Tremonti tiene duro!

tremonti-3 Non smuove la sua posizione il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, per quanto concerne la linea da tenere sui conti pubblici.
Tremonti conferma, infatti, la sua posizione, ovvero quella di mantenere il rigore, anche dopo l’annuncio dato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, di procedere alla riduzione dell’Irap.
Tremonti ha anche disertato l’incontro a Palazzo Chigi, dove era stato convocato il Consiglio dei Ministri, preferendo incontrare privatamente Berlusconi per discutere della questione Irap.
Il dibattito riguarderebbe il taglio dell’Irap annunciato dal Premier, misura che secondo le stime del Governo dovrebbe far risparmiare alle aziende circa 3,5 miliardi di euro, su un gettito Irap pari a 38 miliardi nel 2009.
Ma il ministro dell’Economia tiene duro, anche se c’è chi non ha escluso le sue dimissioni dopo che le voci sulle crescenti insoddisfazioni all’interno della maggioranza, soprattutto da parte della corrente di ex di Alleanza nazionale, per il lavoro del ministro dell’Economia, hanno incominciato a farsi più consistenti.

Finanziaria:ok di Palazzo Chigi

Berlusconi E’ giunto l’ok da parte del Consiglio dei Ministri alla Finanziaria 2009, in seguito all’incontro tenutosi i giorni scorsi tra Governo e parti sociali, nel corso del quale era stato dato il via libera alla relazione previsionale programmatica e alla nota di aggiornamento del Dpef.
La manovra è stata definita “leggera”, e di fatto è proprio così visto che si compone di appena tre articoli e di circa una trentina di tabelle, per un valore totale di 3,4 miliardi, distribuiti nel trienni 2010-1012.
“Non viene modificato quanto previsto per gli anni 2010 e 2011, abbiamo solo aggiunto il 2012″ ha spiegato il presidente del Consiglio Berlusconi , sottolineando il “cambiamento epocale del sistema di presentazione della Finanziaria, perché negli anni precedenti c’era sempre un assalto alla diligenza e uno scontro tra ministri e partiti. Abbiamo evitato l’assalto delle lobbies e soprattutto quello che accadeva negli anni che vanno dal 1980 al 1992 e cioè la moltiplicazione per 8 del debito pubblico, cosa che stiamo ancora pagando”.
Per qunto concerne la “destinazione” questi 3,4 miliardi saranno destinati al rinnovo dei contratti del pubblico impiego, precisamente con questa suddivisione: 693 milioni nel 2010, 1.087 nel 2011 e 1.680 nel 2012. Si tratta di 1,8 miliardi per il settore statale e 1,6 miliardi per il settore non statale, almeno fino a quando non si giungerà ad un accordo duraturo sui contratti.
Altro punto importante quello delle agevolazioni fiscali per le ristrutturazioni che verranno estese fino al 2012, senza dimenticare il buco di circa 3 miliardi che pende sulle pensioni agricole.
Pochi e alquanto scarni quindi i punti affrontati e le soluzioni proposte che non fanno di certo ben sperare.

Al Consiglio dei Ministri domani arriva la Finanziaria

PalazzoChigi Arriverà domani mattina al Consiglio dei Ministri la legge finanziaria 2009, stando alla comunicazione diffusa nella giornata di oggi da Palazzo Chigi.
Cominceranno invece oggi le discussioni tra Governo e parti sociali per quanto concerne le linee generali della Finanziaria e la situazione economica del nostro paese, al fine di adottare misure efficaci che possano portare ad una concreta ripresa.
Sul tavolo ci saranno quindi alcuni degli argomenti più spinosi degli scorsi mesi: lavoro, occupazione, situazione politica e sociale.
Argomento principe sarà chiaramente la strategia da adottare per portare il paese ad un rilancio economico concreto e su questo punto le opinioni sono diverse.
“Sembra ormai che la crisi abbia toccato il fondo, come testimoniano anche i nostri indicatori. Proprio ora, però, occorre non abbassare la guardia e fare rapidamente quelle riforme e assumere quelle iniziative che diano coraggio e impulso alle nostre imprese, perché la strada è ancora in salita. La ripresa vera e propria infatti è ancora molto lontana”, ha detto nei giorni scorsi Paolo Galassi, presidente di Confapi (60mila aziende iscritte, un milione e mezzo di addetti).
“Non dimentichiamoci che la crisi ha intaccato nel profondo la solidità delle aziende, soprattutto di quelle più virtuose, che sono rimaste a corto di risorse a causa degli investimenti effettuati in innovazione e tecnologia”, ha incalzato Galassi. Che invita a non fidarsi troppo dei segnali di ripresa.
Ma chi da tempo insiste, parlando di un quadro pesante, sono le associazioni dei consumatori. “Morandini, di Confindustria, e Galimberti, di Confcommercio, convengono sulle posizioni che noi sosteniamo da anni, cioè sulla necessità di una detassazione del reddito fisso per rilanciare i consumi e far ripartire l’intera economia”, sottolineano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef.
Le due associazioni si concentrano soprattutto sui mancati interventi di sostegno al reddito delle famiglie nonchè la mancata introduzione di misure che possano portare
ad una concreta detassazione del reddito fisso, da pensione e da lavoro.

Piano casa, ora tocca alle Regioni

casetta1fv1Accordo trovato tra lo Stato e le Regioni sul famigerato piano casa. Dopo le interminabili trattative sembra infatti essere stata trovata un intesa che, tuttavia, prima di diventare operativa dovrà essere dalla Conferenza unificata convocata oggi a Palazzo Chigi.
“Si tratta di un risultato molto importante al quale abbiamo lavorato intensamente – ha commentato il ministro Raffaele Fitto - abbiamo raggiunto un’intesa condivisa dall’intero Governo. Berlusconi è sempre stato puntualmente informato di ogni passaggio e in Consiglio dei ministri si potrà procedere con la tempistica, entro 10 giorni il decreto sulla semplificazione amministrativa dovrebbe essere pronto”.
Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni, ha sottolineato che “è un risultato importante per noi e per il Paese, confermiamo pienamente l’impostazione di quando avevamo detto che il decreto era inaccettabile”.
Errani ha poi voluto sottolineare che i lavori del piano casa sarnno svolti rispettando le norme sulla sicurezza e con un chiaro rendiconto che terrà conto di tutti i lavori svolti.
Per quanto concerne il ruolo delle Regioni è stato stabilito ce queste avranno circa 90 giorni di tempo per emanare le norme di attuazione del piano casa, il quale prevede aumenti volumetrici di circa i 20% per le abitazioni e del 35% nei casi di demolizione e ristrutturazione. La normativa non sarà però applicabile ai centri storici e alle aree protette e questo per rispettare i programmi urbanistici.
Raggiunto anche l’accordo per il varo di un tavolo che si occuperà di uno studio di fattibilità, al fine di verificare quali misure adottare per l’edilizia pubblica.