Crisi: gli Usa hanno fiducia nell’Europa. Parola del segretario del tesoro americano Timothy Geithner

mercatiBuone notizie arrivano dall’America: gli Stati Uniti sono fiduciosi del successo dell’Europa di fronte alla crisi e non smentiscono il loro entusiasmo davanti alla possibilità di risolvere in maniera congiunta con i paesi europei la crisi.

Lo ha detto il segretario al Tesoro, Timothy Geithner, dopo un incontro col suo omologo francese, sottolineando quanto tale successo sia importante per gli Stati Uniti e per il resto del mondo.

L’intervento del segretario del Tesoro è seguito al buon andamento dei mercati odierni, caratterizzati da un segno positivo per i mercati stamani, con le banche in sprint in avvio di seduta e lo spread Btp-Bund sotto i 360 punti e un rendimento sui 10 anni al 5,78%.

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L’euro è sempre più forte

euro Nuovo primato dell’euro sul dollaro.
Sui massimi livelli negli ultimi 14 mesi la moneta comunitaria è riuscita a toccare quota 1,50 rispetto al biglietto verde, anche grazie al mercato azionario che negli ultimi tempi sembra aver intrapreso una corsa ai guadagni.
Ma a cosa si deve precisamente la forza dell’euro rispetto al dollaro?
La risposta può facilmente essere rintracciata nella maggior propensione al rischio da parte degli investitori che sembra determinare una più accentuata debolezza della moneta statunitense.
Infatti, nel momento in cui cresce la voglia di rendimento, gli operatori tendono a correre maggiori rischi, facendo si che i capitai si spostino dai Titoli di Stato USA ai bond europei, che hanno rendimenti maggiori.
Ma vendere bond americani per acquistare bond europei non significa altro che vendere dollari per euro: ecco perchè negli ultimi tempi il dollaro è sempre più debole.
Ovviamente a questo motivo si deve aggiungere la debolezza dell’economia americana e il fatto che la ripresa economica non sia accompagnata da un rilancio dell’occupazione.
Questa situazione fa si che l’appeal del dollaro sia in costante discesa, con la conseguenza che gli investitori siano sempre più propensi verso i bond europei anziché quelli americani, con la prospettiva che in breve tempo l’euro possa anche toccare quota 1,6.

Petrolio a 71 dollari a barile

il-petrolio-ad-un-nuovo-record E’ schizzato a 71 dollari al barile il prezzo del petrolio a New York, dopo che i futures in prima scadenza si sono attestati in rialzo di ben 90 centesimi rispetto alla chiusura di ieri.
Il barile di West Texas Intermediate si attesta così a 71,61 dollari, mentre a Londra il barile Brent, il petrolio del Mare del Nord, è aumentato di 1,11 dollari, salendo a quota 69,15.
A contribuire al rialzo del prezzo del petrolio è stato soprattutto un calo del dollaro sul mercato dei cambi.
La moneta americana ha, infatti, subito un ribasso dopo che il quotidiano The Indipendent, ha riferito di alcune presunte manovre segrete tra gli Stati del Golfo e altri paesi, aventi come obiettivo quello di sostituire la divisa Usa sugli scambi di oro nero.
Circostanza già smentita da Arabia Saudita e Kuwait.

Buona la chiusura di Piazza Affari

1019813_foto_1144681113_PIAZZA_AFFARI Chiude bene anche oggi Piazza Affari, spinta dalle prestazioni al di sopra delle stime del mercato americano. In mattinata si era registrato un calo dei prezzi a causa della chiusura piuttosto debole della borsa americana nella giornata di ieri.
E’ poi iniziato un lenti recupero che, verso l’ora di pranzo, ha spinto gli indici della borsa milanese al rialzo, non soltanto grazie alla buona performance degli indici americani, ma anche al buon andamento della fiducia dei consumatori
E al termine della giornata il Mib ha chiuso in rialzo dello 0,5% a 22.474 punti e l’All Share ha terminato in rialzo dello 0,5% a 22.929 punti. Rialzo anche per gli indici minori, con il Mid Cap che ha chiuso in salita dello 0,1% e lo Star in guadagno dello 0,3%
Lusso, assicurativi e tlc sono stati i protagonisti della seduta tra i titoli delle blue chips. Bulgari ha terminato in rialzo di quasi il 4%, mentre Telecom Italia finisce in salita del 3% grazie a un report di Jp Mogan che consiglia di acquistare i titoli del settore della telefonia europea. Bene anche il duo assicurativo Alleanza-Generali che per tutta la seduta si sono mossi insieme e alla fine hanno messo in cassa un rialzo del 2,5%. Ma Fondiaria ha fatto meglio salendo quasi del 3%. Ottima la performance anche di A2A che e’ salita del 2,7%

OSCE: per il 2010 ripresa lenta

OSCE E’ stato pubblicato in questi giorni l’Economic Outlook, ovvero il dossier con il quale l‘OSCE ha cercato di fare il punto della situazione economica mondiale. Il primo dato che emerge è che i paesi europei sono riusciti ad evitare il peggio della crisi globale, aprendo la strada ad una ripresa che tuttavia si preannuncia molto lenta.
Per questo il capo economista dell’OSCE, Jorgen Elmeskov, mette i paesi in guardia, sottolineando come questo non è di certo il momento più opportuno per rilassarsi.
Inoltre l’OSCE ha rivisto al rialzo le previsioni di ripresa dei singoli paesi, prevedendo che nel 2010 il Pil registrerà un aumento dello 0,7% per paese, mentre il Pil mondiale salirà del 2,3%.
Più critica la situazione per l’Italia. Nel rapporto si legge, infatti, che il nostro paese sta attraversando un periodo di recessione molto forte, con la conseguenza che, anche nel 2010, la ripresa sarà molto lenta, mentre per l’anno in corso è prevista una riduzione del Pil di ben il 5,5%.
Sembra che il peggior scenario sia stato evitato – si legge nelle conclusioni del rapporto – e le economie Ocse stanno per toccare il fondo. Ma la ripresa sarà debole e fragile per qualche tempo e le conseguenze economiche e sociali della crisi saranno di lunga durata“.
Tuttavia, nel rapporto si legge anche che le conseguenze peggiori sono state evitate e che, pertanto, sarebbe potuto andare peggio se i governi non avessero fatto un grande sforzo di politica economica.
per quanto concerne gli scenari futuri l’OSCE sottolinea che la ripresa sarà stentata e soprattutto che si potrà uscire dalla crisi solo se verranno implementate le misure di stimolo all’economia, le norme di controllo e di regolarizzazione del settore ed una più attenta supervisione sui mercati internazionali.
A questo proposito l’Ocse invita chi non l’ha ancora fatto, a «rendere pubblici» gli stress test delle banche e a favorire la ricapitalizzazione degli istituti finanziari. L’Outlook prefigura anche una exit strategy dalla crisi. «Quando la ripresa sarà sufficientemente forte – si legge – il debito pubblico e il deficit dovranno essere ridotti». Il consolidamento andrà fatto in modo coordinato tra i diversi paesi.