L’euro è sempre più forte

euro Nuovo primato dell’euro sul dollaro.
Sui massimi livelli negli ultimi 14 mesi la moneta comunitaria è riuscita a toccare quota 1,50 rispetto al biglietto verde, anche grazie al mercato azionario che negli ultimi tempi sembra aver intrapreso una corsa ai guadagni.
Ma a cosa si deve precisamente la forza dell’euro rispetto al dollaro?
La risposta può facilmente essere rintracciata nella maggior propensione al rischio da parte degli investitori che sembra determinare una più accentuata debolezza della moneta statunitense.
Infatti, nel momento in cui cresce la voglia di rendimento, gli operatori tendono a correre maggiori rischi, facendo si che i capitai si spostino dai Titoli di Stato USA ai bond europei, che hanno rendimenti maggiori.
Ma vendere bond americani per acquistare bond europei non significa altro che vendere dollari per euro: ecco perchè negli ultimi tempi il dollaro è sempre più debole.
Ovviamente a questo motivo si deve aggiungere la debolezza dell’economia americana e il fatto che la ripresa economica non sia accompagnata da un rilancio dell’occupazione.
Questa situazione fa si che l’appeal del dollaro sia in costante discesa, con la conseguenza che gli investitori siano sempre più propensi verso i bond europei anziché quelli americani, con la prospettiva che in breve tempo l’euro possa anche toccare quota 1,6.

Identikit del precariato italiano

precari Si riaccende il dibattito sulla questione del posto fisso, soprattutto dopo l’intervento sul tema da parte del Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.
La situazione in Italia continua ad essere sul fronte lavoro piuttosto preoccupante.
Stando agli ultimi dati, infatti, sono oltre 3,5 milioni le persone che hanno un posto precario, di cui ben il 58,7% donne.
A rivelarlo una recente indagine della Cgia di Mestre, che ha anche sottolineato come l’esercito dei precari si concentri soprattutto al Sud e come il fenomeno interessi i settori alberghiero, della ristorazione e dell’agricoltura.
L’indagine della Cgia di Mestre ha anche tracciato un’identikit del precario italiano, sottolineando come il fenomeno interessi i dipendenti a termine involontari, i dipendenti part time involontari, i collaboratori che presentano contemporaneamente tre vincoli di subordinazione e i liberi professionisti e lavoratori in proprio – le cosiddette Partite Iva – che presentano contemporaneamente tre vincoli di subordinazione.
In termini territoriali, la Calabria vanta un record, con il 23,3% di precari sul totale degli occupati. A seguire la Sicilia (con il 22,1%), la Sardegna (con il 21,3%), la Puglia (19,5%) e la Basilicata (17,2%). In questa classifica al contrario, all’ultimo posto si trova la Lombardia che vanta – in termini assoluti, il maggior numero di precari ma che incidono per appena il 12% del totale degli occupati in regione.
Suddivisi per settore produttivo, spiega il report della Cgia, sono i servizi pubblici e sociali quelli a più alto tasso di precarietà (il 28,1% degli occupati del settore), gli alberghi e i ristoranti (con il 25,9%) e l’agricoltura (24,6%). Chiude l’intermediazione monetaria con l’8,9%.

A novembre la Cgil in piazza

epifani La Cgil ha annunciato per il 14 novembre una manifestazione nazionale in difesa dell’occupazione.
Ad annunciarlo è stato il segretario generale Guglielmo Epifani il quale ha spiegato che con tale iniziativa la Cgil intende “portare al centro dell’attenzione la condizione del lavoro in questa fase e dare un segno di visibilità forte di cosa vuol dire avere la fabbrica chiusa, lavoratori licenziati e precari che non sanno dove sbattere la testa”.
La manifestazione nasce infatti dalla valutazione che “il governo non fa tutto quello che bisogna fare e abbiamo problemi enormi nei settori, nel Mezzogiorno e in molte aziende. I lavoratori si sentono soli perché la politica e giornali non parlano dei loro problemi come un tempo”.
Epifani è apparso inoltre ben cosciente dei disagi che queste manifestazioni possono a volte comportare ma ha anche ribadito che “riportare al centro anche dell’opinione pubblica la situazione di chi perde il lavoro è necessario. Deve diventare il punto fondamentale in questa stagione”.

Male l’occupazione statunitense

borse_economiche Va ancora male il mercato del lavoro negli Stati Uniti dove, secondo il Dipartimento del Lavoro, si sono persi solo a settembre ben 263 mila posti di lavoro.
Un dato a dir poco negativo che è andato ben al di là delle previsioni, visto che si era ipotizzata una perdita compresa tra i 150 e 180 mila posti.
Una situazione critica che non colpiva gli USA dal lontano 1983.
Ovviamente i contraccolpi non hanno tardato a farsi sentire, visto che i futures sugli indici della Borsa hanno immediatamente registrato un calo.
A New York il contratto sul Dow Jones cede 100 punti base a 9.370 punti quello sullo S&P 500 perde 11 punti 1.016,10 punti e il derivato sul Nasdaq-100 scende a 1.655,75 punti.
Ma i contraccolpi si sono fatti sentire anche in Europa, dove l’indice paneuropeo Dj Stoxx 600 ha ceduto quasi 2 punti percentuali.
Tra le piazze più penalizzate Parigi (-2,34%) zavorrata da Alcatel-Lucent (-5,2%), Bnp Paribas (-4,5%) e Dexia (-4,58%). In difficoltà anche Amsterdam (-2,59%) e Zurigo (-2,19%. A Milano il Ftse All Share perde il 2,13% mentre il Ftse Mib arretra del 2,2 per cento. A Piazza Affari soffrono soprattutto Fiat (-4,2%), Stm (-3,6%) e i bancari Unicredit (-3,18%), Banco Popolare (-2,83%), Intesa Sanpaolo (-2,87%) in un listino che vede, nel paniere principale, in positivo solo Terna (+0,19%) e Buzzi (+0,26%). A livello settoriale pesanti le materie prime (-3,4%), banche (-2,4%), assicurazioni (-2,7%), media (-2,5%) e tecnologici (-3%).

Tasso di disoccupazione ancora in crescita

stress Aumenta ancora di più la disoccupazione che si attesta al 7,4%.
A rivelarlo l’Istat, che sottolinea anche come si tratti del dato più alto registrato negli ultimi tre anni.
Dall’istituto di statistica fanno anche sapere come in circa un anno il tasso di disoccupazione aumenti di ben nove decimi di punto percentuale per gli uomini e di appena un decimo per le donne.
I dati sono allarmanti in quanto in appena tre mesi sono stati ben 378mila i posti di lavoro persi, il dato peggiore mai registrato dal lontano 1994.
“Il risultato – spiega l’istutito di statistica – sintetizza il protrarsi della caduta dell’occupazione autonoma delle piccole imprese, l’accentuarsi del calo dei dipendenti a termine e la nuova riduzione del numero dei collaboratori”.
L’offerta di lavoro registra, rispetto allo stesso periodo del 2008, una riduzione dell’1%, ovvero -241.000 unità, mentre il tasso di occupazione della popolazione tra 15 e 64 anni scende dal 59,2% del secondo trimestre 2008 all’attuale 57,9 per cento. Il numero delle persone in cerca di occupazione sale invece a 1.841.000 unità (+137.000 unità, pari al +8,1% rispetto al secondo trimestre 2008).

Il peso del lavoro interinale

donne lavoro Vale ben 6,3 miliardi di euro il lavoro interinale in Italia.
Le statistiche elaborate da Assolavoro raccontano di un comparto che, fino al 2007, cresceva di circa il doppio rispetto al 2007, ovvero di circa il 17%.
Un settore che, quindi, riesce a contribuire al sistema paese con 1,4 miliardi per per previdenza e assistenza, 3,1 miliardi di retribuzioni nette erogate e 700 milioni di gettito per l’Erario.
Tutto questo senza contare i 100 milioni di assicurazione sugli infortuni e i 160 milioni di tutela per i lavoratori.
Nel 2007 sono pervenuti alle 62 agenzie per il lavoro oltre 5,7 milioni di curricula, 3,9 milioni sono stati selezionati e 2,6 milioni ritenuti idonei. Il 76% degli interinali sono italiani,il 2% di paesi all’interno dell’Unione Europea e il 21% sono infine extraeuropei.
Per quanto concerne la fascia d’età bisogna sottolineare che si tratta soprattutto di giovani: il 25% ha meno di 24 anni mentre il 23% è under 30.

Lavoro:ecco le professioni più richieste

_cameriere_1 Il mercato del lavoro è costantemente in crisi e nonostante la lenta ripresa dell’economia, da più parti si sente ripetere che per il lavoro ci saranno ancora tempi difficili.
Nonostante ciò esistono delle professioni che sembrano andare controtendenza, non solo perchè capaci di tenere la crisi, ma anche perchè in grado di incrementare la richiesta di manodopera.
Si tratta della categoria dei commessi, degli addetti alle pulizie, dei contabili e dei camerieri, che stando ad un’indagine condotta dalla Cgia di Mestre sono attualmente le professioni più richieste
In particolare è stato individuato un fabbisogno occupazionale di oltre 524.000 unita’.
Il 28,6% dei nuovi posti di lavoro sara’ occupato nel Nord Ovest, il 28,3% al Sud, il 23,2% nel Nord Est e il 20% al Centro.
Principalmente (62% dei casi) le assunzioni avverranno in piccole imprese con meno di 50 addetti.

Lavoro: ecco le professioni introvabili

artigiano_jpg Nonostante la crisi che fa tremare il mercato dell’occupazione, nelle Pmi c’è posto per bene 94.670 dipendenti. Ma, sorpresa, ben il 32,5% di questi risulta introvabile, colpa di alcuni mestieri che stanno scomparendo come quello del fornaio, della sarta, dell’idraulico, ma anche dell’informatico e dell’addetto alla robotica.
A lanciare questa singolare denuncia è stata la Confartigianato, che ha elaborato un quadro preciso, nel quale viene mostrato come il fabbisogno di occupazione c’è e come, pertanto, delle opportunità ci siano ma non vengono sfruttate.
Per tale motivo Confartigianato ha lanciato l’emergenza manodopera nelle piccole e medie imprese, stillando una classifica delle professioni introvabili.
Ai primi posti per il numero più elevato di professionalità richieste e non disponibili vi sono falegnami ed operatori specializzati nella lavorazione del legno: servono 2.690 persone, ne mancano 1.390, pari al 51,7% del fabbisogno totale. A seguire parrucchieri ed estetisti: sui 6.570 dipendenti necessari, ne mancano all’appello 3.210.
Problemi anche per gli elettricisti: le aziende ne cercano 9.850, non se ne trovano 2.840. Anche meccanici e autoriparatori sono pronti ad assumere 3.900 persone, ma ben 1.640 sono introvabili. Non va meglio per gli idraulici: le imprese dovranno rinunciare ad assumerne 1.560 su un fabbisogno totale di 6.910.
Anche nel settore alimentare le opportunità di lavoro non mancano: 1.340 i posti disponibili nei panifici e pastifici, ma il 38,8% rimarrà scoperto. Situazione analoga per le pasticcerie e gelaterie dove il fabbisogno di manodopera è di 2.200 persone, il 28,2% delle quali difficile da reperire. Problemi anche per i sarti: su 1.600 posti disponibili ne rimarranno scoperti 550. Se dalle attività tradizionali ci si sposta a quelle più innovative, le difficoltà delle imprese a reperire personale rimangono le stesse.

Lavoro: autunno difficile per gli italiani

operaio Nonostante alcuni segnali di ripresa si prospetta un autunno difficile per il mondo del lavoro.
L’allarme è stato lanciato dalla Cgia di Mestre che ha fatto sapere che dopo la pausa estiva, molte fabbriche potrebbero anche non riaprire.
“Nel prossimo autunno – commenta Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre – stimiamo che saranno circa 200mila i posti di lavoro a rischio in Italia. Un numero importante che però non inficia alcuni segnali positivi emersi negli ultimi mesi che ci stanno allontanando dalla fase più acuta della crisi. Quelli messi in luce anche dall’Ocse sono una conferma importante. Quindi non dobbiamo fare nessun catastrofismo. Anche perché è da 2 anni che nel 4° trimestre l’occupazione registra picchi negativi”.
La Cgia, analizzando i dati Istat, sottolinea che nel quarto trimestre degli ultimi 2 anni l’occupazione (rispetto al trimestre precedente) è sempre in calo: complessivamente si sono persi 260mila posti di lavoro: 91mila nell’ultimo trimestre del 2007 e 169mila nell’ultimo trimestre del 2008.
“La perdita di 200.000 posti di lavoro – conclude Giuseppe Bortolussi – dovrebbe portare nel 2009, il tasso di disoccupazione all’8,8%. 2,1 punti in più rispetto al 2008. Complessivamente i senza lavoro dovrebbero attestarsi quest’anno sui 2 milioni e 200 mila unità”.

Il dilemma delle fabbriche

operaio La crisi economica e gli ultimi eventi che stanno vedendo protagoniste molte, importanti fabbriche del nostro paese, mettono in apprensione operai e dipendenti i quali si domandano se dopo la pausa estiva gli stabilimenti riprenderanno la loro attività.
A dare una risposta a questa domanda, che di certo non fa godere le ferie a molte famiglie italiane, ci prova la CGIA di Mestre.
“Nel prossimo autunno – esordisce Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre – stimiamo che saranno circa 200.000 i posti di lavoro a rischio in Italia. Un numero importante che pero’ non inficia alcuni segnali positivi emersi negli ultimi mesi che ci stanno allontanando dalla fase piu’ acuta della crisi. Quelli messi in luce anche dall’Ocse sono una conferma importante. Quindi non dobbiamo fare nessun catastrofismo. Anche perche’ e’ da 2 anni che nel 4′ trimestre l’occupazione registra picchi negativi’”. “Infatti – prosegue Bortolussi – analizzando i dati Istat si riscontra che nel 4′ trimestre degli ultimi 2 anni l’occupazione (rispetto al trimestre precedente) e’ sempre in calo: complessivamente si sono persi 260.000 posti di lavoro. 91.000 nell’ultimo trimestre del 2007 e 169.000 nell’ultimo trimestre del 2008“. “La perdita di 200.000 posti di lavoro – conclude Giuseppe Bortolussi – dovrebbe portare nel 2009, il tasso di disoccupazione all’8,8% un punto in piu’ rispetto al 2008. Complessivamente i senza lavoro dovrebbero attestarsi quest’anno sui 2 milioni e 200 mila unita”.