G20: ecco le conclusioni

barak-obama Il G20 di Pittsburgh sembra aver preso una posizione sull’annosa questione dei bonus ai manager che, stando alla bozza di comunicato approvata, dovrebbero d’ora in poi essere legati ai risultati a lungo termine da questi conseguiti e non più alla condotta sul breve periodo.
Stando ad alcune indiscrezioni il testo prevederebbe in modo esplicito di “limitare i bonus a una certa percentuale dei profitti totali netti, quando non si sia in armonia con il mantenimento di una solida base di capitale”.
Una posizione quella del G20 che protende ad una maggior sicurezza e trasparenza, nonostante le cautele espresse da USA e Gran Bretagna che, rispetto alla Francia e alla Germania, sembravano protendere per posizioni più “morbide”.
Non si tratta tuttavia di un’intesa definitiva, visto che un compromesso definitivo ancora non c’è.
L’intento in seno al G20 è di attuare compiutamente la nuova normativa per migliorare qualità ed entità dei capitali bancari entro il 2012, con una progressiva applicazione mirata sull’evolversi delle condizioni finanziarie e sulla ripresa economica globale.
Altro punto di dibattito le misure da adottare per evitare un arresto improvviso della ripresa economica, punto questo alquanto delicato sul quale si guerreggia soprattutto la battaglia al protezionismo.

Nazionalizzare le banche:questa l’idea di Berlusconi

berlusconi4Nazionalizzare le banche, E’ questa la proposta lanciata sul tavolo da Silvio Berlusconi nel corso di un incontro con il premier britannico, Gordon Brown, per fronteggiare la grave crisi economica che ha investito i mercati finanziari. Questa la soluzione che il premier italiano impotizza, precisando però che questa opzione non troverebbe applicazione nel nostro paese, visto che in Italia “il sistema bancario è solido”.
“Sino ad ora non ci e’ arrivata alcuna richiesta” di ricapitalizzazione utilizzando gli strumenti messi in campo dal governo. ”Cio’ – ha aggiunto Berlusconi – ci deve tranquillizzare sullo stato delle banche italiane”. Subito dopo il premier ha ulteriormente precisato che ”la nazionalizzazione non riguarda le banche italiane ma e’ una delle proposte sul tavolo del G8”.
Anche a livello internazionale il Presidente del Consiglio ha tuttavia voluto precisare che l’opzione della nazionalizzazione è solo un ipotesi, attraverso la quale si potrebbe, tuttavia, impegnare le banche a fornire credito alle imprese. Il Governo ha già stanziato dei fondi nel caso in cui le banche decidano di avviare una ricapitalizzazione, sebbene per il momento “non e’ arrivata nessuna richiesta” anche se “si pensa che possano arrivare”.
Berlusconi non ha però potuto nascondere le sue preoccupazioni su un altro aspetto, ovvero “sul fatto che le banche debbano continuare a fare le banche e a dare fondi e investimenti necessari alle imprese ci sono diversie grida di allarme in tutto il Paese”. Lo stesso allarme – ha segnalato Berlusconi – e’ “anche dal punto di vista della remunerazione dei capitali prestati”.
Berlusconi ha quindi sottolineato la necessità di collaborare con l’Abi per dare supporto alle imprese e alla finanza bancaria. Infine è giunta una netta condanna al protezionismo, negando che questo fenomeno stia prendendo piede in USA e in Francia: “ci sono azioni che sanno un po’ di protezionistico, ma non sono ancora misure protezionistiche, che possono far male”.

Contro la crisi, questo l’impegno del G7

CAD5WHTMCATLVJ6ECAZDYNLQCANMBRG8CATDTYZ6CA721H94CAJFUE5KCALEOR7DCALL5GWSCAOHNY0PCAG0FKYXCAWZTKF6CAP5A5BPCAKFV7NGCA09C5TCContrastare la grave crisi economica e lottare contro ogni forma di protezionismo, questo è l’impegno che i governatori e i vertici delle istituzioni economiceh internazionali si sono presi nel corso del G7 di ieri a Roma.
Il primo obiettivo che ci si è assunti è quello di contrastare la volatilità dei cambi che finiscono con l’avere delle ripercussioni negative sulla stabilità economica dei paesi.
Lo strumeno?
Avviare un monitoraggio ravvicinato dei tassi di cambio, al fine di orientare le economie internazionali verso tassi di cambio molto più flessibili. Questo l’impegno che i vertici G7 si sono assunti insieme a quello di una dura lotta al protezionismo che, alimentato dalla recessione. sta rischiando di “esacerbare la fase negativa”.
A tal fine i 7 grandi del mondo si sono impegnati a favorire “un sistema di investimenti e di commercio globale e aperto è indispensabile per la prosperità mondiale”, che sappia, inoltre, impedire l’emergere di nuove barriere ed ostacoli al commercio internazionale.
A preoccupare sono state soprattutto le decisioni degli Stati Uniti e della Francia, che nei giorni scorsi avevano adottato delle misure per sostenere il settore dell’auto, in crisi crescente, suscitando perà i sospetti della Germania e della BCE.
Oltre che lottare contro il protezionismo, il G7 si è impegnato anche a far ripartire il credito, accogliendo così la proposta italiana di “sviluppare un set concordato di principi e standard comuni sulla proprietà, l’integrità e la trasparenza delle attività economiche e finanziarie internazionali”.
A cambiare è solo il termine della proposta, visto che nbon si parla più di legal standard ma di standard globali.
Non ci si poteva dimenticare, poi, dell’occupazione e del bisogno di incrementarla visto che il forte rallentamento economico ha già causato ” consistenti perdite occupazionali e si prevede che durerà per quasi tutto il 2009″.
Ciò che serve è quindi un impegno a livello globale che porti i paesi a collaborare in maniera più stringente anche dopo la diffusione dei dati, piuttosto negativi, sul Pil europeo che, nel quarto trimestre del 2008, è sceso di circa 1,5% nell’eurozona con punte negative soprattutto in Italia e in Germania, rispettivamente con un calo dell’1,8% e del 2,1%.
Si è poi prospettata la creazione di un Financial Stability Forum che, collaborando con il Fondo monetario, sarà in grado di monitorare in maniera più rapida i rischi finanziari.
Entusiasta della nuova collaborazione Tremonti che ha affermato “oggi qui da Roma è iniziato un percorso molto significativo, non solo tecnicamente ma politicamente. Crediamo sia una delle sfide più affascinanti politicamente e, aggiungo, moralmente. È una sfida per un nuovo sistema economico, sociale e politico: la formula nuovo ordine mondiale può sembrare ridondante ma è quello l’obiettivo cui dobbiamo puntare”.