Italiani formiche d’Europa

denaro_blog Nonostante la crisi e il fantomatico problema di arrivare alla quarta settimana, gli italiani si confermano come i maggiori risparmiatori d’Europa.
Così mentre nel resto del Vecchio Continente sale in maniera vertiginosa l’indebitamento delle famiglie, in Italia si fa più attenzione al portafogli, riuscendo di conseguenza ad evitare un eccessivo carico di prestito sugli istituti di credito.
A “etichettare” gli italiani come le formichine d’Europa è un’indagine recentemente condotta dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre.
I numeri piu’ delle parole: ogni famiglia italiana ha un debito medio pari a 21.270 euro contro i 36.150 euro della Francia, i 37.785 euro della Germania, i 55.886 euro della Spagna e i 63.447 euro del Regno Unito.
“Ma il distacco rispetto ai principali competitors europei – spiega Giuseppe Bortolussi, segretario dell’Associazione Artigiani – risulta ancor piu’ interessante e, ovviamente ancor piu’ confortante, quando viene posto l’accento sull’indebitamento di tutte le famiglie in rapporto al Pil”.
Si scopre, cosi’, che i 524 miliardi di euro di debiti dei nuclei familiari italiani incidono sul Prodotto interno lordo per il 34,2%. Un valore ben lontano da quello rilevato in Francia dove gli oltre 942 miliardi di euro fanno arrivare questo rapporto quasi al 50%.
Mentre i risultati piu’ eclatanti giungono da Germania, Spagna e, soprattutto dal Regno Unito, dove l’indebitamento delle famiglie, pari a 1.605 miliardi di euro, incide per piu’ del 100% del Pil.

GM torna sui suoi passi

gm_general_motors_logo Sfida ancora aperta sul futuro di Opel, il cui destino appare ancora così incerto da far ipotizzare ad alcuni la possibilità che General Motors torni sulla decisione di vendere a Magna, o quanto meno tenterà di mantenere nel proprio perimetro le attività di ricerca e di sviluppo di auto verdi.
Queste rivelazioni sono state fatte oggi dal quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung secondo il quale dietro il rinvio nella decisione finale di GM sulla vendita ci potrebbe essere l’intenzione di Detroit di attendere una nuova maggioranza a Berlino per far accettare l’offerta di RHJ International.
Stando sempre al quotidiano tedesco, dopo la chiusura di sei settimane dalla procedura d’insolvenza d General Motors, avrebbe cominciato a prendere piede l’ipotesi dell’annullamento della vendita a Magna. I motivi, ed i vantaggi che ne deriverebbero, sarebbero essenzialmente due: da un lato non andrebbe perduto il prezioso Opel Development Center di Russelsheim e, dall’altro, GM non finirebbe per sostenere i suoi potenziali concorrenti sul mercato automobilistico russo, sempre piu’ importante per la casa di Detroit, vista l’intenzione di Magna, compratore preferito dal governo federale, di venire a patti con Sberbank e il costruttore russo Gaz”.

PA, in Italia è sempre più costosa

bortolussi-giuseppe-(g) I conti non tornano, almeno se si guarda alla spesa italiana per la Pubblica Amministrazione.
Se, infatti, tra il 2000 e il 2008 in Germania la spesa per la PA è scesa dall’8,1 al 6,9%, in Italia nello stesso periodo si è registrato un incremento per stipendi e contributi per i dipendenti pubblici, passando dal 10,4 al 10,9%.
I dati sono stati diffusi dal segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi, che ha sottolineato come nel nostro paese il costo della Pubblica Amministrazione è superiore di ben 4 punti percentuali rispetto alla Germania
“Se la spesa della nostra P.A. fosse pari a quella tedesca – rileva Bortolussi – in rapporto al Pil, potremmo risparmiare circa 60 miliardi di euro ogni anno”.
Notevole il divario anche se si confronta la distribuzione tra i livelli istituzionali dei lavoratori pubblici, visto che in Italia il 57% è alle dipendenze dello Stato, mentre il restante 43% è impiegato tra Regioni, Asl ed Enti Previdenziali, mentre in Germania solo il 12% lavora per lo Stato centrale, mentre il restante 88% è distribuito tra i Lander e gli altri enti locali.
Leggermente diversi i risultati se come termine di confronto si prende la spesa per il personale pubblico in percentuale sulla spesa primaria (ovvero, la spesa al netto degli interessi sul debito pubblico).
Se in Germania il dato risulta in calo, attestandosi intorno al 16,7% nel 2008, in Italia il dato si sarebbe stabilizzato intorno al 25% della spesa primaria, ben 8,3 punti percentuali in più rispetto a quella tedesca.
Il numero dei dipendenti pubblici, dunque, per la Cgia, non è troppo in assoluto ma, in rapporto agli abitanti, è maggiore in Italia rispetto ai nostri competitori tedeschi. Infatti, se da noi ci sono 61 dipendenti pubblici ogni mille abitanti (in termini assoluti pari a 3.630.600 unità), in Germania ve ne sono 55 ogni mille abitanti (pari a 4.540.600 unità).
«I risultati di questo confronto - conclude Bortolussi – ci dicono che dobbiamo assolutamente accelerare sul fronte della riforma federalista. Oltre a trasferire ulteriori competenze ed autonomia impositiva agli enti locali, si dovrà assolutamente provvedere alla redistribuzione del personale pubblico per consentire una graduale riduzione dei costi ed un miglioramento in termini di efficienza».

UE, disoccupazione ai massimi livelli

unioneeuropea Va male il mercato del lavoro, tanto in Europa quanto negli Stati Uniti.
Stando ad una recente inchiesta di Eurostat, nel primo trimestre di quest’anno sono andati in fumo ben 1,9 milioni di posti, di cui 1,2 solo nell’area dei paesi che aderiscono all’euro.
Un vero e proprio disastro che i 27 paesi membri dell’UE si preparano ad affrontare con il piano anti-disoccupazione, il quale sarà presentato a Bruxelles giovedì prossimo.
Tuttavia non sarà di certo semplice trovare una via comune, non solo a causa delle solite divergenze che dividono i paesi UE, ma anche per il fato che il problema è piuttosto serio, soprattutto per alcuni paesi. A soffrire in particolar modo è ad esempio la Spagna, che ha messo a segno un preoccupante -3,1% trimestrale (-6,4% su base annua), tradotto si tratta di 800mila persone che nei primi 3 mesi dell’anno sono rimaste senza lavoro. Danni limitati (per modo di dire) in Francia (-0,4%), Italia e Germania (-0,3%).
Insomma pare si sia proprio toccato il fondo, ed è per questo che gli occhi sono tutti puntati sul piano anti-crisi, con il quale gli Stati membri saranno invitati a fare tutto il possibile per salvaguardare i posti a rischio, limitare al massimo i licenziamenti e facilitare il reinserimento nel mercato del lavoro di chi il posto lo ha già perso.
Tra le misure, si invitano i paesi membri a forzare la mano per trovare soluzioni tampone come la riduzione dell’orario e del salario al posto dei licenziamenti davanti a crisi aziendali, oppure l’anticipo di 19 miliardi di euro del Fondo sociale europeo che andranno a finanziare progetti di formazione o reinserimento lavorativo.
www.finanzaoggi.it Disoccupazione e formazione emergenze crescenti nell\'UE

Fiat negli USA è fatta!

Fiat_GM_headerphotoAlleanza conclusa tra Chrysler e Fiat. E’ infatti arrivato oggi l’ok del Tribunale fallimentare di New York che sta seguendo la procedura della casa automobilistica americana. La decisione ha così sbloccato la procedura per il prestito da 4,5 miliardi di dollari, dopo che i creditori che si erano opposti hanno dovuto arrendersi alla decisione della corte, la quale riflette le pressioni che giungono dal governo statunitense.
Sergio Marchionne incassa la vittoria e continua il suo andirivieni tra Usa e Europa, dove spera di concludere anche l’accordo con Opel, il cui futuro dovrà decidersi entro il 31 maggio.
Nel frattempo crescono le preoccupazioni sul destino di Opel, non solo in Germania ma anche in Italia dove il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, chiede al governo di “passare dagli annunci ai fatti convocando la Fiat e le parti sociali a un tavolo in cui l’azienda di Torino illustri i suoi piani”. Perché se è vero che “bisogna fare in fretta”, è altrettanto vero che i sindacati italiani non accettano la logica del ministro Claudio Scajola, secondo il quale una riunione ci sarà “quando sarà conclusa la trattativa della Fiat”.

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Economia tedesca in ripresa

berlino2yw1L’economia tedesca è in ripresa, almeno stando ai dati comunicati oggi.
Sembra infatti che in Germania nel corso di questo mese l’indice Ifo, Ifo business climate index, abbia registrato un progresso che supera ampiamente le previsioni degli analisti.
A migliorare è stato innanzitutto il business sentiment salito a 83,7, seguito dai giudizi sulla situazione attuale(83,6) e dalle spettative che hanno fatto registrare una bella impennata(83,9).
Le cose sembrano andare particolarmente bene soprattutto nel settore manifatturiero, in quello dei servizi, del retail e dell’ingrosso, mentre in frenata sembra restare solo il comparto delle costruzioni.
Gli analisti dell’Ifo però sottolineano come gli stimoli economici decisi dal Governo di Berlino non siano ancora sufficienti: “C’e bisogno di nuove misure, mentre la Bce dovrebbe tagliare i tassi e adottare nuove misure quantitative per aumentare l’offerta di credito”.

Tremonti:ancora presto per lo scudo fiscale

denaro_blogGiulio Tremonti si è espresso sulla questione dello scudo fiscale, sottolineando che è ancora troppo presto per favorire il rientro dei capitali nei paradisi fiscali.
Nel corso di una conferenza stampa il ministro ha infatti affermato che: «Non mi stupisce che ci siano dei ragionamenti tecnici, ma è troppo presto per parlarne. Certo, se si definisce un regime nuovo deve trovare uno snodo sul vecchio, ma è troppo presto per fare valutazioni».
Lo scudo spaziale potrebbe rappresentare l’arma vincente per combattere il fenomeno dei paradisi fiscali. Se ne discute già molto e in Francia e Germania si stanno già valutando delle misure per consentire un rientro agevolato di tutti quei patrimoni detenuti in paesi non cooperativi. I risultati attesi sarebbero due: colpire gli Stati-rifugio sottraendo risorse e rendere disponibile nuova liquidità da immettere nelle attività economiche (vincolando quindi l’utilizzo dei capitali di ritorno). Secondo anticipazioni anche l’Italia potrebbe associarsi a queste iniziative, rinnovando le misure di emersione che avevano portato a recuperare oltre 80 miliardi di euro tra il 2001 e il 2003

Calano gli ordini

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In Germania gli ordini all’industria calano oltre le attese nel mese di gennaio, registrando un decremento dell’8%, maggiore di quello del 7,6%, dato rivisto al ribasso, di dicembre. Lo riferisce il ministero dell’Economia. Il dato e’ molto peggiore di quello che prevedevano gli analisti, che stimavano un calo del 2%. Gli ordini interni sono scesi del 4,3%, mentre quelli dall’estero sono scivolati dell’11,4%: Particolarmente elevato il decremento degli ordini dai paesi esterni all’eurozona, pari al 18,2%.

Segnali negativi anche dalle aste

banca_centrale_e_borsaborsa.jpgAncora grave la crisi che sta affliggendo anche il settore delle aste, sul quale, quindi, gravano non poche incognite. Nonostante, infatti, la conclusione nella giornata di ieri di buon affari dello Stato con i creditori di brve periodo, grazie soprattutto alla buona tenuta della domanda dei Bot e allo scivolamento verso l’1,659% dei rendimenti.
Ma l’invito alla cautela è d’obbligo.
Per alcuni, di fatti, la domanda di Buoni ordinari del tesoro, pari a 2/3 dell’offerta, è stata la naturale conseguenza del rifinanziamento delle esposizioni da parte degli operatori, sebbene altri sottolineano la maggior sicurezza del mercato dei titoli di Stato rispetto a quello azionario.
In ogni caso le variabili per sostenere una recessione mondiale ci sono e con il tempo sembrano aggravarsi.
Per averne conferma basta dare uno sguardo alla produzione industriale dei diversi paesi europei che continua a precipitare, alla perdita negli Stati Uniti di circa un milione di posti di lavoro in appena due mesi, o ancora, al rallentamento dell’economia tedesca, da sempre la locomotiva d’Europa.
Molto scettico anche Trichet che pronostica una ripresa solo nel 2010, sempre che le cose vadano come si spera.
Sorte migliore non tocca all’Italia, dove lo scorso ottobre il debito pubblico ha toccato quota 1.671 miliardi di euro, con la contrazione dell’avanzo primario trimestrale del Pil passato dal 4,4% al 4,3%.
Il fatto che l’industria tedesca sia in affatto, non aiuta la situazione del nostro paese, visto soprattutto il forte legame che si ha con quel paese e l’importanza che il mercato tedesco ha sempre rappresentato per le industrie nostrane.
Tra le diverse ricette anticrisi la più gettonata di tutte è senza dubbio quella di un finanziamento pubblico dell’economia attraverso politiche fiscali adeguate e con nuovi piani di spesa, miranti a finanziare le infrastrutture.
Proprio su questo punto è esploso recentemente un forte dibattito, visto che da più parti si è teso a sottolineare come al nostro paese servano nuove infrastrutture, sebbene questo obiettivo sia difficile da conciliare con il nostro debito pubblico sempre più elevato.
In ogni modo i mercati finanziari non sembrano nutrire troppe speranze nei confronti dell’Italia, soprattutto per quanto si sta verificando in Germania.
Già perchè se si considera il fatto che gran parte del nostro debito pubblico è nelle mani di investitori stranieri e che i nostri politici non sono sino ad ora stati capaci di inviare dei segnali di fiducia o di ripresa, lo scetticismo estero è più che comprensibile.
Un’ancora di salvezza dovrebbe venire anche per il nostro paese dal taglio dei tassi di interesse deciso dalla Bce, che dovrebbe comportare un ulteriore abbassamento del costo del denaro nell’area UE. Una bella occasione, quindi, sarà bene approfittarne.