Nuovi aumenti per le Poste italiane. E’ di oggi, infatti, la notizia che il ministro Scajola ha autorizzato un nuovo aumento per l’invio di una raccomandata postale. Il prezzo minimo diventa quindi di 3,3 euro, contro i precedenti 2,8 euro.
“Significa un incremento di quasi il 18%. Per lettere che superano i 20 grammi di peso e fino a 50, l’aumento è addirittura del 37,5%, da 3,2 euro a 4,4 euro”, commenta l’associazione dei consumatori Aduc, una delle prime a segnalare l’aumento. “Nella giornata in cui si celebrano le riduzioni dei prezzi in settori parzialmente liberalizzati (gas, luce e telefonia) è la dimostrazione che il monopolio pubblico nuoce all’utente, costretto per invii ufficiali ad usare la cara vecchia raccomandata per mettere in mora l’azienda inadempiente o per disdire il canone Rai“, incalza con durezza l’associazione.
Inoltre, sottolineano sempre dall’Associazione, visto che a questo tipo di invii si associa sempre la ricevuta di ritorno ciò significa che il prezzo salirà a ben 4 euro, senza alcuna garanzia sul giorno di consegna della raccomandata.
“E’ credibile un Governo che striglia banche e altre aziende private quando aumentano costi aggiuntivi alla clientela, se una società interamente controllata dall’Esecutivo, allegramente, per un servizio essenziale, pratica aumenti a doppia cifra?”.
“Consideriamo l’aumento delle raccomandate effettuato da Poste Italiane del tutto improponibile, con percentuali del 20%. Non è assolutamente vero che esso inciderà di soli 2 Euro sulla spesa della famiglie, cercando di banalizzare il problema”, sottolinea a sua volta l’associazione Federconsumatori.
Che aggiunge: “Le ricadute non si limiteranno al singolo costo delle raccomandate, ma vi saranno, oltre a ciò, delle pesantissime ricadute indirette, a partire, ad esempio dalle centinaia di migliaia di contestazioni che vengono fatte rispetto ai raggiri di mercato dalle stesse Associazioni dei Consumatori, dalle pratiche e gli atti inviati da uffici, studi legali”.