Le conclusioni del G8

g8 Situazione ancora incerta.
E’ questo l’esito finale del G8 economico appena tenutosi a Lecce sotto la presidenza italiana. Stando al comunicato finale diffuso, infatti, si è appurato che dei segnali di ripresa si possono rintracciare, ma che per parlare di una vera e propria ripresa bisognerà aspettare ancora qualche tempo.
A caratterizzare la riunione dei grandi del mondo è stata soprattutto l’incertezza e le divisioni sulla strategia da seguire per uscire dall’attuale crisi e rimettere l’economia mondiale in moto.
Da una parte infatti ci sono gli USA e la Gran Bretagna che premono ancora per il mantenimento di politiche monetarie e di bilancio espansive, mentre, dall’altro, ci sono alcuni paesi europei che su questi punti si mostrano scettici. Di qui il compromesso raggiunto, ovvero di chiedere al Fmi di condurre uno studio su come le politiche di stimolo economico e finanziario dovrebbero essere abbandonate, individuando parallelamente delle nuove vie di uscita dalla crisi.
È questo quanto si legge nel comunicato finale diffuso al termine del G8 dei ministri delle Finanze. “Abbiamo chiesto all’Fmi di intraprendere il lavoro analitico necessario per assisterci in questo processo“, spiegano i ministri nel documento. Il G8 conferma l’impegno ad attuare le misure di sostegno all’economia precedentemente concordate e continuerà a fornire eventuali stimoli necessari purché non rischino di tradursi in un aumento dell’inflazione o di far deragliare i bilanci pubblici.
www.finanzaoggi.it No al G8

La grande recessione

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L’economia mondiale scenderà probabilmente “sotto lo zero” quest’anno, in quella che molti definiscono ora la “Grande recessione”.

A dirlo oggi è il capo del Fondo monetario internazionale.

“L’Fmi si aspetta una crescita globale sotto lo zero quest’anno, la peggior performance della maggior parte della nostra vita”, ha detto il direttore dell’Fmi Dominique Strauss-Kahn ai leader finanziari e politici africani nella capitale della Tanzania.

“La continua discesa delle istituzioni finanziarie mondiali, combinata con il crollo delle fiducia dei consumatori e delle imprese, sta deprimendo la domanda interna in tutto il globo, mentre il commercio mondiale sta calando a tassi allarmanti e i prezzi delle commodity sono crollati”, ha aggiunto Strauss-Kahn.

Con i paesi avanzati che si focalizzano sui problemi delle loro economie, Strauss-Kahn ha chiesto alla comunità internazionale di non dimenticare l’Africa, dove la crescita è attesa in calo del 3% quest’anno, una proiezione definita “troppo ottimistica” da Strauss-Kahn.

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Pil in calo nel 2009

stor_12056769_43040Il rapporto redatto dal Centro Studi di Confindustria, relativo all’andamento della produzione industriale per il mese di gennaio, non ci da delle buone prospettive per il futuro. Stando ai dati, infatti, sembra che nel 2009 ci sarà un calo del Pil di circa il 2,5%. La causa è da ricercare nel calo della produzione che si è attestata intorno ai valori del 1994, ovvero intorno al 15,2%
“La massiccia diminuzione della produzione industriale nel quarto trimestre (-7,5% sul terzo) implica una riduzione marcata del Pil (almeno -1,6%) – secondo le valutazioni del Csc – e una conseguente maggiore eredità negativa del 2008 (-1,6%) che pesa sul bilancio annuale 2009″.
Molto negativa, quindi, la stima di Confindustria per quanto concerne il prodotto interno lordo del 2009, la cui ripresa, si stima, si avrà solo nel 2010 e sarà molto lieve, dallo 0,3% all’1%.
Concorda con Confindustria anche Banca Italia che, tuttavia, appare più ottimista sulla ripresa del 2010 che dovrebbe attestarsi intorno allo 0,5%, mentre le previsioni più negative provengono dalla Fmi, secondo cui la recessione durerà anche nel 2010 con un calo di circa lo 0,1%.