Giappone: collasso finanziario?

Giappone

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Il debito pubblico del Giappone rischia di far collassare il Paese; per lo meno secondo quanto allarmisticamente annunciato da Naoto Kan, il nuovo premier nipponico.

La sola soluzione per evitare il tracollo finanziario è quella di mettersi a tavolino per controllare e risolvere i proprio debiti; obiettivo: risanamento dei conti, a tutti i costi.

Indispensabile pare anche essere il costante controllo della crescita del debito stesso (220% del PIL attualmente): pare che non ci si possa permettere di farlo lievitare più delle cifre attuali, altrimenti l’implosione finanziaria del Giappone sembra essere praticamente assicurata.

Per quale motivo tanto allarmismo da parte di Kan? Pare sia tutto riconducibile alla recente situazione verificatasi in Grecia, e che come colpo di frusta avrebbe toccato anche il Paese del Sol Levante.

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Il segreto dell’economia potente del Giappone? L’amore

Love Hotel

Love Hotel

Si chiamano «love hotels» e sono nati in Giappone: non c’è prostituzione, e sono pure legali.
La trovata perfetta tra lifestyle ed economia; i love hotels si intrecciano nei molteplici aspetti della vita quotidiana. Vediamo come…

Un vero e proprio fenomeno di costume che è entrato a fare parte della cultura asiatica, ma non solo in quella: il business dei sexy hotel produce un ritorno impressionante nell’economia giapponese, ragguagliabile a 40 miliardi di Dollari annui.

Ogni camera dell’hotel si non si paga in cash bensì elettronicamente (per eludere la sensazione di mercanteggiamento), ogni camera ha temi e colori differenti per compiacere i gusti diversi dei clienti, e la privacy è assicurata.

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Tokyo: basta ai voli super-lusso dei Parlamentari

16I giapponesi sono molto pragmatici quando si tratta di dover risparmiare sulle spese per salvare l’economia del Paese.

Uno dei tagli nipponici di cui si è parlato in questi giorni, infatti, riguarda gli spostamenti logistici dei parlamentari: non sprecherà più il denaro pubblico in lussuosi voli per “le alte personalità”, le quali si accontenteranno della tipica business-class per i loro voli.

Nota positiva è che la misura, recentemente varata, è stata approvata dagli stessi rappresentanti dei partiti (Democratici, Socialdemocratici e Nuovo Partito del Popolo) del governo.

Ottimo l’esempio, altamente costruttivo e sano nei suoi principi, della classe dirigente che rinuncia alla prima classe. Ichiro Ozawa, segretario del PD, è mosso dalla convinzione che tale esempio persuaderà altri funzionari delle istituzioni pubbliche a fare altrettanto. Speriamo!

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Petrolio:mercato in rialzo

consumo-benzina L’AIE, l’Agenzia internazionale per l’energia, ha rivisto le sue previsioni sulla domanda globale di petrolio che, negli ultimi mesi del 2009 e per tutto il 2010, dovrebbe salire a causa principalemtne del miglioramento delle condizioni economiche in Cina e negli USA.
Le stime hanno subito un rialzo di circa 500mila barili per entrambi gli anni, sebbene l’Aie metta in guardia nel suo bollettino mensile che la ripresa economica sarà piuttosto lenta.
L’aumento è legato soprattutto alla produzione delle raffinerie cinesi, mentre quello delle raffinerie Ocse resterà in calo, specie in Europa e in Giappone.
I paesi dell’Opec hanno deciso di mantenere invariati i livelli di produzione ai target attuali di 24,845 milioni di barili al giorno, esprimendo ottimismo sulle prospettive di ripresa del mercato del mercato del gregge. E’ la terza volta nel corso del 2009 che i membri dell’Opec confermano i livelli di produzione fissati lo scorso dicembre, a conferma di come gli attuali prezzi del greggio, attorno ai 70 dollari al barile, siano considerati un giusto equilibrio in questa fase della congiuntura.
Secondo varie stime, gli 11 paesi membri dell’Opec producono oggi circa il 6 o 7 per cento in più della quota prevista, pari a circa 1,3-1,4 milioni di barili. E’ una situazione che viene tenuta sotto stretta osservazione dai vertici dell’Opec e che potrebbe rivelarsi dannosa in caso di una nuova frenata dell’economia che possa far scendere nuovamente il livello dei consumi. Al momento tuttavia le prospettive sono incoraggianti, soprattutto considerando la ripresa accelerata dei paesi emergenti come Cina e India che ormai consumano circa il 60% del petrolio prodotto dall’Opec.

Sony è crisi nera

sonyBrutte notizie giungono da una delle più importanti aziende giapponesi, la Sony, che non solo ha chiuso l’esercizio in rosso, ma ha anche annunciato forti perdite per l’anno in corso, le quali comporteranno un’accellerazione del processo di ristrutturazione, ma anche la chiusura di ben 4 fabbriche in Giappone e 4 all’estero.
Le perdite sono state causate da un netto calo della domanda e da un rialzo dello yen, comportando una perdita annuale di 227,8 miliardi di yen, con una chiusura dell’esercizio in perdita di circa 294,31 miliardi di dollari.
Per l’esercizio in corso la perdita prevista è di circa 110 miliardi di yen, mentre una ripresa si prevede solo per il 2011. Per quanto concerne il giro d’affari complessivo il calo annuale è stato di circa il 12,9%, così che l’azienda ha deciso di tagliare 16mila posti di lavoro, puntando, per il rilancio, sulla produzione di nuove apparecchiature che dovrebbero riaffermare il gruppo nei mercati internazionali.

Chiusura ai massimi

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L’indice Nikkei della Borsa di Tokyo ha chiuso la sessione odierna ai massimi da cinque settimane, grazie al balzo del settore bancario, sebbene gli investitori abbiano preferito portare a case i profitti su alcuni titoli.

La Banca del Giappone ha aumentato i propri acquisti di bond governativi del 29%, mantenendo i tassi di interesse di poco sopra lo zero, in un periodo di crisi finanziaria globale che sta causando in Giappone la più lunga recessione del secondo dopoguerra.

Il Nikkei è salito dello 0,3% a 7.972,17 punti, la chiusura più elevata dal 6 febbraio, mentre il Topix è salito dello 0,5% a 764,67.

Mercati in ripresa

me_7131Chiude bene la Borsa di Tokyo con un rialzo del 4.55% sulla scia della bella prestazione di Wall Street. L’indice Nikkei, infatti, si è portato a quaota 7.376,12 punti, 321,14 in più della chiusura di martedì. Molto bene anche le altre piazze asiatiche: Hong Kong ha segnato in apertura +4,40%.
Il mercato giapponese riesce quindi a superare la fase negativa degli ultimi tre giorni che aveva ribassato molto il Nikkei, facendogli toccare delle quote che non si registravano da 26 anni. A risollevare le sorti del mercato asiatico, e non solo, la notizia di una possibile ripresa del sistema economico americano, in particolare la bella ripresa di Citigroup.
“L’ottimismo su Citigroup - ha commentato Yumi Nishimura, di Daiwa Securities - ha contribuito a migliorare la percezione sulle prospettive del sistema finanziario. I timori di ulteriori svalutazioni o richieste di nuovi aiuti sembrano alleggeriti”. Positivi gran parte dei 33 settori azionari del Tokyo Stock Exchange: in evidenza i titoli bancari, finanziari e assicurativi.
Buone le prestazioni anche in America Latina, dove la Borsa ha chiuso in forte recupero e l’indice Merval ha guadagnato il 5,41%. Molto bene anche il mercato azionario brasiliano, con l’indice Ibovespa che ha chiuso a +5,59%.
Nel frattempo il prezzo del petrolio si mantiene stabile, essendo contrattato a 45,73 dollari a barile, con un rialzo di appena 0,02 dollari sulle quotazioni di martedì sera a New York, dove aveva perso 1,36 dollari scendendo a 45,71 dollari a barile.

Giappone sempre più giù

340xL’economia giapponese è in grave recessione. A dirlo i dati che segnalano un crollo del Pil del 12,7%, con una diminuzione del 3,3% nel solo periodo luglio-settembre. Molto preoccupato il Ministro dell’Economia, Kaoru Yosano, che intende correre ai ripari. Per questo il Governo sta già eleborando un piano anticrisi, il quarto dopo quello di agosto, settembre e dicembre, da circa 20.000 miliardi di yen, circa 170 miliardi di euro, attraverso il quale rilanciare l’economia giapponese.
Una misura estrema che il Governo ha adottato per fronteggiare quella che è stata definita la più grave crisi del secondo dopo-guerra e che se andasse in porto permetterebbe di rilanciare il paese ma che se non funzionasse determinerebbe un crollo di circa 100.000 miliardi di yen, ovvero 840 miliardi di euro.