Scritto Mercoledì 26 Agosto 2009 da Lucia Cocozza
L’inizio dell’anno scolastico comporta sempre molte spese, tra tasse, libri e “corredo” completo.
Come se questo non bastasse molto spesso ci sono anche dei contributi “volontari” che poi tanto volontari non sono.
A segnalarlo l’Adiconsum secondo cui esiste una vera e propria tassa occulta che grava sul diritto allo studio per una spesa pari a circa 100-150 euro. Si tratta appunto del “contributo volontario” che gli istituti scolastici richiedono all’atto di iscrizione, ovvero “un erogazione liberale a favore degli istituti scolastici di ogni ordine e grado e che deve essere finalizzata all’innovazione tecnologica e all’edilizia scolastica e all’ampliamento dell’offerta formativa”.
“Il contributo volontario – continuano – non può pertanto essere considerato obbligatorio ai fini dell’iscrizione alla scuola pubblica, ma le scuole lo richiedono comunque”.
In tal modo questa cifra finisce con l’appesantire il bilancio familiare, tanto è che tale contributo è detraibile dalla dichiarazione dei redditi per circa il 19%.
Tutto ciò senza contare che nonostante il Ministero abbia fissato i tetti di spesa per quanto concerne i testi scolastici, vera spino nel fianco di mamme e papà, le scuole continuano ad aggirare la norma con i cosiddetti testi consigliati che poi diventano obbligatori.
Per cercare di far fronte a questi aumenti ingiustificati l’Adiconsum da una serie di consigli alle famiglie, come ad esempio quello di ricordarsi che esistono delle agevolazioni per le famiglie con reddito fino a 15mila euro annui, grazie ai quali è possibile acquistare i libri risparmiando fino al 50%.
O ancora, Adiconsum ricorda che il Ministero prevede la possibilità dei libri in comodato d’uso, una forma di “affitto” dei libri agli studenti che in questo caso si devono rivolgere alle scuole.
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Tag:adiconsum, agevolazioni, anno scolastico, famiglie, libri, rincari
Scritto Lunedì 24 Agosto 2009 da Lucia Cocozza
Il 2008 è stato un anno davvero difficile, soprattutto per le famiglie, che hanno dovuto fronteggiare rincari e riduzioni del potere d’acquisto. La crisi ha avuto dei significativi effetti innanzitutto sui consumi che sono diminuiti in maniera significativa.
Le ultime statistiche in merito sono state diffuse dalla “Relazione generale sulla situazione economica del Paese 2008″ redatta del ministero dell’Economia, secondo cui la spesa delle famiglie italiane lo scorso anno si è attestata complessivamente a 922,6 miliardi di euro, segnando in 4 anni una crescita di poco più del 10%.
Ad essere colpita dalla crisi soprattutto la spesa alimentare, per la quale si è registrata una contrazione dello 0,9%, mentre nel 2007 si era registrata una crescita dell’1,2%.
“Bene, anzi male, dopo un anno anche il ministero dell’Economia denuncia quello che noi denunciamo in tempo reale e cioè la situazione delle famiglie e l’andamento dei relativi consumi”, accusano le associazioni Adusbef e Federconsumatori. Che poi aggiungono: “Il prossimo anno ci diranno che i consumi saranno calati del 2,5-3,0% nel 2009 come già oggi noi sosteniamo”.
Intervenire stimolando la crescita, questo chiedono a gran voce le due associazioni che per bocca dei rispettivi presidenti fanno sapere che “la domanda potrà essere stimolata solo attraverso un processo di detassazione del reddito fisso di almeno 1200 euro annui a partire dalla restituzione immediata del fiscal drag“, altrimenti qualsiasi altro intervento “non eviterebbe quello che si sta purtroppo profilando sui consumi, sulla produzione industriale e sul Pil”. Un meccanismo di sostegno che, vede come necessario istituire assegni di sostentamento per i precari e per chi è allontanato dl ciclo produttivo.
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Tag:2007, 2009, Adusbef, alimenti, consumi, famiglie, federconsumatori, Inflazione, Italia, PIL, prezzi, spesa
Scritto Sabato 22 Agosto 2009 da Lucia Cocozza
In barba alla crisi e alla “filosofia” dello stringere la cinghia esiste un oggetto al quale gli italiani non sembrano proprio capaci di rinunciare. Si tratta del cellulare che ha registrato, a fronte di un notevole restringimento dei consumi delle famiglie, un incremento di circa il 15,4%.
Il dato è emerso dal Rapporto sul Terziario 2009 elaborato dall’Ufficio Studi di Confcommercio che scatta una fotografia dei consumi delle famiglie italiane tra il 2002 e il 2008.
Un vero e proprio boom si è registrato soprattutto negli ultimi sette anni, periodo nel corso del quale l’acquisto dei cellulari ha registrato un incremento di ben il 189%.
Se i telefonini sono amati, forte disaffezione esiste invece per i libri e i giornali le cui vendite sono scese tra il 2002 e il 2008 di ben l’11,3%. Forte la flessione anche per la spesa relativa per auto e moto (-15,1%), servizi di trasporto (-7,4%), elettrodomestici (-7,1%) e alcuni prodotti alimentari tra cui i prodotti ittici (-5,4%). Bene, invece, oltre al settore della telefonia, in cui l’innovazione determina un sensibile effetto sostituzione, specie tra le fasce più giovani della popolazione, anche le attrezzature per la casa e il giardino (+14,3%) e i tessuti per la casa (+4,7%).
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Tag:cellulari, consumi, crisi, famiglie, giornali, libri, spesa familiare, telefonia
Scritto Venerdì 21 Agosto 2009 da Lucia Cocozza
Va male il mercato immobiliare.
Questo è quanto emerge dalla ricerca condotta da Scenari Immobiliari, un istituto indipendente di studi e di ricerche di mercato, che ha calcolato come nel 2009 le vendite siano crollate proprio come i prezzi delle case. La colpa è da attribuire alla crisi economica che nel nostro paese ha colpito soprattutto il mercati residenziale, ovvero quello relativo alle famiglie.
L’Istituto ha dunque rivisto al ribasso di circa il 15% le compravendite (a quota 630mila), in calo del 9,6% il fatturato nel settore residenziale e del 20% quello turistico (seconde case e alberghi), e in discesa dell’8% i prezzi.
Non va tutto male comunque, visto che qualche piccolo segnale di ripresa comincia a vedersi, grazie alle prospettive per il secondo semestre dell’anno che fanno sperare in un miglioramento, sebbene piuttosto contenuto. La ripresa vera e propria è infatti attesa a partire dal 2010, a patto tuttavia che le banche allentino la morsa sul credito e che l’inflazione torni a salire, mettendo cosi’ le ali al tradizionale bene di rifugio degli italiani: il mattone.
Per quanto le aree i piccoli centri sono stati i più colpito dal crollo delle compravendite, mentre nelle aree metropolitane il calo ha riguardato soprattutto le costruzioni più recenti.
Per il presidente di Scenari Immobiliari, Mario Breglia, “a livello generale si sta formando una bolla di domanda sia nelle fasce basse, giovani e immigrati, che in quelle medio-alte, che potrebbe riversarsi sul mercato in presenza di maggiore facilita’ di credito”.
Intanto, sempre secondo l’istituto, da giugno 2008 a giugno 2009 sono scesi del 4,1% anche i prezzi per gli affitti di case, tornando ai livelli di tre anni fa. La variazione tuttavia non e’ stata omogenea a livello territoriale: si passa infatti dal -6,8% di Venezia, alla sostanziale stabilita’ dei canoni a Bari e Palermo.
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Tag:2009, 2010, affitti, case, crisi economica, crollo dei prezzi, famiglie, Italia, metropoli, stretta del credito
Scritto Giovedì 6 Agosto 2009 da Lucia Cocozza
Si riunisce oggi il direttivo della Banca Centrale Europea, mentre gli economisti rendono note le stime relative ai tassi che dovrebbero restare fermi intorno all’1%. A quanto pare l’istituto di Francoforte dovrebbe optare per una conferma per il terzo mese consecutivo del costo del denaro, in attesa di verificare il reale impatto sull’economia delle misure adottate in favore del credito alle famiglie e delle imprese.
A quanto pare l’attuale minimo storico per il costo del denaro dovrebbe essere mantenuto almeno per un altro anno o almeno fino a quando non si vedranno dei reali spiragli di ripresa.
Si attende quindi con ansia la conferenza stampa del numero uno della BCE ,Jean-Claude Trichet, che fara’ il punto della situazione sul programma di acquisto dei covered bond lanciato a maggio e magari anticipera’ qualche spunto su come sta reagendo l’economia di Eurolandia.
Fino ad oggi l’Eurotower ha comprato circa 5 miliardi di euro dei 60 previsti e si dichiara pronta a rilevare, nel giro di un anno, il restante dai bilanci degli istituti di credito. Tuttavia su questo scenario incombono alcuni rischi come la deflazione e la stretta creditizia, visto che ad esempio il calo prolungato dei prezzi potrebbe nuovamente paralizzare l’economia mondiale.
Negli ultimi due mesi, i prezzi al consumo nell’Eurozona sono stati in flessione (-0,1% su base annua a giugno e -0,6% a luglio). Il calo record dei prezzi alla produzione a giugno (-6,6%), inoltre, ha alimentato i timori di una spirale negativa.
Ma per l’Eurotower l’impennata dei prezzi del petrolio nel 2008 spiega in gran parte questa dinamica, e la situazione dovrebbe normalizzarsi nel corso dell’anno.
Intanto va detto che l’Euribor a tre mesi per due giorni e’ rimasto fermo allo 0,884%, Si interrompe cosi’ una serie di 40 giorni consecutivi di calo, dall’1,29% del 9 giugno.
Una politica monetaria che ha concreti effetti sulle famiglie italiane. Sicuramente positivi per tutti coloro che ogni mese sono alle prese con le rate del mutuo a tasso variabile e con i pagamenti dei bollettini dei prestiti. Il costo del denaro all’1% far restare bassi i pagamenti. Le associazioni dei consumatori parlano infatti di un risparmio di qualche decina di euro, pari a 150 euro in meno l’anno. Un piccolo aiuto dati i tempi di crisi da non sottovalutare.
Mentre la manovra rappresenta uno svantaggio per chi avesse deciso di parcheggiare il proprio denaro in titoli di Stato o in conti di deposito ad alto rendimento, dal momento che gli interessi sono tra i piu’ bassi mai raggiunti: i rendimenti per i Bot semestrali sfiorano lo zero.
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Tag:banca centrale europea, credito, economia, economia mondiale, famiglie, finanza, imprese, Jean-Claude Trichet, tassi, UNIONE EUROPEA
Scritto Lunedì 3 Agosto 2009 da Lucia Cocozza
Affittare una casa è diventata davvero un impresa impossibile, e questo non perchè non ci siano offerte ma per il fatto che i canoni rimangono elevati ed inaccessibili per la maggior parte delle famiglie.
A parlare sono i numeri.
Ad esempio per una casa di 80 mq in un grande centro urbano, il canone medio si aggira intorno a 1.030 euro mensili, con picchi di 2.000 euro per città come Venezia e Milano.
A fare il resoconto sui livelli medi di affitto in Italia è Suina, il sindacato degli inquilini, che da un’indagine appena condotta ha constatato che l’offerta di affitto è aumentata in seguito agli investimenti sul mattone degli ultimi anni.
Nel rapporto si legge che tra gli alloggi più gettonati si confermano quelli di taglio minore: i monolocali e i bilocali rappresentano il 60% delle offerte contro il 56% della precedente rilevazione. Mentre i trilocali raggiungono il 35% contro il 32%, con punte che arrivano al 54% se situati in zone periferiche (contro il precedente 47%).
Contemporaneamente, come detto, non si riduce il livello dei canoni.
Nel 2008, infatti, il canone medio per un’abitazione in un centro urbano era pari a 740 euro per i contratti registrati e di 1.100 euro secondo le offerte di mercato. Un aumento, tra il 1999 e il 2008 pari a circa il 150%.
Roma, Milano e Venezia figurano tra le città dove gli affitti sono più cari, mentre Bari, Palermo e Catania registrano i canoni più bassi.
Così per un monolocale il canone oscilla da un minimo di 360 euro al mese a Bari ad un massimo di 1.100 euro a Roma, per un trilocale si va dai 750 euro di Catania e Palermo ai 2.000 euro di Milano.
Un livello medio dei canoni dei contratti sottoscritti negli ultimi anni che, tuttavia – secondo il Sunia – è incompatibile per le famiglie con redditi annui netti inferiori a 20.000 euro (il 77,1% delle famiglie in affitto). Mentre le attuali offerte del mercato privato incontrano la domanda solo nel caso di redditi superiori a 35.000 euro annui (solo il 3,3% delle famiglie in affitto ha un reddito di oltre 30 mila euro).
Pronta la replica di Confedilizia.
L’organizzazione dei proprietari di casa osserva che “proprietari e inquilini hanno oggi un avversario unico, che è il famelico fisco, soprattutto locale. Se in dieci anni i tributi locali sono aumentati di quasi il 120%, i proprietari - osserva – si sono invece limitati a richiedere aumenti del 150% circa. Così che i canoni reali si saranno attestati su una misura tale da coprire sì e no l’aumento delle tasse”
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Tag:2008, 2009, affitti, appartamenti, aumenti, canone amensile, case, crisi economica, famiglie, redditi
Scritto Domenica 2 Agosto 2009 da Lucia Cocozza
Sono quasi 5 su 100, gli italiani che non possono dire di avere una vita “dignitosa”. Ben il 4,9%, infatti, fa parte della schiera dei poveri tra i poveri, il che significa che ben 1 milione di famiglie non riesce a garantirsi i bisogni minimi.
A renderlo noto l’Istituto di Statistica Nazionale, nell’annuale rapporto sulla povertà.
La povertà assoluta colpisce soprattutto il Sud, o meglio le famiglie con un solo lavoratore autonomo e composte da almeno 4 persone. Rispetto ai dati diffusi per lo scorso anno, sebbene non vi siano significative variazioni, un dato emerge, ovvero il fatto che peggiora la condizione tra le famiglie tradizionalmente povere e che un peggioramento della situazione si sta verificandosi soprattutto al Sud, dove si è passati dal 5,8% al 7,9%.
Sono quindi ben 78milioni le persone che in Italia si trovano in una condizione di povertà (13,6% della popolazione).
L’incidenza di povertà, in particolare, risulta in crescita tra le famiglie più ampie (dal 14,2% al 16,7% tra quelle di quattro persone e dal 22,4% al 25,9% tra quelle di cinque o più), soprattutto per le coppie con due figli (dal 14% al 16,2%) e ancor più tra quelle con minori (dal 15,5% al 17,8%).
In aumento la povertà soprattutto nelle famiglie di monogenitori (13,9%), nei nuclei con a capo una persona in cerca di occupazione (dal 27,5% al 33,9%), tra quelle che percepiscono esclusivamente redditi da lavoro, e cioè con componenti occupati e senza ritirati, (dall’8,7% al 9,7%) e tra le famiglie con a capo un lavoratore in proprio (dal 7,9% all’11,2%).
Soltanto le famiglie con almeno un componente anziano mostrano una diminuzione dell’incidenza di povertà (dal 13,5% al 12,5%) che è ancora più marcata in presenza di due anziani o più (dal 16,9% al 14, 7%).
Commentando i dati diffusi dall’Istat, il ministro del Lavoro, della salute e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi ha rilevato come sia “opportuno sviluppare la strada aperta con la Carta Acquisti in favore di famiglie con anziani o minori indigenti. L’esperimento, che ora dovrà essere completato, impiegando le risorse residue, ha avviato un canale di comunicazione tra le istituzioni, i donatori privati e i beneficiari, così come, per la prima volta, ha consentito una prima identificazione dei soggetti bisognosi”.
“Per queste ragioni – ha continuato Sacconi – anche attraverso il dialogo con gli attori sociali, il Governo è intenzionato a procedere lungo la strada intrapresa coinvolgendo altri donatori privati e tutte le reti che generosamente si dedicano agli ultimi degli ultimi”.
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Tag:famiglie, istat, Italia, povertà, reddito, ricchezza, sacconi
Scritto Mercoledì 15 Luglio 2009 da Lucia Cocozza
Il dato conferma l’onda lunga della recessione, secondo Istat nel 2008 la spesa media mensile per famiglia è stata pari a 2.485 euro, di fatto uguale a quella dell’anno precedente (+0,2%), in un quadro che vede l’inflazione nel periodo in crescita del 3,3%.Altro segnale che conferma un quadro deteriorato, il calo dei consumi è stato più forte al Sud, infatti mentre il Veneto è la regione con la spesa mensile più elevata (2.975 euro) per famiglia, seguito da Lombardia (2.930), fanalino di coda è stata la Sicilia (1.742 euro).
Nel 2008, la spesa per generi alimentari e bevande – dice Istat – si attesta su 475 euro, circa 9 euro in più rispetto ai 466 euro registrati nel 2007. “Il risultato sembra essenzialmente dovuto alla sostenuta dinamica inflazionistica che ha caratterizzato i generi alimentari (+5,4%), effetto che è stato tuttavia mitigato dalla messa in atto di strategie di risparmio da parte delle famiglie: la quota di famiglie che ha dichiarato di aver limitato l’acquisto o scelto prodotti di qualità inferiore o diversa rispetto all’anno precedente è sempre superiore al 40%”.
In particolare si attesta al 43,4% per il pane, al 49,2% per la pasta, al 55,7% per la carne, al 58% per il pesce e al 53,7% per frutta e verdura. Continua ad aumentare la percentuale di famiglie che acquistano generi alimentari (pane, pasta, carne, pesce, frutta) presso gli hard-discount (dall’8,6% del 2006, al 9,7% del 2007, al 10,9% del 2008).
Il supermercato rimane il luogo di acquisto prevalente (68,1%, era il 67,8% nel 2007), soprattutto nel Centro-nord (superiore al 70%), immediatamente segue il negozio tradizionale (63,7%, era il 64,7%) in particolare nel Mezzogiorno (76,2%) e per l’acquisto di pane (59,4%). Il 17,2% delle famiglie acquista presso ipermercati, con punte del 22% nel Nord, dove questa tipologia distributiva è più diffusa. Al mercato si reca circa il 22% delle famiglie del Centro-nord (erano il 20% nel 2007) contro il 33,1% delle meridionali (erano il 31,4%).
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Tag:2009, alimentari, consumi, discount, famiglie, istat, prezzi, recessione
Scritto Sabato 20 Giugno 2009 da Lucia Cocozza
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La conseguenza peggiore della crisi la patiscono le famiglie.
E’ questo quello che emerge dalla Rapporto Annuale sulla situazione del paese compilato dall‘Istat, secondo il quale a risentire di più della grave situazione in atto sono state, e ancora saranno, le famiglie e il mercato del lavoro.
E i numeri contano più delle parole.
Secondo il Rapporto, infatti, una famiglia su 5 fa fatica ad arrivare alla fine del mese(22%), mentre sono 2 milioni e mezzo le famiglie che patiscono difficoltà economiche, non riuscendo a mettere nulla da parte o ad affrontare una spesa improvvisa.
Più grave il dato del 6,3% delle famiglie italiane che non riesce ad arrivare alla fatidica quarta settimana, tra spese per l’affitto, le bollette e chi più ne ha più ne metta.
Dal punto di vista territoriale “le famiglie in difficoltà per le spese della vita quotidiana” risultano relativamente più diffuse nel Mezzogiorno. In particolare Sicilia 12,3%, Calabria 11,6 e Puglia 10,3%. Mentre in tutte le Regione del Centro-Nord rappresentano meno del 5% della popolazione.
Ma secondo l’istituto di statistica, coesiste anche un 41,5% di famiglie che si può definire agiato. Si tratta di dieci milioni di famiglie con redditi alti e medio-alti, più diffuse nel Nord del Paese, in particolare residenti in Trentino-Alto Adige e in Valle D’Aosta.
Drammatica la situazione anche sul fronte lavoro, visto che quest’anno la crescita degli occupati(183.000 unità) è inferiore a quella dei disoccupati (186.000 unità).
Il principale motivo della perdita del lavoro è la scadenza di un contratto a termine. La perdita del lavoro per licenziamento, tuttavia, registra un incremento del 32% e in due terzi dei casi riguarda gli uomini. Aumentano anche i padri con lavoro part time e atipico.
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Tag:crisi economica, disoccupazione, famiglie, istat, lavoro, quarta settimana
Scritto Venerdì 19 Giugno 2009 da Lucia Cocozza
Sebbene l’inflazione sia nel nostro paese ai minimi storici almeno da almeno 40 anni, i prezzi degli alimentari continuano a salire, con un incremento annuale di circa il 2,5%.
Come mai questo incremento smisurato?
Colpa forse delle campagne?
Pare di no, visto che i numeri parlano di una vera e propria deflazione nelle campagne, con un calo del 12,7% dei prezzi agricoli alla produzione a maggio rispetto allo scorso anno.
E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base delle rilevazioni Ismea in occasione della divulgazione dei dati Istat sull’inflazione a maggio. Il crollo delle quotazioni si registra – sottolinea la Coldiretti – sia per le produzioni vegetali (-17,6%) che per quelle derivate dagli allevamenti (- 5,8%).
Le tendenze registrate in campagna non si sono però trasferite a favore dei consumatori dove – denuncia la Coldiretti – i prezzi per l’alimentare, secondo l’Istat, continuano ad aumentare su base annua ad un tasso del 2,5% che è quasi il triplo di quello dell’inflazione media dello 0,9 per cento.
Come dire, il contadino non sa più a che santo votarsi per il crollo del valore dei suoi prodotti che, chissà come, quando arrivano sul bancone della spesa invece continuano a salire di prezzo.
“L’aumento della forbice dei prezzi tra produzione e consumo – spiega la Coldiretti – conferma la presenza di forti distorsioni esistenti nel passaggio degli alimenti dal campo alla tavola, che danneggiano imprese agricole e consumatori”.
I prezzi – avvertono presso l’associazione – aumentano quindi in media quasi cinque volte dal campo alla tavola ed esistono dunque ampi margini da recuperare, con maggiore efficienza, concorrenza e trasparenza, per garantire acquisti convenienti alle famiglie e sostenere il reddito degli agricoltori in un momento di difficoltà economica.
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Tag:campagna, coldiretti, famiglie, Inflazione, istat, Italia, prezzi alimentari, produzione