Lo scudo fiscale è legge

Berlusconi E’ arrivato l’ok della Camera dei Deputati al decreto legge “correttivo anticrisi”, facendo così diventare legge il decreto che consentirà di riportare capitali in Italia senza incorrere nei reati di falso in bilancio.
Si aspetta quindi solo la promulgazione da parte del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che arriverà probabilmente domani.
Così tra le proteste dell’opposizione e con solo 20 voti di scarto è arrivata l’approvazione di un decreto che ha il suo cuore proprio nel famigerato scudo fiscale che dopo la modifica della settimana scorsa da parte del Senato, amplia la platea dei reati non punibili, garantendo anche l’anonimato a chi ne farà richiesta.
Tra le norme contenute nel decreto, oltre alle nuove disposizioni sulla Corte dei conti e quelle relative alle competenze del ministro dell’Ambiente sull’energia, ci sono quindi le modalità da seguir per aderire al condono fiscale.
Così, pagando un’imposta sostitutiva del 5% sarà possibile rimpatriare i capitali esportati illegalmente fuori dalla Ue. Lo scudo, però, non varrà per i contribuenti che abbiano un procedimento in corso alla data del 15 settembre.
Lo scudo-ter protegge anche i reati di false comunicazioni sociali, assicurando l’estensione delle garanzie anche ad una serie di reati tributari e penali: dalle dichiarazioni fraudolente mediante uso di fatture o altri artifici, a quella infedele, dall’occultamento alla distruzione di documenti contabili alla soppressione di atti veri.
Il 15 settembre scorso si sono aperte le porte per avviare le operazioni per aderire allo sanatoria. Le modifiche apportate dal Senato restringono la finestra a disposizione da 7 a 3 mesi: la nuova scadenza viene fissata al 15 dicembre 2009.
Infine, con le modifiche approvate dal Senato, salta l’obbligo per intermediari di segnalare le operazioni sospette a fini antiriciclaggio.

Terza edizione dello scudo fiscale

tremonti-3 Partirà a breve, esattamente il 15 settembre, la terza edizione dello scudo fiscale, grazie al quale fino al prossimo 15 aprile 2010 potranno essere rimpatriati o regolarizzati i capitali illecitamente trasferiti all’estero.
Una terza edizione che spera di replicare il successo delle precedenti, quando le manovre, fortemente volute da Giulio Tremonti, permisero di far emergere ben 73,1 miliardi di euro, ovvero un gettito pari a 2,1 miliardi di euro.
Per questa terza edizione il Governo ha fissato un’aliquota pari al 5%, mentre non ha voluto fare alcuna previsione sul gettito, neanche facendo riferimento ad altri paesi che pure sono ricorsi e ricorrono a questa misura.
Ecco un riepilogo sui numeri dei primi due scudi fiscali su dati forniti dall’Ufficio italiano Cambi-Bankitalia e sul gettito generato in tutti i paesi, compresa l’Italia, che hanno adottato misure similari (dati Ocse).
Lo scudo 2001 prevedeva che venisse applicata un’aliquota del 2,5% sull’importo dichiarato tra il novembre 2001 e il giugno 2002 ai fini del rimpatrio e della regolarizzazione.
Con il primo scudo emersero invece 54,6 miliardi di euro, pari a 33,2 miliardi per i rimpatri e a 21,4 miliardi per le regolarizzazioni.
Lo scudo 2002 prevedeva un’aliquota più alta pari al 4% applicata sempre sull’importo dichiarato. Tra il gennaio e l’ottobre 2003 emergono 18,5 miliardi (10 miliardi sono i rientri e 8,5 miliardi le regolarizzazioni)

Torna lo scudo fiscale!

tremonti_giulio Addio al Dpef che dal prossimo anno verrà sostituito con il Dfp (Decisione di finanza pubblica) e ben tornato allo scudo fiscale, contestatissimo dalle opposizioni. Alla Camera, infatti, è arrivato il via libera del Consiglio dei Ministri al Documento di Programmazione Economica e Finanziaria 2010-2014 ed è stato presentato anche un emendamento al decreto anticrisi per favorire il rientro dei capitali depositati all’estero. L’imposta si applica su di un rendimento lordo presunto in ragione del 2% l’anno per i cinque anni precedenti il rimpatrio, con un’aliquota complessiva del 50% annuo complessiva di interessi e sanzioni. In pratica, l’aliquota sarà del 5%.
Per quanto riguarda invece il Dpef 2010-2014, il governo insiste sulla linea dell’ottimismo come arma per uscire dalla crisi e prevede che il 2009 sconterà ancora gli effetti della recessione internazionale con il Prodotto interno lordo in calo del 5,2%, ma già in ripresa nel 2010 quando la locomotiva Italia riprenderà a marciare con un +0,5% nel 2010 e un altro +2% per ciascuno degli anni 2011-2013.
Tenuta dei conti pubblici, coesione sociale e liquidità alle imprese, a partire da quelle piccole e medie. “Sono questi i principali obiettivi del documento – spiega il ministro dell’economia Giulio Tremonti – per contrastare e fronteggiare la crisi e risanare la finanza pubblica”. Obiettivi perseguiti già dal precedente documento, rivendica il numero uno di via XX settembre, dove “si parlava di crisi” e “c’era già chiara la traccia politica di quello che avremmo e abbiamo fatto” con obiettivi che sono “stati raggiunti”.
Confermate, comunque, le difficili prospettive già annunciate, nelle scorse settimane, dalle previsioni di Bankitalia e Confindustria, non mancano timidi segnali di ottimismo. Rimandato, quindi, al 2010 anche ogni spiraglio di uscita dal tunnel della disoccupazione, che quest’anno si attesterà sull’8,8% della forza lavoro.
Per quanto riguarda il debito pubblico, che nel 2008 si è attestato al 105,7%, salirà quest’anno di quasi dieci punti al 115,3%, toccherà il 118,2% nel 2010 per poi ridiscendere al 114,1% nel 2013.
Capitolo a parte per lo scudo fiscale. Il pacchetto di emendamenti presentati dal Governo e dai relatori al decreto legge anticrisi prevede che i capitali che si trovano nei Paesi extra Ue dovranno essere rimpatriati, mentre quelli che si trovano in Paesi dell’Unione europea potranno essere sia regolarizzati (lasciandoli all’estero) sia rimpatriati.
Nel testo non si fa riferimento esplicito una aliquota ma si riporta la formula di tassazione: “L’imposta si applica su un rendimento lordo presunto – si legge nelle relazione tecnica – in ragione del due per cento annuo per i cinque anni precedenti il rimpatrio o la regolarizzazione e con un aliquota sintetica del cinquanta per centro per anno comprensiva di interessi e sanzioni”.
Mentre la regolarizzazione delle attività “finanziarie e patrimoniali detenute almeno al 31 dicembre 2008” potrà avvenire dal 15 settembre 2009 al 15 aprile 2010. Quindi l’ombrello fiscale, nell’ultima versione, riguarda solo l’omessa dichiarazione e la dichiarazione infedele.
Lo scudo dovrà avere l’ok europeo e altri paesi, Stati Uniti in testa, stanno mettendo a punto regole simili”, assicura Giulio Tremonti. Ma le opposizioni insorgono, puntando l’indice su un “nuovo condono”. Inaccettabile, attacca il segretario del Pd Dario Franceschini; una misura che “serve solo a una piccola casta piduista”, per Antonio Di Pietro.
Confermata, infine, anche la parificazione tra uomini e donne per l’età pensionabile nel settore pubblico, imposta dall’Europa. Nel 2010 le impiegate statali andranno in pensione a 61 anni, dagli attuali 60. La soglia aumenterà poi di un anno ogni due per arrivare nel 2018 a quota 65 anni, età in cui oggi i loro colleghi di sesso maschile smettono di lavorare.

Tremonti:ancora presto per lo scudo fiscale

denaro_blogGiulio Tremonti si è espresso sulla questione dello scudo fiscale, sottolineando che è ancora troppo presto per favorire il rientro dei capitali nei paradisi fiscali.
Nel corso di una conferenza stampa il ministro ha infatti affermato che: «Non mi stupisce che ci siano dei ragionamenti tecnici, ma è troppo presto per parlarne. Certo, se si definisce un regime nuovo deve trovare uno snodo sul vecchio, ma è troppo presto per fare valutazioni».
Lo scudo spaziale potrebbe rappresentare l’arma vincente per combattere il fenomeno dei paradisi fiscali. Se ne discute già molto e in Francia e Germania si stanno già valutando delle misure per consentire un rientro agevolato di tutti quei patrimoni detenuti in paesi non cooperativi. I risultati attesi sarebbero due: colpire gli Stati-rifugio sottraendo risorse e rendere disponibile nuova liquidità da immettere nelle attività economiche (vincolando quindi l’utilizzo dei capitali di ritorno). Secondo anticipazioni anche l’Italia potrebbe associarsi a queste iniziative, rinnovando le misure di emersione che avevano portato a recuperare oltre 80 miliardi di euro tra il 2001 e il 2003