Scritto Sabato 10 Ottobre 2009 da Lucia Cocozza
La crisi economica sta scemando, almeno stando alle previsioni degli economisti, ma per le famiglie riuscire ad arrivare alla fine del mese è sempre più difficile.
Tra i beni che stanno diventando davvero di lusso rientra sicuramente l’auto.
E’ quanto rivela il Rapporto Automobile 2009 realizzato dall’ACI in collaborazione con Censis Servizi, che sottolinea come la crisi economica abbia spinto gli automobilisti italiani a percorrere mediamente 600 chilometri in meno rispetto al 2007.
Si registrano inoltre anche aumenti, concernenti i costi di gestione legati ad esempio al parcheggio (+50%) e alle multe (+57%). Costi che hanno spinto verso nuove forme di mobilità diverse dall’auto a vantaggio anche del trasporto pubblico locale che rimane però incapace di rispondere alle aspettative dei cittadini.
Nonostante ciò ben il 28,8% degli automobilisti italiani si è dichiarato disposto a sostituire la propria auto con una più moderna anche se usata, magari approfittando di incentivi. Sempre che abbiano i soldi per permetterselo.
Le cifre di gestione sono quindi ancora alte. Per capire, nel biennio 2007-2009, i costi di “gestione” dell’auto si sono ridotti da 3.339 a 3.306 euro annui (-0,9%). Ma visto che su questo dato influisce il minor uso, se ripartiamo la spesa annua per giorni di effettivo utilizzo e per chilometri percorsi “perveniamo ad un costo giornaliero di 13 euro in leggero rialzo rispetto al 2007 (12,3 euro) e ad un costo per chilometro identico a quello del 2007 (0,21 euro), sottolinea il rapporto.
E infatti i dati dicono che si riducono i costi per carburante (-5,2%) e assicurazione (-7,3%, per arbitraggi con tariffe più convenienti).
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Scritto Martedì 6 Ottobre 2009 da Lucia Cocozza
Dopo il successo degli incentivi sulle biciclette (57mila due ruote vendute in 4 giorni e 7,7 milioni di euro stanziati già esauriti), dal 5 ottobre è la volta dei motorini. A loro il ministero dell’Ambiente ha destinato 5,1 milioni di euro con l’obiettivo di incentivare l’acquisto di nuovi ciclomotori o motociclo elettrici e rinnovare così il parco di veicoli circolanti per ridurre il numero di quelli altamente inquinanti.
I mezzi, tuttavia, non dovranno avere una cilindrata superiore ai 50 cc, dal momento che quest’ultimi già usufruiscono di incentivi, come il settore auto, dallo scorso febbraio. La Finanziaria ha, infatti, dedicato ai veicoli di cilindrata superiore (fino a un massimo di 400 cc), sempre previa rottamazione, uno sconto di 500 euro.
Così grazie a questa nuova campagna, chi acquisterà un motociclo elettrico, un motociclo ibrido Euro 3, un quadriciclo elettrico o un triciclo o quadriciclo Euro 2 ibrido potrà beneficiare di una somma massima di 1.300 euro. La cifra comprende gli eventuali altri incentivi statali e, nel caso dei motoveicoli ibridi prevede la contestuale rottamazione di un ciclomotore vecchio.
Per l’acquisto di un ciclomotore elettrico e di un ciclomotore Euro 2 ibrido (in quest’ultimo caso con rottamazione) è invece previsto un contributo massimo del 30% pari a 850 euro, mentre per l’acquisto di un ciclomotore Euro 2 a quattro tempi o di un Euro 2 a ridotto consumo (con rottamazione) il contributo è del 20% fino a 500 euro.
Infine massimo l’8% del costo del veicolo, fino a 180 euro, andranno a chi acquisterà un ciclomotore Euro 2 a due tempi, con contestuale rottamazione.
Va ricordato che per avere l’incentivo non occorre rottamare un vecchio modello se si acquista un motociclo elettrico, un quadriciclo elettrico o un ciclomotore elettrico. È invece necessaria la rottamazione di un Euro 0 o Euro 1 negli altri casi. Il costo non sarà sopportato dal cliente, ma – grazie a un accordo tra Ancma (Associazione nazionale cicli motocicli e accessori) e demolitori – sarà suddiviso a metà tra ministero e rivenditore.
Sul sito dell’Ancma sono disponibili tutte le informazioni utili per chi volesse acquistare un nuovo ciclomotore o si accinge a cambiare quello vecchio, nel caso in cui il modello che interessa non dovesse comparire nell’elenco, è consigliabile domandare al costruttore se aderisce alla campagna di incentivi. Infatti, non tutti i rivenditori, saranno autorizzati ad accogliere le pratiche.
Intanto va sottolineato che snocciolando i dati sugli incentivi per le biciclette emerge che fra le città che hanno risposto meglio alla richiesta del bonus in testa c’è Roma con oltre 1500 bici vendute. Mentre tra le Regioni la palma d’oro se l’aggiudica la Lombardia giunta a quota 11 mila.
“Sono entusiasta – afferma il Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo – della risposta che gli italiani hanno tributato agli incentivi del Ministero dell’ambiente. È stato dato un segnale fortissimo ed inequivocabile a favore di uno stile di vita amico dell’ambiente e della salute. Un segnale che ci inorgoglisce perché avevamo visto giusto, ma ci assegna anche la responsabilità di assecondare in futuro con interventi coerenti questa che si è dimostrata grande passione nazionale”. Dopo il grande successo raccolto dagli incentivi alle biciclette, sono partiti da ieri quelli per le moto e i motorini.
Il Ministero dell’Ambiente ha infatti stanziato 5,1 milioni di euro all’incentivo per l’acquisto di nuovi ciclomotori o motociclo elettrici.
Esistono chiaramente dei parametri che dovranno essere rispettati.
In primo luogo i mezzi non dovranno avere una cilindrata superiore ai 50 cc, dal momento che quest’ultimi già usufruiscono di incentivi, come il settore auto, dallo scorso febbraio.
Pertanto con la nuova campagna lanciata dal Ministero chiunque acquisterà un motociclo, un motociclo ibrido Euro 3, un quadriciclo elettrico o un triciclo o quadriciclo Euro 2 ibrido potrà beneficiare di una somma massima di 1.300 euro.
Per quanto concerne invece l’acquisto di un ciclomotore elettrico e di un ciclomotore Euro 2 ibrido è invece previsto un contributo massimo del 30% pari a 850 euro, mentre per l’acquisto di un ciclomotore Euro 2 a quattro tempi o di un Euro 2 a ridotto consumo (con rottamazione) il contributo è del 20% fino a 500 euro.
Infine massimo l’8% del costo del veicolo, fino a 180 euro, andranno a chi acquisterà un ciclomotore Euro 2 a due tempi, con contestuale rottamazione.
A ciò si deve aggiungere che per ottenere gli incentivi non occorre rottamare il vecchio modello se si acquista un motociclo elettrico, un quadriciclo elettrico o un ciclomotore elettrico. È invece necessaria la rottamazione di un Euro 0 o Euro 1 negli altri casi. Il costo non sarà sopportato dal cliente sarà suddiviso a metà tra ministero e rivenditore.
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Tag:emissioni, incentivi, incentivi biciclette, inquinamento, ministero ambiente, veicoli elttrici
Scritto Venerdì 2 Ottobre 2009 da Lucia Cocozza
Buoni i dati per il settore auto nel mese di settembre, nel corso del quale si è fatto registrare il quarto rialzo dell’anno.
Una performace positiva che deve senza dubbio essere attribuita agli incentivi pubblici.
Stando ai dati diffusi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, infatti, a settembre sono state immatricolate189.476 autovetture nuove, con una crescita sullo stesso mese dello scorso anno del 6,8%.
“Questo aumento è stato ottenuto con qualche forzatura sui chilometri zero, ma è comunque un dato positivo”, commentano al Centro studi Promotor, che ricorda come siamo arrivati al quarto incremento consecutivo di un anno che era iniziato con un calo del 33% in gennaio e del 24% in febbraio.
Il Csp sottolinea comunque non a caso che la decisa inversione di tendenza del mercato automobilistico italiano è dovuta agli incentivi statali in vigore dal 7 febbraio.
La risposta a questo provvedimento è stata piuttosto lenta per un’insufficiente disponibilità di vetture incentivate.
Questo problema è però ormai risolto: “A partire da giugno, infatti, i bilanci mensili delle immatricolazioni chiudono in positivo e si può prevedere che così sarà anche nell’ultimo trimestre dell’anno”, spiegano gli esperti del CsP. Che arrivano a ipotizzare per l’intero 2009 un volume di immatricolazioni di oltre 2 milioni di unità, con un calo rispetto al 2008 contenuto ad appena il 5%.
Il Governo ha deciso di estendere il programma di supporto anche per il prossimo anno, da una parte questo ha impedito che ci fosse una corsa finale all’acquisto, dall’altra garantisce un 2010 più tranquillo.
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Tag:2008, auto, incentivi, mercato, ministero delle infrastrutture e dei trasporti, performance, ripresa, settembre 2009
Scritto Venerdì 24 Luglio 2009 da Lucia Cocozza
Con decisione del 22 luglio 2009, la Commissione europea ha autorizzato il secondo pacchetto di misure di incentivazione fiscale per il cinema proposte dal Governo italiano, ovvero i crediti d’imposta (“tax credit”) e la detassazione degli utili (“tax shelter”) relativi alle spese e gli investimenti nella realizzazione e distribuzione di opere cinematografiche culturali da parte delle imprese non appartenenti al settore cineaudiovisivo, delle imprese distributrici e delle imprese di esercizio.
Si tratta di un altro notevole successo, ottenuto dopo quello di dicembre scorso per i produttori, e al termine di un lungo e complesso negoziato con l’UE. L’autorizzazione dei crediti fiscali per le imprese esterne al mondo del cinema che decidano di investire in film di qualità costituisce un “tassello” fondamentale per il futuro del settore in Italia. Si aprono scenari importanti, data la vastità della platea degli interessati che potrebbero far confluire risorse per la produzione di film. Senza tacere degli incentivi permessi per i distributori cinematografici, che dovrebbero consentire anche una migliore circolazione delle opere di contenuto culturale.
“Al riguardo – ha dichiarato il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Sandro Bondi - intendo ringraziare tutti coloro che hanno contribuito al risultato di oggi, in particolare il Ministro degli esteri Frattini che, con l’operato del suo Gabinetto e della Rappresentanza italiana a Bruxelles (in particolare, il nostro Rappresentante – l’Ambasciatore Nelli Feroci – il Cons. Celeste ed il dr. Petrangeli), ha fornito un sostegno fattivo e costante al “gruppo di lavoro” congiunto del MiBAC e del Ministero dell’economia per la vicenda “incentivi”.
“Voglio infine aggiungere – ha concluso il Ministro – opportune informazioni per quanto concerne un’ulteriore importante misura, attesa dal settore dell’esercizio cinematografico, ovvero gli incentivi fiscali per l’introduzione della tecnologia digitale nelle sale, il cd. “tax credit digitale”. Al riguardo, nella decisione del 22 luglio la Commissione UE ha ritenuto di non esprimersi – dato che, in materia, l’UE non ha ancora una policy e delle “linee guida” di comportamento definite – e proprio per questo di aprire, sull’input della proposta normativa italiana notificata, una “consultazione pubblica” con gli altri Paesi UE sull’importante problematica. Sono lieto di informare, d’intesa con le autorità UE, che questa consultazione pubblica avrà il suo momento focale in un apposito workshop europeo, che si terrà il 21 ottobre p.v. durante gli Stati generali del cinema, nell’ambito del IV Festival internazionale del film di Roma. Gli esiti di tale giornata di lavori, che vedrà la partecipazione di istituzioni e associazioni di settore nazionali e dell’UE, saranno molto importanti in vista di poter giungere ad una rapida implementazione concreta in Italia anche per questa specifica forma di aiuto. Peraltro per il “tax credit digitale”, in attesa di una definizione con l’UE della questione, sto percorrendo, mediante i miei Uffici, congiuntamente a quelli dell’Amministrazione finanziaria e delle Politiche comunitarie, un’altra possibile strada all’interno della nostra legislazione, ovvero l’applicazione delle disposizioni UE cd. “de minimis” e sugli aiuti temporanei, per giungere in tempi molto veloci all’entrata in vigore di un decreto, sia pur nell’ambito di soglie di sostegno limitate, che non richiede nulla osta autorizzativi da Bruxelles”.
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Tag:Bondi, cinema, cinema italiano, commissione europea, digitale, Fisco, incentivi, Italia, ministero dei Beni Culturali, ue
Scritto Martedì 3 Marzo 2009 da Lucia Cocozza
Sono stati diffusi oggi i dati relativi al rapporto “Obiettivo crescita” dell’Osce e purtroppo per l’Italia non ci sono delle buone notizie. Il nostro paese, infatti, si piazza al 19esimo(su 29) posto ed è uno degli ultimi classificati nella categoria big, con una differenza pro-capite rispetto agli Stati Uniti di ben il 30%. “Il divario tra l’Italia e i paesi più performanti continua ad ampliarsi in particolare a causa della bassa produttività”, questo il giudizio dell’Osce.
Cosa fare?
Dal’Organizzazione suggeriscono di dare il via a riforme strutturali che spazino dal settore del lavoro, a quello dell’istruzione, dal servizio locale alle professioni al cuneo fiscale.
Ma non è solo la produttività a dare problemi. Sembra, infatti, che delle lacune ci siano anche nel basso utilizzo del lavoro, soprattutto tra i giovani, le donne e gli anziani. L’Osce raccomando quindi di abbassare le tasse sui redditi
Oltre alla minore produttività, a essere chiamato in causa è il basso utilizzo del lavoro, soprattutto tra giovani, anziani, donne e nel Sud.
L’Ocse raccomanda, quindi, di abbassare le tasse sui redditi da lavoro, di decentrare i rinnovi dei salari, di ridurre la proprietà pubblica, di liberalizzare le professioni e di migliorare le università.
Quindi l’Osce pur riconoscendo al nostro paese l’attuazione di riforme significative, soprattutto sul mercato dei prodotti, sottolinea la necessità di avviarne delle altre, tra le quali spicca la riduzione delle barriere alla concorrenza, il miglioramento del sistema di istruzione, soprattutto universitario, il decentramento della contrattazione salariale e la concessione di incentivi per l’innovazione. Lo studio sottolinea che “l’elevato livello di proprietà pubblica e i vincoli normativi nei servizi professionali e nei trasporti ostacolano la crescita della produttività”. Vanno quindi “eliminate le barriere all’ingresso nei servizi professionali, aboliti i tetti sui prezzi di tali servizi fissati dagli organismi di categoria, ridotte la proprietà e il coinvolgimento dello stato nei business dell’elettricità, del gas, delle poste e dei trasporti e va anche limitato il coinvolgimento degli enti locali nelle aziende di servizi”.
In materia di tassazione prioritario è il taglio delle tasse sui redditi da lavoro.
L’Ocse sottolinea che “resta alta” soprattutto per i redditi più bassi e va quindi ridotta, finanziandola con tagli alla spesa pubblica e con il rafforzamento della lotta all’evasione.
Tra gli altri obbiettivi poi ci deve essere un incremento del numero dei laureati, una riduzione delle disparità regionali nell’utilizzo del lavoro e la promozione di maggiori incentivi in termini fiscali.
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Tag:business, classifica, donne, incentivi, Italia, osce, salari, Stati Uniti
Scritto Mercoledì 11 Febbraio 2009 da Alberto Cefalo


Anche il Giappone risente del momento nero dell’economia, salgono vertiginosamente le imprese in bancarotta, a gennaio si attestano al 16 %, ed aumentano i prestiti che le imprese chiedono alle banche per far fronte a questa situazione. La situazione è tutt’altro che rosea e anche in Giappone urgono interventi strutturali per far fronte alla crisi.
Ritenere di superare questo momento solo con aiuti statali di liquidità alle imprese potrebbe non essere sufficiente, servono riforme del diritto finanziario, nuovi incentivi alla ricerca nel settore industriale ed un monitoraggio continuo dell’azione delle banche.
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Tag:aiuti statali, banche, cer, crisi, economia, ici, imprese, incentivi, It, Lg, Tokyo, ue
Scritto Mercoledì 14 Gennaio 2009 da Lucia Cocozza
Intesa trovata tra i partiti della “Grosse Koalition” sul piano di stimolo all’economia, che dovrebbe risollevare le sorti del paese grazie ad un investimento di circa 50 miliardi di euro. Il piano, approvato nella tarda serata di lunedì, prevede tra le altre iniziative un investimento di circa 17-18 miliardi di euro per strade e scuole, 9 miliardi per sgravi fiscali ad aziende e persone fisiche, bonus bebè ed incentivi per l’acquisto di auto ecologiche. Prevista anche una linea di credito di 100 miliardi di euro per venire in soccorso alle aziende in difficoltà, tagli nei contributi per le assicurazioni sanitarie, in modo da rendere meno costose le assunzioni per le aziende e più semplici le regole per i contratti a termine.
Soddisfatta il cancelliere, Angela Merkel, che ha affermato “il piano costituisce il più grande programma di misure mai realizzato nella storia della Germania Federale. Se mi gurado intorno in Europa non vedo davvero chi lo fa come noi e chi lo fa in maniera più adatta di noi”.
Il cancelliere ha, inoltre, spiegato che per l’ingresso dello Stato nel capitale della Commerzbank, di cui Berlino ha rilevato il 25%, sono stati usati fondi previsti da misure precedenti, ovvero il Fondo per la stabilizzazione del mercato finanziario di 500 miliardi di euro, varato lo scorso ottobre.
Sebbene sia stata ben congeniata la misura anti-crisi della Merkel non è stata esente da critiche, soprattutto da parte dei sindacati che hanno definito troppo “timide” le misure adottate dinnanzi a quella che sembra essere la più grave crisi economica e finanziaria affrontata dalla Germania dal dopo-guerra ad oggi. In particolare sono stati ritenuti insufficienti i 17-18 miliardi stanziati per le infrastrutture e l’alleggerimento fiscale che, a sentire la Dbg, avrebbe dovuto essere molto più corposo.
Insoddisfatta anche la Federazione dei consumatori che ha giudicato ridicola la prevista riduzione di un punto percentuale dell’aliquota fiscale di base, che così passerebbe dal 15 al 14%.
Diverso il parere della SP, l’agenzia di raiting, che non ha mancato di sottolineare come la Germania abbia dato prova di riuscire a contrastare gli schock economici, anche perchè aiutata da un background politico stabile e coeso.
Tuttavia anche la Germania risentirà della crisi, visto che si prevede che il suo Pil dovrebbe quest’anno contrarsi di circa il 2%, con un rapporto deficit/Pil che salirà del 3% e il debito pubblico che nel 2010 toccherà quota 73%.
Nel frattempo anche gli altri paesi europei corrono ai ripari con la Spagna che ha messo in campo un pacchetto anti-crisi di 38 miliardi, la Francia ne ha stanziati 26, la Gran Bretagna 23 e l’Italia appena 5.
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Tag:angela merkel, crisi economica, economia, euro, europa, Gran Bretagna, incentivi, piano anticrisi
Scritto Lunedì 5 Gennaio 2009 da Lucia Cocozza
Il 2008 si è chiuso on maniera negativa anche per il mercato dell’auto che, secondo le stime del Ministero dei Trasporti, ha fatto registrare a dicembre 140.656 immatricolazioni in meno, per un calo complessivo di circa il 13,29% rispetto allo stesso mese del 2007.
La flessione riguraderebbe però solo il mercato delle auto nuove, mentre un andamento diverso ha fatto registrare l’usato che a dicembre ha fatto segnato 391.015 passaggi di proprietà, con un incremento dell’1,99% rispetto allo stesso mese del 2007, per un totale di trasferiemnti che si aggirerebbe intorno ai 5 milioni.
Per quanto concerne il nuovo la lieve ripresa registrata comunque per dicembre, rispetto all’utunno nero, sarebbe da attribuire alle maxi promozioni offerte dai concessionari e siprattutto agli ultimi giorni di ecoincentivi ministeriali, scaduti il 31 dicembre, che hanno invogliato molti consumatori ad anticipare i propri acquisti.
Il successo ottenuto da questi strumenti ha spinto il Governo ad ipotizzarne una ri-utilizzazione, soprattutto in previsione delle chiusure negative del settore per il 2009, che potrebbe chiudersi con una flessione ancora più negativa.
Per quanto concerne gli altri dati relativi a dicembre 2008 il Lingotto ha immatricolato circa 43.506 nuove auto, con un calo del 15,16%, rispetto alle 51.281 dell’anno passato. Se si considera, infatti, solo l’ultimo mese dell’anno si calcola che la Fiat è scesa dal 31,61% del 2007 al 30,94% del 2008. Per quanto concerne le marche solo sei hanno chiusto in crescita il 2008. Si tratta di Audi, Nissan, Bmw, Smart, Mazda e Skoda, mentre tutte le altre case automobilistiche hanno chiuso in negativo, con Fiat,
Ford e Volkswagen che hanno fatto registrare le perdite maggiori.
Nonostante questi dati, di certo non incoraggianti, il direttore del Centro Studi Promotor di Bologna, Gian Primo Quagliano, è ottimista, sottolineando come “quello che dovrebbe essere l’anno oriibile per la congiuntura mondiale e italiana, inizia nel nostro paese con un dato sull’economia reale nel nostro paese molto migliore rispetto le attese”.
Riguardo ai dati del 2008, infatti, Quagliano ricorda come ad incidere negativamente siano stati essenzialmente due fattori: la stanchezza della domanda, dopo undici anni di vendita su livelli piuttosto elevati, e il fallimento degli incentivi alla rottamazione, senza dimenticare poi il significativo aumento dei prezzi del carburante, soprattutto nella prima parte dell’anno.
Le attese del settore sono, comunque, per il niovo anno ottimistiche, sperando che una ripresa generale della congiuntura economica possa aiutare anche una ripresa del mercato automobilistico.
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