Scritto Lunedì 10 Agosto 2009 da Lucia Cocozza
Nonostante alcuni segnali di ripresa si prospetta un autunno difficile per il mondo del lavoro.
L’allarme è stato lanciato dalla Cgia di Mestre che ha fatto sapere che dopo la pausa estiva, molte fabbriche potrebbero anche non riaprire.
“Nel prossimo autunno – commenta Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre – stimiamo che saranno circa 200mila i posti di lavoro a rischio in Italia. Un numero importante che però non inficia alcuni segnali positivi emersi negli ultimi mesi che ci stanno allontanando dalla fase più acuta della crisi. Quelli messi in luce anche dall’Ocse sono una conferma importante. Quindi non dobbiamo fare nessun catastrofismo. Anche perché è da 2 anni che nel 4° trimestre l’occupazione registra picchi negativi”.
La Cgia, analizzando i dati Istat, sottolinea che nel quarto trimestre degli ultimi 2 anni l’occupazione (rispetto al trimestre precedente) è sempre in calo: complessivamente si sono persi 260mila posti di lavoro: 91mila nell’ultimo trimestre del 2007 e 169mila nell’ultimo trimestre del 2008.
“La perdita di 200.000 posti di lavoro – conclude Giuseppe Bortolussi – dovrebbe portare nel 2009, il tasso di disoccupazione all’8,8%. 2,1 punti in più rispetto al 2008. Complessivamente i senza lavoro dovrebbero attestarsi quest’anno sui 2 milioni e 200 mila unità”.
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Tag:Cgia, crici finanziaria, crisi economica, fabbriche, ferragosto, lavoratori, lavoro, occupazione, pausa estiva
Scritto Sabato 8 Agosto 2009 da Lucia Cocozza
La crisi economica e gli ultimi eventi che stanno vedendo protagoniste molte, importanti fabbriche del nostro paese, mettono in apprensione operai e dipendenti i quali si domandano se dopo la pausa estiva gli stabilimenti riprenderanno la loro attività.
A dare una risposta a questa domanda, che di certo non fa godere le ferie a molte famiglie italiane, ci prova la CGIA di Mestre.
“Nel prossimo autunno – esordisce Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre – stimiamo che saranno circa 200.000 i posti di lavoro a rischio in Italia. Un numero importante che pero’ non inficia alcuni segnali positivi emersi negli ultimi mesi che ci stanno allontanando dalla fase piu’ acuta della crisi. Quelli messi in luce anche dall’Ocse sono una conferma importante. Quindi non dobbiamo fare nessun catastrofismo. Anche perche’ e’ da 2 anni che nel 4′ trimestre l’occupazione registra picchi negativi’”. “Infatti – prosegue Bortolussi – analizzando i dati Istat si riscontra che nel 4′ trimestre degli ultimi 2 anni l’occupazione (rispetto al trimestre precedente) e’ sempre in calo: complessivamente si sono persi 260.000 posti di lavoro. 91.000 nell’ultimo trimestre del 2007 e 169.000 nell’ultimo trimestre del 2008“. “La perdita di 200.000 posti di lavoro – conclude Giuseppe Bortolussi – dovrebbe portare nel 2009, il tasso di disoccupazione all’8,8% un punto in piu’ rispetto al 2008. Complessivamente i senza lavoro dovrebbero attestarsi quest’anno sui 2 milioni e 200 mila unita”.
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Tag:Cgia, fabbriche, Italia, lavoratori, occupazione, operai, sciperi
Scritto Mercoledì 29 Luglio 2009 da Lucia Cocozza
Secondo i dati recentemente diffusi dal Rapporto Svimez 2009, il Sud Italia sarebbe la periferia d’Europa. Accentuatosi il divario tra Nord e Sud, incrementatosi a causa della crisi economica, sempre di più sarebbero i giovani laureati che abbandonano le loro terre d’origine per trovare fortuna al Centro e al Nord. Una vera e propria fuga di cervelli che tra il 1997 e il 2008 ha causato l’esodo di ben 700mila giovani.
L’87 per cento ha abbandonato soprattutto la Campania, la Sicilia e la Puglia, giovani costretti ad abbandonare le proprie terre per sfuggire a lavori interinali, in nero o sottopagati, lanciandosi alla ricerca di un lavoro che non offenda la propria dignità.
Così i migliori “dottori” meridionali, laureati con il massimo dei voti, sono costretti a lasciare le loro terre. Sono giovani (gli “spregiati terroni”!)e offrono alle altre regioni italiane competenze ad alto livello, ricoprendo mansioni importanti. Circa 173mila sono i pendolari che non chiedono nemmeno il cambiamento di residenza e tornano al Sud durante il weekend oppure una o due volte al mese per mantenere le proprie radici e tener vivi sentimenti ed affetti. Tanti sono i disoccupati, depressi e scoraggiati, tanti i precari.
Sono dunque proprio i migliori e i più coraggiosi che oggi se ne vanno, cioè quelli che non si accontentano di lavorare senza dignità e che rifiutano il sistema clientelare delle “raccomandazioni”. Desiderosi di realizzarsi positivamente nel lavoro, ricchi di idee e di sogni, credono nel “merito” e nelle opportunità che contesti sociali più avanzati possono offrire a chi si è impegnato seriamente sulle “sudate carte” per acquisire una solida preparazione culturale. Il rapporto Svimez parla solo di emigrazione interna a quanto pare, non dice quanti sono i giovani che fuggono all’estero: troppi anche quelli. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha commentato il rapporto affermando che le Istituzioni e tutta la società italiana dovrebbero diventare più consapevoli del divario tra Nord e Sud per mettere in atto opportune strategie. Intanto ai meridionali arrivano i calci di rigore della finanziaria, mentre degrado e criminalità crescono e non incoraggiano certo produttivi e seri investimenti.
Il Sud, tuttavia, non perde la fiducia: molti qui sono abituati a “rimboccarsi le maniche” e a spezzarsi la schiena anche con due o tre duri, umili lavori, pur di portar avanti la famiglia onestamente e di far studiare i figli. Altro che pizza, sole e mandolino.
Concludendo, quindi, per ora non ci resta che “sognare” di veder tornare i nostri figli a casa, immaginandoli felici e soddisfatti per nuove future opportunità lavorative create per loro. Se ciò avvenisse un giorno, forse questi giovani, pienamente realizzati nelle regioni che li videro nascere, potrebbero offrire il loro valido contributo alla rinascita del Sud.
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Tag:cento, emigrazione, laurati, lavoro, meritocrazia, nord, occupazione, rapporto Svimez, sud italia
Scritto Martedì 16 Giugno 2009 da Lucia Cocozza
Va male il mercato del lavoro, tanto in Europa quanto negli Stati Uniti.
Stando ad una recente inchiesta di Eurostat, nel primo trimestre di quest’anno sono andati in fumo ben 1,9 milioni di posti, di cui 1,2 solo nell’area dei paesi che aderiscono all’euro.
Un vero e proprio disastro che i 27 paesi membri dell’UE si preparano ad affrontare con il piano anti-disoccupazione, il quale sarà presentato a Bruxelles giovedì prossimo.
Tuttavia non sarà di certo semplice trovare una via comune, non solo a causa delle solite divergenze che dividono i paesi UE, ma anche per il fato che il problema è piuttosto serio, soprattutto per alcuni paesi. A soffrire in particolar modo è ad esempio la Spagna, che ha messo a segno un preoccupante -3,1% trimestrale (-6,4% su base annua), tradotto si tratta di 800mila persone che nei primi 3 mesi dell’anno sono rimaste senza lavoro. Danni limitati (per modo di dire) in Francia (-0,4%), Italia e Germania (-0,3%).
Insomma pare si sia proprio toccato il fondo, ed è per questo che gli occhi sono tutti puntati sul piano anti-crisi, con il quale gli Stati membri saranno invitati a fare tutto il possibile per salvaguardare i posti a rischio, limitare al massimo i licenziamenti e facilitare il reinserimento nel mercato del lavoro di chi il posto lo ha già perso.
Tra le misure, si invitano i paesi membri a forzare la mano per trovare soluzioni tampone come la riduzione dell’orario e del salario al posto dei licenziamenti davanti a crisi aziendali, oppure l’anticipo di 19 miliardi di euro del Fondo sociale europeo che andranno a finanziare progetti di formazione o reinserimento lavorativo.
www.finanzaoggi.it Disoccupazione e formazione emergenze crescenti nell\'UE
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Tag:bruxelles, disoccupazione, francia, germania, occupazione, piano anticrisi, spagna, UNIONE EUROPEA, usa
Scritto Giovedì 11 Giugno 2009 da Lucia Cocozza
Sulle stesse posizioni il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, e il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che hanno detto un deciso no alle gabbie salariali.
Apredno i lavori del Convegno “Impresa e lavoro nella Costituzione”, Fini ha infatti affermato che “Un rinnovato clima di collaborazione tra capitale e lavoro dovrà favorire più moderni ed efficienti meccanismi che promuovano la produttività dell’azienda insieme con gli incentivi salariali e l’aumento del reddito a disposizione dei lavoratori. Un auspicio in tale direzione è mosso anche dalla necessità di dare attuazione, nell’odierna situazione sociale ed economica, al disposto dell’articolo 36 della Costituzione che prevede una retribuzione, per il lavoratore, ‘proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro’”.
”Personalmente – rimarca Fini – non credo che il ritorno al passato di una diversificazione territoriale dei salari produrrebbe alcunché di positivo per il Paese. In questo modo si darebbe un messaggio disgregante ai territori più deboli del Paese”.
Condivise da Confindustria le parole del presidente Fini che per bocca della Marcegaglia così si esprime “Siamo contrari alle gabbie salariali. Per noi la differenza salariale deve nascere azienda per azienda attraverso la riforma del modello contrattuale che collega il salario alla produttività”.
”Noi abbiamo fatto una riforma del modello contrattuale proprio per migliorare l’incontro tra produttività e salario in una logica aziendale. Siamo contrari, perciò – conclude – a ogni logica dirigista che lega il salario all’inflazione e che porterebbe a una indicizzazione piena delle retribuzioni”.
Concorde anche l’opposizione che tramite il responsabile Lavoro, Cesare Damiano, ha sottolineato che
”un ritorno ai differenziali territoriali nelle retribuzioni creerebbe nuovi squilibri, ingiustizie e non porterebbe a nessun risultato apprezzabile”.
Su tutt’altra linea Umberto Bossi per il quale la proposta delle gabbie salariali rimane prioritaria, soprattutto per la Lega, sebbene il leader del Carroccio ci tenga a sottolineare che si tratta di una proposta del popolo.
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Tag:confindustria, Fini, gabbie salariali, lavoro, Lega Nord, marcegaglia, occupazione, pd, salari, Senato, umberto bossi
Scritto Giovedì 11 Giugno 2009 da Lucia Cocozza
Qualche notizia positiva giunge dal bollettino mensile della BCE, dal quale emerge che, dopo due trimestri negativi, l’economia europea potrebbe subire un discreto rallentamento dello recessione per la restante parte del 2009. Il motivo principale deve essere ricercato nel buon controllo del tasso d’inflazione che, stando alle previsioni della BCE, dovrebbe raggiungere entro la fine dell’anno l’obiettivo del 2%.
Le stime della BCE riflettono e riprendono quelle già formulate dallo staff europeo nella scorsa settimana, sebbene per parlare di vera e propria ripresa bisognerà ancora attendere.
Nel frattempo la contrazione delle attività economiche nell’area euro sta incidendo considerevolmente sul mercato del lavoro, facendo aumentare nell’area euro la disoccupazione del 7,3% nei primi tre mesi dell’anno e addirittura del 9,2% nel solo mese di aprile.
L’occupazione, invece, si è mantenuta sostanzialmente stabile facendo registrare un lievissimo incremento, pari ad appeno lo 0,1%
Tra i settori occupazionali che maggiormente hanno sofferto di questa contrazione, bisogna segnalare quello manifatturiero dove il calo è stato del 6,4% e delle costruzioni con meno 1,3%, mentre una tendenza contraria ha mostrato solo il settore dei servizi di mercato dove la crescita occupazionale è stata pari allo 0,8%.
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Tag:BCE, disoccupazione, economia, europa, mercato del lavoro, occupazione, PIL, tasso di inflazione, ue
Scritto Domenica 17 Maggio 2009 da Lucia Cocozza
Protestano anche i lavoratori tedeschi che sono scesi oggi in piazza a Berlino per chiedre al governo una tutela maggiore dell’occupazione.
La manifestazione è stata organizzata dalla Confederazione dei sindacati tedeschi (DGB) ed è riuscita a far scendere per le strade circa 100 mila persone, almeno stando ai dati diffusi dai promotori.
Alla manifestazione ha preso parte anche la UIL di Angeletti, preoccupata della grave situazione occupazionale che anche nel nostro paesi si sta delineando e che non prevede buoni scenari neanche per il 2009 quando i disoccupati dovrebbero salire a 3,72 milioni ovvero circa 2,27 milioni in più rispetto allo scorso anno.
ww.finanzaoggi.it Tafferugli manifestazione Torino
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Tag:Angeletti, Berlino, lavoratori, manifestazione, occupazione, proteste, sindacati, uil
Scritto Martedì 10 Febbraio 2009 da Lucia Cocozza
Il Ministero del Tesoro ha presentato in questi giorni il Programma per la stabilità italiano dal quale emerge un dato alquanto allarmante. Sembra, infatti, che la crisi economica provocherà per il 2009 un calo dell’occupazione pari all’1%, facendo così salire la disoccupazione all’8,2%. Parallelamente si registrerà una netta decellerazione del costo del lavoro a causa della moderazione salariale.
Per quanto concerne il biennio 2010-2011, è stato inoltre stimato che l’occupazione crescerà in media dello 0,4%, con il tasso di disoccupazione che dovrebbe restare sostanzialemte stabile. A slittare sono poi i tempi sul pareggio del bilancio a causa ancora una volta del peggioramento delle condizioni economiche del paese. Per quanto concerne il Pil si prevede che nel 2009 questo eccederà il limite del 3%, portandosi a quaota 3,7%. Sul Pil, quindi, il Governo conferma le previsioni dei maggiori istituti internazionali, confermando il segno negativo per il 2009.
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Tag:crisi economica, disoccupazione, Ministero del tesoro, occupazione, PIL