Buone notizie dalla Fed

saupload_clip_image001_5_ Notizie positive arrivano per l’economia dalla Federal Reserve che ieri ha annunciato che si è finalmente imboccata la strada della ripresa, sebbene vi sia ancora la necessità di mantenere bassi i tassi di interesse, così da non mettere a repentaglio una ripresa già difficile.
Contemporaneamente la Fed ha annunciato la sua intenzione di rallentare il ritmo dell’acquisto dei titoli di debito emessi dalle agenzie federali per rifinanziare mutui, iniziando a creare una breccia nella straordinaria gamma di misure a sostegno del sistema finanziario messo in vigore dall’inizio dell’anno.
La Fed ha infatti deciso di estendere per altri 3 mesi il programma che mette sul piatto circa 1.450 miliardi di dollari.
Per quanto concerne il tasso di interesse la Fed ha deciso di lasciarlo a 0,25%.
“I dati raccolti dopo la riunione del Monetary Policy Committee nel mese di agosto suggeriscono che l’attività economica è migliorata, dopo una grave recessione”, ha detto la Fed nel comunicato che ha accompagnato le due decisioni.
“Le condizioni dei mercati finanziari sono migliorate e l’attività nel settore immobiliare è cresciuta”, ha continuato la banca centrale statunitense.
A conti fatti, nel giro di quasi un anno, la Fed ha iniettato centinaia di miliardi nel sistema finanziario degli Stati Uniti per cercare di far uscire l’economia della peggiore recessione dalla Grande Depressione dagli Anni 30 a oggi.
Anche sul tema dell’inflazione, tutto sembra andare come previsto e sperato. Il comitato di politica monetaria ha infatti rassicurato che l’inflazione dovrebbe rimanere molto moderata per un ampio periodo , il basso livello di attività porta poca pressione sui prezzi, sempre dando per scontata la previsione che vede le materie prime stabili anche sul lungo termine

Prezzi, la tendenza di fondo è il calo

a6di La corsa all’inflazione è arrivata ad azzerarsi nel corso dell’estate, spinta verso il basso dalla normalizzazione dei mercati delle materie prime.
Gli ultimi dati disponibili relativi al mese di agosto, sembrano ricordare l’inizio di una nuova storia, che dovrebbe accompagnarsi al superamento della fase peggiore della crisi. Il tasso di crescita tendenziale dei prezzi ha infatti iniziato ad aumentare, mentre la variazione mese su mese è risultata più elevata della media del periodo.
Tali dati potrebbero rappresentare un indizio della ripresa di una iniziale pressione sui prezzi, con un’inversione di tendenza rispetto alla fase deflazionistica in atto dalla fine dello scorso anno. Ma un’analisi più attenta ci consente di collocare meglio i dati a disposizione, sottolineando che il dato di agosto è stato influenzato da tendenze stagionali, non solo per quanto concerne i servizi turistici, ma anche a causa delle influenze sui mercati petroliferi che hanno indotto i rincari dei carburanti così come quelli dei servizi di trasporto.

Bce:i tassi rimangono invariati

unioneeuropea La Bce ha deciso di lasciare invariati i tassi d’interesse che, pertanto, rimangono fissi al valore dell’1% per quanto concerne quello principale, allo 0,25% per quello relativo ai depositi e all’1,75% per quello marginale.
Il costo del denaro nell’area UE rimane così ai limiti storici, almeno da dieci anni a questa parte, e il motivo si rintraccia nella volontà dei governatori europei di far decollare prima la ripresa economica per poi adeguare i tassi.
Rimane, dunque, stabile all’1% anche il differenziale applicato con il tasso USA, visto che la Federal Reserve ha deciso di azzerare il tasso sul Fed Funds, fissando un range compreso tra 0 e 0,25%.
Parere positivo ha espresso il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, che ha definito appropriati i tassi d’interesse, sottolineando che segnali di crescita ci sono ma che non è ancora giunto il momento di attuare una “exit strategy” dalle misure straordinarie di sostegno al credito intraprese contro la crisi.
L’Istituto di Francoforte ha quindi migliorato le previsioni trimestrali sulla crescita del prodotto interno lordo di Eurolandia. Per il 2009 ci si aspetta ora un tasso negativo al 4,4% (era al 5,1%) nell’ipotesi peggiore, mentre nel 2010 potrebbe crescere fino allo 0,9%, mezzo punto in piu’.
Buoni anche i dati sull’inflazione che a dicembre potrebbe salire allo 0,6%, mentre più positive sembrano essere le previsioni per il 2010 quando potrebbe toccare l’1,6% (contro l’1,4% di giugno). Insomma , sembra scongiurato il pericolo che Eurolandia possa cadere in una spirale deflazionistica.

Trichet:Nuova caduta dei prezzi al consumo

unioneeuropea Non arrivano delle buone notizie dal presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, il quale ha annunciato che nei prossimi mesi i prezzi al consumo saliranno nuovamente, sebbene il tasso di riferimento resterà al suo minimo storico, ovvero all’1,0%.
“Ci aspettiamo che la stabilità dei prezzi venga preservata nel medio termine – ha detto Trichet – Gli indicatori disponibili sulle aspettative di inflazione restano fermamente in linea con l’obiettivo del consiglio direttivo di mantenere l’inflazione inferiore ma prossima al 2%”.
Ad ogni modo, ha aggiunto il numero uno dell’Eurotower, ” nel medio termine la pressione inflazionistica resterà bassa, in quanto l’espansione monetaria e creditizia continuerà a rallentare”.
Così ci aspetta per la zona euro una crescita negativa del Pil compresa tra -4,4% e -3,8%, mentre nel 2010 la situazione dovrebbe migliorare con un Pil che oscillerebbe tra -0,5% e +0,9%. Proiezioni al rialzo, quindi, rispetto a quelle del mese di giugno, che rifletterebbero secondo il numero uno della Bce i recenti dati macro.
Anche per l’inflazione le stime sono state infatti riviste al rialzo, con una proiezione di 0,2/0,6% per il 2009 da 0,1/0,5% delle previsioni di giugno, e di 0,8/1,6% per il 2010 da 0,6/1,4%.

Inflazione, nuova crescita ad agosto

consumo-benzina Riprende dopo un anno la corsa dell’inflazione nel nostro paese. Secondo i dati diffusi dall’Istat, infatti, in agosto si è registrato un aumento dei prezzi di circa lo 0,4% rispetto al mese di luglio. In tal modo l’inflazione acquisita, ovvero quella che si avrebbe se si continuasse a registrare lo stesso livello rilevato ad agosto, si aggirerebbe intorno allo 0,9%.
Ad aumentare soprattutto il prezzo dei carburanti, visto che in agosto la benzina ha registrato un +1,8%, metre per il gasolio c’è stata una crescita del 3%.
I beni alimentari hanno segnato una diminuzione su base mensile dello 0,1%.
Le associazione dei consumatori Adusbef e Federconsumatori in un comunicato congiunto invitano il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, di passare «dalle parole ai fatti, mettendo le mani al portafoglio». Secondo i due rispettivi presidenti, Elio Lannutti e Rosario Trefiletti, «alla luce dei dati Istat sui consumi di giugno, del pessimo andamento economico, delle disastrose previsioni sul Pil, a cui si aggiungono le pesantissime ricadute per l’aumento di cassa integrazione e licenziamenti (che produrranno minori entrate di 580 euro annui a famiglia, ed addirittura di circa 980 euro annui per le famiglie a reddito fisso), è indispensabile intervenire con una manovra concreta a sostegno delle famiglie».

La ricchezza delle famiglie tiene bene

soldi La crisi economica che ha investito l’economia reale e quella finanziaria ha lasciato le famiglie italiane certamente molto indebitate.
A rivelarlo la Cgia di Mestre che ha reso noto come dal 2002 al 2009 ben 81% in più delle famiglie si sia indebitata, sebbene risulti che la ricchezza delle famiglie sia riuscita a tenere. Infatti, mentre il debito pubblico è cresciuto, la ricchezza media delle famiglie tiene bene, riuscendo anche a contrastare l’avanzata dell’inflazione. La ricchezza delle famiglie italiane si attesterebbe quindi intorno a 8mila miliardi di euro, importo dato dalla differenza tra le attività, siano esse reali o finanziarie, e le passività finanziarie. Tra le attività reali la parte più importante è occupata dalle abitazioni (55,7% della ricchezza totale), mentre quelle finanziarie (cartamoneta, depositi bancari, risparmi postali, titoli, azioni, etc), rappresentano complessivamente il 40% del patrimonio delle famiglie italiane.
Per quanto riguarda invece le passività – spiegsa la ricerca della Cgia – , ci sono in primis i mutui per l’acquisto della casa e prestiti a medio/lungo termine (la voce contiene anche credito al consumo, debiti commerciali, ed altri tipi di prestito), il dato si attesta ad inizio 2009 al 6,7% del totale.
Quindi nel periodo che va dal 2002 al 2009, la dinamica della ricchezza netta complessiva è stata positiva, visto che l’aumento del 29,2% è stato superiore di quello dei prezzi al consumo, fermatosi a +15,4%.
Ma attenzione, perché il dato complessivo nasconde sempre delle insidie. “va sottolineato – commenta non a caso Giuseppe Bortolussi della Cgia – che stiamo parlando di dati medi, che non tengono chiaramente conto delle aumentate differenze di reddito e di ricchezza esistenti sia tra le fasce sociali, sia tra le aree geografiche italiane”.

Consumi alimentari ai minimi

spesa_supermercato Il 2008 è stato un anno davvero difficile, soprattutto per le famiglie, che hanno dovuto fronteggiare rincari e riduzioni del potere d’acquisto. La crisi ha avuto dei significativi effetti innanzitutto sui consumi che sono diminuiti in maniera significativa.
Le ultime statistiche in merito sono state diffuse dalla “Relazione generale sulla situazione economica del Paese 2008″ redatta del ministero dell’Economia, secondo cui la spesa delle famiglie italiane lo scorso anno si è attestata complessivamente a 922,6 miliardi di euro, segnando in 4 anni una crescita di poco più del 10%.
Ad essere colpita dalla crisi soprattutto la spesa alimentare, per la quale si è registrata una contrazione dello 0,9%, mentre nel 2007 si era registrata una crescita dell’1,2%.
“Bene, anzi male, dopo un anno anche il ministero dell’Economia denuncia quello che noi denunciamo in tempo reale e cioè la situazione delle famiglie e l’andamento dei relativi consumi”, accusano le associazioni Adusbef e Federconsumatori. Che poi aggiungono: “Il prossimo anno ci diranno che i consumi saranno calati del 2,5-3,0% nel 2009 come già oggi noi sosteniamo”.
Intervenire stimolando la crescita, questo chiedono a gran voce le due associazioni che per bocca dei rispettivi presidenti fanno sapere che “la domanda potrà essere stimolata solo attraverso un processo di detassazione del reddito fisso di almeno 1200 euro annui a partire dalla restituzione immediata del fiscal drag“, altrimenti qualsiasi altro intervento “non eviterebbe quello che si sta purtroppo profilando sui consumi, sulla produzione industriale e sul Pil”. Un meccanismo di sostegno che, vede come necessario istituire assegni di sostentamento per i precari e per chi è allontanato dl ciclo produttivo.

Da Confindustria previsioni nere

marcegaglia03g La crisi imperversa ancora.
E’ questa l’amara conclusione a cui è giunto il CsC,Centro Studi di Confindustria, che ha stimato per il 2009 un crollo di circa il 5% del PIL, un deficit e un debito pubblico totalmente fuori controllo e qualcosa come un milione di italiani senza lavoro nel giro di due anni.
Insomma un anno difficile, nel corso del quale la contrazione sarà del 4,9%, a fronte del -3,5% previsto qualche tempo fa. Una ripresa dovrebbe esserci nel 2010, con una variazione del +0,7%. Ma anche in questo caso il CsC invita alla prudenza, “La ripresa sarà ripida, faticosa e impegnativa“. Per cominciare il Csc spiega che per il ritorno alla crescita, uno dei perni “è la stabilità dei mercati finanziari, la minore selettività del credito (che in Italia penalizza soprattutto le Pmi) e il ristabilirsi della fiducia di imprese e consumatori sui livelli più elevati degli attuali”.
Confindustrioa non ha poi mancato di ritornare sullo spinoso tema delle riforme strutturali. “Diventano insostenibili gli standard di welfare state e si incrina la coesione sociale“, spiegano in Confindustria. In questo senso il presidente degli industriali, Emma Marcegaglia, ha in mente idee ben precise: la sburocratizzazione, la riforma dell’istruzione, il ritorno alla legalità soprattutto al Mezzogiorno, le liberalizzazioni, la riforma della Pubblica amministrazione e del processo civile.
Con questi interventi il CsC vede addirittura una crescita del Pil italiano del 30% nei prossimi 20 anni. Altrimenti saranno guai per tutti. Tanto che le previsioni degli industriali dicono che dal primo trimestre del 2008 al primo trimestre del 2010 saranno complessivamente circa 1 milione i lavoratori che andranno in Cig o perderanno il posto di lavoro. A picco anche i conti pubblici, dice il CsC: quest’anno il disavanzo salirà al 4,9%, per scendere leggermente nel 2010 (4,7%). Anche il debito continuerà a crescere: 114,7% del Pil nel 2009 e 117,5% il prossimo anno.
www.finanzaoggi.it La Marcegaglia sulla crisi economica

Alimentari, prezzi alle stelle!

Cibo Sebbene l’inflazione sia nel nostro paese ai minimi storici almeno da almeno 40 anni, i prezzi degli alimentari continuano a salire, con un incremento annuale di circa il 2,5%.
Come mai questo incremento smisurato?
Colpa forse delle campagne?
Pare di no, visto che i numeri parlano di una vera e propria deflazione nelle campagne, con un calo del 12,7% dei prezzi agricoli alla produzione a maggio rispetto allo scorso anno.
E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base delle rilevazioni Ismea in occasione della divulgazione dei dati Istat sull’inflazione a maggio. Il crollo delle quotazioni si registra – sottolinea la Coldiretti – sia per le produzioni vegetali (-17,6%) che per quelle derivate dagli allevamenti (- 5,8%).
Le tendenze registrate in campagna non si sono però trasferite a favore dei consumatori dove – denuncia la Coldiretti – i prezzi per l’alimentare, secondo l’Istat, continuano ad aumentare su base annua ad un tasso del 2,5% che è quasi il triplo di quello dell’inflazione media dello 0,9 per cento.
Come dire, il contadino non sa più a che santo votarsi per il crollo del valore dei suoi prodotti che, chissà come, quando arrivano sul bancone della spesa invece continuano a salire di prezzo.
L’aumento della forbice dei prezzi tra produzione e consumo – spiega la Coldiretti – conferma la presenza di forti distorsioni esistenti nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola, che danneggiano imprese agricole e consumatori”.
I prezzi – avvertono presso l’associazione – aumentano quindi in media quasi cinque volte dal campo alla tavola ed esistono dunque ampi margini da recuperare, con maggiore efficienza, concorrenza e trasparenza, per garantire acquisti convenienti alle famiglie e sostenere il reddito degli agricoltori in un momento di difficoltà economica.

Estate 2009, vacanze più economiche

vacanze estiveCalano i prezzi di camere d’albergo e pacchetti vacanza e l’estate 2009 si annuncia meno cara per gli italiani che non si faranno scoraggiare dai venti di crisi. Nei primi mesi dell’anno si è infatti ridotta l’inflazione dei servizi legati al turismo, influenzati dalla riduzione dei flussi del turismo internazionale conseguenti alla brusca frenata dell’economia mondiale.
Nonostante le difficoltà del settore, il calo dei prezzi potrebbe cosi attrarre le presenze italiane.
Nel complesso, gran parte della discesa dell’inflazione nella prima parte dell’anno è spiegato dalla caduta dei prezzi dell’energia (-6,5% su base annua), mentre per i prezzi dei generi alimentari non si intravedono grandi schiarite.
Su questo versante, i prezzi alla produzione mettono però a segno flessioni nell’ordine del -2% nei dodici mesi tra marzo 2008 e marzo di quest’anno, lasciando sperare in un prossimo alleggerimento della pressione sui prezzi al consumo.
Queste le valutazioni che emergono dalle ultime rilevazioni dell`Osservatorio “Prezzi e Mercati” di INDIS, Istituto dell’Unioncamere specializzato nella distribuzione e nei servizi.