Produzione industriale:prestazioni negative

produzione_industriale Scende ancora l’indice della produzione industriale. Nel mese di luglio infatti si è segnata una diminuzione dell’1,2%, , rispetto a maggio, mentre la variazione congiunturale degli ultimi tre mesi è stata pari a -3,9%.
A comunicarlo l’Istat, che aggiunge come il calo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno sia stato pari al 19,7%.
Per quanto concerne la produzione auto l’Istat rende noto come questa sia diminuita in giugno del 31,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (dato grezzo). L’Istat precisa che il calo corretto per i giorni lavorativi è stato pari al 35,2%. Nel primo semestre dell’anno si è invece avuta una diminuzione tendenziale, depurata dagli effetti di calendario, pari a 36,1% mentre l’indice grezzo è risultato pari a -36,6 per cento.

Italia: aumenta la povertà

ms%20povert Sono quasi 5 su 100, gli italiani che non possono dire di avere una vita “dignitosa”. Ben il 4,9%, infatti, fa parte della schiera dei poveri tra i poveri, il che significa che ben 1 milione di famiglie non riesce a garantirsi i bisogni minimi.
A renderlo noto l’Istituto di Statistica Nazionale, nell’annuale rapporto sulla povertà.
La povertà assoluta colpisce soprattutto il Sud, o meglio le famiglie con un solo lavoratore autonomo e composte da almeno 4 persone. Rispetto ai dati diffusi per lo scorso anno, sebbene non vi siano significative variazioni, un dato emerge, ovvero il fatto che peggiora la condizione tra le famiglie tradizionalmente povere e che un peggioramento della situazione si sta verificandosi soprattutto al Sud, dove si è passati dal 5,8% al 7,9%.
Sono quindi ben 78milioni le persone che in Italia si trovano in una condizione di povertà (13,6% della popolazione).
L’incidenza di povertà, in particolare, risulta in crescita tra le famiglie più ampie (dal 14,2% al 16,7% tra quelle di quattro persone e dal 22,4% al 25,9% tra quelle di cinque o più), soprattutto per le coppie con due figli (dal 14% al 16,2%) e ancor più tra quelle con minori (dal 15,5% al 17,8%).
In aumento la povertà soprattutto nelle famiglie di monogenitori (13,9%), nei nuclei con a capo una persona in cerca di occupazione (dal 27,5% al 33,9%), tra quelle che percepiscono esclusivamente redditi da lavoro, e cioè con componenti occupati e senza ritirati, (dall’8,7% al 9,7%) e tra le famiglie con a capo un lavoratore in proprio (dal 7,9% all’11,2%).
Soltanto le famiglie con almeno un componente anziano mostrano una diminuzione dell’incidenza di povertà (dal 13,5% al 12,5%) che è ancora più marcata in presenza di due anziani o più (dal 16,9% al 14, 7%).
Commentando i dati diffusi dall’Istat, il ministro del Lavoro, della salute e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi ha rilevato come sia “opportuno sviluppare la strada aperta con la Carta Acquisti in favore di famiglie con anziani o minori indigenti. L’esperimento, che ora dovrà essere completato, impiegando le risorse residue, ha avviato un canale di comunicazione tra le istituzioni, i donatori privati e i beneficiari, così come, per la prima volta, ha consentito una prima identificazione dei soggetti bisognosi”.
“Per queste ragioni – ha continuato Sacconi – anche attraverso il dialogo con gli attori sociali, il Governo è intenzionato a procedere lungo la strada intrapresa coinvolgendo altri donatori privati e tutte le reti che generosamente si dedicano agli ultimi degli ultimi”.

Vendite al dettaglio ancora giù

spesa1 Scendono ancora le vendite al dettaglio che nel mese di maggio hanno fatto registrare una contrazione del 2,9%. A renderlo noto l’Istat che ha rimarcato come il calo riguardi un pò tutti i settori, compreso quello alimentare.
A questo dato l’istituto di ricerche statistiche ha anche aggiunto che le diminuzioni più pesanti si sono registrate per le imprese che operano su un territorio piccolo e che, ragionando per settori, il settore alimentare ha registrato un meno 0,6%, mentre quello delle vendite di prodotti non alimentari un incremento dello 0,2%.
Nel complesso tuttavia il commercio delle vendite a dettaglio è diminuito negli ultimi tre mesi dui circa lo 0,4%.
“Il dato di maggio sulle vendite ci dice che soprattutto i piccoli esercizi restano sott’acqua con intatto il rischio di una emorragia di chiusure che potrebbe toccare nel 2009 un saldo negativo di almeno 50 mila unità. Avremo pure toccato il fondo ma di certo ancora non si vede la luce. Anzi le imprese si trovano accerchiate: vendite giù ma anche credito difficile, fisco pesante, costi rigidi”, commenta un allarmato Marco Venturi, presidente di Confesercenti.

Italia:consumi bloccati

Cibo Il dato conferma l’onda lunga della recessione, secondo Istat nel 2008 la spesa media mensile per famiglia è stata pari a 2.485 euro, di fatto uguale a quella dell’anno precedente (+0,2%), in un quadro che vede l’inflazione nel periodo in crescita del 3,3%.Altro segnale che conferma un quadro deteriorato, il calo dei consumi è stato più forte al Sud, infatti mentre il Veneto è la regione con la spesa mensile più elevata (2.975 euro) per famiglia, seguito da Lombardia (2.930), fanalino di coda è stata la Sicilia (1.742 euro).
Nel 2008, la spesa per generi alimentari e bevande – dice Istat – si attesta su 475 euro, circa 9 euro in più rispetto ai 466 euro registrati nel 2007.Il risultato sembra essenzialmente dovuto alla sostenuta dinamica inflazionistica che ha caratterizzato i generi alimentari (+5,4%), effetto che è stato tuttavia mitigato dalla messa in atto di strategie di risparmio da parte delle famiglie: la quota di famiglie che ha dichiarato di aver limitato l’acquisto o scelto prodotti di qualità inferiore o diversa rispetto all’anno precedente è sempre superiore al 40%”.
In particolare si attesta al 43,4% per il pane, al 49,2% per la pasta, al 55,7% per la carne, al 58% per il pesce e al 53,7% per frutta e verdura. Continua ad aumentare la percentuale di famiglie che acquistano generi alimentari (pane, pasta, carne, pesce, frutta) presso gli hard-discount (dall’8,6% del 2006, al 9,7% del 2007, al 10,9% del 2008).
Il supermercato rimane il luogo di acquisto prevalente (68,1%, era il 67,8% nel 2007), soprattutto nel Centro-nord (superiore al 70%), immediatamente segue il negozio tradizionale (63,7%, era il 64,7%) in particolare nel Mezzogiorno (76,2%) e per l’acquisto di pane (59,4%). Il 17,2% delle famiglie acquista presso ipermercati, con punte del 22% nel Nord, dove questa tipologia distributiva è più diffusa. Al mercato si reca circa il 22% delle famiglie del Centro-nord (erano il 20% nel 2007) contro il 33,1% delle meridionali (erano il 31,4%).

L’agricoltura tiene alla crisi

agricoltura Uno spiraglio arriva dall’Istat che nel tracciare il quadro economico del nostro paese ha reso noto come l’unico settore a resistere alla crisi sia l’agricoltura.
Dopo un inizio d’anno piuttosto fiacco con una crescita limitata, l’agricoltura ha fatto registrare una buona performance con un incremento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
A conti fatti si è notato come l’andamento del settore agricolo non sia in linea con quello negativo registrato dagli altri settori produttivi, come sottolineato poi dalla Cia-Confederazione italiana degli agricoltori. L’associazione di categoria sottolinea che su base annua il valore aggiunto agricolo segna un una cifra positiva, mentre per l’industria in senso stretto si ha un crollo del 16,7%, per le costruzioni una diminuzione del 5,6% e per quello dei servizi un calo del 2,6%.
Non sono però tutte rose e fiori, visto che la Cia avverte “Gli agricoltori continuano a fare i conti con grandi difficoltà, sempre più stretti dai costi produttivi e contributivi e dalla mancanza di strategie mirate allo sviluppo e alla competitività“.
I costi del lavoro aumentano vertiginosamente, mentre i prezzi imposti dai distributori diminuiscono, lasciando tra l’altro invariati i prezzi per i consumatori, così da danneggiare la filiera economica per ben due volte.
La prima mettendo a rischio la sopravvivenza dell’agricoltura italiana, la seconda non trasferendo i vantaggi dei prezzi crollati a favore delle tasche degli italiani, in un periodo nero come questo.

La crisi?La pagano le famiglie

a href=”http://www.ruid.com/photos/show/2864/32956″>stress La conseguenza peggiore della crisi la patiscono le famiglie.
E’ questo quello che emerge dalla Rapporto Annuale sulla situazione del paese compilato dall‘Istat, secondo il quale a risentire di più della grave situazione in atto sono state, e ancora saranno, le famiglie e il mercato del lavoro.
E i numeri contano più delle parole.
Secondo il Rapporto, infatti, una famiglia su 5 fa fatica ad arrivare alla fine del mese(22%), mentre sono 2 milioni e mezzo le famiglie che patiscono difficoltà economiche, non riuscendo a mettere nulla da parte o ad affrontare una spesa improvvisa.
Più grave il dato del 6,3% delle famiglie italiane che non riesce ad arrivare alla fatidica quarta settimana, tra spese per l’affitto, le bollette e chi più ne ha più ne metta.
Dal punto di vista territoriale “le famiglie in difficoltà per le spese della vita quotidiana” risultano relativamente più diffuse nel Mezzogiorno. In particolare Sicilia 12,3%, Calabria 11,6 e Puglia 10,3%. Mentre in tutte le Regione del Centro-Nord rappresentano meno del 5% della popolazione.
Ma secondo l’istituto di statistica, coesiste anche un 41,5% di famiglie che si può definire agiato. Si tratta di dieci milioni di famiglie con redditi alti e medio-alti, più diffuse nel Nord del Paese, in particolare residenti in Trentino-Alto Adige e in Valle D’Aosta.
Drammatica la situazione anche sul fronte lavoro, visto che quest’anno la crescita degli occupati(183.000 unità) è inferiore a quella dei disoccupati (186.000 unità).
Il principale motivo della perdita del lavoro è la scadenza di un contratto a termine. La perdita del lavoro per licenziamento, tuttavia, registra un incremento del 32% e in due terzi dei casi riguarda gli uomini. Aumentano anche i padri con lavoro part time e atipico.

Alimentari, prezzi alle stelle!

Cibo Sebbene l’inflazione sia nel nostro paese ai minimi storici almeno da almeno 40 anni, i prezzi degli alimentari continuano a salire, con un incremento annuale di circa il 2,5%.
Come mai questo incremento smisurato?
Colpa forse delle campagne?
Pare di no, visto che i numeri parlano di una vera e propria deflazione nelle campagne, con un calo del 12,7% dei prezzi agricoli alla produzione a maggio rispetto allo scorso anno.
E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base delle rilevazioni Ismea in occasione della divulgazione dei dati Istat sull’inflazione a maggio. Il crollo delle quotazioni si registra – sottolinea la Coldiretti – sia per le produzioni vegetali (-17,6%) che per quelle derivate dagli allevamenti (- 5,8%).
Le tendenze registrate in campagna non si sono però trasferite a favore dei consumatori dove – denuncia la Coldiretti – i prezzi per l’alimentare, secondo l’Istat, continuano ad aumentare su base annua ad un tasso del 2,5% che è quasi il triplo di quello dell’inflazione media dello 0,9 per cento.
Come dire, il contadino non sa più a che santo votarsi per il crollo del valore dei suoi prodotti che, chissà come, quando arrivano sul bancone della spesa invece continuano a salire di prezzo.
L’aumento della forbice dei prezzi tra produzione e consumo – spiega la Coldiretti – conferma la presenza di forti distorsioni esistenti nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola, che danneggiano imprese agricole e consumatori”.
I prezzi – avvertono presso l’associazione – aumentano quindi in media quasi cinque volte dal campo alla tavola ed esistono dunque ampi margini da recuperare, con maggiore efficienza, concorrenza e trasparenza, per garantire acquisti convenienti alle famiglie e sostenere il reddito degli agricoltori in un momento di difficoltà economica.

Indici su, indici giù

dati istatVariazione positiva segnata a marzo dall’indice destagionalizzato, ovvero quello che misura il valore delle vendite al dettaglio. Il rialzo è stato dello 0,1% rispetto a febbraio, mentre nel confronto tendenziale rispetto al 2008 il valore delle vendeti del commercio fisso al dettaglio ha presentato una diminuzione del 5,2%.
A comunicarlo l’Istat, chiarendo che la variazione tendenziale è sintesi di variazioni negative del 5,6% delle vendite di prodotti alimentari e del 5,1% delle vendite di prodotti non alimentari. Per quanto riguarda le variazioni congiunturali, il valore delle vendite di prodotti alimentari ha registrato una variazione negativa dello 0,1%, mentre quello delle vendite di prodotti non alimentari un incremento dell0 0,2%.

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Produzione industriale ancora giù

produzione_industrialeBrusco calo degli ordinativi dell’industria italiana che nel mese di marzo ha segnato una diminuzione del 26% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A comunicarlo è l’Istat, secondo il quale a calare non è solo il fatturato industriale, soprattutto quello del comparto auto, ma anche gli ordinativi che a marzo sono scesi del 19%.
Il calo è stato determinato soprattutto da una notevole flessione della domanda estera, calata del 9,4%, mentre gli ordinativi interni sono cresciuti di un timido 1%.
Per quanto concerne i settori i mezzi di trasporto accusano un calo del fatturato del 36,4% sul marzo del 2008 mentre gli ordinativi mostrano una contrazione del 30%. Per il fatturato le flessioni più contenute per la farmaceutica (-6,3%), estrazione minerali (-2,2%), alimentari (-2,7%).

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Crollo della produzione industriale

produzione_industrialeCalo eccessivamente elevato“, così è stato definito dall’Istat il forte rallentamento della produzione industriale che a marzo è arretrata rispetto al mese precedente di ben il 4,6%, perdendo nel primo trimestre del 2009 il 9,8%.
Considerevole anche il calo tendenziale, visto che rispetto al 2008 la produzione industriale è caduta del 23,8%. Cifre alquanto negative che assegnano al 2009 un triste primato, quello di calo più considerevole dal 1990.
Negative, ameno stando ai dati di Confindustria, anche le previsioni per il prossimo mese, per il quale la flessione è stata stimata intorno al 23,1%, con appena 1,5% in più rispetto al mese di marzo.
Ad andare particolarmente male, soprattutto in base alle variazioni congiunturali, sono i beni intermedi, -4,5%, i beni di consumo, -4,3% e quella dei beni strumentali, -4,1%.
Tra i settori, rispetto a febbraio arretra maggiormente la produzione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (-10,6%); industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-9,9%); metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-9,3%).
Su base annua in testa metallurgia (-38,6%); apparecchiature elettriche (-36,4%); mezzi di trasporto (-30%): insomma tempi ancora difficili.

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