Mercegaglie:”Ci vuole impegno politico”

46138-5appdjj4t394rf9ebnzrLa coesione sociale è il bene assoluto da salvaguardare“. Sono state queste le parole che il presidente di Confindustria, Emma Mercegaglie, ha rivolto al premier Silvio Berlusconi intervenendo all’Assemblea 2009. A Berlusconi, seduo in platea, la Mercegaglie ha ricordato che il “consenso politico” è un patrimonio straordinario da sfruttare, per risollevare le sorti, soprattutto economiche del paese.
Il Presidente di Confindustria, infatti, pur notando dei segnali di miglioramento già nel corso di questi ultimi mesi, e concordando con quanti ritengono che entro la fine dell’anno si vedranno dei netti miglioramenti, ha ribadito la necessità di non abbassare la guardia, visto che le difficoltà non sono di certo ancora finite.
Si nota qualche segno di lieve miglioramento, ma sarebbe un errore abbassare la guardia. Le difficoltà non sono finite. Ci attende un lungo cammino per recuperare i livelli di attività perduta e imboccare la via della crescita“.
La ripresa potrebbe quindi arrivare presto, sebbene il Pil per il 2009 sia previsto in caduta, ma la Mercegalgia sembra essere convinta del fatto che qualche miglioramento si potrebbe avere anche entro al fine dell’anno, sfruttando i rimbalzi positivi, provenienti dalla Cina.
www.finanzaoggi.it Berlusconi vs Mercegaglie

Crisi?La soluzione è la deregulation!

bankitaliaAumento del Pil di 5-6 punti in tre anni, consumi privati in crescita dell’8%, investimenti del 18%, esportazioni in forte aumento, con una robusta spinta all’occupazione (8%) e contemporaneamente ai salari reali (12%), è questo quello che si potrebbe realizzare secondo tre economisti di Bankitalia se si incentivasse la concorrenza nei servizi, in particolar modo nei settori del commercio, dei trasporti, delle comunicazioni, del credito e assicurazioni, delle costruzioni, dell’elettricità, del gas, dell’acqua.
L’aumento della concorrenza, infatti, condurrebbe ad una riduzione dei prezzi, ad un maggior consumo e quindi ad un incremento dell’occupazione e degli investimenti.
A renderlo noto sono stati Lorenzo Forni, Andrea Gerali e Massimiliano Pisani, in un working paper “Macroeconomic effects of greater competition in the service sector: the case of Italy”. Il paper non prospetta miracoli, ma semplicemente sottolinea come un graduale aumento della concorrenza sarebbe sufficiente a ricondurre l’attuale indice di profitto del 61% alla media dell’Eurozona che è invece del 35%, un livello comunque doppio rispetto a quel 17% registrato dalle imprese che producono beni e servizi.
Il margine record dei servizi “protetti” è reso possibile da barriere all’entrata, regolamentazioni dei prezzi e limitazioni alle forme d’impresa i quali, quindi, dovrebbero diventare le assi portanti delle deregulation.
Chiaramente gli autori lasciano campo libero ai politici per quanto concerne l’attuazione degli interventi, sebbene sottolineino che gli effetti positivi dovrebbero essere avvertiti anche sul welfare.
Tra il dire (economico) e il fare (politico) c’è di mezzo comunque il mare, e la crisi non aiuta di certo. Lo sanno bene Pier Luigi Bersani, padre delle ultime liberalizzazioni o il presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà, che ha recentemente contestato l’impermeabilità delle professioni a ogni deregulation.
Staremo a vedere come finirà!

Le stime della CGIL

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Per il triennio 2008-2010 il Pil potrebbe attestarsi verosimilmente al -4%. E’ quanto stima l’Ires Cgil. Il dato del Pil per il 2008 vede gia’ infatti un calo dell’1%, per l’anno in corso la Cgil stima un -2,9% e per il 2010 ci potrebbe essere una oscillazione dal -0,1% al -0,3%. Secondo il Centro studi del sindacato di Corso Italia, queste previsioni del Pil potrebbero modificarsi a seconda degli interventi che il governo mettera’ in campo per affrontare la crisi economica. Ma per il momento, dinanzi al fatto che i cosiddetti stimoli alla crescita dell’economia messi in campo dal governo “producono secondo le valutazioni del Cer circa un decimo di punto di ripresa del Pil – spiega l’Ires – se la dinamica dei principali indicatori economici dovesse confermarsi cosi’ negativa nei prossimi mesi, la flessione del Pil del 3,4% stimata dal Ref per il triennio 2008-2010 potrebbe verosimilmente accentuarsi fino al arrivare al -4%”. Sul fronte occupazione, sempre secondo le previsioni dell’Ires Cgil, dovrebbero essere oltre un milione i disoccupati in piu’ in tre anni, dal 2008 al 2010. Secondo lo studio, i disoccupati passeranno da 1.506.000 del 2007 a 2.547.000 nel 2010. Secondo le stime dell’Ires, dunque, i disoccupati si attesteranno ad oltre un milione di unita’ in piu’ rispetto al 2007 e ad oltre 690 mila in piu’ rispetto al 2008 anno in cui i disoccupati si sono attestati a 1.854.000. il tasso di disoccupazione, sempre secondo le stime dell’Ires, si attestera’ al 9% nel 2009 e potrebbe superare il 10% nel 2010, esattamente il 10,1%.

Italia rimandata dall’Europa

_esterno-parlamento-europeoLa Commissione Europea ha deciso di non aprire per il momento alcun procedimento nei confronti dell’Italia, ma avverte che continuerà a tenere sott’occhio il deficit del nostro paese. Ad annuncialro è stato il Commissario Ue dell’Economia, Joaquin Almunia, che ha invece già dato il via alla procedura d’infrazione nei confronti della Francia, della Spagna, dell’Irlanda, della Grecia, della Lettonia e di Malta, che hanno già superato la soglia del 3%.
“Per Paesi come l’Italia, che sforeranno il 3% nel rapporto deficit-Pil quest’anno, preferiamo aspettare di vedere cosa accadrà nei prossimi mesi prima di decidere l’apertura di una procedura”, ha risposto Almunia alle domande dei giornalisti in sala stampa, sottolineando però come nel 2010, quando ci sarà una ripresa dell’economia globale, tutti i bilanci dei paesi UE dovranno essere rigorosi e mirare al risarcimento dei conti pubblici.
Il commissario Ue ha poi dichiarato di condividere in pieno le preoccupazioni delle banche che hanno compiuto investimenti in Europa dell’Est e che ora sono sulle spine a causa della delicata situazione in
Ucraina, Serbia, Croazia e Romania.

Giappone sempre più giù

340xL’economia giapponese è in grave recessione. A dirlo i dati che segnalano un crollo del Pil del 12,7%, con una diminuzione del 3,3% nel solo periodo luglio-settembre. Molto preoccupato il Ministro dell’Economia, Kaoru Yosano, che intende correre ai ripari. Per questo il Governo sta già eleborando un piano anticrisi, il quarto dopo quello di agosto, settembre e dicembre, da circa 20.000 miliardi di yen, circa 170 miliardi di euro, attraverso il quale rilanciare l’economia giapponese.
Una misura estrema che il Governo ha adottato per fronteggiare quella che è stata definita la più grave crisi del secondo dopo-guerra e che se andasse in porto permetterebbe di rilanciare il paese ma che se non funzionasse determinerebbe un crollo di circa 100.000 miliardi di yen, ovvero 840 miliardi di euro.

Tassa sulla solidarietà, l’idea della Cgil

CGIL%20Funzione%20PubblicaBella l’uscita del Segretario confederale della Cgil, Agostino Mengale, che ha Domenica In ha dichiarato che lo stipendio dei primi 100 top manager italiani sarebbe sufficiente a retribuire ben 10mila persone tra impiegati e operai. Il dato, alquanto impressionante, sarebbe stato elaborato grazie ad una ricerca dell’Ires Cgil, che avrebbe inoltre rilevato un aumento, solo nell’ultimo anno, di ben il 23%, circa 832mila euro in tutto, per le retribuzioni dei manager.
Di qui la proposta di istituire una sorta di tassa di solidarietà per tutti quei lavoratori che hanno un reddito al di sopra dei 150mila euro annui, con lo scopo non solo di sostenere i lavoratori precari e privi di tutele ma anche di finanziare i famosi ammortizzatori sociali. La proposta rappresenta anche un duro affronto alla politica del Governo che, nel panorama europeo, è stato l’unico ad aver destinato appena lo 0,2% del Pil ad interventi fiscali anti-crisi.
Di qui la necessità di un intervento più mirato ed impegnativo a favore dei cittadini disagiati, grazie all’introduzione di una norma che, inoltre, secondo Mengale permetterebbe di intensificare la lotta all’evasione fiscale, ripristinando inoltre la norma sulla tracciabilità della spesa che è stata eliminata dal Governo in carica.
Favorevoli i cittadini che, invitati nel corso della trasmissione ad esprimere il proprio parere sulla proposta, si sono schierati per il 94% a favore del si.

Contro la crisi, questo l’impegno del G7

CAD5WHTMCATLVJ6ECAZDYNLQCANMBRG8CATDTYZ6CA721H94CAJFUE5KCALEOR7DCALL5GWSCAOHNY0PCAG0FKYXCAWZTKF6CAP5A5BPCAKFV7NGCA09C5TCContrastare la grave crisi economica e lottare contro ogni forma di protezionismo, questo è l’impegno che i governatori e i vertici delle istituzioni economiceh internazionali si sono presi nel corso del G7 di ieri a Roma.
Il primo obiettivo che ci si è assunti è quello di contrastare la volatilità dei cambi che finiscono con l’avere delle ripercussioni negative sulla stabilità economica dei paesi.
Lo strumeno?
Avviare un monitoraggio ravvicinato dei tassi di cambio, al fine di orientare le economie internazionali verso tassi di cambio molto più flessibili. Questo l’impegno che i vertici G7 si sono assunti insieme a quello di una dura lotta al protezionismo che, alimentato dalla recessione. sta rischiando di “esacerbare la fase negativa”.
A tal fine i 7 grandi del mondo si sono impegnati a favorire “un sistema di investimenti e di commercio globale e aperto è indispensabile per la prosperità mondiale”, che sappia, inoltre, impedire l’emergere di nuove barriere ed ostacoli al commercio internazionale.
A preoccupare sono state soprattutto le decisioni degli Stati Uniti e della Francia, che nei giorni scorsi avevano adottato delle misure per sostenere il settore dell’auto, in crisi crescente, suscitando perà i sospetti della Germania e della BCE.
Oltre che lottare contro il protezionismo, il G7 si è impegnato anche a far ripartire il credito, accogliendo così la proposta italiana di “sviluppare un set concordato di principi e standard comuni sulla proprietà, l’integrità e la trasparenza delle attività economiche e finanziarie internazionali”.
A cambiare è solo il termine della proposta, visto che nbon si parla più di legal standard ma di standard globali.
Non ci si poteva dimenticare, poi, dell’occupazione e del bisogno di incrementarla visto che il forte rallentamento economico ha già causato ” consistenti perdite occupazionali e si prevede che durerà per quasi tutto il 2009″.
Ciò che serve è quindi un impegno a livello globale che porti i paesi a collaborare in maniera più stringente anche dopo la diffusione dei dati, piuttosto negativi, sul Pil europeo che, nel quarto trimestre del 2008, è sceso di circa 1,5% nell’eurozona con punte negative soprattutto in Italia e in Germania, rispettivamente con un calo dell’1,8% e del 2,1%.
Si è poi prospettata la creazione di un Financial Stability Forum che, collaborando con il Fondo monetario, sarà in grado di monitorare in maniera più rapida i rischi finanziari.
Entusiasta della nuova collaborazione Tremonti che ha affermato “oggi qui da Roma è iniziato un percorso molto significativo, non solo tecnicamente ma politicamente. Crediamo sia una delle sfide più affascinanti politicamente e, aggiungo, moralmente. È una sfida per un nuovo sistema economico, sociale e politico: la formula nuovo ordine mondiale può sembrare ridondante ma è quello l’obiettivo cui dobbiamo puntare”.

Terremoto del pil

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Il Pil italiano e’ sceso dello 0,9% nel 2008. Si tratta del peggior dato dal 1993. L’Istat segnala anche che nel quarto trimestre dell’anno scorso il prodotto interno lordo e’ diminuito dell’1,8% rispetto al trimestre precedente e del 2,6% su base annua. Un andamento cosi’ negativo non si era mai registrato dall’inizio della rilevazione nel 1980. L’effetto di trascinamento nel 2009, vale a dire il risultato che si registrerebbe se non ci fosse alcuna variazione della crescita per tutto l’anno, e’ pari a -1,8%.

Pil in calo nel 2009

stor_12056769_43040Il rapporto redatto dal Centro Studi di Confindustria, relativo all’andamento della produzione industriale per il mese di gennaio, non ci da delle buone prospettive per il futuro. Stando ai dati, infatti, sembra che nel 2009 ci sarà un calo del Pil di circa il 2,5%. La causa è da ricercare nel calo della produzione che si è attestata intorno ai valori del 1994, ovvero intorno al 15,2%
“La massiccia diminuzione della produzione industriale nel quarto trimestre (-7,5% sul terzo) implica una riduzione marcata del Pil (almeno -1,6%) – secondo le valutazioni del Csc – e una conseguente maggiore eredità negativa del 2008 (-1,6%) che pesa sul bilancio annuale 2009″.
Molto negativa, quindi, la stima di Confindustria per quanto concerne il prodotto interno lordo del 2009, la cui ripresa, si stima, si avrà solo nel 2010 e sarà molto lieve, dallo 0,3% all’1%.
Concorda con Confindustria anche Banca Italia che, tuttavia, appare più ottimista sulla ripresa del 2010 che dovrebbe attestarsi intorno allo 0,5%, mentre le previsioni più negative provengono dalla Fmi, secondo cui la recessione durerà anche nel 2010 con un calo di circa lo 0,1%.

Disoccupazione in crescita

disoccupazione-lavoro-neroIl Ministero del Tesoro ha presentato in questi giorni il Programma per la stabilità italiano dal quale emerge un dato alquanto allarmante. Sembra, infatti, che la crisi economica provocherà per il 2009 un calo dell’occupazione pari all’1%, facendo così salire la disoccupazione all’8,2%. Parallelamente si registrerà una netta decellerazione del costo del lavoro a causa della moderazione salariale.
Per quanto concerne il biennio 2010-2011, è stato inoltre stimato che l’occupazione crescerà in media dello 0,4%, con il tasso di disoccupazione che dovrebbe restare sostanzialemte stabile. A slittare sono poi i tempi sul pareggio del bilancio a causa ancora una volta del peggioramento delle condizioni economiche del paese. Per quanto concerne il Pil si prevede che nel 2009 questo eccederà il limite del 3%, portandosi a quaota 3,7%. Sul Pil, quindi, il Governo conferma le previsioni dei maggiori istituti internazionali, confermando il segno negativo per il 2009.