Recessione: le donne sono le vere vittime

Donne bancarotta

Donne bancarotta

La bancarotta colpisce le donne 3 volte più che gli uomini, lasciandole scivolare all’ultimo posto della catena economica di questo decennio.

Il numero delle donne insolventi, in 1 solo anno, è salito repentinamente raggiungendo picchi da record (65.000). E la crisi tra le donne non è solo più grave, ma aumenta anche più rapidamente di quella maschile, almeno secondo quanto dichiarano i dati del Government’s Insolvency Service.

L’insolvenza femminile è schizzata del +22% in 12 mesi, rispetto allo stesso periodo (agosto, crf.) dell’anno precedente. Secondo alcuni esperti, questo fenomeno si verifica perché molte donne adottano degli stili di vita che, semplicemente, non possono permettersi.

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USA: ecco perchè è bello vivere da temporaneamente poveri

Roulotte

Roulotte

La recessione negli USA ha costretto alla povertà alcune persone che, nonostante tutto, si sono reinventate così bene in questo nuovo stile di vita da (addirittura) non rimpiangere quello precedente ed economicamente più forte.

Come è capitato anche all’attrice Hillary Swank, dormire in auto e vivere sotto i ponti a Los Angeles è una cosa che è capitata anche a lei. Ed oggi che il fenomeno è conosciuto, ci sono diverse persone che testimoniano in favore della “povertà”.

Esiste ad esempio un uomo, Steve, ex amministratore di una start-up, che ha lasciato il suo bilocale, i suoi mocassini in pelle, le sue camicie e la sua auto per vivere in una roulotte. Cosa dice? Questo: Leggi tutto »

Italia:consumi bloccati

Cibo Il dato conferma l’onda lunga della recessione, secondo Istat nel 2008 la spesa media mensile per famiglia è stata pari a 2.485 euro, di fatto uguale a quella dell’anno precedente (+0,2%), in un quadro che vede l’inflazione nel periodo in crescita del 3,3%.Altro segnale che conferma un quadro deteriorato, il calo dei consumi è stato più forte al Sud, infatti mentre il Veneto è la regione con la spesa mensile più elevata (2.975 euro) per famiglia, seguito da Lombardia (2.930), fanalino di coda è stata la Sicilia (1.742 euro).
Nel 2008, la spesa per generi alimentari e bevande – dice Istat – si attesta su 475 euro, circa 9 euro in più rispetto ai 466 euro registrati nel 2007.Il risultato sembra essenzialmente dovuto alla sostenuta dinamica inflazionistica che ha caratterizzato i generi alimentari (+5,4%), effetto che è stato tuttavia mitigato dalla messa in atto di strategie di risparmio da parte delle famiglie: la quota di famiglie che ha dichiarato di aver limitato l’acquisto o scelto prodotti di qualità inferiore o diversa rispetto all’anno precedente è sempre superiore al 40%”.
In particolare si attesta al 43,4% per il pane, al 49,2% per la pasta, al 55,7% per la carne, al 58% per il pesce e al 53,7% per frutta e verdura. Continua ad aumentare la percentuale di famiglie che acquistano generi alimentari (pane, pasta, carne, pesce, frutta) presso gli hard-discount (dall’8,6% del 2006, al 9,7% del 2007, al 10,9% del 2008).
Il supermercato rimane il luogo di acquisto prevalente (68,1%, era il 67,8% nel 2007), soprattutto nel Centro-nord (superiore al 70%), immediatamente segue il negozio tradizionale (63,7%, era il 64,7%) in particolare nel Mezzogiorno (76,2%) e per l’acquisto di pane (59,4%). Il 17,2% delle famiglie acquista presso ipermercati, con punte del 22% nel Nord, dove questa tipologia distributiva è più diffusa. Al mercato si reca circa il 22% delle famiglie del Centro-nord (erano il 20% nel 2007) contro il 33,1% delle meridionali (erano il 31,4%).

Il calo dei prezzi

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I prezzi alla produzione dei prodotti industriali venduti sul mercato interno segnano in gennaio una diminuzione dello 0,8% sul mese precedente che si confronta col -1,7% di dicembre, dato rivisto da -1,3%.

In termini tendenziali, l’indice è sceso del 2% dal -0,7% del mese precedente, dato rivisto da +0,6%.

Le diminuzioni registrate in gennaio sono superiori a quelle previste dagli analisti interpellati da Reuters, che indicavano una variazione di -0,4% su mese e di -0,3% su anno.

Al netto delle componenti dei prodotti petroliferi, dell’energia elettrica, di gas e acqua la variazione di gennaio è risultata di -0,8% su mese e di -0,2% su anno.

La grande recessione

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L’economia mondiale scenderà probabilmente “sotto lo zero” quest’anno, in quella che molti definiscono ora la “Grande recessione”.

A dirlo oggi è il capo del Fondo monetario internazionale.

“L’Fmi si aspetta una crescita globale sotto lo zero quest’anno, la peggior performance della maggior parte della nostra vita”, ha detto il direttore dell’Fmi Dominique Strauss-Kahn ai leader finanziari e politici africani nella capitale della Tanzania.

“La continua discesa delle istituzioni finanziarie mondiali, combinata con il crollo delle fiducia dei consumatori e delle imprese, sta deprimendo la domanda interna in tutto il globo, mentre il commercio mondiale sta calando a tassi allarmanti e i prezzi delle commodity sono crollati”, ha aggiunto Strauss-Kahn.

Con i paesi avanzati che si focalizzano sui problemi delle loro economie, Strauss-Kahn ha chiesto alla comunità internazionale di non dimenticare l’Africa, dove la crescita è attesa in calo del 3% quest’anno, una proiezione definita “troppo ottimistica” da Strauss-Kahn.

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Giappone sempre più giù

340xL’economia giapponese è in grave recessione. A dirlo i dati che segnalano un crollo del Pil del 12,7%, con una diminuzione del 3,3% nel solo periodo luglio-settembre. Molto preoccupato il Ministro dell’Economia, Kaoru Yosano, che intende correre ai ripari. Per questo il Governo sta già eleborando un piano anticrisi, il quarto dopo quello di agosto, settembre e dicembre, da circa 20.000 miliardi di yen, circa 170 miliardi di euro, attraverso il quale rilanciare l’economia giapponese.
Una misura estrema che il Governo ha adottato per fronteggiare quella che è stata definita la più grave crisi del secondo dopo-guerra e che se andasse in porto permetterebbe di rilanciare il paese ma che se non funzionasse determinerebbe un crollo di circa 100.000 miliardi di yen, ovvero 840 miliardi di euro.

Pil in calo nel 2009

stor_12056769_43040Il rapporto redatto dal Centro Studi di Confindustria, relativo all’andamento della produzione industriale per il mese di gennaio, non ci da delle buone prospettive per il futuro. Stando ai dati, infatti, sembra che nel 2009 ci sarà un calo del Pil di circa il 2,5%. La causa è da ricercare nel calo della produzione che si è attestata intorno ai valori del 1994, ovvero intorno al 15,2%
“La massiccia diminuzione della produzione industriale nel quarto trimestre (-7,5% sul terzo) implica una riduzione marcata del Pil (almeno -1,6%) – secondo le valutazioni del Csc – e una conseguente maggiore eredità negativa del 2008 (-1,6%) che pesa sul bilancio annuale 2009″.
Molto negativa, quindi, la stima di Confindustria per quanto concerne il prodotto interno lordo del 2009, la cui ripresa, si stima, si avrà solo nel 2010 e sarà molto lieve, dallo 0,3% all’1%.
Concorda con Confindustria anche Banca Italia che, tuttavia, appare più ottimista sulla ripresa del 2010 che dovrebbe attestarsi intorno allo 0,5%, mentre le previsioni più negative provengono dalla Fmi, secondo cui la recessione durerà anche nel 2010 con un calo di circa lo 0,1%.