Gli incentivi al fotovoltaico tardano ad arrivare

Campo fotovoltaico

Campo fotovoltaico

Nonostante la grande pubblicità e la promozione in favore espressa verso l’installazione degli impianti fotovoltaici, gli incentivi sembrano allontanarsi sempre di più dall’obiettivo.

Il 25 febbraio scorso era la data in cui si sarebbe dovuto presentare il progetto per ottenere i fondi, ma la riunione non solo è stata rimandata, ma la data è “da definire”

E pensare che l’Associazione Nazionale dell’Industria Solare Fotovoltaica, “Assosolare”, aveva domandato alle Regioni ed ai Governi di non rimandare ulteriormente la discussione della questione, anche nel riguardo della numerose aziende per le quali il ritardo dell’installazione dei pannelli fotovoltaici arrecherà n danno sostanziale al business.

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Il caso Renault

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La decisione di portare un messaggio di “unita’ e fiducia” al G20, ma anche le accuse di protezionismo lanciate alla Francia per il caso-Renault. La conclusione del Consiglio europeo di Bruxelles e’ stata avvelenata dalla polemica per l’annuncio della casa automobilistica di voler trasferire una parte della sua produzione slovena in Francia per crearvi 400 posti di lavoro.
Cosi’, nelle conferenze stampa finali il caso ha finito per offuscare le decisioni prese al summit, come quella di raddoppiare a 50 miliardi il plafond per i Paesi dell’est in difficolta’ o il contributo ulteriore di 75 miliardi di euro al Fondo monetario per gli interventi d’emergenza anti- crisi.
L’annuncio della decisione della casa automobilistica e’ stato infatti accompagnato dalla soddisfazione del sottosegretario all’Industria, Luc Chatel, il quale lo ha incautamente definito un successo del piano francese di incentivi all’auto. Di qui il sospetto di una misura protezionistica che sarebbe in contraddizione con gli impegni assunti dal governo francese per ottenere il via libera dell’Antitrust Ue al prestito agevolato da 6,5 miliardi a Renault e Peugeot-Citroen. L’allarme arriva in un momento delicatissimo, a meno di due settimane dal G20 di Londra che dovra’ lanciare un appello proprio contro le tentazioni protezionistiche per rispondere alla crisi. Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha assicurato che nell’impianto Renault in Slovenia “nessuno perdera’ il posto di lavoro” per il trasferimento di parte della produzione nello stabilimento di Flins. Il titolare dell’Eliseo ha spiegato che le decisione e’ dettata dalla ripresa della domanda registrata, in seguito al piano auto adottato dalla Francia d’intesa con l’Europa, soprattutto per vetture di piccola cilindrata come Clio e Twingo. Questo, ha assicurato il titolare dell’Eliseo, “ci consente di salvare dei posti di lavoro a Flins senza perderne nessuno da un’altra parte e non credo che questo possa essere visto come un furto di posti di lavoro”. Il primo ministro sloveno, Borut Pahor, ha evitato di polemizzare chiedendo informazioni a Sarkozy. “Dobbiamo essere molto prudenti di fronte a possibili misure protezioniste”, ha avvertito. Cauto il presidente della Commissione europea, Jose’ Manuel Barroso: “Fino ad ora non abbiamo trovato riscontro su alcuna misura che violi le regole sul mercato interno”, ha spiegato in conferenza stampa. Ma il commissario Ue alla Concorrenza Neelie Kroes, ha fatto sapere di aver chiesto chiarimenti.
Durante le riunioni del Consiglio Europeo, proprio quello dell’occupazione e’ stato uno dei temi chiave. “Il rapido aumento della disoccupazione e’ causa di grave preoccupazione” ed e’ necessario individuare “orientamenti concreti” in vista del vertice straordinario di Praga del 7 maggio, si legge nel documento finale. Ma i Ventisette hanno discusso anche delle regole della finanza e di banche, sottolineando che gli aiuti alle banche madri non devono comportare restrizioni per il credito alle loro controllate nell’Est Europa. Il Consiglio europeo di giugno “approvera’ i principi di base di un nuovo sistema di supervisione per il settore finanziario dell’Ue”.
Proprio questo argomento ha visto l’Italia giocare un ruolo da protagonista, con il ministro Giulio Tremonti che ha definito “un successo in se’ quello di avere introdotto un tema prima inesistente, quello del legal standard”. “Il ripristino della fiducia e il corretto funzionamento del mercato – continua il documento conclusivo – e’ una precondizione indispensabile per uscire dall’attuale crisi finanziaria ed economica”. Quanto ai Paesi in difficolta’, l’Ue raddoppiera’ a 50 miliardi il plafond del meccanismo europeo di sostegno finanziario alle bilance dei pagamenti per gli Stati membri fuori dall’Eurozona.
Un altro intervento in termini di “liquidita’” e’ il contributo di ulteriori 100 miliardi di dollari (75 miliardi di euro) in prestiti al Fmi per aiutare i Paesi piu’ colpiti dalla recessione. L’Europa premera’ sul G20 perche’ si raddoppi questo fondo, portandolo a 500 miliardi di dollari. E’ stato inoltre raggiunto un accordo per finanziare con 5 miliardi 39 grandi infrastrutture nel settore energetico e progetti per la banda larga. Per l’Italia 400 milioni per cinque progetti.
Quanto al clima, l’Ue riafferma di voler assumere un ruolo guida per arrivare a un accordo globale. Nella giornata finale del summit e’ arrivata anche la decisione di lanciare il partenariato orientale con sei repubbliche ex sovietiche, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldavia e Ucraina.
Dopo un acceso dibattito e’ passato anche lo stanziamento di 600 milioni di euro di qui al 2013 per sostenere questi Paesi e promuovere rapporti piu’ stretti sulle forniture eneregetiche.
Le resistenze erano dovute al timore di non irritare la Russia, che considera questi Paesi ancora sotto la sua sfera di influenza, e soprattutto alla contrarieta’ dell’Italia e degli altri Paesi mediterranei ad alterare il rapporto degli aiuti per i vicini dell’Est che dal 2006 rappresenta un terzo rispetto ai due terzi per il sud. “E’ una grande vittoria non solo per questi Paesi ma per l’Ue stessa”, ha commentato il prsidente di turno, il ministro degli Esteri ceco, Karel Schwarzenberg. Piu’ vago l’impegno dei Ventisette sui visti, il cui regime dovrebbe essere allentato. L’Ue negoziera’ nuovi accordi di associazione in cambio di riforme democratiche e di libero mercato. Il piano prevede 600 milioni di euro di aiuti, 350 dei quali saranno nuovi fondi destinati a rafforzare le istituzioni, i controlli alle frontiere e l’assistenza per le piccole e medie imprese. Il 7 maggio a Praga (ma potrebbe esserci uno spostamento a Bruxelles) si terra’ il vertice inaugurale del partenariato. La presidenza ceca ha lasciato in sospeso la decisione se invitare anche il presidente della Bielorussia, viste le sue scarse credenziali democratiche.

Mai fondi ci sono?

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Una serie di stati e investitori hanno annunciato una somma record di aiuti, per 14 miliardi di dollari, per i palestinesi nel corso di alcuni vertici sostenuti dall’Occidente allo scopo di sostenere il presidente Mahmoud Abbas nella sua lotta per il potere contro i fondamentalisti di Hamas.

Ma alcuni diplomatici dicono che molti degli impegni finanziari assunti nel corso di cinque conferenze dei donatori e degli investitori, a partire dal dicembre 2007 sono stati conteggiati più di una volta, si devono ancora materializzare o sono troppo vaghi per potervi fare affidamento.

Molti dei finanziamenti dipendono dalla completa apertura dei varchi di frontiera da parte di Israele con Gaza, controllata da Hamas, e dall’eliminazione delle restrizioni nella Cisgiordania occupata, dove governa l’Autorità Palestinese di Abbas, o sono stati legati ai progressi nei negoziati di pace, oggi in stallo, e alla riconciliazione palestinese, gettando ombre sui futuri trasferimenti di denaro.

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TFR è vantaggioso?

tfr2Si è chiuso pittosto male il 2008 per il settore della previdenza integrativa che ha fatto registrare delle perdite tra il 6 e il 25%, mentre il TFR si è rivalutato di circa il 2,7%.
Delusi quindi quelli che hanno destinato il TFR ai fondi pensioni alternativi?
Osservando i dati da una prospettiva di lungo periodo si scopre infatti che i fondi, nonostante i cali, avranno sempre la meglio sul TFR. Prendendo ad esempio un lavoratore che nella peggiore delle ipotesi avesse investito la propria liquidazione in una linea azionaria, avrebbe ottenuto un utile di circa il 20%, mentre il TFR si sarebbe svalutato dell’8%. Investendo in obbligazioni, invece, il guadagno sarebbe stato di circa il 37%, con un portafoglio bilanciato del 29%.
Ragionando, invece, sul medio periodo la previdenza alternativa avrebbe consentito di realizzare una performance che varierebbe dal 24 al 38%, mentre il TFR avrebbe perso circa l’11%. “Le elaborazioni mostrano cosa sarebbe successo da un lato a chi avesse mantenuto il Tfr in azienda — spiega Sergio Sorgi, vicepresidente di Progetica — e dall’altro a chi fosse stato iscritto a un fondo aperto per 1, 5, 10, 15 o 20 anni. E’ stato considerato uno scenario di lungo periodo, trent’anni, anche se i fondi allora non erano operativi. Sono stati applicati i costi medi e l’inflazione effettiva nel periodo e il Fisco”.
Gli scenari considerati sono quindi tre: il minimo, il massimo e i valori intermedi e in tutti si è constatato che affidandosi alla previdenza alternativa si sarebbe più al sicuro, mentre il TFR non avrebbe in nessun caso consentito di mantenere il potere d’acquisto.
Nei calcoli fondamentale è la variabile fiscale e il fatto che il confronto riguarda esclusivamente il solo TFR senza ipotizzare un contributo volontario, e quindi non considera la deducibilità sui versamenti: in questo caso il risultato sarebbe stato ancor più favorevole ai fondi.

Vertice il primo marzo

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Il premier ceco, Mirek Topolarek, presidente di turno dell’Ue, ha annunciato un consiglio europeo straordinario per il primo di marzo per definire meglio i piani anticrisi in vista del consiglio europeo del 19-20 marzo. Un consiglio europeo speciale sull’occupazione da tenersi a maggio a Praga e’ stato invece annunciato dal presidente della commisione Ue, Jose Manuel Barroso. L’ex premier portoghese e’ poi intervenuto sul controverso piano di sostegno al settore dell’auto varato da Parigi. Barroso approva interventi che “rispettino l’obiettivo di salvare dei posti di lavoro” aggiungendo pero’ che “il piano di aiuti francese all’auto dovra’ essere passato al vaglio per verificare che non sia contrario alle regole mercato interno fonte di ricchezza per l’Ue”. “Quanto all’industria, – ha aggiunto il presidente della Commissione Ue – non dobbiamo permettere che periscano delle imprese a causa de una crisi temporanea. Velocizziamo invece la transizione anticipando sfide del futuro in particolare per auto verde”. “Nel documento della Commissione poi adottato dal Consiglio Europeo di dicembre, avevamo detto che dovevamo fare il possibile per approccio coordinato a livello europeo per far fronte alla crisi” ha poi ricordato Barroso.