Gary Barlow dei Take That: quanto è ricca una stella?

Take That

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Gary Barlow, 39 anni, oltre ad essere cantante nei Take That è anche il talento che scrivere i testi per molti gruppi e artisti di successo del calibro delle Atomic Kitten, Blu, Will Young, Charlotte Church e Lily Allen.

Questo permette a Gary di stare comodamente seduto su una fortuna che vale 35 milioni di sterline, secondo il Times Rich List, nella sua stima 2010.

Grazie alla fortuna di far rivivere la sua ex boy band (i Take That), durante questo primo periodo si pensa che Barlow abbia accumulato circa 15 milioni di sterline. Tali ricchezze lo hanno incoraggiato a vivere uno stile di vita sontuoso che, per sua stessa ammissione, è stato influenzato dalla leggenda del rock Elton John.

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La ricchezza delle famiglie tiene bene

soldi La crisi economica che ha investito l’economia reale e quella finanziaria ha lasciato le famiglie italiane certamente molto indebitate.
A rivelarlo la Cgia di Mestre che ha reso noto come dal 2002 al 2009 ben 81% in più delle famiglie si sia indebitata, sebbene risulti che la ricchezza delle famiglie sia riuscita a tenere. Infatti, mentre il debito pubblico è cresciuto, la ricchezza media delle famiglie tiene bene, riuscendo anche a contrastare l’avanzata dell’inflazione. La ricchezza delle famiglie italiane si attesterebbe quindi intorno a 8mila miliardi di euro, importo dato dalla differenza tra le attività, siano esse reali o finanziarie, e le passività finanziarie. Tra le attività reali la parte più importante è occupata dalle abitazioni (55,7% della ricchezza totale), mentre quelle finanziarie (cartamoneta, depositi bancari, risparmi postali, titoli, azioni, etc), rappresentano complessivamente il 40% del patrimonio delle famiglie italiane.
Per quanto riguarda invece le passività – spiegsa la ricerca della Cgia – , ci sono in primis i mutui per l’acquisto della casa e prestiti a medio/lungo termine (la voce contiene anche credito al consumo, debiti commerciali, ed altri tipi di prestito), il dato si attesta ad inizio 2009 al 6,7% del totale.
Quindi nel periodo che va dal 2002 al 2009, la dinamica della ricchezza netta complessiva è stata positiva, visto che l’aumento del 29,2% è stato superiore di quello dei prezzi al consumo, fermatosi a +15,4%.
Ma attenzione, perché il dato complessivo nasconde sempre delle insidie. “va sottolineato – commenta non a caso Giuseppe Bortolussi della Cgia – che stiamo parlando di dati medi, che non tengono chiaramente conto delle aumentate differenze di reddito e di ricchezza esistenti sia tra le fasce sociali, sia tra le aree geografiche italiane”.

Italia: aumenta la povertà

ms%20povert Sono quasi 5 su 100, gli italiani che non possono dire di avere una vita “dignitosa”. Ben il 4,9%, infatti, fa parte della schiera dei poveri tra i poveri, il che significa che ben 1 milione di famiglie non riesce a garantirsi i bisogni minimi.
A renderlo noto l’Istituto di Statistica Nazionale, nell’annuale rapporto sulla povertà.
La povertà assoluta colpisce soprattutto il Sud, o meglio le famiglie con un solo lavoratore autonomo e composte da almeno 4 persone. Rispetto ai dati diffusi per lo scorso anno, sebbene non vi siano significative variazioni, un dato emerge, ovvero il fatto che peggiora la condizione tra le famiglie tradizionalmente povere e che un peggioramento della situazione si sta verificandosi soprattutto al Sud, dove si è passati dal 5,8% al 7,9%.
Sono quindi ben 78milioni le persone che in Italia si trovano in una condizione di povertà (13,6% della popolazione).
L’incidenza di povertà, in particolare, risulta in crescita tra le famiglie più ampie (dal 14,2% al 16,7% tra quelle di quattro persone e dal 22,4% al 25,9% tra quelle di cinque o più), soprattutto per le coppie con due figli (dal 14% al 16,2%) e ancor più tra quelle con minori (dal 15,5% al 17,8%).
In aumento la povertà soprattutto nelle famiglie di monogenitori (13,9%), nei nuclei con a capo una persona in cerca di occupazione (dal 27,5% al 33,9%), tra quelle che percepiscono esclusivamente redditi da lavoro, e cioè con componenti occupati e senza ritirati, (dall’8,7% al 9,7%) e tra le famiglie con a capo un lavoratore in proprio (dal 7,9% all’11,2%).
Soltanto le famiglie con almeno un componente anziano mostrano una diminuzione dell’incidenza di povertà (dal 13,5% al 12,5%) che è ancora più marcata in presenza di due anziani o più (dal 16,9% al 14, 7%).
Commentando i dati diffusi dall’Istat, il ministro del Lavoro, della salute e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi ha rilevato come sia “opportuno sviluppare la strada aperta con la Carta Acquisti in favore di famiglie con anziani o minori indigenti. L’esperimento, che ora dovrà essere completato, impiegando le risorse residue, ha avviato un canale di comunicazione tra le istituzioni, i donatori privati e i beneficiari, così come, per la prima volta, ha consentito una prima identificazione dei soggetti bisognosi”.
“Per queste ragioni – ha continuato Sacconi – anche attraverso il dialogo con gli attori sociali, il Governo è intenzionato a procedere lungo la strada intrapresa coinvolgendo altri donatori privati e tutte le reti che generosamente si dedicano agli ultimi degli ultimi”.

Italiani sempre più poveri

soldi Gli italiani sono più ricchi o più poveri?
Questa la domanda che viene spontaneo porsi leggendo il rapporto del Dipartimento del ministero dell’Economia. Secondo i dati diffusi dagli uomini di Tremonti, le dichiarazioni dei redditi indicano che per il 2007 il reddito medio degli italiani si aggirerebbe intorno ai 18.892 euro, con una crescita del 3,1%.
Un dato che sorprende soprattutto se si tiene conto di altro, ovvero del fatto che ben il 50% degli italiani non supera la soglia dei 15mila euro, mentre un altro 80% si attesta intorno ai 26mila euro.
Pochi i fortunati, appena lo 0,2%, che riesce a superare i 200mila euro annui.

A confermarsi anche l’antica la tradizione che vede il Nord più ricco, con una media di 21.480 euro di reddito per il Nordovest, e appena 15.060 euro per il Sud. Tra le regioni anche qui una conferma, con la Lombardia che in media vede i suoi abitanti percepire 22.460 euro, in fondo alla classifica c’è la Calabria ferma a 13.410 euro, ben al di sotto della media nazionale.
A proposito di conferme, tra le categorie emerge la difficoltà dei pensionati, che in media incassano 13.448 euro ogni anno, anche qui segnando un aumento rispetto ai 13.046 euro dell’anno prima, mentre il lavoro autonomo vanta una media da 37.124 euro (+2%).
Infine il capitolo aziende. Secondo le elaborazioni del ministero, 419mila tra Spa e Srl e società in accomandita che hanno dichiarato un 2007 in rosso, contro 520mila in attivo. Tra il milione di società di persone, invece, il bilancio in negativo nel 2007 è stato registrato nel 15% dei casi, in media in rosso per 20mila euro, contro una media di 46mila euro di attivo per chi ha chiuso il bilancio in crescita.

Le idee del PD

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Il segretario del Pd Dario Franceschini propone di aiutare in tempi di crisi le fasce più deboli introducendo un contributo di solidarietà sui redditi da 120mila euro, e il leader della Lega Nord Umberto Bossi apre all’iniziativa.

“Questo può anche andar bene in un momento di crisi”, ha detto oggi Bossi a Montecitorio ai giornalisti che gli chiedevano se fosse d’accordo con la proposta di Franceschini.

Come riportato dai media, il segretario del Pd ha proposto l’introduzione di “un contributo straordinario di due punti sull’Irpef dei redditi alti, da quelli dei parlamentari in su, e cioè di 120mila euro”.

Da questa “una tantum” verrebbero 500 milioni di euro “per il volontariato e i comuni per contrastare la povertà estrema, per chi non ha nulla”.

In occasione dello sciopero contro la crisi economica dello scorso 13 febbraio, la Cgil aveva chiesto di aumentare la tassazione dei redditi superiori ai 150mila euro e di destinare il miliardo e mezzo così ottenuto al sostegno dei redditi più deboli.