Scritto Lunedì 14 Novembre 2011 da Simona Rocchi
Lontano il pareggio di bilancio 2013 per l’ Italia. Secondo la Commissione Europea la crescita economica per il Paese è lontana.
Olli Rehn, Commissario Ue agli affari economici, ha annunciato che sono stati chiesti al governo italiano tempi certi per l’attuazione delle riforme presentate di fronte alla Commissione e, allo scopo, è anche stata inviata in questi giorni a Roma una missione congiunta di funzionari Ue/BCE alla quale l’Italia dovrà fornire chiarimenti e tempi di attuazione. L’Unione vuole piani chiari e dettagliati e si affida al nuovo presidente del governo, Mario Monti, per il raggiungimento degli obiettivi.
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Scritto Giovedì 10 Novembre 2011 da Simona Rocchi
La Commissione Ue lancia un nuovo allarme, la ripresa economica si è interrotta.
L’annuncio è arrivato in seguito alla lettura delle previsioni economiche d’autunno, che vedranno crescere l’Eurozona dello 0,5% nel 2012 rispetto all’1,5% del 2011, mentre l’Unione europea, nel suo complesso, vedrà la crescita rallentare allo 0.6% nel 2012 rispetto all’1.6% stimato nel 2011.
La conseguenza di questo crollo della fiducia nella futura ripresa frenerà gli investimenti e consumi, mentre il rallentamento della crescita mondiale limiterà le esportazioni. Problemi anche per quel che riguarda i risanamenti dei conti da realizzare urgentemente, che peseranno sulla domanda interna.
Dopo il 2012 è previsto un ritorno a una crescita lenta di circa l’1,5% entro il 2013″. Il mercato del lavoro non dovrebbe migliorare eil livello della disoccupazione si manterrà agli elevati livelli attuali, circa il 9,5%”, mentre l’inflazione dovrebbe tornare sotto il 2% nei prossimi trimestri.
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Scritto Venerdì 2 Luglio 2010 da Carola

Giappone
Il
debito pubblico del Giappone rischia di far
collassare il Paese; per lo meno secondo quanto allarmisticamente annunciato da
Naoto Kan, il nuovo premier nipponico.
La sola soluzione per evitare il tracollo finanziario è quella di mettersi a tavolino per controllare e risolvere i proprio debiti; obiettivo: risanamento dei conti, a tutti i costi.
Indispensabile pare anche essere il costante controllo della crescita del debito stesso (220% del PIL attualmente): pare che non ci si possa permettere di farlo lievitare più delle cifre attuali, altrimenti l’implosione finanziaria del Giappone sembra essere praticamente assicurata.
Per quale motivo tanto allarmismo da parte di Kan? Pare sia tutto riconducibile alla recente situazione verificatasi in Grecia, e che come colpo di frusta avrebbe toccato anche il Paese del Sol Levante.
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Scritto Sabato 16 Gennaio 2010 da Carola
La spesa pensionistica che il nostro Paese affronterà nel 2010 sarà quella più elevata mai registrata sin dal 1997; in quell’anno si era toccato il valore massimo e mai attestato prima del 13.7%: 13 anni dopo, si batte il “record” raggiungendo il 15% del Pil (Prodotto Interno Lordo, crf.)
Il rapporto, stilato dal Nucleo di valutazione della spesa previdenziale, sottolinea altresì la coesistenza di due siatuazioni agli antipodi: il livello attuale di indicizzazione delle pensioni e gli andamenti economici futuri. Cosa significa? “(…) una tendenziale riduzione delle domande per andare in pensione per effetto dell’aumento delle età di pensionamento” – dice il rapporto.
Globalmente, però, pare che l’aumento della spesa pensionistica per il Paese non porterà grandi riforme e rimaneggiamenti e le pensioni non verranno toccate. Solo, al limite – dicono – verranno effettuate piccole modificazioni del caso.
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Tag:costi, economia nazionale, Nucleo di valutazione della spesa previdenziale, pensioni, PIL, spesa pensionistica
Scritto Sabato 3 Ottobre 2009 da Lucia Cocozza
Figura anche l’Italia tra i 9 paesi verso i quali l‘Unione Europea ha deciso di aprire una procedura di infrazione per deficit eccessivo rispetto al tetto del 3% fissato per il PIL 2009.
Stando ai dati contenuti nell’ultima nota al Dpef, il disavanzo per il nostro paese si aggirerebbe intorno al 5,3%.
Così la prossima settimana la Commissione Europea si riunirà per discutere la situazione di questi 9 paesi, portando così a 20 su 27 il numero dei membri che non rispettano il parametro.
Nel gruppo dei nove, oltre all’Italia, ci sono anche Germania e Portogallo.
Il commissario agli Affari Economici e Monetari, Joaquin Almunia, ha spiegato che la prossima settimana “la Commissione discuterà dei rapporti su altri 9 paesi che nel 2009 hanno il deficit sopra il 3%. La Commissione avvierà formalmente la procedura a metà novembre mentre le decisioni formali spettaranno all’Ecofin di dicembre”.
In situazioni di questo tipo, infatti, la riunione della Commissione può solo concludersi con una raccomandazione da inviare all’Ecofin, il Consiglio dei ministri economici e finanziari (cosa che viene data per scontata) a cui poi spetta di decidere che cosa fare.
Gli 11 paesi verso i quali la procedura è già aperta sono invece Ungheria e Regno Unito (l’anno scorso, già prima della crisi) a cui si sono aggiunti, all’inizio di quest’anno e con riferimento al bilancio 2008, Grecia, Irlanda, Francia, Spagna, Malta, Lettonia, Lituania, Polonia e Romania. Le date entro cui i governi devono riportare il deficit al di sotto del 3% – secondo le rispettive “raccomandazioni” approvate poi dall’Ecofin, variano dal 2010 al 2013/2014.
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Scritto Mercoledì 23 Settembre 2009 da Lucia Cocozza
E’ giunto l’ok da parte del Consiglio dei Ministri alla Finanziaria 2009, in seguito all’incontro tenutosi i giorni scorsi tra Governo e parti sociali, nel corso del quale era stato dato il via libera alla relazione previsionale programmatica e alla nota di aggiornamento del Dpef.
La manovra è stata definita “leggera”, e di fatto è proprio così visto che si compone di appena tre articoli e di circa una trentina di tabelle, per un valore totale di 3,4 miliardi, distribuiti nel trienni 2010-1012.
“Non viene modificato quanto previsto per gli anni 2010 e 2011, abbiamo solo aggiunto il 2012″ ha spiegato il presidente del Consiglio Berlusconi , sottolineando il “cambiamento epocale del sistema di presentazione della Finanziaria, perché negli anni precedenti c’era sempre un assalto alla diligenza e uno scontro tra ministri e partiti. Abbiamo evitato l’assalto delle lobbies e soprattutto quello che accadeva negli anni che vanno dal 1980 al 1992 e cioè la moltiplicazione per 8 del debito pubblico, cosa che stiamo ancora pagando”.
Per qunto concerne la “destinazione” questi 3,4 miliardi saranno destinati al rinnovo dei contratti del pubblico impiego, precisamente con questa suddivisione: 693 milioni nel 2010, 1.087 nel 2011 e 1.680 nel 2012. Si tratta di 1,8 miliardi per il settore statale e 1,6 miliardi per il settore non statale, almeno fino a quando non si giungerà ad un accordo duraturo sui contratti.
Altro punto importante quello delle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni che verranno estese fino al 2012, senza dimenticare il buco di circa 3 miliardi che pende sulle pensioni agricole.
Pochi e alquanto scarni quindi i punti affrontati e le soluzioni proposte che non fanno di certo ben sperare.
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Tag:finanziaria, investimenti, Italia, palazzo chigi, pensioni, PIL, silvio berlusconi, tremonti
Scritto Giovedì 17 Settembre 2009 da Lucia Cocozza
Notizie leggermente positive giungono dall’Europa sull’economia italiana, sebbene i dati non siano ancora incoraggianti, visto che le previsioni di crescita nell’Eurozona si attestano ancora a -4%. Tuttavia la situazione sembra essere migliorata, facendo ben sperare per la seconda metà dell’anno.
Tuttavia le incertezze rimangono.
Per quanto concerne l’Italia, si è sottolineato come il Pil italiano segnerà nel 2009 una contrazione del 5% su base annua, ma vedrà una piccola ripresa nella seconda metà dell’anno che daranno “piccoli impulsi positivi alla crescita” nel 2010. È quanto stima la Commissione Europea nelle Previsioni intermedie pubblicate oggi. “Per l’anno nel suo complesso – si legge nel documento – l’attività economica secondo le proiezioni dovrebbe contrarsi del 5%, il peggior calo annuo in numerosi decenni”.
L’economia italiana avrà un “miglioramento progressivo nella seconda parte dell’anno”.
Sono queste le stime del Commissario europeo agli affari monetari, Joaquin Almunia, che con riguardo all’Italia ha sottolineato che la contrazione per il nostro paese sarà pari al 5%, sebbene non si possa sottacere che alcuni segnali di ripresa ci sono come ad esempio la crescita della fiducia da parte dei consumatori.
Previsioni che aprono qualche bagliore di speranza, ma avranno davvero un fondamento e soprattutto un seguito?
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Tag:crisi economica, europa, finanza, Italia, joaquin almunia, mercati, PIL, ue, UNIONE EUROPEA
Scritto Venerdì 4 Settembre 2009 da Lucia Cocozza
Non arrivano delle buone notizie dal presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, il quale ha annunciato che nei prossimi mesi i prezzi al consumo saliranno nuovamente, sebbene il tasso di riferimento resterà al suo minimo storico, ovvero all’1,0%.
“Ci aspettiamo che la stabilità dei prezzi venga preservata nel medio termine – ha detto Trichet – Gli indicatori disponibili sulle aspettative di inflazione restano fermamente in linea con l’obiettivo del consiglio direttivo di mantenere l’inflazione inferiore ma prossima al 2%”.
Ad ogni modo, ha aggiunto il numero uno dell’Eurotower, ” nel medio termine la pressione inflazionistica resterà bassa, in quanto l’espansione monetaria e creditizia continuerà a rallentare”.
Così ci aspetta per la zona euro una crescita negativa del Pil compresa tra -4,4% e -3,8%, mentre nel 2010 la situazione dovrebbe migliorare con un Pil che oscillerebbe tra -0,5% e +0,9%. Proiezioni al rialzo, quindi, rispetto a quelle del mese di giugno, che rifletterebbero secondo il numero uno della Bce i recenti dati macro.
Anche per l’inflazione le stime sono state infatti riviste al rialzo, con una proiezione di 0,2/0,6% per il 2009 da 0,1/0,5% delle previsioni di giugno, e di 0,8/1,6% per il 2010 da 0,6/1,4%.
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Scritto Giovedì 3 Settembre 2009 da Lucia Cocozza
Nonostante la crisi e il fantomatico problema di arrivare alla quarta settimana, gli italiani si confermano come i maggiori risparmiatori d’Europa.
Così mentre nel resto del Vecchio Continente sale in maniera vertiginosa l’indebitamento delle famiglie, in Italia si fa più attenzione al portafogli, riuscendo di conseguenza ad evitare un eccessivo carico di prestito sugli istituti di credito.
A “etichettare” gli italiani come le formichine d’Europa è un’indagine recentemente condotta dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre.
I numeri piu’ delle parole: ogni famiglia italiana ha un debito medio pari a 21.270 euro contro i 36.150 euro della Francia, i 37.785 euro della Germania, i 55.886 euro della Spagna e i 63.447 euro del Regno Unito.
“Ma il distacco rispetto ai principali competitors europei – spiega Giuseppe Bortolussi, segretario dell’Associazione Artigiani – risulta ancor piu’ interessante e, ovviamente ancor piu’ confortante, quando viene posto l’accento sull’indebitamento di tutte le famiglie in rapporto al Pil”.
Si scopre, cosi’, che i 524 miliardi di euro di debiti dei nuclei familiari italiani incidono sul Prodotto interno lordo per il 34,2%. Un valore ben lontano da quello rilevato in Francia dove gli oltre 942 miliardi di euro fanno arrivare questo rapporto quasi al 50%.
Mentre i risultati piu’ eclatanti giungono da Germania, Spagna e, soprattutto dal Regno Unito, dove l’indebitamento delle famiglie, pari a 1.605 miliardi di euro, incide per piu’ del 100% del Pil.
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Tag:banche, credito, crisi economica, europa, famiglie, francia, germania, Italia, PIL, Prestiti, risparmio
Scritto Lunedì 24 Agosto 2009 da Lucia Cocozza
Il 2008 è stato un anno davvero difficile, soprattutto per le famiglie, che hanno dovuto fronteggiare rincari e riduzioni del potere d’acquisto. La crisi ha avuto dei significativi effetti innanzitutto sui consumi che sono diminuiti in maniera significativa.
Le ultime statistiche in merito sono state diffuse dalla “Relazione generale sulla situazione economica del Paese 2008″ redatta del ministero dell’Economia, secondo cui la spesa delle famiglie italiane lo scorso anno si è attestata complessivamente a 922,6 miliardi di euro, segnando in 4 anni una crescita di poco più del 10%.
Ad essere colpita dalla crisi soprattutto la spesa alimentare, per la quale si è registrata una contrazione dello 0,9%, mentre nel 2007 si era registrata una crescita dell’1,2%.
“Bene, anzi male, dopo un anno anche il ministero dell’Economia denuncia quello che noi denunciamo in tempo reale e cioè la situazione delle famiglie e l’andamento dei relativi consumi”, accusano le associazioni Adusbef e Federconsumatori. Che poi aggiungono: “Il prossimo anno ci diranno che i consumi saranno calati del 2,5-3,0% nel 2009 come già oggi noi sosteniamo”.
Intervenire stimolando la crescita, questo chiedono a gran voce le due associazioni che per bocca dei rispettivi presidenti fanno sapere che “la domanda potrà essere stimolata solo attraverso un processo di detassazione del reddito fisso di almeno 1200 euro annui a partire dalla restituzione immediata del fiscal drag“, altrimenti qualsiasi altro intervento “non eviterebbe quello che si sta purtroppo profilando sui consumi, sulla produzione industriale e sul Pil”. Un meccanismo di sostegno che, vede come necessario istituire assegni di sostentamento per i precari e per chi è allontanato dl ciclo produttivo.
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Tag:2007, 2009, Adusbef, alimenti, consumi, famiglie, federconsumatori, Inflazione, Italia, PIL, prezzi, spesa