Scritto Lunedì 18 Maggio 2009 da Lucia Cocozza
Calano i prezzi di camere d’albergo e pacchetti vacanza e l’estate 2009 si annuncia meno cara per gli italiani che non si faranno scoraggiare dai venti di crisi. Nei primi mesi dell’anno si è infatti ridotta l’inflazione dei servizi legati al turismo, influenzati dalla riduzione dei flussi del turismo internazionale conseguenti alla brusca frenata dell’economia mondiale.
Nonostante le difficoltà del settore, il calo dei prezzi potrebbe cosi attrarre le presenze italiane.
Nel complesso, gran parte della discesa dell’inflazione nella prima parte dell’anno è spiegato dalla caduta dei prezzi dell’energia (-6,5% su base annua), mentre per i prezzi dei generi alimentari non si intravedono grandi schiarite.
Su questo versante, i prezzi alla produzione mettono però a segno flessioni nell’ordine del -2% nei dodici mesi tra marzo 2008 e marzo di quest’anno, lasciando sperare in un prossimo alleggerimento della pressione sui prezzi al consumo.
Queste le valutazioni che emergono dalle ultime rilevazioni dell`Osservatorio “Prezzi e Mercati” di INDIS, Istituto dell’Unioncamere specializzato nella distribuzione e nei servizi.
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Tag:calo dei prezzi, estate, Inflazione, osservatorio sui prezzi, vacanze 2009
Scritto Domenica 12 Aprile 2009 da Lucia Cocozza
Consumi in ripresa, almeno secondo i dati che segnalano un miglioramento dei consumi al dettaglio rispetto ai mesi precedenti. Pare, infatti, che dopo quattro mesi ben 5 categorie di prodotti su 14 abbiano invertito la tendenza negativa, segnando finalmente un progresso. A renderlo noto la Cgia di Mestre che ha analizzato al vendite al dettaglio degli ultimi mesi al netto dell’inflazione.
Tra i beni che nei primi mesi del 2009 hanno subito l’inflazione maggiore ci sono senza dubbio i profumi,
i dopobarba, gli spazzolini da denti, i dentifrici (+2,1%); i casalinghi come porcellane, ceramiche, piatti, bicchieri, detersivi (+0,8%); gli elettrodomestici come i condizionatori, le radio, le Tv, i registratori, i pc (+0,5%). Bene anche i giocattoli e i prodotti sportivi (+0,4%) e infine l’abbigliamento e la pellicceria (+ 0,2%). Di segno negativo sono stati invece i farmaci, i termometri, le garze, i cerotti (-1,5%); i gioielli, gli orologi, la bigiotteria (-1,6%); fanalino di coda la foto-ottica e le pellicole che, secondo la classificazione Istat, include le macchine fotografiche, i proiettori, la vendita e lo sviluppo delle pellicole, gli occhiali, le lenti a contatto (-1,9%).
“Tenendo presente che gennaio è il mese dei saldi invernali e una parte della spesa delle famiglie si orienta verso il settore dell’abbigliamento/calzature – spiega Giuseppe Bortolussi della Cgia di Mestre – aver invertito la tendenza rispetto ai risultati emersi nelle rilevazioni precedenti è un piccolo segnale di ottimismo che ci fa ben sperare”.
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Tag:Cgia, consumi, Inflazione
Scritto Venerdì 3 Aprile 2009 da Lucia Cocozza
La BCE taglia ancora i tassi di interessi che si attestano oggi sull’1,25%. La riduzione è stata di circa un quanrto di punto, sui depositi dallo 0,5% allo 0,25% e dal 2,5% al 2,25% per quello marginale. Il taglio, deciso giovedì, porta il costo del denaro ad un nuovo minimo storico, vero e proprio record da quando la BCE gestisce la politica monetaria.
La decisione delude però il mercato che sperava in un taglio di mezzo punto, con la conseguenza di un rallentamento delle principali borse europee.
La decisione ha sorpreso anche il mercato dei cambi, dove l’euro è schizzato a quota 1,3419 dollari.
“A metà anno i tassi dovrebbero risalire” ha dichiarato il presidente della Bce Jean-Claude Trichet che però non ha escluso che fino ad allora possano ulteriormente scendere, aggiungendo che “l’economia dell’Eurozona si è indebolita ulteriormente nei primi mesi dell’anno e ci aspettiamo che rimanga debole per tutto il 2009 con segnali di miglioramento graduale nel 2010″.
Per il momento la pressione dell’inflazione è in diminuzione e tutti gli indicatori fanno presagire che resterà al di sotto del 2%.
Trichet ha poi aggiunto “Non abbiamo modificato la nostra posizione in materia di deflazione. Non vediamo materializzarsi per ora i rischi di deflazione. Certo molto dipenderà anche dai prezzi del greggio”.
Rinviate a maggio le ulteriori decisioni della BCE in relazione ad altri provvedimenti che si spingano oltre la leva dei tassi.
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Tag:BCE, dollaro, euro, Inflazione, mercati, petrolio, taglio, tassi di interesse, trichet
Scritto Martedì 17 Marzo 2009 da Lucia Cocozza
Ancora brutte notizie sul fronte dell’occupazione. Bruxelles ha, infatti, reso noto che il numero dei disoccupati è cresciuto in tutti i paesi dell’area euro nel quarto trimestre del 2008, attestandosi a quota 453 mila unità.
A diffondere questi dati l’ Eurostat, l’ufficio europeo di statistica, che per l’UE in generale ha registrato un calo dello 0,3% (672.000 persone), mentre solo un anno fa la diminuzione era stata dello 0,1% nella zona dell’euro e dello 0,2% nell’Unione.
Inoltre per il terzo trimestre dell’anno Eurostat conferma le stime che erano state diffuse lo scorso 2 marzo relative all’inflazione che a febbraio è stata dell’1,2%, contro l’1,1% del mese precedente.
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Tag:bruxelles, disoccupazione, eurostat, Inflazione, ue
Scritto Lunedì 23 Febbraio 2009 da Lucia Cocozza
L‘inflazione continua a frenare. Nel mese di gennaio sembra essersi attestata intorno all’1,6% su base annua, segnando quindi una discesa rispetto al 2,2% di dicembre. Ad annunciarlo è stato l’Istat, confermando così il dato provvisorio che era stato diffuso ad inizio febbraio.
L’inflazione sembra essere calata soprattutto per i prodotti che vengono acquistati con più frequenza dagli alimentari ai tabacchi per i quali l’inflazione sembra essersi attestata intorno all’1,4%. Su base tendenziale, infatti, sembra che il prezzo del pane sia calato di circa lo 0,1% rispetto a dicembre, mentre ad aumentare sarebbero stati il prezzo della pay-tv(+14,1%), le carni(+0,1%), formaggi, latte e derivati(+4%). Aumenti congiunturali si verificheranno anche per ill comparto del pesce e per i prodotti ittici per i quali, invece, l’incremento sarà di circa il 3,1%.
In drastico calo invece il prezzo del carburante che secondo l’Istat scenderà di circa il 18.1% per quanto concerne la benzina e del 17,6% per quanto concerne il gasolio.
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Tag:aumenti, benzina., carburante, derivati, Inflazione, istat, It
Scritto Giovedì 12 Febbraio 2009 da Lucia Cocozza

Secondo il rapporto mensile della BCE le spinte protezionistiche tendono ad ampliarsi, minacciando fortemente il sostegno alla globalizzazione, che si sta indebolendo molto in parecchie regioni del mondo.
L’Eurotower non sembra tuttavia sorpresa
di questo risultato, visto che, in un momento difficile e di grande crisi economica come questo, il protezionismo sembra essere la risposta più “scontata” da mettere in atto. Per la BCE è tuttavia necessario “arginare le richieste di misure di questo tipo perché la Storia insegna che «’impatto del protezionismo sulla crescita e sul benessere delle persone è sostanzialmente negativo”.
Altro punto sul quale si sofferma la BCE è quello dei conti pubblici, alla luce del forte aumento del deficit di bilancio avutosi in tutti i paesi dell’area euro, sottolineando come l’indebolimento economico rischi di minare il gettito fiscale. A tal proposito la BCE si riferisce ai dati diffusi dalla Commissione Europea i quali prevedono che il disavanzo di bilancio medio che nel 2008 è stato di circa l’1,7% del Pil , salirà nel 2009 a ben il 4%, con ben 7 paesi dell’area euro che supereranno, quindi, la soglia del 3%. Previsoni al ribasso anche sull’inflazione. Ad indicarlo è la “Survey of Professional Forecasters“, l’indagine che raccoglie le previsioni degli esperti delle diverse aree euro, mentre negativi sembrano essere anche i dati sulla disoccupazione che nel 2009 si attesterà intorno all’8,7%, con un picco del 10% nell’anno successivo. La Bce mette in rilievo come “non hanno precedenti le revisioni al ribasso che gli intervistati hanno assegnato alle aspettative di crescita per il 2009: si aspettano ora che l’attività economica dell’area si contragga dell’1,7 per cento”.
Previsto per il 2009 e per il 2010 anche un netto caro-vita che si attesterà in media intorno all’1,6%, che non fa quindi ben sperare. A consolare solo il fatto che questi dati si basano su previsioni di esperti e che non costituiscono ancora ilparere ufficiale della BCE.
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Tag:BCE, debito pubblico, disoccupazione, Inflazione
Scritto Giovedì 5 Febbraio 2009 da Lucia Cocozza
Come ogni anno l’Istat aggiorna il proprio paniere per il calcolo dell’inflazione, molte le conferme ed alcune le novità. Innanzitutto nessuno dei “beni” già inserito è uscito, mentre ad aggiungersi sono state 4 nuove voci: la pasta base per pizze e dolci, il mais in scatola, i film in dvd e le chiavette usb.
Tra le new entry quella che sorprende di più e che fa anche un pò sorridere è il dvd. L’Istat ha motivato questa scelta con il bisogno di colmare un vuoto nel settore degli audiovisivi, dopo l’uscita della videocassetta nel 2007, ma non sono stati in pochi a notare che l’inserimento del dvd appare anacronostico nell’epoca del blu-ray.
Un paniere molto più consistente quello di quest’anno, visto che al suo interno sono ricompresi 1.143 beni e servizi, contro 1.099 del 2008. Tra le altre novità, oltre all’inserimento delle tariffe adsl e dei netbook, spicca il peso che hanno assunto cinque comparti, quello dell’abbigliamento, delle abitazioni, dell’acqua, dell’elettricità e dei combustibili, dei mobili, degli articoli e servizi per la casa, delle comunicazioni e servizi ricettivi e di ristorazione.
Stando ai primi dati diffusi sembra che in gennaio l’inflazione sia scesa all’1,6%, mentre i prezzi su base mensile sarebbero calati dello 0,1% e l’indice armonizzato dell’inflazione a gennaio, comprensivo delle riduzioni temporanee di prezzi (il primo mese dell’anno è periodo di saldi), sarebbe passato all’1,5% dal 2,4% di dicembre, attestandosi così ai minimi dal 2001. Il dato è comunque più alto di quello europeo comunicato da Eurostat e pari all’1,1%.
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Tag:acqua, dvd, elettricità, eurostat, Inflazione, istat, netbook, prezzi
Scritto Venerdì 23 Gennaio 2009 da Lucia Cocozza
La Ggil non ha modificato la sua posizione. Non ha infatti firmato, come invece hanno fatto Cisl, Uil, Ugl, Confidustria e tutte le altre associazioni imprenditoriali l’accordo con il Governo per la riforma del modello contrattuale, da applicare sia la settore privato che a quello pubblico.
Riserva hanno mantenuto anche l’Abi e le altre assicurazioni che, pur condividendo il testo presentato a Palazzo Chigi, hanno deciso di prendere “una pausa di riflessione” e di mediare sul documento nei prossimi giorni.
Le novità principali sono due. Innanzitutto si stabilisce che i contratti avranno una durata triennale, sia normativamente che economicamente, mentre scompare l’inflazione programmata che verrà sostituita dall’indice dei prezzi al consumo(IPCA), armonizzato in ambito europeo per l’Italia.
Il no della Cgil è venuto in seguito ad una domanda, non accolta dal Governo, di apportare al documento alcune modifiche che il sindacato considerava imprescindibili. “Ci è stato presentato un testo integrato dalla parte del pubblico impiego – ha detto il leader della Cgil – conosciuto solo questa sera. Un testo immodificabile, un prendere o lasciare che non abbiamo voluto firmare”. Ma Epifani non si è fermato qui e ha continuato il suo affondo al Governo aggiungendo “Un governo che non riesce a dare risposte sugli ammortizzatori sociali, che non dà sostegno ai consumi, che non ha uno straccio di politica industriale. Un governo che non redistribuisce le risorse fiscali a favore dei pensionati e dei lavoratori a reddito fisso e non capisce che la ‘social card’ poteva essere fatta in una maniera non umiliante, è un governo che ha forzato in direzione di un accordo che sapeva non poteva avere il consenso della Cgil”.
Diversa la posizione del ministro del Walfare, Maurizio Sacconi, per il quale l’accordo “ha una portata storica, non solo perché sostituisce le intese sottoscritte il 23 luglio 1993, dopo lunga e defatigante negoziazione, ma perché sostituisce per la prima volta il tradizionale approccio conflittuale nel sistema di relazioni industriali con quello cooperativo”.
I maggiori vantaggi delle nuove forme contrattuali deriverebbero quindi dalla possibilità di spostare le contrattazioni dal livello nazionale a quello aziendale e territoriale, dove vi è una maggior possibilità per leparti di condivider obiettivi e risultati.
Sacconi non può non celare il suo disappunto per la mancata adesione di Cgil, colpevole a suo dire di non riuscire a convergere con le altre organizzazioni sindacali.
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Tag:cgil, confindustria, Epifani, Inflazione, ipca, Italia, lavoratori, sacconi, social card, ue, uil, Walfare
Scritto Martedì 20 Gennaio 2009 da Lucia Cocozza
Ancora grattacapi per il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che oggi si è visto piovere addosso le cifre, non proprio incoraggianti, di Bruxelles.
Il ministro, quindi, ha potuto bearsi per poco delle parole incoraggianti che gli erano venute dal commissario europeo Almunia che aveva parlato di “un adeguato mix di stimolo e prudenza” a proposito delle misure anti-crisi prese dall’Italia.
Oggi, però, le previsioni dell’UE non hanno fatto altro che confermare quanto già detto dalla Banca d’Italia a proposito di una contrazione del Pil pari al 2% e di un deficit che salirà al 4%.
Ad allarmare è, infatti, soprattutto l’innalzarsi del debito pubblico, vera e propria spina nel fianco dell’Italia, che incrementandosi di ben 4 punti percentuali toccherà nel 2009 la soglia del 110% del Pil.
Questo incremento avrà un doppio effetto, uno sulla finanza e l’altro sull’economia reale.
Per quanto concerne il primo punto l’allargarsi del debito potrebbe spingere ad una forte emissione di Bot e Btp i quali, tuttavia, non potrebbero reggere alla concorrenza di altri emittenti europei, soprattutto la Germania, che garantiscono un tasso di fiducia nettamente più alto.
Per quanto riguarda invece il secondo punto, ovvero l’economia reale, l’allarme è ancora più rosso, soprattutto a causa dell’elaborazione e della messa in atto di misure che possano concretamente aiutare i cittadini.
Così nel giorno in cui il famoso decreto anti-crisi ottiene la fiducia della Camera e vola al Senato, il Tesoro si trova a dover fronteggiare l’allarme di una economia in forte recessione.
Che cosa farà Tremonti?
Stando ad alcune indiscrezioni si sussurra che il ministro, non potendo mettere le mani sui conti pubblici, potrebbe giocarsi la carta dei fondi strutturali europei, della Cassa depositi e prestiti e quella del cosiddetto “tesoretto dei poveri”. Dai fondi europei e dal Fas il Governo conta di poter recuperare circa 8 miliardi della cifra destinata agli ammortizzatori sociali, sebbene molti sottolineano come sarà complicato trovare un accordo con le Regioni che di questi fondi hanno la disponibilità immediata.
La Cassa depositi e prestiti dovrebbe, invece, essere trasformata in una sorta di “polmone” per gli investimenti nelle infrastrutture o si potrebbe accentuare il suo “volto” di banca ed essere così utilizzata per anticipare i pagamenti arretrati delle imprese alla PA.
L’ultima asso di Tremonti dovrebbe, infine, essere rappresentato dalla combiinazione di quattro diverse misure.
Le prime due dovrebbero riguardare il potere d’acquisto dei pensionati e dei lavoratori dipendenti. I primi, dal primo gennaio, vedranno infatti una rivalutazione degli assegni indicizzati all’elevata inflazione del 2008, mentre oggi l’inflazione è in calo, mentre i secondi sperimenteranno l’abolizione dell’anticipo in busta paga delle addizionali locali Irpef.
A queste misure si aggiuge il fatto che il bonus famiglia, tipo social card, non viene assegnato automaticamente ma è a richiesta. Infatti se il proprio datore di lavoro non ha capienza fiscale sufficiente, chi vuole la social card dovrà farne richiesta all’Agenzia delle Entrate. Ma questo in pochi lo sanno, il che consentirà al Governo di spendere molto di meno rispetto a quanto stanziato, il che permetterà di accumulare un vero e proprio tesoro finanziato dai più poveri.
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Tag:Agenzia delle Entrate, bot, economia, Giulio Tremonti, Inflazione, Irpef, Italia, lavoratori, PIL, social card, ue
Scritto Mercoledì 7 Gennaio 2009 da Lucia Cocozza
Dopo l’ingresso nell’Unione Europea, il primo maggio del 2004, a partire dal primo gennaio di quest’anno la Slovacchia entra a far parte anche dell’eurozona, sostituendo la corona con l’euro ad un tasso di cambio di 1 euro=30,1260 Skk.
Così a partire dal 17 gennaio potranno essere utilizzate solo le monete e le banconote in euro per i pagamenti in contante, sebbene le banche continueranno a cambiare la vecchia valuta nazionale con la nuova moneta europea per un certo periodo ad un tasso fisso: i biglietti fino alla fine del 2009 e le monete fino a giugno dello stesso anno.
Realizzato, quindi, quanto promesso dall’Esecutivo “rosso-bruno” che, per bocca del socialdemocratico, Robert Fico, aveva appunto promesso il passaggio alla monta europea nel corso delle elezioni elettorali del giugno 2006.
Un obiettivo che Bratislava è stata capace di conseguire in momento a ir poco cruciale, visto che l’ombrello europeo viene visto da molti paesei ell’Est ome una sorta di ancora di salvezza, contro la grave crisi economica che anche questi paesi stanno attraversando.
Così l’8 gennaio il presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, e il commissario Ue agli Affari Economici, Joaquin Almunia, voleranno a Bratislava per festeggiare l’ingresso della Slovachia nell’eurozona.
Generale, quindi, l’entusiasmo che è andato a stemperare l’iniziale scetticismo, soprattutto della popolazione slovacca che temeva che l’arrivo dell’euro potesse causare un indiscriminato incremento dei prezzi. Così per evitare che si verifichi il cosiddetto caro-euro il premier Fico ha annunciato un monitoraggio attento dei prezzi dei prodotti e delle tariffe dell’energia, con particolare attenzione a quelle di gas e acqua che, a quanto sembra, resteranno invariate per tutto il 2009, mentre quelle dell’elettricità aumenteranno appena dello 0,11%.
Unica incognita rimane l’inflazione che a novembre si attestava intorno al 4,9% e che rappresenta l’unico punto debole in un economia nel complesso piuttosto solida e basata soprattutto sull’industria automobilistica ed elettronica.
Per quanto riguarda, infine, il “look” degli euro slovacchi si è deciso di imprimere sulle monete da 1 e 2 euro la croce patriarcale su tre alture che compare nell’emblema nazionale della Slovacchia, le monete da 10 e 20 cent saranno dedicate al castello di Bratislava, mentre il monte Krivan, simbolo della sovranità slovacca, comparirà sulle monete da 1, 2 e 5 cent.
Bhè che dire, benvenuta Slovacchia!
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Tag:bratislava, euro, eurozona, Inflazione, José Manuel Barroso, robert fico, slovacchia, UNIONE EUROPEA