Al Consiglio dei Ministri domani arriva la Finanziaria

PalazzoChigi Arriverà domani mattina al Consiglio dei Ministri la legge finanziaria 2009, stando alla comunicazione diffusa nella giornata di oggi da Palazzo Chigi.
Cominceranno invece oggi le discussioni tra Governo e parti sociali per quanto concerne le linee generali della Finanziaria e la situazione economica del nostro paese, al fine di adottare misure efficaci che possano portare ad una concreta ripresa.
Sul tavolo ci saranno quindi alcuni degli argomenti più spinosi degli scorsi mesi: lavoro, occupazione, situazione politica e sociale.
Argomento principe sarà chiaramente la strategia da adottare per portare il paese ad un rilancio economico concreto e su questo punto le opinioni sono diverse.
“Sembra ormai che la crisi abbia toccato il fondo, come testimoniano anche i nostri indicatori. Proprio ora, però, occorre non abbassare la guardia e fare rapidamente quelle riforme e assumere quelle iniziative che diano coraggio e impulso alle nostre imprese, perché la strada è ancora in salita. La ripresa vera e propria infatti è ancora molto lontana”, ha detto nei giorni scorsi Paolo Galassi, presidente di Confapi (60mila aziende iscritte, un milione e mezzo di addetti).
“Non dimentichiamoci che la crisi ha intaccato nel profondo la solidità delle aziende, soprattutto di quelle più virtuose, che sono rimaste a corto di risorse a causa degli investimenti effettuati in innovazione e tecnologia”, ha incalzato Galassi. Che invita a non fidarsi troppo dei segnali di ripresa.
Ma chi da tempo insiste, parlando di un quadro pesante, sono le associazioni dei consumatori. “Morandini, di Confindustria, e Galimberti, di Confcommercio, convengono sulle posizioni che noi sosteniamo da anni, cioè sulla necessità di una detassazione del reddito fisso per rilanciare i consumi e far ripartire l’intera economia”, sottolineano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef.
Le due associazioni si concentrano soprattutto sui mancati interventi di sostegno al reddito delle famiglie nonchè la mancata introduzione di misure che possano portare
ad una concreta detassazione del reddito fisso, da pensione e da lavoro.

La ricchezza delle famiglie tiene bene

soldi La crisi economica che ha investito l’economia reale e quella finanziaria ha lasciato le famiglie italiane certamente molto indebitate.
A rivelarlo la Cgia di Mestre che ha reso noto come dal 2002 al 2009 ben 81% in più delle famiglie si sia indebitata, sebbene risulti che la ricchezza delle famiglie sia riuscita a tenere. Infatti, mentre il debito pubblico è cresciuto, la ricchezza media delle famiglie tiene bene, riuscendo anche a contrastare l’avanzata dell’inflazione. La ricchezza delle famiglie italiane si attesterebbe quindi intorno a 8mila miliardi di euro, importo dato dalla differenza tra le attività, siano esse reali o finanziarie, e le passività finanziarie. Tra le attività reali la parte più importante è occupata dalle abitazioni (55,7% della ricchezza totale), mentre quelle finanziarie (cartamoneta, depositi bancari, risparmi postali, titoli, azioni, etc), rappresentano complessivamente il 40% del patrimonio delle famiglie italiane.
Per quanto riguarda invece le passività – spiegsa la ricerca della Cgia – , ci sono in primis i mutui per l’acquisto della casa e prestiti a medio/lungo termine (la voce contiene anche credito al consumo, debiti commerciali, ed altri tipi di prestito), il dato si attesta ad inizio 2009 al 6,7% del totale.
Quindi nel periodo che va dal 2002 al 2009, la dinamica della ricchezza netta complessiva è stata positiva, visto che l’aumento del 29,2% è stato superiore di quello dei prezzi al consumo, fermatosi a +15,4%.
Ma attenzione, perché il dato complessivo nasconde sempre delle insidie. “va sottolineato – commenta non a caso Giuseppe Bortolussi della Cgia – che stiamo parlando di dati medi, che non tengono chiaramente conto delle aumentate differenze di reddito e di ricchezza esistenti sia tra le fasce sociali, sia tra le aree geografiche italiane”.

Italia: aumenta la povertà

ms%20povert Sono quasi 5 su 100, gli italiani che non possono dire di avere una vita “dignitosa”. Ben il 4,9%, infatti, fa parte della schiera dei poveri tra i poveri, il che significa che ben 1 milione di famiglie non riesce a garantirsi i bisogni minimi.
A renderlo noto l’Istituto di Statistica Nazionale, nell’annuale rapporto sulla povertà.
La povertà assoluta colpisce soprattutto il Sud, o meglio le famiglie con un solo lavoratore autonomo e composte da almeno 4 persone. Rispetto ai dati diffusi per lo scorso anno, sebbene non vi siano significative variazioni, un dato emerge, ovvero il fatto che peggiora la condizione tra le famiglie tradizionalmente povere e che un peggioramento della situazione si sta verificandosi soprattutto al Sud, dove si è passati dal 5,8% al 7,9%.
Sono quindi ben 78milioni le persone che in Italia si trovano in una condizione di povertà (13,6% della popolazione).
L’incidenza di povertà, in particolare, risulta in crescita tra le famiglie più ampie (dal 14,2% al 16,7% tra quelle di quattro persone e dal 22,4% al 25,9% tra quelle di cinque o più), soprattutto per le coppie con due figli (dal 14% al 16,2%) e ancor più tra quelle con minori (dal 15,5% al 17,8%).
In aumento la povertà soprattutto nelle famiglie di monogenitori (13,9%), nei nuclei con a capo una persona in cerca di occupazione (dal 27,5% al 33,9%), tra quelle che percepiscono esclusivamente redditi da lavoro, e cioè con componenti occupati e senza ritirati, (dall’8,7% al 9,7%) e tra le famiglie con a capo un lavoratore in proprio (dal 7,9% all’11,2%).
Soltanto le famiglie con almeno un componente anziano mostrano una diminuzione dell’incidenza di povertà (dal 13,5% al 12,5%) che è ancora più marcata in presenza di due anziani o più (dal 16,9% al 14, 7%).
Commentando i dati diffusi dall’Istat, il ministro del Lavoro, della salute e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi ha rilevato come sia “opportuno sviluppare la strada aperta con la Carta Acquisti in favore di famiglie con anziani o minori indigenti. L’esperimento, che ora dovrà essere completato, impiegando le risorse residue, ha avviato un canale di comunicazione tra le istituzioni, i donatori privati e i beneficiari, così come, per la prima volta, ha consentito una prima identificazione dei soggetti bisognosi”.
“Per queste ragioni – ha continuato Sacconi – anche attraverso il dialogo con gli attori sociali, il Governo è intenzionato a procedere lungo la strada intrapresa coinvolgendo altri donatori privati e tutte le reti che generosamente si dedicano agli ultimi degli ultimi”.

Italia:salari tra i più bassi dei paesi OSCE

balzello2sitoStipendi tra i più bassi dei paesi OSCE. E’ questo quanto comunicato dall’organizzazione, che ha verificato come in Italia il salario netto si aggiri intorno a 21.374 dollari, collocando il Bel Paese al 23esimo posto della classifica dei 30 paesi dell’organizzazione di Parigi.
Buste paghe più pesanti solo in Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania, Francia, ma anche in Grecia e Spagna.
La classifica si riferisce al salario netto annuo dei lavoratori senza famiglia, calcolato in dollari a parità di potere d’acquisto. A quanto pare il potere d’acquisto degli italiani è il 17% in meno rispetto a quello degli altri paesi OSCE.
Secondo i dati a pesare negativamente sulle buste paghe degli italiani è soprattutto il cuneo fiscale che calcola la differenza tra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto effettivamente finisce in tasca al lavoratore. Il peso di tasse e contributi, sempre per un lavoratore dal salario medio, single senza carichi di famiglia, è del 46,5%.
In questa classifica l’Italia si piazza al sesto posto, mentre leggermente migliore sembra essere questo dato se si prende in considerazione il caso di un lavoratore, sempre con un salario medio ma sposato e con due figli a carico. In questo caso il cuneo e al 36% e l’Italia scivola qualche posizione sotto collocandosi all’undicesimo posto nell’Ocse (partendo sempre dai Paesi dove massimo è il peso fiscale sulle buste paga).
La crisi sembra inoltre colpire ogni italiano che in media ogni anno guadagna il 44% in meno di un inglese, il 32% in meno di un irlandese, il 28% in meno di un tedesco, il 18% in meno di un francese.

Leggi tutto »

USA: ecco i dati di febbraio

usaSono stati diffusi i dati relativi al mese dui febbraio per quanto concerne il consumo e i redditi negli USA.
A quanto pare le spese al consumo hanno fatto registrare una variazione positiva dello 0.2%, mentre il reddito personale e’ sceso dello 0.2%.
A darne notizia il Dipartimento del Commercio Usa che sottolinea comeil primo dato si sia allineato al consensus, mente il secondo ha sostanzialemte deluso le aspettative.
L’indice “core” PCE (Personal Consumption Expenditures) e’ risultato in rialzo dello 0.2%, portando il tasso annuale all’1.8%, oltre le stime (+1.6%), comunque sotto il range di “tolleranza” fissato dalla Fed. Il deflatore della spesa per consumi personali e’ invece cresciuto dell’1%, in misura superiore alle attese degli analisti (+0.8%).