Si è chiuso pittosto male il 2008 per il settore della previdenza integrativa che ha fatto registrare delle perdite tra il 6 e il 25%, mentre il TFR si è rivalutato di circa il 2,7%.
Delusi quindi quelli che hanno destinato il TFR ai fondi pensioni alternativi?
Osservando i dati da una prospettiva di lungo periodo si scopre infatti che i fondi, nonostante i cali, avranno sempre la meglio sul TFR. Prendendo ad esempio un lavoratore che nella peggiore delle ipotesi avesse investito la propria liquidazione in una linea azionaria, avrebbe ottenuto un utile di circa il 20%, mentre il TFR si sarebbe svalutato dell’8%. Investendo in obbligazioni, invece, il guadagno sarebbe stato di circa il 37%, con un portafoglio bilanciato del 29%.
Ragionando, invece, sul medio periodo la previdenza alternativa avrebbe consentito di realizzare una performance che varierebbe dal 24 al 38%, mentre il TFR avrebbe perso circa l’11%. “Le elaborazioni mostrano cosa sarebbe successo da un lato a chi avesse mantenuto il Tfr in azienda — spiega Sergio Sorgi, vicepresidente di Progetica — e dall’altro a chi fosse stato iscritto a un fondo aperto per 1, 5, 10, 15 o 20 anni. E’ stato considerato uno scenario di lungo periodo, trent’anni, anche se i fondi allora non erano operativi. Sono stati applicati i costi medi e l’inflazione effettiva nel periodo e il Fisco”.
Gli scenari considerati sono quindi tre: il minimo, il massimo e i valori intermedi e in tutti si è constatato che affidandosi alla previdenza alternativa si sarebbe più al sicuro, mentre il TFR non avrebbe in nessun caso consentito di mantenere il potere d’acquisto.
Nei calcoli fondamentale è la variabile fiscale e il fatto che il confronto riguarda esclusivamente il solo TFR senza ipotizzare un contributo volontario, e quindi non considera la deducibilità sui versamenti: in questo caso il risultato sarebbe stato ancor più favorevole ai fondi.