Italia: PIL ancora negativo

soldi negativi i dati diffusi sull’andamento del PIL per questo secondo trimestre, visto che ci sarebbe stata una riduzione di circa lo 0,5% e un crollo annuo pari addirittura al 6%.
Un vero record negativo, che secondo l’Istat conferma il trend negativo degli ultimi mesi, visto che si tratta del quinto calo consecutivo, anche la contrazione e’ molto piu’ leggera rispetto alle precedenti.
Ma il dato su base annuale continua a marcare una pesante differenza. “La contrazione congiunturale del Pil è il risultato di una diminuzione del valore aggiunto dell’agricoltura, dell’industria e dei servizi”, spiega Istat.
Dati, quindi, piuttosto preoccupanti che confermano come l’Italia viva una situazione piuttosto difficile anche perchè altri paesi come il Regno Unito e gli Stati Uniti hanno fatto registrare un andamento migliore: per il primo la riduzione congiunturale è stata dello 0,8% mentre per il secondo il calo è stato pari allo 0,3%.

USA in uscita dalla crisi

obama Sembra che le parole di Obama, in tour negli Stati Uniti per rassicurare i propri lettori sulla salute dell’economia americana, abbiano avuto oggi una conferma. Secondo quanto reso noto, infatti, sembra che il Prodotto Interno Lordo degli USA del secondo trimestre, ha visto una contrazione della ricchezza americana pari solo all’1%, risultati molto al di sopra delle attese.
Si tratta senza dubbio di un bel passo in avanti, che fa ben sperare sull’uscita degli Stati Uniti dalla crisi , sebbene ci sia ancora molto da fare prima di dichiarare cessato l’allarme.
Da segnalare che i consumi americani, i quali pesano per circa due terzi sull’economia, sono scesi in questo terzo trimestre dell’1,2%, un crollo inatteso soprattutto dopo la ripresa dello 0,6% registrata nei mesi scorsi.
Per questo si conferma la sensazione che il recupero sara’ lento mentre il numero dei senza lavoro preme sull’economia statunitense.

Al G8 un omaggio alla cucina abruzzese

prosciutto_parma Un modo di certo originale e gustoso per aiutare i terremotati dell’ Abruzzo è quello di portare sulla tavola del G8 i prodotti tipici di questa splendida regione. In un territorio dove circa un terzo delle imprese si occupa di agricoltura, l’agroalimentare finisce con il pesare per circa il 15% sul Pil regionale.
Così cosa c’è di meglio che offrire ai grandi della terrà i prodotti del luogo?
E così sarà, infatti, visto che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, offrirà ai suoi ospiti un menù a base dei prodotti del territorio.
“Pomodoro tiepido con giuncata di Rivisondoli e basilico” “Maccheroncini alla chitarra con ragu’ all’abruzzese” sono i primi piatti previsti per l’evento che saranno accompagnati come secondo da “vitello in crosta con tartufo estivo delle Colline del Sangro” e patate al forno, mazzetti di fagiolini e melanzane farcite come contorno. Non mancheranno i formaggi tipici abruzzesi mentre come dolce ci sono la “Cupola di Collemaggio”, tributo alla basilica dell’Aquila gravemente danneggiata dal sisma, e “Sassi d’Abruzzo”, “Cellucci Villesi” e “Bocconotti Frentani”. Tra i vini del territorio il Cerasuolo Montepulciano d’Abruzzo Doc e Montepulciano d’Abruzzo Doc Riserva 2004. Quasi tutti questi prodotti rientrano nell’elenco delle specialità tradizionali censite dalla Regione che può contare su 143 specialità con un ricco patrimonio di formaggi tra i quali spiccano il pecorino d’Abruzzo, il caciofiore aquilano e l’incanestrato di Castel del Monte.
Far conoscere attraverso il G8 i prodotti alimentari abruzzesi significa promuoverne l’acquisto e rilanciare l’economia locale anche attraverso il turismo. Il sisma del 6 aprile sta avendo un forte impatto negativo sulla stagione turistica per la quale si registra un consistente calo delle prenotazioni degli alloggi nelle aziende agrituristiche, in netta controtendenza rispetto agli anni scorsi. Un calo che è molto marcato nella provincia dell’Aquila e nella zona interna collinare del territorio abruzzese, mentre fortunatamente è meno sentito nella zona costiera. In difficoltà sono 600 agriturismi abruzzesi condotti per il 46 per cento da donne, dei quali 333 offrono ristorazione, 521 alloggio garantito da 5714 posti letto, secondo i dati Istat relativi al primo gennaio 2008.

OSCE: per il 2010 ripresa lenta

OSCE E’ stato pubblicato in questi giorni l’Economic Outlook, ovvero il dossier con il quale l‘OSCE ha cercato di fare il punto della situazione economica mondiale. Il primo dato che emerge è che i paesi europei sono riusciti ad evitare il peggio della crisi globale, aprendo la strada ad una ripresa che tuttavia si preannuncia molto lenta.
Per questo il capo economista dell’OSCE, Jorgen Elmeskov, mette i paesi in guardia, sottolineando come questo non è di certo il momento più opportuno per rilassarsi.
Inoltre l’OSCE ha rivisto al rialzo le previsioni di ripresa dei singoli paesi, prevedendo che nel 2010 il Pil registrerà un aumento dello 0,7% per paese, mentre il Pil mondiale salirà del 2,3%.
Più critica la situazione per l’Italia. Nel rapporto si legge, infatti, che il nostro paese sta attraversando un periodo di recessione molto forte, con la conseguenza che, anche nel 2010, la ripresa sarà molto lenta, mentre per l’anno in corso è prevista una riduzione del Pil di ben il 5,5%.
Sembra che il peggior scenario sia stato evitato – si legge nelle conclusioni del rapporto – e le economie Ocse stanno per toccare il fondo. Ma la ripresa sarà debole e fragile per qualche tempo e le conseguenze economiche e sociali della crisi saranno di lunga durata“.
Tuttavia, nel rapporto si legge anche che le conseguenze peggiori sono state evitate e che, pertanto, sarebbe potuto andare peggio se i governi non avessero fatto un grande sforzo di politica economica.
per quanto concerne gli scenari futuri l’OSCE sottolinea che la ripresa sarà stentata e soprattutto che si potrà uscire dalla crisi solo se verranno implementate le misure di stimolo all’economia, le norme di controllo e di regolarizzazione del settore ed una più attenta supervisione sui mercati internazionali.
A questo proposito l’Ocse invita chi non l’ha ancora fatto, a «rendere pubblici» gli stress test delle banche e a favorire la ricapitalizzazione degli istituti finanziari. L’Outlook prefigura anche una exit strategy dalla crisi. «Quando la ripresa sarà sufficientemente forte – si legge – il debito pubblico e il deficit dovranno essere ridotti». Il consolidamento andrà fatto in modo coordinato tra i diversi paesi.

La crisi ci accompagnerà ancora un anno

unione_europea Non ci sono mai dati certi sullo sviluppo prossimo della situazione economica. Dopo i timidi segnali di ripresa, fortemente avvallati dalle organizzazioni internazionali, si è stati costretti a rivedere le previsioni, purtroppo in negativo.
A dire la sua è stata questa volta la Banca Mondiale, secondo la quale l’economia mondiale subirà una contrazione del 2,9% nel 2009, registrando così un peggioramento rispetto alle previsioni precedenti che vedevano un indebolimento dell’1,7%, come anticipato dalle stime di marzo.
Un lieve miglioramento si prevede solo per il 2010, con una crescita del 2% destinata a lievitare al 3,2 nel 2011
A rendere così fiacco il PIL mondiale sarebbe secondo la Banca Mondiale il rallentamento di economie importanti quali quella cinese ed indiana, la cui crescita è molto lenta.
In parallelo anche la Banca centrale europea ha lanciato nuovi allarmi, davanti a una recessione peggiore delle attese si aprono scenari poco rassicuranti.
Ci sono ancora rischi di una improvvisa emergenza per una inaspettata turbolenza sui mercati finanziari“, ha infatti avvertito Jean-Claude Trichet, presidente della Bce. Trichet ha infatti sottolineato che “siamo ancora in una fase di discesa dell’economia. Anche se ci sono i primi segnali che la debolezza dell’economia sta rallentando, dobbiamo restare in allerta“.

L’agricoltura tiene alla crisi

agricoltura Uno spiraglio arriva dall’Istat che nel tracciare il quadro economico del nostro paese ha reso noto come l’unico settore a resistere alla crisi sia l’agricoltura.
Dopo un inizio d’anno piuttosto fiacco con una crescita limitata, l’agricoltura ha fatto registrare una buona performance con un incremento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
A conti fatti si è notato come l’andamento del settore agricolo non sia in linea con quello negativo registrato dagli altri settori produttivi, come sottolineato poi dalla Cia-Confederazione italiana degli agricoltori. L’associazione di categoria sottolinea che su base annua il valore aggiunto agricolo segna un una cifra positiva, mentre per l’industria in senso stretto si ha un crollo del 16,7%, per le costruzioni una diminuzione del 5,6% e per quello dei servizi un calo del 2,6%.
Non sono però tutte rose e fiori, visto che la Cia avverte “Gli agricoltori continuano a fare i conti con grandi difficoltà, sempre più stretti dai costi produttivi e contributivi e dalla mancanza di strategie mirate allo sviluppo e alla competitività“.
I costi del lavoro aumentano vertiginosamente, mentre i prezzi imposti dai distributori diminuiscono, lasciando tra l’altro invariati i prezzi per i consumatori, così da danneggiare la filiera economica per ben due volte.
La prima mettendo a rischio la sopravvivenza dell’agricoltura italiana, la seconda non trasferendo i vantaggi dei prezzi crollati a favore delle tasche degli italiani, in un periodo nero come questo.

Da Confindustria previsioni nere

marcegaglia03g La crisi imperversa ancora.
E’ questa l’amara conclusione a cui è giunto il CsC,Centro Studi di Confindustria, che ha stimato per il 2009 un crollo di circa il 5% del PIL, un deficit e un debito pubblico totalmente fuori controllo e qualcosa come un milione di italiani senza lavoro nel giro di due anni.
Insomma un anno difficile, nel corso del quale la contrazione sarà del 4,9%, a fronte del -3,5% previsto qualche tempo fa. Una ripresa dovrebbe esserci nel 2010, con una variazione del +0,7%. Ma anche in questo caso il CsC invita alla prudenza, “La ripresa sarà ripida, faticosa e impegnativa“. Per cominciare il Csc spiega che per il ritorno alla crescita, uno dei perni “è la stabilità dei mercati finanziari, la minore selettività del credito (che in Italia penalizza soprattutto le Pmi) e il ristabilirsi della fiducia di imprese e consumatori sui livelli più elevati degli attuali”.
Confindustrioa non ha poi mancato di ritornare sullo spinoso tema delle riforme strutturali. “Diventano insostenibili gli standard di welfare state e si incrina la coesione sociale“, spiegano in Confindustria. In questo senso il presidente degli industriali, Emma Marcegaglia, ha in mente idee ben precise: la sburocratizzazione, la riforma dell’istruzione, il ritorno alla legalità soprattutto al Mezzogiorno, le liberalizzazioni, la riforma della Pubblica amministrazione e del processo civile.
Con questi interventi il CsC vede addirittura una crescita del Pil italiano del 30% nei prossimi 20 anni. Altrimenti saranno guai per tutti. Tanto che le previsioni degli industriali dicono che dal primo trimestre del 2008 al primo trimestre del 2010 saranno complessivamente circa 1 milione i lavoratori che andranno in Cig o perderanno il posto di lavoro. A picco anche i conti pubblici, dice il CsC: quest’anno il disavanzo salirà al 4,9%, per scendere leggermente nel 2010 (4,7%). Anche il debito continuerà a crescere: 114,7% del Pil nel 2009 e 117,5% il prossimo anno.
www.finanzaoggi.it La Marcegaglia sulla crisi economica

BCE:non è ancora ora di ripresa

unioneeuropea Qualche notizia positiva giunge dal bollettino mensile della BCE, dal quale emerge che, dopo due trimestri negativi, l’economia europea potrebbe subire un discreto rallentamento dello recessione per la restante parte del 2009. Il motivo principale deve essere ricercato nel buon controllo del tasso d’inflazione che, stando alle previsioni della BCE, dovrebbe raggiungere entro la fine dell’anno l’obiettivo del 2%.
Le stime della BCE riflettono e riprendono quelle già formulate dallo staff europeo nella scorsa settimana, sebbene per parlare di vera e propria ripresa bisognerà ancora attendere.
Nel frattempo la contrazione delle attività economiche nell’area euro sta incidendo considerevolmente sul mercato del lavoro, facendo aumentare nell’area euro la disoccupazione del 7,3% nei primi tre mesi dell’anno e addirittura del 9,2% nel solo mese di aprile.
L’occupazione, invece, si è mantenuta sostanzialmente stabile facendo registrare un lievissimo incremento, pari ad appeno lo 0,1%
Tra i settori occupazionali che maggiormente hanno sofferto di questa contrazione, bisogna segnalare quello manifatturiero dove il calo è stato del 6,4% e delle costruzioni con meno 1,3%, mentre una tendenza contraria ha mostrato solo il settore dei servizi di mercato dove la crescita occupazionale è stata pari allo 0,8%.

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Trichet: “Siamo in ripresa”

europaLa crisi economica sembra stia facendo un passo indietro.
Da un pò di tempo, da più parti si sentono rieccheggiare queste parole che fanno bene sperare che, a breve, il periodo nero che ha investito il mondo abbia un termine.
Ebbe, sembra che anche il numero uno d’Europa, il presidente della BCE, Jean-Claude Trichet, si sia deciso di unirsi al coro.
Nel corso del gruppo di lavoro dei Trenta, tenutosi in questi giorni a Roma, Trichet, infatti, intervenendo nella giornata conclusiva ha affermato ”Segnali positivi si avranno solo nel 2010”.”La stabilita’ dei prezzi -ha precisato Trichet- e’ un elemento cruciale” per riportare la fiducia necessaria alla ripresa economica. Parole, insomma, che fanno ben sperare per un’imminete ed indolore uscita dalla crisi economica mondiale.

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Produzione industriale ancora giù

produzione_industrialeBrusco calo degli ordinativi dell’industria italiana che nel mese di marzo ha segnato una diminuzione del 26% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A comunicarlo è l’Istat, secondo il quale a calare non è solo il fatturato industriale, soprattutto quello del comparto auto, ma anche gli ordinativi che a marzo sono scesi del 19%.
Il calo è stato determinato soprattutto da una notevole flessione della domanda estera, calata del 9,4%, mentre gli ordinativi interni sono cresciuti di un timido 1%.
Per quanto concerne i settori i mezzi di trasporto accusano un calo del fatturato del 36,4% sul marzo del 2008 mentre gli ordinativi mostrano una contrazione del 30%. Per il fatturato le flessioni più contenute per la farmaceutica (-6,3%), estrazione minerali (-2,2%), alimentari (-2,7%).

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