò gli scambi sono terminati nella giornata di ieri con un bilancio piuttosto pesante, questo soprattutto a causa dei timori legati alla febbre da suino che sta colpendo il Messico e gli Stati Uniti.
Nelle ultime ore l’allarme si è spostato anche in Europa, facendo temere che, una diffusione del panico da epidemia, possa avere anche dei gravi contraccolpi sulla prospettiva di una ripresa dell’economia a livello mondiale.
Le vendite così hanno preso il sopravvento sul circuito del Nymex a New York dove il future con scadenza giugno è stato fotografato a quota 50,07 dollari, con una flessione del 2,9%, dopo essere arrivato a segnare nell’intraday una perdita superiore ai cinque punti percentuali.

La lista nera si svuota

OSCE-Flags_0Importante vittoria messa a segno dall’Osce che, per bocca del suo segretario, Angel Gurria, ha annunciato che anche le Filippine, la Malaysia, la Costa Rica e l’Uruguay, hanno deciso di rispettare gli standard internazionali in materia fiscale, uscendo così definitivamente dalla famigerata lista nera che a questo punto è vuota.
Appena stillata dall’Osce, sotto le pressioni del G20, l’esistenza della lista nera testimonia la volontà dei paesi di avviare un processo di adeguamento generalizato a più rigide norme fiscali che siano in grado di limitare frodi e contraffazioni.
Siamo molto soddisfatti di quanto hanno deciso i quattro paesi, è in corso una trasformazione sostanziale del panorama mondiale“, ha detto Angel Gurria nel corso di una conferenza stampa a Parigi.
Un altra buona notizia viene dalla Svizzera che ha finalmente deciso di aprire un dialogo con gli Stati Uniti, al fine di ammorbidire le norme che regolano il segreto fiscale, così da adeguarsi alle disposizioni dell’Osce.

L’Italia bacchettata dall’Osce

23294_webSono stati diffusi oggi i dati relativi al rapporto “Obiettivo crescita” dell’Osce e purtroppo per l’Italia non ci sono delle buone notizie. Il nostro paese, infatti, si piazza al 19esimo(su 29) posto ed è uno degli ultimi classificati nella categoria big, con una differenza pro-capite rispetto agli Stati Uniti di ben il 30%. “Il divario tra l’Italia e i paesi più performanti continua ad ampliarsi in particolare a causa della bassa produttività”, questo il giudizio dell’Osce.
Cosa fare?
Dal’Organizzazione suggeriscono di dare il via a riforme strutturali che spazino dal settore del lavoro, a quello dell’istruzione, dal servizio locale alle professioni al cuneo fiscale.
Ma non è solo la produttività a dare problemi. Sembra, infatti, che delle lacune ci siano anche nel basso utilizzo del lavoro, soprattutto tra i giovani, le donne e gli anziani. L’Osce raccomando quindi di abbassare le tasse sui redditi
Oltre alla minore produttività, a essere chiamato in causa è il basso utilizzo del lavoro, soprattutto tra giovani, anziani, donne e nel Sud.
L’Ocse raccomanda, quindi, di abbassare le tasse sui redditi da lavoro, di decentrare i rinnovi dei salari, di ridurre la proprietà pubblica, di liberalizzare le professioni e di migliorare le università.
Quindi l’Osce pur riconoscendo al nostro paese l’attuazione di riforme significative, soprattutto sul mercato dei prodotti, sottolinea la necessità di avviarne delle altre, tra le quali spicca la riduzione delle barriere alla concorrenza, il miglioramento del sistema di istruzione, soprattutto universitario, il decentramento della contrattazione salariale e la concessione di incentivi per l’innovazione. Lo studio sottolinea che “l’elevato livello di proprietà pubblica e i vincoli normativi nei servizi professionali e nei trasporti ostacolano la crescita della produttività”. Vanno quindi “eliminate le barriere all’ingresso nei servizi professionali, aboliti i tetti sui prezzi di tali servizi fissati dagli organismi di categoria, ridotte la proprietà e il coinvolgimento dello stato nei business dell’elettricità, del gas, delle poste e dei trasporti e va anche limitato il coinvolgimento degli enti locali nelle aziende di servizi”.
In materia di tassazione prioritario è il taglio delle tasse sui redditi da lavoro.
L’Ocse sottolinea che “resta alta” soprattutto per i redditi più bassi e va quindi ridotta, finanziandola con tagli alla spesa pubblica e con il rafforzamento della lotta all’evasione.
Tra gli altri obbiettivi poi ci deve essere un incremento del numero dei laureati, una riduzione delle disparità regionali nell’utilizzo del lavoro e la promozione di maggiori incentivi in termini fiscali.

Amazon in crescita nonostante la crisi

imageNiente crisi per Amazon.com, la più grande compagnia di commercio elettronico degli Stati Uniti. In controtendenza con la recessione che si sta affrontando nel mondo, la nota compagnia con sede a Seeatle, sembra aver quest’anno notevolmente incrementato il proprio fatturato.
Stando ai dati forniti per il 2008, infatti, la compagnia ha registrato un incremento del 35%, ovvero circa 645 milioni di dollari, rispetto al 2007.
Nel momento in cui l’economia americana soffre ed arranca, Amazon è quindi riuscito a guadagnare 225 milioni di dollari, ovvero il 6,7% in più rispetto all’anno precedente, con un volume di vendita annuale che ha raggiunto quota 19,166 milioni di dollari, circa il 29,2% in più rispetto al 2007.
A trainare gli affari di Amazon sarebbe stata l’ultimissima novità nel campo dell’informatica. Stiamo parlando di Kindle, una sorta di I-pod, ma dedicato ai libri e non alla musica. Grazie a questo piccolo ma potentissimo “strumento” sarà possibile contenere in un palmo di mano circa 8.000 volumi, che potranno essere letti in qualsiasi momento, servendosi di uno schermo di media grandezza ed ovviamente ad altissima definizione.
Kindle, le cui vendite sono schizzate alle stelle, costa circa 350 dollari e sta diventando il nuovo oggetto di culto negli USA. Di certo si tratta di un oggetto interessante e tecnologico che, in sostanza, permette di crearsi una enorme biblioteca grazie ad una minuscola scheda di memoria.
Ma che fine fa il fascino di sfogliare le pagine di un libro?