Italia: produzione industriale in crescita

produzione_industriale Dopo ben 5 cali consecutivi, sembra che il settore industriale italiano sia in .
A renderlo noto il Centro Studi di Confindustria che per il terzo trimestre del 2009 prevede un aumento della produzione industriale che dovrebbe registrare un +5,9%.
Il dato è contenuto nell’indagine condotta dal Centro e relativa alla produzione industriale, diffusa nei giorni scorsi dall’Istat.
Per quanto riguarda le stime per il mese di settembre il Centro Studi di Confindustria rende noto che, nonostante vi sia stata una leggera flessione, il dato di settembre rimane comunque superiore del 3,6% rispetto ai valori registrati a giugno e a luglio.
Il livello risulta, invece, del 20% inferiore al picco precrisi (aprile 2008), avendo recuperato solo il 7,5% dai minimi di marzo 2009. La produzione media giornaliera si riduce a settembre 2009 del 12,7% sul settembre 2008. In agosto la contrazione annua era stata del 18,3% (dati corretti per il diverso numero di giornate lavorative). Nei dati grezzi l’attività diminuisce in settembre del 12,3% sullo stesso mese del 2008 (-14,5% in agosto).
Nel contesto internazionale l’Italia sembra però registrare una buona performance rispetto ad esempio alla Germania (+1,7%) e alla (+1,8%). Ciò consente di riequilibrare il divario accumulato nei mesi precedenti. L’indicatore anticipatore dell’Ocse delinea ulteriori miglioramenti nei prossimi mesi.

Terza edizione dello scudo fiscale

tremonti-3 Partirà a breve, esattamente il 15 settembre, la terza edizione dello scudo fiscale, grazie al quale fino al prossimo 15 aprile 2010 potranno essere rimpatriati o regolarizzati i illecitamente trasferiti all’estero.
Una terza edizione che spera di replicare il successo delle precedenti, quando le manovre, fortemente volute da Giulio Tremonti, permisero di far emergere ben 73,1 miliardi di euro, ovvero un gettito pari a 2,1 miliardi di euro.
Per questa terza edizione il Governo ha fissato un’aliquota pari al 5%, mentre non ha voluto fare alcuna previsione sul gettito, neanche facendo riferimento ad altri paesi che pure sono ricorsi e ricorrono a questa misura.
Ecco un riepilogo sui numeri dei primi due scudi fiscali su dati forniti dall’Ufficio italiano Cambi-Bankitalia e sul gettito generato in tutti i paesi, compresa l’Italia, che hanno adottato misure similari (dati Ocse).
Lo scudo 2001 prevedeva che venisse applicata un’aliquota del 2,5% sull’importo dichiarato tra il novembre 2001 e il giugno 2002 ai fini del rimpatrio e della regolarizzazione.
Con il primo scudo emersero invece 54,6 miliardi di euro, pari a 33,2 miliardi per i rimpatri e a 21,4 miliardi per le regolarizzazioni.
Lo scudo 2002 prevedeva un’aliquota più alta pari al 4% applicata sempre sull’importo dichiarato. Tra il gennaio e l’ottobre 2003 emergono 18,5 miliardi (10 miliardi sono i rientri e 8,5 miliardi le regolarizzazioni)

UE:stiamo uscendo dalla crisi

trichet Segnali positivi ma prudenti giungono dall’Europa sullo stato della globale. A parlare è il numero uno della Bce, Jean-Claude Trichet, il quale ha dichiarato che “probabilmente si è usciti dalla fase di caduta libera vista fra fine 2009 e inizio 2010, ma dobbiamo comunque restare prudenti. Non si esclude, infatti, che la strada da percorrere sia accidentata”.
E’ questo l’esito del Global Economy Meeting di Basilea, dove si sono riuniti governatori delle Banche centrali per discutere della disoccupazione in aumento nelle maggiori economie, e in particolare del suo impatto sulla fiducia e sulle famiglie.
“Molti indicatori economici stanno andando meglio di quanto si pensasse” e “tante stime sono state riviste verso l’alto”, ha spiegato il presidente dell’Istituto di Francoforte.
Ma la guardia non va mai più abbassata. Infatti, anche se la fase peggiore della crisi ormai è alle spalle, Trichet ammonisce comunque i suoi colleghi: “Le autorità finanziarie mondiali devono prestare grande attenzione alle lezioni delle crisi finanziarie precedenti, perché non sarebbero perdonate in caso di nuove crisi”.
Intanto, altre notizie positive arrivano dall’agenzia di rating Moody’s che ha diffuso le sue previsioni. I numeri più delle parole. Secondo quanto si legge nel “Credit Opinion”, quest’anno la crescita italiana sarà del -4,4%, con una crescita dello 0,1% nei prossimi 12 mesi.
Il governatore della Banca d’ , parlando al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini a fine agosto, aveva detto: “Nella media del 2009 la caduta del Pil rispetto all’anno precedente risulterà in intorno al 5%”.
Pochi giorni dopo l’Ocse, nel suo “Interim Economic Assessment”, parlava invece del 5,2%, comunque meglio del -5,5% di giugno.

OSCE: per il 2010 ripresa lenta

OSCE E’ stato pubblicato in questi giorni l’Economic Outlook, ovvero il dossier con il quale l ha cercato di fare il punto della situazione economica mondiale. Il primo dato che emerge è che i paesi europei sono riusciti ad evitare il peggio della crisi globale, aprendo la strada ad una ripresa che tuttavia si preannuncia molto lenta.
Per questo il capo economista dell’OSCE, Jorgen Elmeskov, mette i paesi in guardia, sottolineando come questo non è di certo il momento più opportuno per rilassarsi.
Inoltre l’ ha rivisto al rialzo le previsioni di ripresa dei singoli paesi, prevedendo che nel 2010 il Pil registrerà un aumento dello 0,7% per paese, mentre il Pil mondiale salirà del 2,3%.
Più critica la situazione per l’. Nel rapporto si legge, infatti, che il nostro paese sta attraversando un periodo di recessione molto forte, con la conseguenza che, anche nel 2010, la ripresa sarà molto lenta, mentre per l’anno in corso è prevista una riduzione del Pil di ben il 5,5%.
Sembra che il peggior scenario sia stato evitato – si legge nelle conclusioni del rapporto – e le economie Ocse stanno per toccare il fondo. Ma la ripresa sarà debole e fragile per qualche tempo e le conseguenze economiche e sociali della crisi saranno di lunga durata“.
Tuttavia, nel rapporto si legge anche che le conseguenze peggiori sono state evitate e che, pertanto, sarebbe potuto andare peggio se i governi non avessero fatto un grande sforzo di politica economica.
per quanto concerne gli scenari futuri l’ sottolinea che la ripresa sarà stentata e soprattutto che si potrà uscire dalla crisi solo se verranno implementate le misure di stimolo all’, le norme di controllo e di regolarizzazione del settore ed una più attenta supervisione sui mercati internazionali.
A questo proposito l’Ocse invita chi non l’ha ancora fatto, a «rendere pubblici» gli stress test delle banche e a favorire la ricapitalizzazione degli istituti finanziari. L’Outlook prefigura anche una exit strategy dalla crisi. «Quando la ripresa sarà sufficientemente forte – si legge – il debito pubblico e il deficit dovranno essere ridotti». Il consolidamento andrà fatto in modo coordinato tra i diversi paesi.

Italia:salari tra i più bassi dei paesi OSCE

balzello2sitoStipendi tra i più bassi dei paesi . E’ questo quanto comunicato dall’organizzazione, che ha verificato come in Italia il salario netto si aggiri intorno a 21.374 dollari, collocando il Bel Paese al 23esimo posto della classifica dei 30 paesi dell’organizzazione di Parigi.
Buste paghe più pesanti solo in Gran Bretagna, Stati Uniti, , Francia, ma anche in Grecia e Spagna.
La classifica si riferisce al salario netto annuo dei lavoratori senza famiglia, calcolato in dollari a parità di potere d’acquisto. A quanto pare il potere d’acquisto degli è il 17% in meno rispetto a quello degli altri paesi .
Secondo i dati a pesare negativamente sulle buste paghe degli è soprattutto il che calcola la differenza tra quanto pagato dal datore di lavoro e quanto effettivamente finisce in tasca al lavoratore. Il peso di tasse e contributi, sempre per un lavoratore dal salario medio, single senza carichi di famiglia, è del 46,5%.
In questa classifica l’Italia si piazza al sesto posto, mentre leggermente migliore sembra essere questo dato se si prende in considerazione il caso di un lavoratore, sempre con un salario medio ma sposato e con due figli a carico. In questo caso il cuneo e al 36% e l’Italia scivola qualche posizione sotto collocandosi all’undicesimo posto nell’Ocse (partendo sempre dai Paesi dove massimo è il peso fiscale sulle buste paga).
La crisi sembra inoltre colpire ogni italiano che in media ogni anno guadagna il 44% in meno di un inglese, il 32% in meno di un irlandese, il 28% in meno di un tedesco, il 18% in meno di un francese.

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Mercegaglia:”Siamo in ripresa”

http://www.finanzaoggi.it/ Mercegaglia ulla crisi economica mercegagliaLa ripresa sembra essere più vicina di quanto si immaginasse. Questo è il messaggio lanciato dal Presidente di Confindustria, , la quale sottolinea come la crisi economica “forse arrivata al fondo” e da luglio “potrebbe esserci qualche inversione di tendenza”.
Un ottimismo che appare condiviso anche dall’ che, sebbene non ritenga che la fase più dura sia passata, non può non sottolineare come gli aiuti messi in campo a sostegno dell’economia e della finanza, comincino a dare i loro frutti.
Quindi secondo il presidente di Confindustria uno spiraglio si è finalmente aperto, mentre ora “il problema è capire in quanto tempo torneremo alla crescita e probabilmente avremo ancora qualche mese difficile. Il nostro Centro studi ritiene che nella seconda parte dell’anno, da luglio, ci possa essere qualche inversione di tendenza”.
Soprattutto perché, ha concluso Marcegaglia, la crisi “è stata gestita complessivamente bene, con tempestività, dando l’impressione alla gente che c’era volontà di governarla”.
Ma non tutti sembrano condividere questo entusiasmo. , presidente della , replica seccamente alle dichiarazioni della Mercegaglia, sottolineando come ” le PMI italiane non sono così convinte che la ripresa sia dietro l’angolo”.”Più che di previsioni, – aggiunge Galassi – le PMI italiane hanno bisogno di misure immediate, come il posticipo dell’acconto delle tasse di giugno, altrimenti a luglio più che di ripresa si dovrà parlare di declino perché se crollano le PMI crolla l’intero sistema economico nazionale”.
Ma per una vera ripresa bisogna attendere il 2010, almeno secondo le previsioni dell’ che ricorda a tutti che il 2009 sarà un anno molto difficile. Insomma si deve stringere ancora la cinghia!

La lista nera si svuota

OSCE-Flags_0Importante vittoria messa a segno dall’ che, per bocca del suo segretario, Angel Gurria, ha annunciato che anche le Filippine, la Malaysia, la Costa Rica e l’Uruguay, hanno deciso di rispettare gli standard internazionali in materia fiscale, uscendo così definitivamente dalla famigerata lista nera che a questo punto è vuota.
Appena stillata dall’, sotto le pressioni del G20, l’esistenza della lista nera testimonia la volontà dei paesi di avviare un processo di adeguamento generalizato a più rigide norme fiscali che siano in grado di limitare frodi e contraffazioni.
Siamo molto soddisfatti di quanto hanno deciso i quattro paesi, è in corso una trasformazione sostanziale del panorama mondiale“, ha detto Angel Gurria nel corso di una conferenza stampa a Parigi.
Un altra buona notizia viene dalla Svizzera che ha finalmente deciso di aprire un dialogo con gli , al fine di ammorbidire le norme che regolano il segreto fiscale, così da adeguarsi alle disposizioni dell’.

L’Italia bacchettata dall’Osce

23294_webSono stati diffusi oggi i dati relativi al rapporto “Obiettivo crescita” dell’Osce e purtroppo per l’Italia non ci sono delle buone notizie. Il nostro paese, infatti, si piazza al 19esimo(su 29) posto ed è uno degli ultimi classificati nella categoria big, con una differenza pro-capite rispetto agli Stati Uniti di ben il 30%. “Il divario tra l’Italia e i paesi più performanti continua ad ampliarsi in particolare a causa della bassa produttività”, questo il giudizio dell’Osce.
Cosa fare?
Dal’Organizzazione suggeriscono di dare il via a riforme strutturali che spazino dal settore del lavoro, a quello dell’istruzione, dal servizio locale alle professioni al .
Ma non è solo la produttività a dare problemi. Sembra, infatti, che delle lacune ci siano anche nel basso utilizzo del lavoro, soprattutto tra i giovani, le e gli anziani. L’Osce raccomando quindi di abbassare le tasse sui redditi
Oltre alla minore produttività, a essere chiamato in causa è il basso utilizzo del lavoro, soprattutto tra giovani, anziani, e nel Sud.
L’Ocse raccomanda, quindi, di abbassare le tasse sui redditi da lavoro, di decentrare i rinnovi dei salari, di ridurre la proprietà pubblica, di liberalizzare le professioni e di migliorare le università.
Quindi l’Osce pur riconoscendo al nostro paese l’attuazione di riforme significative, soprattutto sul mercato dei prodotti, sottolinea la necessità di avviarne delle altre, tra le quali spicca la riduzione delle barriere alla concorrenza, il miglioramento del sistema di istruzione, soprattutto universitario, il decentramento della contrattazione salariale e la concessione di incentivi per l’innovazione. Lo studio sottolinea che “l’elevato livello di proprietà pubblica e i vincoli normativi nei servizi professionali e nei trasporti ostacolano la crescita della produttività”. Vanno quindi “eliminate le barriere all’ingresso nei servizi professionali, aboliti i tetti sui prezzi di tali servizi fissati dagli organismi di categoria, ridotte la proprietà e il coinvolgimento dello stato nei business dell’elettricità, del gas, delle poste e dei trasporti e va anche limitato il coinvolgimento degli enti locali nelle aziende di servizi”.
In materia di tassazione prioritario è il taglio delle tasse sui redditi da lavoro.
L’Ocse sottolinea che “resta alta” soprattutto per i redditi più bassi e va quindi ridotta, finanziandola con tagli alla spesa pubblica e con il rafforzamento della lotta all’evasione.
Tra gli altri obbiettivi poi ci deve essere un incremento del numero dei laureati, una riduzione delle disparità regionali nell’utilizzo del lavoro e la promozione di maggiori incentivi in termini fiscali.