Scritto Mercoledì 13 Gennaio 2010 da Carola
Il dato preoccupante arriva da Giulio Tremonti, Ministro dell’Economia. Tuttavia, il Ministro si dichiara anche abbastanza soddisfatto per il 2010, in cui il debito italiano non sarà considerato troppo negativamente alla luce del confronto con i concorrenti francesi e tedeschi.
E Garbi, da Commerzbank, approva l’andamento cauto che Tremonti vuole adottare per questo nuovo anno. Il quale sostiene che i problemi economici che accomunano i Paesi Europei vengono evidentemente risolti con soluzioni specifiche e diversificate da zona a zona.
E da Intesa SanPaolo dicono: «In Italia la gestione del del debito pubblico è stata buona e riconosciuta dal mercato. Anche il nostro paese dovrà ridurre le emissioni sul breve, seppure meno della Germania».
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Scritto Venerdì 17 Luglio 2009 da Lucia Cocozza
Addio al Dpef che dal prossimo anno verrà sostituito con il Dfp (Decisione di finanza pubblica) e ben tornato allo scudo fiscale, contestatissimo dalle opposizioni. Alla Camera, infatti, è arrivato il via libera del Consiglio dei Ministri al Documento di Programmazione Economica e Finanziaria 2010-2014 ed è stato presentato anche un emendamento al decreto anticrisi per favorire il rientro dei capitali depositati all’estero. L’imposta si applica su di un rendimento lordo presunto in ragione del 2% l’anno per i cinque anni precedenti il rimpatrio, con un’aliquota complessiva del 50% annuo complessiva di interessi e sanzioni. In pratica, l’aliquota sarà del 5%.
Per quanto riguarda invece il Dpef 2010-2014, il governo insiste sulla linea dell’ottimismo come arma per uscire dalla crisi e prevede che il 2009 sconterà ancora gli effetti della recessione internazionale con il Prodotto interno lordo in calo del 5,2%, ma già in ripresa nel 2010 quando la locomotiva Italia riprenderà a marciare con un +0,5% nel 2010 e un altro +2% per ciascuno degli anni 2011-2013.
Tenuta dei conti pubblici, coesione sociale e liquidità alle imprese, a partire da quelle piccole e medie. “Sono questi i principali obiettivi del documento – spiega il ministro dell’economia Giulio Tremonti – per contrastare e fronteggiare la crisi e risanare la finanza pubblica”. Obiettivi perseguiti già dal precedente documento, rivendica il numero uno di via XX settembre, dove “si parlava di crisi” e “c’era già chiara la traccia politica di quello che avremmo e abbiamo fatto” con obiettivi che sono “stati raggiunti”.
Confermate, comunque, le difficili prospettive già annunciate, nelle scorse settimane, dalle previsioni di Bankitalia e Confindustria, non mancano timidi segnali di ottimismo. Rimandato, quindi, al 2010 anche ogni spiraglio di uscita dal tunnel della disoccupazione, che quest’anno si attesterà sull’8,8% della forza lavoro.
Per quanto riguarda il debito pubblico, che nel 2008 si è attestato al 105,7%, salirà quest’anno di quasi dieci punti al 115,3%, toccherà il 118,2% nel 2010 per poi ridiscendere al 114,1% nel 2013.
Capitolo a parte per lo scudo fiscale. Il pacchetto di emendamenti presentati dal Governo e dai relatori al decreto legge anticrisi prevede che i capitali che si trovano nei Paesi extra Ue dovranno essere rimpatriati, mentre quelli che si trovano in Paesi dell’Unione europea potranno essere sia regolarizzati (lasciandoli all’estero) sia rimpatriati.
Nel testo non si fa riferimento esplicito una aliquota ma si riporta la formula di tassazione: “L’imposta si applica su un rendimento lordo presunto – si legge nelle relazione tecnica – in ragione del due per cento annuo per i cinque anni precedenti il rimpatrio o la regolarizzazione e con un aliquota sintetica del cinquanta per centro per anno comprensiva di interessi e sanzioni”.
Mentre la regolarizzazione delle attività “finanziarie e patrimoniali detenute almeno al 31 dicembre 2008” potrà avvenire dal 15 settembre 2009 al 15 aprile 2010. Quindi l’ombrello fiscale, nell’ultima versione, riguarda solo l’omessa dichiarazione e la dichiarazione infedele.
“Lo scudo dovrà avere l’ok europeo e altri paesi, Stati Uniti in testa, stanno mettendo a punto regole simili”, assicura Giulio Tremonti. Ma le opposizioni insorgono, puntando l’indice su un “nuovo condono”. Inaccettabile, attacca il segretario del Pd Dario Franceschini; una misura che “serve solo a una piccola casta piduista”, per Antonio Di Pietro.
Confermata, infine, anche la parificazione tra uomini e donne per l’età pensionabile nel settore pubblico, imposta dall’Europa. Nel 2010 le impiegate statali andranno in pensione a 61 anni, dagli attuali 60. La soglia aumenterà poi di un anno ogni due per arrivare nel 2018 a quota 65 anni, età in cui oggi i loro colleghi di sesso maschile smettono di lavorare.
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Scritto Mercoledì 15 Luglio 2009 da Lucia Cocozza
L’interventi per garantire la liquidità alle imprese sono particolarmente importanti per il settore agricolo dove si è verificato un crollo dei prezzi alla produzione che ha coinvolto tutti i settori ed ha raggiunto il 16 per cento a giugno rispetto allo scorso anno. E’ quanto ha affermato la Coldiretti con riferimento alla proposta di Dpef, presentata dal Ministro Giulio Tremonti al tavolo di concertazione con le parti sociali, che vede tra gli obiettivi la tenuta dei conti pubblici, la coesione sociale, la liquidita’ alle imprese, a partire dalle piccole e medie. La crisi di liquidità delle imprese agricole – sottolinea la Coldiretti – è conseguenza della forte riduzione sia dei prezzi dei cereali (-33,3%), sia le quotazioni di vini e oli di oliva che su base annua hanno registrato, rispettivamente, contrazioni del 23,6% e del 20,4%. In netto calo anche i prezzi alla produzione della frutta (-21,7% sul giugno 2008), mentre le colture industriali chiudono il mese con una flessione tendenziale del 4,4%. Tra i prodotti zootecnici – continua la Coldiretti – il confronto su base annua segnala una variazione negativa per i prezzi alla produzione di suini (-4,9%) e bovini (-5,8%). Ancora più accentuato – conclude la Coldiretti – il calo delle quotazioni dei lattiero-caseari, che rispetto al giugno 2008 registrano in media una flessione del 14,7%, mentre segnano un meno 1,1% i prezzi degli ovicaprini
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Scritto Martedì 14 Luglio 2009 da Lucia Cocozza
Gli italiani sono più ricchi o più poveri?
Questa la domanda che viene spontaneo porsi leggendo il rapporto del Dipartimento del ministero dell’Economia. Secondo i dati diffusi dagli uomini di Tremonti, le dichiarazioni dei redditi indicano che per il 2007 il reddito medio degli italiani si aggirerebbe intorno ai 18.892 euro, con una crescita del 3,1%.
Un dato che sorprende soprattutto se si tiene conto di altro, ovvero del fatto che ben il 50% degli italiani non supera la soglia dei 15mila euro, mentre un altro 80% si attesta intorno ai 26mila euro.
Pochi i fortunati, appena lo 0,2%, che riesce a superare i 200mila euro annui.
A confermarsi anche l’antica la tradizione che vede il Nord più ricco, con una media di 21.480 euro di reddito per il Nordovest, e appena 15.060 euro per il Sud. Tra le regioni anche qui una conferma, con la Lombardia che in media vede i suoi abitanti percepire 22.460 euro, in fondo alla classifica c’è la Calabria ferma a 13.410 euro, ben al di sotto della media nazionale.
A proposito di conferme, tra le categorie emerge la difficoltà dei pensionati, che in media incassano 13.448 euro ogni anno, anche qui segnando un aumento rispetto ai 13.046 euro dell’anno prima, mentre il lavoro autonomo vanta una media da 37.124 euro (+2%).
Infine il capitolo aziende. Secondo le elaborazioni del ministero, 419mila tra Spa e Srl e società in accomandita che hanno dichiarato un 2007 in rosso, contro 520mila in attivo. Tra il milione di società di persone, invece, il bilancio in negativo nel 2007 è stato registrato nel 15% dei casi, in media in rosso per 20mila euro, contro una media di 46mila euro di attivo per chi ha chiuso il bilancio in crescita.
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Scritto Sabato 16 Maggio 2009 da Lucia Cocozza
Sulla crisi economica il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, da segnali di speranza.
Intervistato dal Corriere della Sera il ministro ha infatti dichiarato che “Con la discesa in campo dei governi e della politica il rischio dell’apocalisse finanziaria non c’e’ piu’”, e gia’ alcuni segnali indicano che “il crollo si sta fermando“.
Individuando almeno per l’Europa il perno della crisi in Islanda, il Ministro ha individuato il giorno della ripresa nel 12 ottobre, quando a Parigi quando a scendere in campo saranno i governi e la politica.
“Ora non dico che la crisi sia finita – prosegue l’inquilino di via XX Settembre – ma abbiamo superato la fase di potenziale rottura del sistema, il crollo delle banche, delle industrie, dell’occupazione”.
Secondo Tremonti la crisi si sarebbe spostata dalla dimensione finanziaria al commercio internazionale, dove i volumi sono calati del 30%.
“Una serie di indicatori, se volete aneddotici, empirici, psicologici, sembrano dirci ora che il crollo si sta fermando”. Indicatori presenti anche in Italia. “C’era stata per la prima volta una riduzione del traffico postale e si e’ arrestata – spiega il ministro – Come si e’ fermato il calo del traffico autostradale e delle merci. Anche la caduta delle entrate fiscali, dell’Iva e’ in rallentamento“. -
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Tag:commercio internazionale, crisi economica, crisi finanziaria, Giulio Tremonti
Scritto Venerdì 20 Marzo 2009 da Lucia Cocozza
Giulio Tremonti si è espresso sulla questione dello scudo fiscale, sottolineando che è ancora troppo presto per favorire il rientro dei capitali nei paradisi fiscali.
Nel corso di una conferenza stampa il ministro ha infatti affermato che: «Non mi stupisce che ci siano dei ragionamenti tecnici, ma è troppo presto per parlarne. Certo, se si definisce un regime nuovo deve trovare uno snodo sul vecchio, ma è troppo presto per fare valutazioni».
Lo scudo spaziale potrebbe rappresentare l’arma vincente per combattere il fenomeno dei paradisi fiscali. Se ne discute già molto e in Francia e Germania si stanno già valutando delle misure per consentire un rientro agevolato di tutti quei patrimoni detenuti in paesi non cooperativi. I risultati attesi sarebbero due: colpire gli Stati-rifugio sottraendo risorse e rendere disponibile nuova liquidità da immettere nelle attività economiche (vincolando quindi l’utilizzo dei capitali di ritorno). Secondo anticipazioni anche l’Italia potrebbe associarsi a queste iniziative, rinnovando le misure di emersione che avevano portato a recuperare oltre 80 miliardi di euro tra il 2001 e il 2003
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Scritto Venerdì 13 Marzo 2009 da Lucia Cocozza
Si allaga il Financial Stability Forum, presieduto dal governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi. New entry sono la Cina, l’India, la Russia, il Brasile e ancora la Corea, il Messico, l’Argentina, l’Arabia, l’Indonesia, il Sudafrica, la Turchia e Commissione europea.
Il risultato è che oggi ci troviamo quindi difronte ad una sorta di G20 tecnico con in più la Spagna, in virtù di un allargamento reso sempre più necessario dalla necessità di adottare delle misure sempre più aggressive vista la grave crisi che sta colpendo sia le economie più deboli che quelle più avanzate.
Il governatore Draghi su questo punto non ha dubbi e al G20 è deciso di farsi promotore di nuovi progetti, soprattutto per quanto concerne il freno da mettere alle retribuzioni dei manager.
Il principio, spiega, «è assicurare l’effettiva gestione delle retribuzioni allineando i compensi all’assunzione prudente dei rischi, e l’efficace supervisione».
Chiare anche le indicazioni che Draghi ha fornito ai responsabili delle filiali regionali, per indirizzarli su come comportarsi di fronte alle richieste dei dati da parte dei prefetti, che entro la fine del mese allestiranno degli osservatori sull’andamento del credito bancario alle imprese. “Piena collaborazione» scrive Draghi avvertendo però che la Banca d’Italia potrà trasmettere «solo i dati aggregati» a livello territoriale e non quelli specifici di ogni banca, visto che su quelli esiste il segreto d’ufficio.
Al G20, che inizia venerdì sera a Brighton, oltre a Draghi parteciperà anche il ministro dell’Economia. Giulio Tremonti, giunto a Londra anche per incontrarsi con il primo ministro, Gordon Brown.
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Tag:Banca d-Italia, Financial Stability Forum, G20, Giulio Tremonti, gordon brown, Mario Draghi
Scritto Venerdì 20 Febbraio 2009 da Lucia Cocozza
Fiducia. Questa la parola d’odine secondo il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, convinto del fatto che solo questo possa essere il mezzo per fronteggiare la grave situazione in atto.”Non c’è stimolo – dice – che possa sostituire un fattore fondamentale come la fiducia”.
Solo tramite una bella iniezione di fiducia sarebbe, infatti, secondo il ministro possibile rilanciare sia la produzione che il commercio, dando un considerevole slancio all’export, oggi in forte calo.
Per quanto concerne il piano Obama, da poco innaugurato negli USA, Tremonti spera che abbia successo, sebbene sia convinto del fatto che da solo questo non possa risollevare le sorti dell’economia mondiale.
Nel Piano, afferma il ministro, “ci sono anche tante microinterventi che ricordano le nostre vecchie e tanto ridicolizzate Finanziarie”. A questo proposito il ministro cita “i 40 milioni per i cimiteri“.
L’auspicio è ovviamente sempre quello che tali misure aiutino a stimolare la produzione industriale, producendo, contemporaneamente un nuovo clima di coesione sociale, grazie a bonus e sussidi che potrebbero aiutare le famiglie in maggior difficoltà.
Quindi, dice, “non puoi escludere la speranza, ma non puoi pensare che queste misure siano sufficienti: è fondamentale introdurre l’elemento che è venuto a mancare che è la fiducia”.
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Tag:export, FIDUCIA, Giulio Tremonti, piano Obama
Scritto Sabato 14 Febbraio 2009 da Lucia Cocozza
Tremonti fa marcia indietro sulla questione “tredicesime“. Nel corso della conferenza stampa per presentare l’accordo Stato-Regioni, il ministro dell’Economia ha, infatti, dichiarato che “La scelta di non tassare le tredicesime non sarebbe stata giusta come misura anticrisi e non l’abbiamo fatto”.
Per quanto concerne le copertura economica per gli ammortizzatori sociali, Tremonti sottolinea come i soldi erano già stati stanziati in bilancio, ma alla fine sono stati utilizzati per contrastare la crisi economica in atto.
Tremonti è comunque convinto che il Governo stia facendo del suo meglio per garantire sicurezza, sanità e pensioni, nonostante le numerose difficoltà che si sono incontrate.
Il ministro si è poi soffermato sull’importanza dei temi etici, della solidarietà sociale, evidenziando come i fondi stanziati per il 2009 e il 2010 andranno a sostenere il reddito di chi è rimasto senza lavoro. “Noi non neghiamo questa evidenza- spiega- il fatto è che il governo li ha focalizzati e destinati secondo una strategia nuova”. infine un plauso al ministro degli affari regionali: “Devo moltissimo al lavoro fatto da Fitto, la cui capacità politica ha reso possibile un accordo non facile”.
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Tag:ammortizzatori sociali, fitto, Giulio Tremonti, sostegno ai redditi, tredicesime
Scritto Martedì 20 Gennaio 2009 da Lucia Cocozza
Ancora grattacapi per il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che oggi si è visto piovere addosso le cifre, non proprio incoraggianti, di Bruxelles.
Il ministro, quindi, ha potuto bearsi per poco delle parole incoraggianti che gli erano venute dal commissario europeo Almunia che aveva parlato di “un adeguato mix di stimolo e prudenza” a proposito delle misure anti-crisi prese dall’Italia.
Oggi, però, le previsioni dell’UE non hanno fatto altro che confermare quanto già detto dalla Banca d’Italia a proposito di una contrazione del Pil pari al 2% e di un deficit che salirà al 4%.
Ad allarmare è, infatti, soprattutto l’innalzarsi del debito pubblico, vera e propria spina nel fianco dell’Italia, che incrementandosi di ben 4 punti percentuali toccherà nel 2009 la soglia del 110% del Pil.
Questo incremento avrà un doppio effetto, uno sulla finanza e l’altro sull’economia reale.
Per quanto concerne il primo punto l’allargarsi del debito potrebbe spingere ad una forte emissione di Bot e Btp i quali, tuttavia, non potrebbero reggere alla concorrenza di altri emittenti europei, soprattutto la Germania, che garantiscono un tasso di fiducia nettamente più alto.
Per quanto riguarda invece il secondo punto, ovvero l’economia reale, l’allarme è ancora più rosso, soprattutto a causa dell’elaborazione e della messa in atto di misure che possano concretamente aiutare i cittadini.
Così nel giorno in cui il famoso decreto anti-crisi ottiene la fiducia della Camera e vola al Senato, il Tesoro si trova a dover fronteggiare l’allarme di una economia in forte recessione.
Che cosa farà Tremonti?
Stando ad alcune indiscrezioni si sussurra che il ministro, non potendo mettere le mani sui conti pubblici, potrebbe giocarsi la carta dei fondi strutturali europei, della Cassa depositi e prestiti e quella del cosiddetto “tesoretto dei poveri”. Dai fondi europei e dal Fas il Governo conta di poter recuperare circa 8 miliardi della cifra destinata agli ammortizzatori sociali, sebbene molti sottolineano come sarà complicato trovare un accordo con le Regioni che di questi fondi hanno la disponibilità immediata.
La Cassa depositi e prestiti dovrebbe, invece, essere trasformata in una sorta di “polmone” per gli investimenti nelle infrastrutture o si potrebbe accentuare il suo “volto” di banca ed essere così utilizzata per anticipare i pagamenti arretrati delle imprese alla PA.
L’ultima asso di Tremonti dovrebbe, infine, essere rappresentato dalla combiinazione di quattro diverse misure.
Le prime due dovrebbero riguardare il potere d’acquisto dei pensionati e dei lavoratori dipendenti. I primi, dal primo gennaio, vedranno infatti una rivalutazione degli assegni indicizzati all’elevata inflazione del 2008, mentre oggi l’inflazione è in calo, mentre i secondi sperimenteranno l’abolizione dell’anticipo in busta paga delle addizionali locali Irpef.
A queste misure si aggiuge il fatto che il bonus famiglia, tipo social card, non viene assegnato automaticamente ma è a richiesta. Infatti se il proprio datore di lavoro non ha capienza fiscale sufficiente, chi vuole la social card dovrà farne richiesta all’Agenzia delle Entrate. Ma questo in pochi lo sanno, il che consentirà al Governo di spendere molto di meno rispetto a quanto stanziato, il che permetterà di accumulare un vero e proprio tesoro finanziato dai più poveri.
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