Vuvuzelas: sono quasi tutte made in China

Vuvuzela

Vuvuzela

Si chiamano vuvzelas, e sono le trombette di plastica che ormai associamo ai mondiali di calcio 2010 in Sudafrica. Tra canzoni, risa, suoni ed allegria, forse è difficile andare più a fondo della patinata presentazione dell’evento.

Tale Wu Yijun, inventore dela vuvuzela, per questi mondiali ne ha fatte produrre a milioni (il 90% delle vuvuzelas sono prodotte nella sua fabbrica, la Jiying Plasti Product Corporation), logicamente a basso costo, logicamente in Cina, logicamente sfruttando i lavoratori che non hanno scelta.

Dopo un primo tentativo di far decollare la trombetta di plastica nel 2001, Yijun ci ha riprovato, questa volta con successo, nel 2010. Adesso annuncia soddisfatto che le vuvuzelas sono state comprate dai tifosi di tutto il mondo, triplicando la produzione nel suo stabilimento sulla costa orientale cinese. E lui, adesso, aspetta solo con ansia i Giochi asiatici di Guangzhou…

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Made in Italy o Made in China?

Made in Italy

Made in Italy

Ecco che uo dei quattro settori-vedetta italiani (arredamento, abbigliamento, automotivo ed agroalimentare, le “quattro A”, crf.) si trasferiscono, più o meno ideologicamente, in Cina.

Fino al 4 giugno prossimo si terranno infatti nella città di Chongqing degli incontri tra diverse aziende di filosofia Green Economy, banche, Confindustria ed enti locali cinesi, fondamentalmente per parlare del problema della produzione cinese e la questione dell’ambiente.

Si tratterà di 4 seminari, uno dei quali dal titolo specifico “energia e protezione ambientale”, sprattutto per una presa di responsabilità di Pirelli, azienda italiana, che in dal 2005 è presente con delle fabbriche nella città di Shandong.

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