Redditi on line: i contribuenti non vogliono finire sulla rete

Probabilmente a nessuna persona farebbe piacere se un conoscente sapesse la propria dichiarazione dei redditi. Contrariamente fa sempre gola e crea curiosità sapere quella degli altri. Gli Italiani sono impiccioni quando non si tratta della propria vita.

La pubblicazione della dichiarazione dei redditi consultabile on line da tutti diventa di nuovo di moda. Era qualche anno fa che aveva incuriosito molti, il risultato fu che il sito dell’Agenzia delle Entrate fu preso d’assalto da curiosidi tutta Italia.

Volete veramente che tutti sappiano quanto realmente gudagnate? Credo di no, allora non fate le portinaie, pensate a pagare le tasse, vinvece d’impicciarvi nei fatti altrui.

Redditi in Italia: quanti poveri!

Finti poveri

Finti poveri

Nell’anno 2008, i redditi dichiarati dai liberi professionisti italiani sono così bassi da far pensare ad un Paese sottosviluppato ed assolutametne classificabile come nella povertà più nera.

Tra la lista dei lavoratori autonomi super poveri, che dichiarano un reddito medio di 27.500 Euro annui, in base a quanto è stato dichiarato al Dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia, ci sono anche categorie ben più sfortunate di queste già esigue:
- parrucchieri: 11.400 Euro
- orefici: 14.300 Euro
- macellai: 16.000 Euro
- gestori di impianti sportivi: 4.800 Euro

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Istat: redditi più cospicui al nord

Benestanti

Benestanti

L’Istat, in seguito ad un’ulteriore ricerca, ha potuto rilevare una diseguaglianza nella distribuzione dei redditi alle famiglia dello Stivale. Pare, infatti, che più della metà dei redditi (il 53%) siano stati erogati al nord, e solo il 21% al centro.

Nonostante si sia registrata anche una tendenziale crescita dei redditi (paril al +3.2), il nord Italia si distacca ancora troppo dal resto delle altre zone della penisola. Liguria e Lombardia sono le due regioni che avanzano economicamente con maggiore successo, insieme a Piemonte e Valle d’Aosta.

La regione che si trova nella situazione meno promettente parrebbe essere l’Umbria che, con solo il +2.5% di crescita, non ha tenuto testa all’avanzamento delle altre aree. Buonissima l’Emilia-Romagna ed il Veneto (rispettivamente, +4% e +3%).

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Affitti sempre più cari

assicurazione%20casa Affittare una casa è diventata davvero un impresa impossibile, e questo non perchè non ci siano offerte ma per il fatto che i canoni rimangono elevati ed inaccessibili per la maggior parte delle famiglie.
A parlare sono i numeri.
Ad esempio per una casa di 80 mq in un grande centro urbano, il canone medio si aggira intorno a 1.030 euro mensili, con picchi di 2.000 euro per città come Venezia e Milano.
A fare il resoconto sui livelli medi di affitto in Italia è Suina, il sindacato degli inquilini, che da un’indagine appena condotta ha constatato che l’offerta di affitto è aumentata in seguito agli investimenti sul mattone degli ultimi anni.
Nel rapporto si legge che tra gli alloggi più gettonati si confermano quelli di taglio minore: i monolocali e i bilocali rappresentano il 60% delle offerte contro il 56% della precedente rilevazione. Mentre i trilocali raggiungono il 35% contro il 32%, con punte che arrivano al 54% se situati in zone periferiche (contro il precedente 47%).
Contemporaneamente, come detto, non si riduce il livello dei canoni.
Nel 2008, infatti, il canone medio per un’abitazione in un centro urbano era pari a 740 euro per i contratti registrati e di 1.100 euro secondo le offerte di mercato. Un aumento, tra il 1999 e il 2008 pari a circa il 150%.
Roma, Milano e Venezia figurano tra le città dove gli affitti sono più cari, mentre Bari, Palermo e Catania registrano i canoni più bassi.
Così per un monolocale il canone oscilla da un minimo di 360 euro al mese a Bari ad un massimo di 1.100 euro a Roma, per un trilocale si va dai 750 euro di Catania e Palermo ai 2.000 euro di Milano.
Un livello medio dei canoni dei contratti sottoscritti negli ultimi anni che, tuttavia – secondo il Sunia – è incompatibile per le famiglie con redditi annui netti inferiori a 20.000 euro (il 77,1% delle famiglie in affitto). Mentre le attuali offerte del mercato privato incontrano la domanda solo nel caso di redditi superiori a 35.000 euro annui (solo il 3,3% delle famiglie in affitto ha un reddito di oltre 30 mila euro).
Pronta la replica di Confedilizia.
L’organizzazione dei proprietari di casa osserva che “proprietari e inquilini hanno oggi un avversario unico, che è il famelico fisco, soprattutto locale. Se in dieci anni i tributi locali sono aumentati di quasi il 120%, i proprietari - osserva – si sono invece limitati a richiedere aumenti del 150% circa. Così che i canoni reali si saranno attestati su una misura tale da coprire sì e no l’aumento delle tasse