Obama all’attacco del sistema finanziario

dollaro Già da tempo Barack Obama aveva annunciato la necessità di porre dei freni al sistema economico americano, dotandolo di una serie di norme che ne limitassero sia l’eccessiva libertà che gli spazi enormi per la creazione di nuovi e pericolosi strumenti di investimento che, come noto, sono stati alla base, della crisi.
E’ stata così annunciata una riforma globale del sistema normativo, al punto di parlare di ‘una trasformazione di dimensioni che non si vedevano dai tempi della Grande Depressione’.
Obama quindi parte all’attacco, fissando come termini fondamentali della sua riforma l’attribuzione di superpoteri di controllo per la Federal Reserve sui mercati, una nuova autorità anti-crac per le grandi aziende, un’agenzia per la tutela finanziaria dei consumatori in particolare nei loro rapporti con le banche, che li vede spesso (anche negli Usa) vittime di abusi.
Stesso discorso per gli strumenti finanziari, visto che la bolla che ha dato vita al crollo delle economie è in larga parte frutto delle trovate del sistema, e in questo caso Obama punta a una stretta su derivati finanziari e prestiti complessi.
Obama dice apertamente di essere alla ricerca di una via di mezzo tra i vantaggi e gli eccessi del capitalismo e spera che il progetto elaborato in queste settimane possa essere approvato, anche se le potentissime lobby finanziarie avranno già fatto le loro mosse per spingere la Camera a creare parecchie tensioni.
Del resto proprio dal Congresso arrivano da tempo accuse contro il presidente, visto come un pericolo perché punta a voler istituire un numero troppo alto di restrizioni che – dicono – potrebbero essere un danno alla competitività dei gruppi finanziari statunitensi sui mercati finanziari.

Mercati in ripresa

me_7131Chiude bene la Borsa di Tokyo con un rialzo del 4.55% sulla scia della bella prestazione di Wall Street. L’indice Nikkei, infatti, si è portato a quaota 7.376,12 punti, 321,14 in più della chiusura di martedì. Molto bene anche le altre piazze asiatiche: Hong Kong ha segnato in apertura +4,40%.
Il mercato giapponese riesce quindi a superare la fase negativa degli ultimi tre giorni che aveva ribassato molto il Nikkei, facendogli toccare delle quote che non si registravano da 26 anni. A risollevare le sorti del mercato asiatico, e non solo, la notizia di una possibile ripresa del sistema economico americano, in particolare la bella ripresa di Citigroup.
“L’ottimismo su Citigroup - ha commentato Yumi Nishimura, di Daiwa Securities - ha contribuito a migliorare la percezione sulle prospettive del sistema finanziario. I timori di ulteriori svalutazioni o richieste di nuovi aiuti sembrano alleggeriti”. Positivi gran parte dei 33 settori azionari del Tokyo Stock Exchange: in evidenza i titoli bancari, finanziari e assicurativi.
Buone le prestazioni anche in America Latina, dove la Borsa ha chiuso in forte recupero e l’indice Merval ha guadagnato il 5,41%. Molto bene anche il mercato azionario brasiliano, con l’indice Ibovespa che ha chiuso a +5,59%.
Nel frattempo il prezzo del petrolio si mantiene stabile, essendo contrattato a 45,73 dollari a barile, con un rialzo di appena 0,02 dollari sulle quotazioni di martedì sera a New York, dove aveva perso 1,36 dollari scendendo a 45,71 dollari a barile.

Nazionalizzare le banche:questa l’idea di Berlusconi

berlusconi4Nazionalizzare le banche, E’ questa la proposta lanciata sul tavolo da Silvio Berlusconi nel corso di un incontro con il premier britannico, Gordon Brown, per fronteggiare la grave crisi economica che ha investito i mercati finanziari. Questa la soluzione che il premier italiano impotizza, precisando però che questa opzione non troverebbe applicazione nel nostro paese, visto che in Italia “il sistema bancario è solido”.
“Sino ad ora non ci e’ arrivata alcuna richiesta” di ricapitalizzazione utilizzando gli strumenti messi in campo dal governo. ”Cio’ – ha aggiunto Berlusconi – ci deve tranquillizzare sullo stato delle banche italiane”. Subito dopo il premier ha ulteriormente precisato che ”la nazionalizzazione non riguarda le banche italiane ma e’ una delle proposte sul tavolo del G8”.
Anche a livello internazionale il Presidente del Consiglio ha tuttavia voluto precisare che l’opzione della nazionalizzazione è solo un ipotesi, attraverso la quale si potrebbe, tuttavia, impegnare le banche a fornire credito alle imprese. Il Governo ha già stanziato dei fondi nel caso in cui le banche decidano di avviare una ricapitalizzazione, sebbene per il momento “non e’ arrivata nessuna richiesta” anche se “si pensa che possano arrivare”.
Berlusconi non ha però potuto nascondere le sue preoccupazioni su un altro aspetto, ovvero “sul fatto che le banche debbano continuare a fare le banche e a dare fondi e investimenti necessari alle imprese ci sono diversie grida di allarme in tutto il Paese”. Lo stesso allarme – ha segnalato Berlusconi – e’ “anche dal punto di vista della remunerazione dei capitali prestati”.
Berlusconi ha quindi sottolineato la necessità di collaborare con l’Abi per dare supporto alle imprese e alla finanza bancaria. Infine è giunta una netta condanna al protezionismo, negando che questo fenomeno stia prendendo piede in USA e in Francia: “ci sono azioni che sanno un po’ di protezionistico, ma non sono ancora misure protezionistiche, che possono far male”.

Crisi economica e coesione europea

bce.jpg La crisi economica che si sta affrontando a livello mondiale ha indotto molti a pensare che sia giunto il tempo di ripensare le regole di funzionamento del sistema stesso.
Questo è stato l’oggetto della discussione del Forum europeo, organizzato dall’Ansa, al quale hanno partecipato tutti i membri del Comitato Esecutivo della BCE.
Il membro italiano, Lorenzo Bini Smaghi, ha infati insistito sulla necessità per il futuro di pensare ai cambiamenti da apportare ai meccanismi contabili e alle regole di vigilanza, cercando di privileggiare il capitale e di fare maggiore attenzione alla variabile rischio.
Molto dibattuto anche lo spinoso tema dell’erosione del potere d’acquisto, un problema che interessa la classe media non solo italiana ma mondiale.
Per quanto concerne la situazione del nostro paese in Europa, Bini Smaghi ha sottolineato la possibilità di sforare i parametri di Maastricht dipenderà dalle misure economiche che verranno messe in atto e che dovranno, a suo dire, essere particolarmente attente a tenere sotto controllo i conti pubblici e a incentivare la produttività, la cui riduzione è stata la causa del basso tasso di crescita che l’Italia ha fatto registrare negli ultimi anni.
Bini Smighi è comunque apparso sereno, spiegando che da questa crisi si può uscire rafforzati non solo a livello nazionale ma europeo, innescando un meccanismo di coesione e di coordinazione che di certo farà crescere e maturare l’Europa politica.