Scuola e Gelmini: 200 mila precari senza futuro

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Brutte notizie per i 200mila insegnanti precari italiani: il ministro della Pubblica istruzione Mariastella Gelmini, oggi, ha reso noto che le scuole pubbliche non sono in grado di posizionare ciascuno di loro.

La Gelmini ha aggiunto:

“I precari che ereditiamo sono 200.000, un numero spaventoso, che è il frutto di politiche disinvolte del passato che la scuola non era in grado di finanziarie (…) Nessun governo può assorbire 200.000 precari”.

Nel fratempo, il ministro sostiene di stare lavorando per ottimizzare l’impiego delle posizioni degl insegnanti, e sostiene che in questo periodo di ristrettezze economiche non è pensabile chiedere più risorse.

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Identikit del precariato italiano

precari Si riaccende il dibattito sulla questione del posto fisso, soprattutto dopo l’intervento sul tema da parte del Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.
La situazione in Italia continua ad essere sul fronte lavoro piuttosto preoccupante.
Stando agli ultimi dati, infatti, sono oltre 3,5 milioni le persone che hanno un posto precario, di cui ben il 58,7% donne.
A rivelarlo una recente indagine della Cgia di Mestre, che ha anche sottolineato come l’esercito dei precari si concentri soprattutto al Sud e come il fenomeno interessi i settori alberghiero, della ristorazione e dell’agricoltura.
L’indagine della Cgia di Mestre ha anche tracciato un’identikit del precario italiano, sottolineando come il fenomeno interessi i dipendenti a termine involontari, i dipendenti part time involontari, i collaboratori che presentano contemporaneamente tre vincoli di subordinazione e i liberi professionisti e lavoratori in proprio – le cosiddette Partite Iva – che presentano contemporaneamente tre vincoli di subordinazione.
In termini territoriali, la Calabria vanta un record, con il 23,3% di precari sul totale degli occupati. A seguire la Sicilia (con il 22,1%), la Sardegna (con il 21,3%), la Puglia (19,5%) e la Basilicata (17,2%). In questa classifica al contrario, all’ultimo posto si trova la Lombardia che vanta – in termini assoluti, il maggior numero di precari ma che incidono per appena il 12% del totale degli occupati in regione.
Suddivisi per settore produttivo, spiega il report della Cgia, sono i servizi pubblici e sociali quelli a più alto tasso di precarietà (il 28,1% degli occupati del settore), gli alberghi e i ristoranti (con il 25,9%) e l’agricoltura (24,6%). Chiude l’intermediazione monetaria con l’8,9%.