Jimmy Choo presto in Borsa valori?

Scarpe Jimmy Choo

Scarpe Jimmy Choo

Il brand è nato solo nel 1996 ma è stato un successo sempre maggiore anno dopo anno. Si tratta di Jimmy Choo, designer di moda griffato Regno Unito, anche se il designer è malesiano.

Pare che adesso il marchio, famoso soprattutto per le scarpe, possa entrare in Borsa. Il proprietario del marchio sarebbe al vaglio della possibilità, con la consulenza di alcune banche specializzate nel settore. La discussione, inoltre, non esclude un cambio di proprietà.

Lo ha sancito il Sunday Telegraph, che sostiene di averne carpito informazioni segrete. Il marchio, che attualmente appartiene anche alla direttrice di Vogue, Tamara Mellon, è nato proporio grazie ad un prestito (di sole 150 mila Sterline) che il padre della Mellon ha concesso allo stilista.

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Coldiretti: la campagna è di moda

Vita di campagna

Vita di campagna

Lo dice la Coldiretti, che ha raccolto i desideri e le aspirazioni degli italiani: la campagna è in auge, con vita tranquilla e aria pura annessi.

Più della metà degli italiani (ovvero, il 51%) vorrebbero abitare (anche se non necessariamente vivere) in un piccolo comune o fuori dalla città, isolato, preferibilmente nel verde e/o con gli animali.

Sono di moda “i sospiri” per i 5.700 comuni italiani che “vantano” da 5.000 abitanti in giù. Il sondaggio che ha rivelato questa tendenza si chiama “Voler bene all’Italia”.

Insieme a Coldiretti e Legambiente, che insieme lavorano ancheper la valorizzazione dei piccoli comuni, ha anche rivelato una tendenza migratoria di abitanti che dalle grandi città (o, per lo meno, quelle con più di 500 mila abitanti) verso le zone periferiche e di campagna.

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Moda made in Italy: perduto il marchio Romeo Gigli

16Brutto colpo per la moda made in Italy, che perde un altro marchio esponente dello stile anche all’estero: Romeo Gigli.

«Una politica dissennata che nel giro di poco ha portato al crollo dell’immagine mia e della firma che avevo creato» – dice lo stilista, che non è più proprietario del marchio internazionale, che il Gip ha inoltre sequestrato nel corso di un’inchiesta.

La procura milanese ha indagato per bancarotta fraudolenta l’amministratore unico e l’amministratore di fatto della Mood, una società che sfruttava il marchio di Gigli ma la cui licenza era scaduta poichè il marchio era stato dichiarato fallito già dal dicembre 2008.

[Image via Dianepernet]

Tessile:la ripresa verrà dalle fiere

pitti-uomo-2007Che il tessile sia in crisi non è di certo una novità . Un ulteriore conferma è venuta da Gaetano Marzotto, presidente di Pitti Immagine, la bella manifestazione fiorentina che a gennaio e a giugno mette in vetrina il meglio dell’abbigliamento maschile.
Ma il settore tessile, da sempre un vanto del nostro Made in Italy, non ci sta e tenta di correre ai ripari. Riprendersi non sarà semplice e non tutti ce la faranno, ma nel 2010 alcune cose dovrebbero cambiare. “Gli italiani – dice Giuseppe De Rita nell’ultimo rapporto del Censis- potranno contare sui distretti del tessile, sull’agilità delle aziende con pochi dipendenti e la capacità di reagire alle necessità di mercato. Certo il problema si fa «macro» se si pensa che il settore tessile conta 500 mila dipendenti contro i 150 mila di quelli del mondo delle auto”.
Ma se il settore soffre sembrano invece continuare ad andare bene le fiere, grazie alle quali, anzi, ci si auspica di rilanciare l’intero sistema. “Andare alle fiere e selezionare sarà fondamentale per il futuro”, spiega Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti. Di qui l’idea di associare agli appuntamenti classici, come la kermesse di moda milanese in programma dal 25 febbraio al 4 marzo, una serie di altre iniziative legate un pò a tutti i settori, dall’abbigliamento, alla bigiotteria al mondo degli accessori, facendo così di Milano la vera e propria capitale mondiale delle fiere.
Si inizia il 22 febbraio con la seconda edizione di “About j”, manifestazione legata al mondo del gioiello nel corso della quale saranno in esposizione i migliori brand del settore orafo, come ad esempio Delfina Delettrez, giovane designer i cui gioielli sono entrati a far parte della collezione permanente del Museo delle Arti decorative del Louvre di Parigi.
Non mancheranno le manifestazioni legate al pret a porter con Modit, fiera dell’abbigliamento organizzata da Milano Expocts nel corso della quale verranno esposte ben 200 collezioni. A questa si aggiungeranno, ovviamente, i tre saloni di Pitti Immagine, tutti dedicati alla collezione femminile, nei quali si potranno ammirare le novità dei brand emergenti, circa 140 collezioni e ben 2 progetti speciali.
Non mancherà il mondo dell’innovazione con White, quello della pelletteria con Mipel e quello interamente dedicato alla calza di medio-alto e lato livello con Mican Shoevent, dove saranno presentate anche le nuove collezioni autunno-inverno 2009-2010
“Anche quest’anno – commenta Vito Artioli, presidente dell’Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani ANCI che organizza la manifestazione – abbiamo lavorato per offrire ai visitatori di Micam ShoEvent un orizzonte di qualità sempre crescente, che nei confronti dell’analoga edizione del 2008 si arricchisce anche di una maggiore presenza internazionale grazie a un rafforzamento dell’attività di scouting”.

Armani anti-crisi

storiesGiorgio%20ArmaniC’è chi sembra non risentire minimamente della grave crisi economica in atto. Se, infatti, gli stilisti americani devono fare i conti con la recessione e il calo delle vendite, il Made in Italy sembra in buona salute, per nulla scalfito dalle difficoltà internazionali.
A testimoniarlo è il ritorno di Giorgio Armani a New York, con l’apertura di una nuova boutique sulla Quinta Strada, il secondo innaugurato dalla stilista, nonché unico azionista della sua casa di moda, nella Grande Mela.
“Anche in tempi difficili, New York è sempre la stessa, bellissima New York. È vero però che le strade sono più vuote. C’é meno gente in giro”, ha commentato ieri lo stilista in un blog pubblicato sul New York Times.
Tra gli altri italiani tornati quest’anno a New York spunta anche Alberta Ferretti, Miss Sixty il cui direttore creativo ha così risposto alle domande dei giornalisti “crediamo che la moda sia prima di tutto un divertimento. Siamo ottimisti. Questa è anche la nostra risposta alla crisi”.
Tra gli stilisti americani la risposta alla crisi è stata invece di tipo pragmatico, improntata cioè a pochi eccessi e alla totale abolizione degli sfarzi.