Falso Made in Italy: la piaga economica dell’Italia

LV fake

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I prodotti di lusso sono ormai da diversi anni copiati e contraffatti, i cui settori di maggiore incidenza sono quello dell’abbligliamento, moda ed accessori di alta qualità.

Nel 2010, fino ad adesso, sono già stati sequestrati circa 30 milioni di pezzi falsi. Questo fenomeno sta colpendo trasversalemnte l’economia italiana, per un totale di 18 miliardi di Euro (e, come vuole la consuetudine, con annesse evasioni fiscali di circa 5 miliardi di Euro).

Da Confindustria, gli industriali nostrani si schierano contro una decisa lotta al “tarocco” che, secondo Confindustria stessa, potrebbe far riottenere il posto di lavoro a circa 130 mila italiani: la produzione a basso costo in Paesi come la Cina e la Turchia non sta solo sottraendo parte del giro d’affari destinato al vero , ma anche sottraendo manodopera nostrana.

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Made in Italy o Made in China?

Ecco che uo dei quattro settori-vedetta italiani (arredamento, abbigliamento, automotivo ed agroalimentare, le “quattro A”, crf.) si trasferiscono, più o meno ideologicamente, in Cina.

Fino al 4 giugno prossimo si terranno infatti nella città di Chongqing degli incontri tra diverse di filosofia Green Economy, banche, Confindustria ed enti locali cinesi, fondamentalmente per parlare del problema della produzione cinese e la questione dell’ambiente.

Si tratterà di 4 seminari, uno dei quali dal titolo specifico “energia e protezione ambientale”, sprattutto per una presa di responsabilità di Pirelli, azienda italiana, che in dal 2005 è presente con delle fabbriche nella città di Shandong.

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Antitrust multa i produttori di caschi irregolari

Caschi irregolari

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L’azienda RVM, la , la , la Cascobene e la XMoto sono le cinque società produttrici di per moto che sono state multate dall’Antitrust per aver prodotto dei irregolari ma non averne dichiarato il difetto.

I venivano presentati sul mercato e venduti con il prezzo di prodotti omologati, ma erano sprovvisti della certificazione relativa necessaria. I irregolari sono quelli appartenenti alle linee “Stone” e “Stoneline”

Ognuna delle cinque aziende presentava caratteristiche differenti: alcuni avevano un brevetto di garanzia , visiere non omologate, finti marchi di omologazione internazionale ed altro, ma in comune avevano tutti solo l’illegalità.

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Cresce il valore degli immobili di lusso

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Si tratta di una ristretta fascia di mercato, di un settore specifico e piccolo ma forse, è sempre meglio che niente… è la ripresa, lenta ma che lascia bene sperare, del mercato del mattone di prestigio.

Pare che la produzione italiana sia garanzia di qualità e stile, e che gli made in Italy ben potranno aiutare il settore italiano del mercato immobiliare, il cui crollo nel corso del 2009 era stato evidente.

Le stime di sono che a partire dalla seconda metà del 2010, i ritmi del mercato si evolveranno in meglio, e si azzarda anche una risalita delle quotazioni relative. Unico dato scoraggiante: l’ascesa dei valori (forte al nord, soprattutto Torino, Genova, Bologna, Firenze e Venezia) non coninvolgerà il meridione, con punte a Napoli, Bari e Palermo.

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Anche il latte avrà la sua certificazione

_latte “E’ un importante primo risultato della nostra mobilitazione a difesa del dalla stalla alla tavola che ha impegnato migliaia di allevatori ai valichi, ai porti, davanti agli stabilimenti industriali e nelle sedi istituzionali”. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nell’esprimere grande soddisfazione ed un sincero ringraziamento al Ministro delle Politiche Luca Zaia che ha presentato ufficialmente il decreto sull’obbligo di indicare l’origine in etichetta per latte e derivati che “è un grande risultato che va nell’interesse degli imprenditori agricoli ma soprattutto dei consumatori e della e competitività dell’intero sistema Paese”.
Il Decreto obbliga ad indicare l’origine del latte impiegato nel latte a lunga conservazione e in tutti i prodotti lattiero caseari ma – sottolinea la Coldiretti - vieta anche l’impiego di polveri di caseina e caseinati nella produzione di formaggi. Si stabilisce chiaramente – precisa la Coldiretti – che il formaggio si fa con il latte e non con le polveri ma regolamenta anche l’impiego di semilavorati industriali (cagliate) nella produzione di formaggi e mozzarelle che dovrà essere indicato in etichetta. Oggi – prosegue la Coldiretti – tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta e la metà delle mozzarelle non a denominazione di origine sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere all’insaputa dei consumatori. Si tratta di un inganno che è finalmente destinato a finire con l’Italia che – sostiene la Coldiretti – è leader europeo nella qualità ed ha il dovere di svolgere un ruolo di leadership a livello comunitario dove porteremo il provvedimento fino in fondo.
Secondo l’indagine Coldiretti-Swg la quasi totalità dei cittadini (98 per cento) considera necessario che debba essere sempre indicato in etichetta il luogo di origine della componente agricola contenuta negli alimenti, per colmare una lacuna ancora presente nella legislazione comunitaria e nazionale, ma in Italia la metà della spesa è ancora anonima. ll pressing della Coldiretti ha portato all’obbligo di indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca, all’arrivo dal primo gennaio 2004 del codice di identificazione per le uova, all’obbligo di indicare in etichetta, a partire dal primo agosto 2004, il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto, all’obbligo scattato il 7 giugno 2005 di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco, all’etichetta del pollo per effetto dell’influenza aviaria dal 17 ottobre 2005 e all’etichettatura di origine per la passata di pomodoro a partire dal 1 gennaio 2008. Dal primo di luglio è arrivato anche l’obbligo di indicare l’origine delle olive impiegate nell’extravergine, ma molto resta ancora da fare e per oltre il 50 per cento della spesa – ha concluso la Coldiretti – l’etichetta resta anonima per la carne di maiale, coniglio e agnello, per la pasta, le conserve vegetali, ma anche per il latte a lunga conservazione e per i formaggi non a denominazione di origine.

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Su internet il Chianti fai da te!

vino Su internet è possibile acquistare kit per la preparazione casalinga di falsi Chianti, Barolo o Valpolicella, ma anche di bustine in polvere per la preparazione “espresso” di pseudo vini che non hanno nulla hanno a che fare con i prodotti originali e ingannano il crescente numero di acquirenti on line. E’ la Coldiretti a lanciare l’allarme sui rischi degli inganni della rete dove nel 2008 è stato venduto un prodotto enogastronomico ogni 60 secondi, con un aumento del 62 per cento rispetto allo scorso anno, secondo i dati del sito ebay.
Sul sito www.trekneat.com, una società tedesca, Trek’n eat, specializzata nella vendita di cibo per escursionisti, offre in polvere che – riferisce la Coldiretti – è contenuto in un sacchettino di alluminio e plastica, pesa solo 60 grammi e una volta allungato con acqua dà vita a una bevanda di 8,2 per cento alcolici per il costo di 3,95 euro per 2 dl. Per il sito un “ per gourmand per festeggiare una volta giunti su una vetta che è offerto nelle due versioni estiva e invernale, da consumare freddo o caldo.
Per la Coldiretti “il si fa con l’uva e non con le bustine in polvere dalle quali si ottengono miscugli che non hanno neanche il diritto di chiamarsi con il nome del nettare di bacco” e l’offerta on line è solo l’ultimo inganno a danno di uno dei prodotti piu’ prestigiosi del . Su internet su siti come www.homebrewers.com, ma anche su ebay, è anche possibile acquistare – continua la Coldiretti – “wine kit” fai da te con tutto l’occorrente per ottenere il miracolo della trasformazione dell’acqua in vini come il Chianti, il Barolo o il Valpolicella in soli in 28 giorni, per effetto di una curiosa interpretazione della legislazione vigente. Con una spesa compresa tra 70 a 100 euro per un kit da 30 bottiglie, secondo le ditte produttrici, è possibile realizzare anche a casa un processo che porta alla produzione di vini come il Chianti, il Barolo, il Valpolicella, l’Amarone, e molte altre specialità italiane, francesi ed europee per le quali sono fornite addirittura le da applicare sulle bottiglie.
Si tratta di una pericolosa deriva che rischia di “ingannare” i consumatori meno esperti sul reale contenuto dei prodotti in vendita e che – sostiene la Coldiretti – danneggia l’immagine della produzione italiana ed europea conquistata nel tempo grazie agli sforzi fatti per la valorizzazione di un prodotto che esprime qualità , tradizione, cultura e territorio. Una situazione inaccettabile per l’Italia e l’ che stanno conducendo una difficile battaglia per la difesa delle denominazioni dalla pirateria e dalle falsificazioni nell’ambito delle trattative sul commercio internazionale nel Wto. E’ quindi necessario – continua la Coldiretti – verificare la compatibilità di questa preoccupante escalation con la normativa italiana e comunitaria al fine adottare tutte le iniziative necessarie per fermare un fenomeno che rischia di danneggiare imprese e consumatori sul mercato globale.
Con 47 milioni di ettolitri prodotti l’Italia – conclude la Coldiretti – è il maggior produttore ed esportatore mondiale e vanta oltre il 60 per cento della produzione vinicola nazionale a denominazione di origine: 477 vini di cui 316 a denominazione di origine controllata (), 41 a denominazione di origine controllata e garantita (Docg) e 120 a indicazione geografica tipica (Igt).

In arriva un etichetta per l’olio

olio E’ finalmente entrato in vigore l’obbligo di indicare in etichetta l’origine delle olive impiegate nell’extravergine in tutti i paesi europei per combattere le truffe e di garantire la trasparenza alle scelte di acquisto dei consumatori che cercano il vero Made in Italy a tavola in tutta Europa. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento al Regolamento comunitario N.182 del 6 marzo 2009, che dal primo luglio obbliga ad indicare in etichetta la provenienza delle olive impiegate per produrre l’olio vergine ed extravergine di oliva in commercio.
Il vero olio italiano sarà riconoscibile in etichetta da scritte come “ottenuto da olive italiane”, “ottenuto da olive coltivate in ” o “100 % da olive italiane” mentre per i miscugli di provenienza diversa sarà specificato – sottolinea la – se si tratta di “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o di “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari”. In tutta l’Unione Europea non sarà quindi piu’ possibile spacciare come Made in Italy l’extravergine ottenuto da miscugli di olio spremuto da olive spagnole, greche e tunisine senza alcuna informazione per i consumatori.
L’indicazione di origine in etichetta consente di verificare la reale origine delle olive impiegate, che non è sempre garantita dal marchio, e quindi anche di valorizzare gli oliveti italiani che possono contare su 250 milioni di piante, molte delle quali secolari o situate in zone dove contribuiscono al paesaggio e all’ambiente. L’ – continua la – è il secondo produttore europeo di olio di oliva, con due terzi della produzione extravergine e con 38 denominazioni (Dop/Igp) riconosciute dall’Unione Europea, che sviluppano un valore della produzione agricola di circa 2 miliardi di Euro e garantiscono un impiego di manodopera per circa 50 milioni di giornate lavorative.
Nel 2008 – stima la – sono stati importati 485 milioni di chili di olio di oliva che in assenza di etichettatura si “confondono” con la produzione nazionale, che è stata pari a poco piu’ di 600 milioni di chili. In altre parole – precisa la – quasi una bottiglia su due realizzata in contiene olio proveniente da olive straniere. Secondo l’indagine -Swg sulle abitudini degli italiani, la quasi totalità dei cittadini (98 per cento) considera necessario che debba essere sempre indicato in etichetta il luogo di origine della componente agricola contenuta negli alimenti.

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Vacanze: attenzione ai tarocchi gastronomici!

cibo_2 La maggioranza degli italiani (50,3 per cento) non si fa mai mancare in vacanza la degustazione delle specialità enogastronomiche locali sulle quali è però in agguato il rischio “tarocco” con i menu’ acchiappaturisti e i falsi souvenir di prodotti tipici che si moltiplicano lungo tutta la penisola. E’ quanto è emerso all’incontro su “Le nel piatto” organizzato dalla e dal Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari per affrontare i pericoli che incombono sul piacere piu’ ambito in vacanza dagli italiani, che nel tempo libero sono piu’ facilmente disponibili a rinunciare a shopping, visite culturali, gioco, sport, avventura e la ricerca di nuove amicizie piuttosto che alla buona tavola, sulla base di una Indagine Swg/Confesercenti.
Nel corso dell’incontro sono stati “serviti” sul piatto alcuni esempi piu’ aberranti delle ricette falsificate nei luoghi turistici, ma è stata allestita dalla anche una mostra dei souvenir autentici insieme ai consigli per riconoscerli dalle . E’ il caso dell’extravergine di oliva per il quale, con il primo luglio 2009, scatta lo storico obbligo di riportare in tutta Europa l’indicazione di provenienza delle olive per impedire di spacciare come il prodotto importato.
Durante le ferie quasi tre italiani su quattro (74 per cento) – sottolinea la colgono l’occasione per mangiare fuori, alla ricerca nella maggioranza dei casi (64 per cento) delle abitudini e delle usanze alimentari del luogo. Il rischio “tarocco” riguarda le località piu’ turistiche dove è bene tenersi alla larga – precisa la – dai ristoranti che offrono ricette “violentate” come la cotoletta alla milanese preparata con carne di pollo o maiale, fritta nell’olio di semi al posto della carne di vitello fritta nel burro e fuggire rapidamente di fronte ad una locanda romana che offre spaghetti alla carbonara con prosciutto cotto al posto del guanciale e formaggio grattugiato al posto del pecorino romano. Tra i piatti piu’ traditi nella costiera amalfitana ci sono – continua la – la tipica caprese servita con formaggio industriale al posto della mozzarella di bufala o del fiordilatte mentre in quella ligure non mancano i casi di pasta al pesto proposta con mandorle, noci o pistacchi al posto dei pinoli e con il formaggio comune che sostituisce l’immancabile parmigiano reggiano e il pecorino romano. Un inganno che colpisce anche la tradizione siciliana con la pasta alla norma preparata spesso con semplice formaggio grattugiato al posto della ricotta salata. Ma tra i falsi culinari piu’ spacciati lungo tutta la penisola durante l’estate figurano anche – precisa la – il tiramisu’ con la panna al posto del mascarpone e gli spaghetti alla bolognese, una invenzione per stranieri completamente sconosciuta nella città emiliana.
Il pericolo frodi riguarda anche il souvenir enogastronomico del luogo di vacanza che è il preferito dai trentasette milioni di turisti italiani per portarsi a casa un ricordo “appetitoso” come extravergini, formaggi, salumi e conserve per una spesa stimata dalla in oltre un miliardo di euro in prodotti garantiti da marchi comunitari. Dalla Soppressata calabrese al formaggio Asiago in Veneto, dalla Fontina in Valle d’Aosta alla lenticchia di Castelluccio in Umbria, dal prosciutto San Daniele nelle montagne del Friuli ai capperi di Pantelleria della Sicilia, dalla Mozzarella di bufala campana al Pecorino in Sardegna sono alcuni esempi delle specialità piu’ ricercate.

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I vini australiani sorpassano quelli italiani

vino Con un aumento del 59 per cento le bottiglie di australiane esportate negli hanno sorpassato quelle spedite dall’ che fanno invece registrare in quantità una flessione dell’11 per cento. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati dell’Italian Wine and Food Institute relativi al primo quadrimestre del 2009.
All’ – sottolinea la Coldiretti – rimane tuttavia il primato delle esportazioni in valore nonostante il calo del 21 per cento nettamente superiore a quello del 3,2 per cento che si è verificato per i vini australiani, nello stesso arco di tempo.
La produzione peraltro – continua la Coldiretti – resiste molto meglio degli altri paesi produttori europei concorrenti con la Francia che registra in valore un vero tracollo con meno 39 per cento, seguita dalla Spagna (-29 per cento). Ad avvantaggiarsi con aumenti delle quantità esportate sono in genere i nuovi paesi produttori con Cile, Argentina e Nuova Zelanda che hanno adottato politiche di piu’ basso prezzo anche grazie al vantaggio competitivo con i paesi europei provocato dall’Euro forte.
In questo momento di revisione delle regole di mercato a livello comunitario, i paesi produttori europei e l’ in particolare non devono – sostiene la Coldiretti – fare l’errore di cadere nella trappola di una corsa al ribasso nelle garanzie di qualità e di tutela della tradizione che rappresentano il vero valore aggiunto della produzione, grazie al legame con il territorio.
Con 47 milioni di ettolitri prodotti l’ – conclude la Coldiretti – rimane il maggior produttore ed esportatore mondiale con il 60 per cento della produzione vinicola nazionale a denominazione di origine: 477 vini di cui 316 a denominazione di origine controllata (Doc), 41 a denominazione di origine controllata e garantita (Docg) e 120 a indicazione geografica tipica (Igt).

Tessile:la ripresa verrà dalle fiere

pitti-uomo-2007Che il tessile sia in crisi non è di certo una novità . Un ulteriore conferma è venuta da , presidente di , la bella manifestazione fiorentina che a gennaio e a giugno mette in vetrina il meglio dell’abbigliamento maschile.
Ma il , da sempre un vanto del nostro Made in Italy, non ci sta e tenta di correre ai ripari. Riprendersi non sarà semplice e non tutti ce la faranno, ma nel 2010 alcune cose dovrebbero cambiare. “Gli italiani – dice Giuseppe De Rita nell’ultimo rapporto del Censis- potranno contare sui distretti del tessile, sull’agilità delle aziende con pochi dipendenti e la capacità di reagire alle necessità di mercato. Certo il problema si fa «macro» se si pensa che il conta 500 mila dipendenti contro i 150 mila di quelli del mondo delle auto”.
Ma se il settore soffre sembrano invece continuare ad andare bene le fiere, grazie alle quali, anzi, ci si auspica di rilanciare l’intero sistema. “Andare alle fiere e selezionare sarà fondamentale per il futuro”, spiega Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti. Di qui l’idea di associare agli appuntamenti classici, come la kermesse di milanese in programma dal 25 febbraio al 4 marzo, una serie di altre iniziative legate un pò a tutti i settori, dall’abbigliamento, alla bigiotteria al mondo degli accessori, facendo così di Milano la vera e propria capitale mondiale delle fiere.
Si inizia il 22 febbraio con la seconda edizione di “About j”, manifestazione legata al mondo del gioiello nel corso della quale saranno in esposizione i migliori brand del settore orafo, come ad esempio Delfina Delettrez, giovane designer i cui gioielli sono entrati a far parte della collezione permanente del Museo delle Arti decorative del Louvre di Parigi.
Non mancheranno le manifestazioni legate al pret a porter con Modit, fiera dell’abbigliamento organizzata da Milano Expocts nel corso della quale verranno esposte ben 200 collezioni. A questa si aggiungeranno, ovviamente, i tre saloni di , tutti dedicati alla collezione femminile, nei quali si potranno ammirare le novità dei brand emergenti, circa 140 collezioni e ben 2 progetti speciali.
Non mancherà il mondo dell’innovazione con White, quello della pelletteria con Mipel e quello interamente dedicato alla calza di medio-alto e lato livello con Mican Shoevent, dove saranno presentate anche le nuove collezioni autunno-inverno 2009-2010
“Anche quest’anno – commenta Vito Artioli, presidente dell’Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani ANCI che organizza la manifestazione – abbiamo lavorato per offrire ai visitatori di Micam ShoEvent un orizzonte di qualità sempre crescente, che nei confronti dell’analoga edizione del 2008 si arricchisce anche di una maggiore presenza internazionale grazie a un rafforzamento dell’attività di scouting”.