Inflazione: frenata a gennaio, ma aumentano i costi della spesa

benzinaLa crisi economica lascia i segni sulla spesa delle famiglie. Si esce con l’intenzione di fare spesa e si torna a casa con una quantità di prodotti limitati visti la costante crescita dei loro prezzi.
Secondo i dati pubblicati dall’Istat vi è un aumento dei prezzi su base mensile dello 0,3% nonostante un lieve rallentamento del tasso d’inflazione. I prodotti acquistati con maggiore frequenza, quindi cibo e carburanti, sono aumentati del 4,2% su base annua, un rialzo superiore al tasso d’inflazione.
I dati più allarmanti riguardano i carburanti che risultano i prodotti che hanno fatto registrare il più elevato tasso di crescita del prezzo negli ultimi tempi: il prezzo del gasolio per i mezzi di trasporto è salito del 25,2% in termini tendenziali (dal 24,3% di dicembre), il rialzo più alto dal luglio del 2008, e del 4,7% sul piano congiunturale.
Effetti evidenti sulle tasche delle famiglie costrette, ancora una volta, a tirare la cinta per risparmiare qualche euro.

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Carrefour: magazzinieri fanno la spesa senza pagare

Carrefour

Carrefour

E’ successo ad Assago, dove degli ex magazzinieri per la catena alimentare di origine francese Carrefour, per protesta hanno deciso di fare la spesa ma si sono rifiutatai di pagare.

Il direttore, che li ha minacciati con l’intento di farli desistere, si è sentito rispondere:

“Fateci passare, dobbiamo dare da mangiare ai nostri figli”

. Giustamente, la ragione dei magazzinieri è il mancato pagamento dei loro arretrati lavorativi.

In questo modo, i lavoratori hano deciso di prendersi forzatamente un anticipo, acquistando i beni di prima necessità. Ci sono poi anche ben 60 magazzinieri che lavorano alle porte di Milano, e non vengono neanche fatti rientrare al lavoro. La Fit-Cgli, in merito, si è pronunciato in questo modo: “La nostra proposta è di reintegrare tutti i lavoratoriperché prima di tutto bisogna rispettare le sentenze. Poi si potrà discutere di cassa integrazione”.

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Ecorisparmio: la spesa dal contadino

Spesa

Spesa

Si può risparmiare fino al 50%. Non è solo salutare per l’ambiente e per lo stile di vita, ma anche per il portafogli.

Fare la spesa direttamente dal contadino permette anche di tagliare i costi perchè si eliminano tutti gli intermediari che, quando il prodotto finale arriva la consumatore, hanno fatto lievitare il prezzo originario.

Si evita spesso l’utilizzo della plastica e si preddiligono cartoni (che possono essere riciclati più facilmente), si risparmia sul vetro (con le marmellate fatte in casa del contadino, una volta finite, si riutilizza lo stesso baratolo), e si mangia anche più genuino.

Dove si può fare la spesa ecosostenibile? Quasi in tutta Italia, esistono delle associazioni che indicano su internet il luogo più vicino a voi.

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Vaccino: quanto mi costi?

16L’ansia mediatica indotta ai cittadini sul virus H1N1, fondamentalemtne mera trovata comemrciale finalizzata al guadagno tramite la vendita del vaccino, non ha funzionato del tutto.

Il Ministero della Sanità francese si ritrova con un esubero di vaccini inacquistati (ovvero, una spesa di 869milioni Cellulari, ex amori, reati e Cassazione. Risultato: una multa di 300 €) che i cugini d’Oltralpe stanno cercando di sbolognare all’estero al momento. Le case farmaceutiche, s’altronde, vogliono essere pagate per aver fornito milioni di vaccini.

E se riuscissero a venderli all’Italia? La paura è quella di una spesa inutile, che graverebbe ulteriormente sull’economia del nostro Paese. Il Ministero della Salute Italiano sostiene di avere delle riserve di vaccini, ma non di non avere esuberi, e che parte di questi antidoti in riserva debbano ancora essere soministrati ad alcuni pazienti. Quest’affermazione farebbe pensare che non sia necessario allarmarsi. Speriamo.

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Frutta e verdura: meno cari nei mercati

frutta Frutta e verdura continuano a subire rincari, soprattutto nei grandi supermercati, che quindi si rivelano sempre meno vantaggiosi.
Sarà per questo che la maggior parte degli italiani decide di rivolgersi ai mercati rionali che si rivelano molto più economici.
A rivelarlo l’Antitrust, in occasione dell’11mo Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Cernobbio organizzato dalla Coldiretti.
“Limitatamente ai prodotti ortofrutticoli – ha spiegato Carla Rabitti Bedogni, dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato -, l’indagine conoscitiva ha evidenziato come la Grande distribuzione organizzata non riesca ad utilizzare, a meno di non trovare fornitori di dimensioni e caratteristiche adeguate, gli stessi criteri di marketing di acquisto che utilizza per gli altri prodotti”.
Ne derivano – aggiunge Rabitti Bedogni – costi di approvvigionamento più elevati e, dunque, un’offerta relativamente meno economica rispetto ai mercati rionali. “L’accorciamento della catena derivante dalla distribuzione diretta del produttore, come i farmers’ market, i mercati degli agricoltori, rappresenta un’alternativa concreta”, ha incalzato nella sua relazione.
Secondo l’ultima indagine conoscitiva dell’Antitrust i prezzi per l’ortofrutta - precisa la Coldiretti – moltiplicano di tre volte dalla produzione al consumo e i ricarichi variano dal 77 per cento nel caso di filiera cortissima (acquisto diretto dal produttore da parte del distributore al dettaglio) al 103 per cento nel caso di un intermediario, al 290 per cento nel caso di due intermediari, al 294 per cento per la filiera lunga (presenza di 3 o 4 intermediari tra produttore e distributore finale).
Proprio per tagliare le intermediazioni ed arrivare ad offrire prodotti alimentari al cento per cento italiani firmati dagli agricoltori al giusto prezzo Coldiretti ha lanciato un progetto per la realizzazione di una filiera agricola tutta italiana attraverso la rete di Consorzi Agrari, cooperative, farmers market, agriturismi e imprese agricole.

Vendite al dettaglio: valori ancora negativi

spesa1 Davvero poco incoraggianti i dati diffusi dall’Istat che, nella mattinata di ieri, ha diffuso i dati relativi al mese di luglio per quanto concerne l’andamento delle vendite al dettaglio.
Secondo l’istituto di ricerca i valori non sarebbero positivi, visto che si è registrato un calo dello 0,4% rispetto al precedente mese di giugno.
Su base annua il divario sarebbe ancora più marcato se si considera il fatto che rispetto a luglio dello scorso anno il valore delle vendite del commercio fisso al dettaglio ha presentato una diminuzione del 2,6%, somma di una contrazione del 2,1 per cento per le vendite di prodotti alimentari e del 2,8 per cento per le vendite di prodotti non alimentari.
Va anche segnalato che l’istituto statistico sottolinea come la variazione annuale negativa sia il risultato di flessioni dello 0,8 per cento per le vendite della grande distribuzione e del 3,7 per cento per le imprese operanti su piccole superfici.
“I nuovi dati relativi alle vendite al dettaglio resi noti oggi dall’Istat, purtroppo, non fanno altro che confermare nuovamente quanto, con insistenza e pervicacia, sosteniamo da tempo” – sostengono Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef.
In effetti le previsioni effettuate dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, infatti, già da mesi prospettavano, nel 2009, in assenza di interventi tesi a rilanciare la domanda di mercato, una caduta dei consumi dell’ordine del -2,5-3% (per le famiglie a reddito fisso -3,3%), con una minore spesa complessiva, da parte delle famiglie, di oltre 20 miliardi di euro.
“A questo punto si rendono sempre più necessarie le manovre a sostegno delle famiglie che rivendichiamo da tempo, per le quali siamo scesi in piazza nei giorni scorsi”, incalzano le due associazioni.
Che per l’ennesima volta chiedono al governo di lanciare provvedimenti per una detassazione di almeno 1200 euro annui per le famiglie a reddito fisso (colpite dagli effetti della crisi per minori entrate di 980 euro annui, ed addirittura per 300 euro al mese per quanto riguarda le famiglie al cui interno vi è un cassaintegrato) e una serie di misure di sostegno a favore di disoccupati e precari.

Alimentari alle stelle!

Spesa Continua a crescere a dismisura il prezzo degli alimentari che, secondo le stime della Coldiretti, ha raggiunto nel 2009 dei livelli davvero da record.
E i numeri parlano chiaro.
Nel corso di quest’anno i prezzi dei beni alimentari sono infatti saliti alle stelle, sebben si continui ancora a registrare un vero e proprio crollo dei prezzi della produzione agricola che, nel corso del 2009, sono calati di circa il 16%.
L’impennata dei prezzi non ha tuttavia bloccato il consumo che anzi sembra salito dello 0,9%, mettendo così a segno una crescita dei prezzi nove volte superiore al valore medio dell’inflazione.
Tutti questi dati sono contenuti in “Operazione verità sulla spesa alimentare degli italiani dalla Coldiretti”, un’indagine lanciata in occasione della giornata di mobilitazione promossa dalle Associazioni dei Consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori) in Piazza Montecitorio a Roma.
“I consumatori italiani – sottolinea la Coldiretti – non hanno potuto beneficiare della forte riduzione dei prezzi agricoli che rischia invece di provocare l’abbandono delle campagne”.
Gli italiani – spiega la Coldiretti – spendono 205 miliardi all’anno in alimenti e bevande (141 miliardi in famiglia e 64 fuori) che rappresentano ben il 19% della spesa familiare ed “è quindi necessario – continua la Coldiretti – interrompere un trend che impoverisce cittadini e imprese agricole in un difficile momento di crisi economica”.

Consumi alimentari ai minimi

spesa_supermercato Il 2008 è stato un anno davvero difficile, soprattutto per le famiglie, che hanno dovuto fronteggiare rincari e riduzioni del potere d’acquisto. La crisi ha avuto dei significativi effetti innanzitutto sui consumi che sono diminuiti in maniera significativa.
Le ultime statistiche in merito sono state diffuse dalla “Relazione generale sulla situazione economica del Paese 2008″ redatta del ministero dell’Economia, secondo cui la spesa delle famiglie italiane lo scorso anno si è attestata complessivamente a 922,6 miliardi di euro, segnando in 4 anni una crescita di poco più del 10%.
Ad essere colpita dalla crisi soprattutto la spesa alimentare, per la quale si è registrata una contrazione dello 0,9%, mentre nel 2007 si era registrata una crescita dell’1,2%.
“Bene, anzi male, dopo un anno anche il ministero dell’Economia denuncia quello che noi denunciamo in tempo reale e cioè la situazione delle famiglie e l’andamento dei relativi consumi”, accusano le associazioni Adusbef e Federconsumatori. Che poi aggiungono: “Il prossimo anno ci diranno che i consumi saranno calati del 2,5-3,0% nel 2009 come già oggi noi sosteniamo”.
Intervenire stimolando la crescita, questo chiedono a gran voce le due associazioni che per bocca dei rispettivi presidenti fanno sapere che “la domanda potrà essere stimolata solo attraverso un processo di detassazione del reddito fisso di almeno 1200 euro annui a partire dalla restituzione immediata del fiscal drag“, altrimenti qualsiasi altro intervento “non eviterebbe quello che si sta purtroppo profilando sui consumi, sulla produzione industriale e sul Pil”. Un meccanismo di sostegno che, vede come necessario istituire assegni di sostentamento per i precari e per chi è allontanato dl ciclo produttivo.

Ferragosto?Spesa no problem!

Spesa Quest’anno fare la spesa anche nella settimana di Ferragosto non sarà un problema, sia per chi rimarrà in città sia per chi si recherà nei luoghi di villeggiatura. Già perché a restare aperti non saranno solo supermercati e ipermercati, ma anche l’80% degli alimentari e circa la metà delle panetterie e delle macellerie.
Aperti anche il 50% di bar, pizzerie e ristoranti, mentre anche il rifornimento di carburanti non sarà un problema visto che il 50% delle pompe di distribuzione non andranno in ferie.
E’ quanto emerge da un’indagine di Confcommercio, realizzata in collaborazione con Fipe, Fida e Federdistribuzione.
In particolare a tenere aperte le serrande saranno gli oltre 18.000 punti vendita aderenti a Federconsumatori e ben l’80% degli oltre 60mila esercizi aderenti a Fida, mentre le 31mila macellerie italiane garantiranno in due turni successivi il 50% delle aperture: il primo dal 1° al 15 agosto, il secondo dal 16 al 31.
Aperte anche la metà delle oltre 30.000 panetterie italiane. Infine assicurate anche colazioni al bar e pasti al ristorante o in pizzeria. Infatti, più della metà dei pubblici esercizi (56,6%) terrà la saracinesca alzata ad agosto. In particolare, da un’indagine effettuata dalla Fipe-Confcommercio, rimarranno aperti quasi il 60% dei bar e il 54,6% dei ristoranti. Nessun problema, infine, per i rifornimenti di carburante in quanto rimarranno aperti il 50% dei benzinai (self service compresi) nelle città e il 100% dei distributori di benzina sulle autostrade e nei posti di villeggiatura (turnazioni a parte).

Single: la spesa sempre più cara

alimenti Essere single a volte non fa male solo al cuore ma anche al portafogli.
Da un’indagine condotta da Coldiretti partendo da dati forniti dall’Istat emerge infatti che i single spendono molto di più per fare la spesa, circa il 64%, rispetto ad una famiglia media.
La spesa media per alimentari e bevande di un single è di 312 euro al mese, superiore di quasi 2/3 rispetto ai 190 euro al mese destinati alla tavola da ogni singola componente di una famiglia tipo italiana formata da in media da 2,5 persone.
Ad incidere sulla spesa mensile dei single sono nell’ordine – precisa la Coldiretti- la carne (65 euro), l’ ortofrutta (61 euro), pane, pasta e derivati dai cereali (52 euro), latte, yogurt e formaggi (42 euro), bevande (29 euro), pesce (25 euro), zucchero, caffè (24 euro) e per ultimo oli e grassi (14 euro).
Secondo l’Istat le famiglie italiane con un singolo componente sono circa 6 milioni, oltre un quarto del totale, e negli ultimi anni tendono ad aumentare con tassi superiori al 5%.
Ma che cosa fa lievitare così i costi?
Uno dei motivi principali risiede nel fatto che i single hanno necessità di acquistare molto più spesso maggiori quantità di cibo per la mancanza di formati adeguati alle loro esigenze, i quali inoltre, quando risultano disponibili, hanno un costo molto più elevato rispetto alle confezioni tradizionali.
A far aumentare i costi anche un maggior spreco, dovuto alla maggior facilità a dimenticare latte, mozzarella, insalata in fondo al frigorifero.
I giovani single sono anche – precisa la Coldiretti – un segmento di popolazione con uno stile di vita attento a risparmiare tempo a favore del lavoro e soprattutto dello svago, che privilegia il consumo di piatti pronti a piu’ elevato valore aggiunto che incidono maggiormente sulla busta della spesa.
Una scelta che aumenta notevolmente la spesa poiché i cibi pronti per il consumo arrivano a costare anche cinque volte il prezzo elle materie prime impiegate. In Italia – conclude la Coldiretti – si è progressivamente ridotto il tempo dedicato alla preparazione dei pasti che è di appena 34,9 minuti per quello di mezzogiorno, il 4,7% in meno rispetto all’anno precedente, e di 33,1 minuti per la cena (-2,7%) secondo un sondaggio Gpf.