Scritto Giovedì 3 Settembre 2009 da Lucia Cocozza
E’ stato l’anno degli agriturismi, una delle mete preferite dei vacanzieri italiani.
A stagione finita, Toprural, società leader in Europa per la ricerca su Internet di agriturismi e alloggi rurali che nei mesi di luglio ed agosto 2009 ha ricevuto quasi 3 milioni e mezzo di visite, si è chiesta quali sono stati i 10 comuni italiani che hanno ricevuto più accessi e sui quali quindi si è maggiormente riversata l’attenzione dei turisti rurali nostrani.
Dai dati, emerge in primo luogo la differenza, chiara e confermata, esistente tra il turista ordinario, da spiaggia, ed il turista rurale. Il municipio in vetta alla nostra classifica è uno splendido borgo immerso nel parco nazionale degli Abruzzi, il comune di Pescasseroli , in provincia de L’Aquila. Il secondo comune italiano a ricevere l’attenzione degli utenti di Toprural è stato Villasimius, provincia di Cagliari, nel parco marino protetto di Capo Carbonara. Le prima due posizioni mettono in evidenza il carattere “verde” del turismo rurale, la ricerca di una zona incontaminata e lontano dal caos della quotidianità dove poter passare dei momenti di relax totale.
In terza posizione troviamo il comune di Sperlonga, nel Lazio, città balneare e tipica del turismo interno regionale.
Da notare anche la presenza nella top10 di due comuni, Pietralcina e San Giovanni Rotondo, in Campania e Puglia, luogi tipici del turismo religioso. Si tratta questo di un turismo più maturo, di chi cerca l’accoppiata luoghi sacri-natura e riflessione.
In definitiva le ricerche degli utenti di Toprural si sono concentrate maggiormente su comuni non annoverati nel turismo di massa tipiche dell’agosto delle code in autostrada: si trovano principalmente in Abruzzo, Campania, Puglia, Sardegna, Emilia Romagna e Calabria.
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Tag:2009, agriturismo, estate, internet, Italia, toprural, vacanze verdi
Scritto Lunedì 31 Agosto 2009 da Lucia Cocozza
Comincia davvero a diventare pericoloso diffondere i propri dati personali attraverso social network come Facebook o Twitter. Dal prossimo autunno, infatti, potrebbero diventare più salati i premi assicurativi per le case di questi utenti che favorirebbero, proprio tramite i social network ladri e topi d’appartamento nel loro “mestiere”.
In sostanza quando con una certa superficialità si scrivono dati personali sul web, a finire in linea sono anche tutte quelle informazioni che favoriscono i ladri, soprattutto quando si è fuori per il week-end o le vacanze.
A confermare questa “paura” i numerosi casi esplosi che hanno cominciato ad indispettire le compagnie assicuratrici britanniche, decise ad ingaggiare una battaglia contro gli assicurati troppo “chiacchieroni”.
In primis si potrebbe schierare la Legal & General, che per questo motivo potrebbe in futuro far pagare polizze piu’ care agli iscritti dei social network.
In particolare, in uno studio commissionato dal gruppo assicurativo – condotto dalla societa’ di ricerca europea Opinion Matters – emerge un dato allarmante: gli utenti di Facebook e Twitter non capiscono la gravita’ della situazione. Su 2.092 utenti intervistati, infatti, circa la meta’ non ritiene rischioso divulgare dettagli personali su Internet. Mentre circa quattro persone su 10, il 38% degli utenti, pubblicano invece i dettagli dei piani di vacanza e il 33% scrive se va via per il weekend.
Inoltre, per testare quanto la gente sia pronta ad accettare amici online, Legal & General ha inviato 100 richieste di amici a estranei scelti a caso. Di queste, il 13% sono state accettate su Facebook e il 92% su Twitter, senza alcun controllo.
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Tag:assicurazioni, dati personali, facebook, furti, internet, privacy, rapine, social network, twitter
Scritto Giovedì 6 Agosto 2009 da Lucia Cocozza
Sembra che stia ormai per tramontare l’era delle notizie on line gratis. Ad annunciarlo Rupert Murdoch che, dopo l’ennesima chiusura in rosso del trimestrale, ha reso noto che entro la fine dell’anno fiscale tutti i siti della News Corp., faranno pagare l’accesso alle notizie.
Infatti, nonostante il buono andamento della tv via cavo, che ha segnato un +39%, nell’ultimo trimestre l’azienda di Murdoch ha registrato una perdita di circa 203 milioni di dollari, con le entrate che sono diminuite di circa il 10,7%.
per questo il magnate australiano ha deciso di puntare sulle nuove forme di business. Il punto di riferimento resta il Wall Street Journal, che da tempo ha abbracciato il modello freemium: alcuni contenuti sono offerti gratuitamente (free), altri a pagamento (premium). Molto probabilmente questo meccanismo sarà applicato anche alle altre testate di News Corp. (New York Post, The Sun, The Times, News of the World). Inoltre, Murdoch ha annunciato anche che presto saranno rinegoziati gli accordi con Amazon per la lettura dei quotidiani su Kindle.
“Se avremo successo saremo presto imitati da tutti gli altri media”, ha spiegato Murdoch, sottolineando che “la rivoluzione digitale ha aperto molti canali distributivi a basso costo, che però non per questo sono gratuiti. L’informazione di qualità costa”.
“Far pagare le notizie non è soltanto inutile, ma anche suicida”, ha commentato l’esperto di informazione online Jeff Jarvis. Il motivo? “Oltre ai costi di marketing e di assistenza ai clienti, in questo modo si riduce il pubblico di lettori e, di conseguenza, la pubblicità”. Si rischia cioè di fare solo un autogol, a tutto vantaggio dei concorrenti gratuiti.
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Tag:internet, Jeff Jarvis, murdoch, new york times, Notizie, servizi on line, tv via cavo
Scritto Domenica 22 Febbraio 2009 da Lucia Cocozza
Tempo di crisi, ma gli italiani non sembrano disposti a rinunciare ad accessori e vestiti. E mentre lo shopping “tradizionale” cerca di attirare i clienti diminuendo gli zeri sui cartellini dei prezzi, sembra prendere sempre più piede l’acquisto on-line. Già perchè se i negozi a cinque stelle sono belli per sognare, anche le grandi marche vengono vendute solo tramite i siti di second-hand o la formula dello swap party.
Quindi visto che non si può proprio rinunciare al gioco del vestirsi lo si cerca almeno di fare “arraggiandosi”, principalmente tramite internet.
Ma la soluzione che sta prendendo sempre più piede viene dagli albori della storia. Si tratta del baratto.Sono, infatti, sempre più numerose le ragazze che accumulano vestiti “usati” nell’armadio nella speranza di poterli barattare con la borsa o le scarpe dei propri desideri: l’importante è solo cercare di incrociare i reciproci desideri. Ragazze che accumulano vestiti negli armadi e poi si incontrano per scambiare il proprio usato o tramite siti ad hoc come swapstyle.com, barattoonline.com e barattopoli.com. Se invece c’è anche voglia di svagarsi la questione si può risolvere con uno swap party. L e regole sono semplici, basta riunire vestiti, accessori e bijoux, incontrarsi e cercare di fare un affare. Ovviamente esistono delle regole da rispettare: evitare troppi invitati che generano confusione, presentare merce di qualità e perfettamente pulita, inserire nel giro gli amici degli amici, creare una minima omogeneità di stile (e di taglie) e trasformare l’avvenimento in una piccola festicciola. In modo che, se il business non va a buon fine, il divertimento è assicurato.
Vanno bene anche le vendite tra le mura domestiche, dove a vendersi bene sono sia le grandi marche che gli oggetti più originali di nuovi brand o stilisti in erba.
Per chi cerca grandi occasioni c’è venteprive.com, un autentico paradiso dell’occasione che offre link dove trovare occasioni o Saldiprivati.com che è invece un club privato di shopping online dove si accede solo tramite invito e registrazione ma dove si possono trovare sconti dal 30 al 70%.
“Due volte la settimana gli iscritti ricevono, via posta elettronica, l’invito a prendere parte ad una nuova vendita di prodotti di marca offerti con sconti dal 40 al 70%”, spiega l’amministratore delegato di Bnk4 Gionata Tedeschi, “naturalmente in periodi di saldi ovunque la nostra campagna di promozione è notevolmente potenziata. In più le aziende più famose, che normalmente hanno una certa riluttanza a partecipare alle vendite, sono in chiusura di bilancio e volendo stringere il fatturato ci offrono molti più capi ampliando il nostro bacino di offerte”.
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Tag:aziende, business, internet, Italia, prezzi, regali, saldi, sconti, vendite
Scritto Lunedì 2 Febbraio 2009 da Lucia Cocozza
Le aziende italiane sono giurassiche e non riescono a capirel’importanza e le potenzialità dei nuovi strumenti forniti da Internet, in particolare dal Web 2.0.
E’ questo ciò che emerge dalla conferenza realizzata dall’ossevatorio sulla Multicanalità della School of Management del Politecnico di Milano. La ricerca ci fornisce dei dati piuttosto interessanti.
Innanzitutto il fatto che, in uno scenario di forte crescita sia della cosapevolezza che dell’utilizzo dei canali di accesso come Internet e il Mobile, i consumatori italiani tendono sempre di più ad approcciardi alle aziende attraverso “multicanali”.
Non è quindi un caso che Internet costituisca la prima fonte di ricerca per circa il 21% degli italiani, che il 23% dei consumatori preferisca gli acquisti on line, che i blog e i social network ricoprano un ruolo sempre più importante nella scelta di un acquisto, che il 27% dei consumatori, prima di comprare, legga le opinioni di altri consumatori sui forum, che il 15% dei consumatori rinunci all’acquisto di un prodotto nel caso in cui abbia letto delle recensioni negative, e chi più ne ha più ne metta.
Ora, mentre il consumatore fa un grande utilizzo della multicanalità, lo stesso non può dirsi degli “offerenti”, ovvero delle aziende che rivelano ancora una tendenziale inerzia a cogliere le occasioni offerte dalla multicanalità.
Le aziende sono state classificate in 4 cluster:
le “miopi“(25%) che non hanno la minima conoscenza dei nuovi strumenti di comunicazione on line, le “vorrei ma non posso“(25%), in cui qualcuno tenta la strada dell’innovazione ma rimane sostanzialemte inascoltato, le “vorrei ma non ci riesco“(50%), che vorrebbero fare qualcosa sul fronte della comunicazione crosmediale ma non hanno la minima idea del come, ed infine le “Yes we can“, che conoscono le otenzialità della crossmedialità e sanno anche come sfruttarle.
La ricerca ha anche messo in evidenza come nella fase di ingaggio del cliente le aziende italiane preferiscano affidarsi ai canali tradizionali, emerginando internet e i nuovi media nonostante una crescita a due cifre rispetto al 2007 dell’advertising online e del Mobile Advertising.
Allo stesso tempo a mancare alle imprese italiane è anche una visione completa circa l’implementazione di una strategia di integrazione multicanale, che sappia ricomprendere tutte le fasi, dall’approcio al cliente, all’ascolto, al coinvolgimento del consumatore nei processi di creazione del valore dell’impresa. “Le motivazioni di tale mancanza di visione – si legge nel Rapport- sono legate a barriere di natura culturale, organizzativa, strategica e tecnologica che con intensità diversa in ciascuna azienda frenano un approccio strategico alla multicanalità.” In sintesi: Jurassic Management.
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Tag:classifica, crosmedialità, dell’advertising online e del Mobile Advertising, impresa, imprese, internet, Italia, Jurassic Management, web 2.0
Scritto Venerdì 30 Gennaio 2009 da Lucia Cocozza
La Commissione Europea ha recentemente presentato, nel quadro dell’attuazione di ripresa approvato dal Consiglio europeo nel dicembre 2008, proposte di investimento in progetti fondamentali concernenti infrastrutture dell’energia e di Internet a banda larga. Questi progetti avranno l’arduo compito di fornire all’economia europea lo stimolo di cui essa ha grande bisogno, fissando nel contempo obiettivi strategici come la sicurezza energetica. Tutti gli Stati membri beneficeranno del pacchetto di misure, il quale contiene una breve comunicazione che descrive in generale il contesto e gli obiettivi dell’iniziativa, mentre per quanto riguarda i progetti energetici, è inserita una proposta di regolamento che concede alla Comunità un finanziamento per progetti strategici nel settore dell’energia. Si propone un importo complessivo di 3,5 miliardi di euro per gli investimenti di cattura e stoccaggio del carbonio (dotazione finanziaria: 1 250 milioni di euro), per i progetti di energia eolica offshore (500 milioni di euro) e per i progetti di interconnessioni del gas e dell’elettricità (1 750 milioni di euro). Per quanto riguarda la la banda larga, la Commissione propone di destinare 1 miliardo di euro per estendere e migliorare la connessione a Internet ad alta velocità nelle comunità rurali; tale importo, erogato mediante l’attuale Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale, servirà a coprire gli attuali “vuoti” della mappa europea della banda larga (il 30% della popolazione delle zone rurali che non ha accesso alla banda larga). Infine per affrontare le nuove sfide contenute nella valutazione della politica agricola comune (PAC): impiegando gli attuali meccanismi di sviluppo rurale, 500 milioni di euro sarebbero destinati al lancio dei lavori per affrontare le “nuove sfide” definite nella valutazione della PAC, sfide costituite dal cambiamento climatico, dalle fonti energetiche rinnovabili, dalla gestione delle risorse idriche, dalla biodiversità e dalla ristrutturazione del settore lattiero-caseario.
Ne consegue quindi che nel quadro del suo piano europeo di ripresa economica, la Commissione ha proposto di stanziare per il 2009 e il 2010 altri 5 miliardi di euro provenienti dai crediti non spesi del bilancio dell’UE per progetti nel settore dell’energia e dell’infrastruttura a banda larga. L’idea era di accelerare gli investimenti necessari, attenuare gli effetti della recessione economica sul settore dell’edilizia e rafforzare il potenziale di crescita sostenibile a lungo termine dell’Unione europea, stimolandone l’economia con precisi obiettivi. Si tratta di un contributo importante all’obiettivo concordato di destinare l’1,5 % del PIL a misure di stimolo dell’economia, sia nazionali sia comunitarie.
La proposta è stata presentata questa settimana dal Presidente Barroso, d’accordo con i commissari Piebalgs, Fischer Boel e Reding. Con queste proposte la Commissione attua il mandato conferitole dal Consiglio europeo nel dicembre del 2008 affinché presentasse rapidamente un elenco di progetti specifici che tenessero conto di un adeguato equilibrio geografico. Per massimizzare gli effetti il più rapidamente possibile sull’economia in generale, è stato posto un particolare accento sulla necessità di impegnare le spese nel 2009 e nel 2010.
Affinché le proposte possano produrre quanto prima gli effetti perseguiti, la Commissione auspica che il Consiglio e il Parlamento europeo riescano a far progredire velocemente i dibattiti e l’adozione delle misure legislative. La Commissione pertanto si augura che possano essere accelerate le normali procedure delle altre istituzioni, per consentire una rapida adozione del pacchetto.
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Tag:commissione europea, consiglio europeo, energia, finanziamenti, internet, José Manuel Barroso, pac, PIL
Scritto Venerdì 26 Dicembre 2008 da Lucia Cocozza
Allo stato attuale, con l’economia sempre più allo sbando e la difficoltà a prevedere delle possibili soluzioni, sembra impossibile fare qualsiasi tipo di previsione su cosa ci attenderà per il futuro.
Ad interrogarsi su quelli che saranno i prossimi “risvolti” è anche il mondo dell’economia on line, un settore che negli ultimi anni è cresciuto molto e ha fatto registrare delle performance davvero interessanti.
Viene quindi spontaneo chiedersi: che cosa accadrà per il web, o meglio per l’economia sul web?
Purtroppo anche in questo settore le previsioni non sono per nulla rosee.
Stando, infatti, ai dati raccolti dall’Organization for Economic Co-operation and Development, il 2009 sarà anche per Internet un anno nero, segnato da stagnazioni e recessioni.
Il documento relizzato sull’andamento dell’industria IT, mostra come il settore sia cresciuto solo del 4% tra software, outsourcing e infrastrutture, mentre quella dei semiconduttori ha segnato un incremento anche mionore e pari ad appena il 2%.
Ancor meno incoraggianti i dati per l’anno nuovo, visto che la OECD prevede una riduzione ulteriore , almeno pari al 6%, avviando anche per l’economia sul web un periodo di profonda crisi.
Anche un settore così innovativo non sembra quindi destinato a sottrarsi ad una recessione che non risparmia davvero nessuno.
Dunque per i prossimi mesi anche per il web l’imperativo sarà comprare meno e in maniera più oculata.
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Tag:economia on line, internet, It, web