Previdenza: come stare più tranquilli

Previdenza

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Si stanno attuando una serie di provvedimenti, in questo periodo, il cui obiettivo è quello di aggiornare i requisiti anagrafici e le aspettative di vita; in questo modo sarà possibili elaborare nuovi e migliorati canoni per la previdenza sociale, le pensioni ed i conti pubblici.

Che cosa si trae da parte di questi lavori? Senza grosse soprese, la solita realtà amara: le nuove generazioni dovranno lavorare più a lungo, e la loro rendita sarà meno consistente: “Chi matura i requisiti di anzianità prima dei limiti di vecchiaia, 60 o 65 annni, dovrebbe valutare l’ipotesi di ritardare il pensionamento per avere un vitalizio maggiore. L’incremento è spesso di un certo interesse.” – dice Segio Sorgi, vicepresidente di Progetica, l’azienda che ha condotto la ricerca.

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Il peso del lavoro interinale

donne lavoro Vale ben 6,3 miliardi di euro il lavoro interinale in Italia.
Le statistiche elaborate da Assolavoro raccontano di un comparto che, fino al 2007, cresceva di circa il doppio rispetto al 2007, ovvero di circa il 17%.
Un settore che, quindi, riesce a contribuire al sistema paese con 1,4 miliardi per per previdenza e assistenza, 3,1 miliardi di retribuzioni nette erogate e 700 milioni di gettito per l’Erario.
Tutto questo senza contare i 100 milioni di assicurazione sugli infortuni e i 160 milioni di tutela per i lavoratori.
Nel 2007 sono pervenuti alle 62 agenzie per il lavoro oltre 5,7 milioni di curricula, 3,9 milioni sono stati selezionati e 2,6 milioni ritenuti idonei. Il 76% degli interinali sono italiani,il 2% di paesi all’interno dell’Unione Europea e il 21% sono infine extraeuropei.
Per quanto concerne la fascia d’età bisogna sottolineare che si tratta soprattutto di giovani: il 25% ha meno di 24 anni mentre il 23% è under 30.

TFR è vantaggioso?

tfr2Si è chiuso pittosto male il 2008 per il settore della previdenza integrativa che ha fatto registrare delle perdite tra il 6 e il 25%, mentre il TFR si è rivalutato di circa il 2,7%.
Delusi quindi quelli che hanno destinato il TFR ai fondi pensioni alternativi?
Osservando i dati da una prospettiva di lungo periodo si scopre infatti che i fondi, nonostante i cali, avranno sempre la meglio sul TFR. Prendendo ad esempio un lavoratore che nella peggiore delle ipotesi avesse investito la propria liquidazione in una linea azionaria, avrebbe ottenuto un utile di circa il 20%, mentre il TFR si sarebbe svalutato dell’8%. Investendo in obbligazioni, invece, il guadagno sarebbe stato di circa il 37%, con un portafoglio bilanciato del 29%.
Ragionando, invece, sul medio periodo la previdenza alternativa avrebbe consentito di realizzare una performance che varierebbe dal 24 al 38%, mentre il TFR avrebbe perso circa l’11%. “Le elaborazioni mostrano cosa sarebbe successo da un lato a chi avesse mantenuto il Tfr in azienda — spiega Sergio Sorgi, vicepresidente di Progetica — e dall’altro a chi fosse stato iscritto a un fondo aperto per 1, 5, 10, 15 o 20 anni. E’ stato considerato uno scenario di lungo periodo, trent’anni, anche se i fondi allora non erano operativi. Sono stati applicati i costi medi e l’inflazione effettiva nel periodo e il Fisco”.
Gli scenari considerati sono quindi tre: il minimo, il massimo e i valori intermedi e in tutti si è constatato che affidandosi alla previdenza alternativa si sarebbe più al sicuro, mentre il TFR non avrebbe in nessun caso consentito di mantenere il potere d’acquisto.
Nei calcoli fondamentale è la variabile fiscale e il fatto che il confronto riguarda esclusivamente il solo TFR senza ipotizzare un contributo volontario, e quindi non considera la deducibilità sui versamenti: in questo caso il risultato sarebbe stato ancor più favorevole ai fondi.