Ue: Eurostat, a novembre surplus commercio estero

mercatiA novembre il commercio estero dell‘eurozona ha registrato un surplus di 6,9 miliardi di euro, in aumento rispetto agli 1,0 miliardi di ottobre. E’ il dato diffuso da Eurostat. A novembre, rispetto al mese precedente, le esportazioni sono aumentate del 3,9%, mentre le importazioni sono rimaste stabili.

Per quanto riguarda l’Ue a 27, le prime stime di Eurostat per il mese di novembre hanno fatto registrare un deficit di 7,2 miliardi di euro, in diminuzione rispetto agli 11,2 miliardi di ottobre e ai 16,8 di un anno prima. In particolare, a novembre scorso, le esportazioni sono salite del 2,8% mentre le importazioni sono calate dello 0,6%.

Secondo l’Ufficio statistico dell’Ue, a incidere sul disavanzo è stato l’aumento del deficit nel settore dell’energia (-317,5 miliardi del periodo gennaio-ottobre 2011, contro i 246,4 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente), mentre e’ aumentato il surplus nel settore manifatturiero (+198,9 miliardi contro +136,4).

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Eurozona, interrotta la ripresa economica

La Commissione Ue lancia un nuovo allarme, la ripresa economica si è interrotta.

L’annuncio è arrivato in seguito alla lettura delle previsioni economiche d’autunno, che vedranno crescere l’Eurozona dello 0,5% nel 2012 rispetto all’1,5% del 2011, mentre l’Unione europea, nel suo complesso, vedrà la crescita rallentare allo 0.6% nel 2012 rispetto all’1.6% stimato nel 2011.

La conseguenza di questo crollo della fiducia nella futura ripresa frenerà gli investimenti e consumi, mentre il rallentamento della crescita mondiale limiterà le esportazioni. Problemi anche per quel che riguarda i risanamenti dei conti da realizzare urgentemente, che peseranno sulla domanda interna.

Dopo il 2012 è  previsto un ritorno a una crescita lenta di circa l’1,5% entro il 2013″. Il mercato del lavoro non dovrebbe migliorare eil livello della disoccupazione si manterrà agli elevati livelli attuali, circa il 9,5%”, mentre l’inflazione dovrebbe tornare sotto il 2% nei prossimi trimestri.

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Crisi?La soluzione è la deregulation!

bankitaliaAumento del Pil di 5-6 punti in tre anni, consumi privati in crescita dell’8%, investimenti del 18%, esportazioni in forte aumento, con una robusta spinta all’occupazione (8%) e contemporaneamente ai salari reali (12%), è questo quello che si potrebbe realizzare secondo tre economisti di Bankitalia se si incentivasse la concorrenza nei servizi, in particolar modo nei settori del commercio, dei trasporti, delle comunicazioni, del credito e assicurazioni, delle costruzioni, dell’elettricità, del gas, dell’acqua.
L’aumento della concorrenza, infatti, condurrebbe ad una riduzione dei prezzi, ad un maggior consumo e quindi ad un incremento dell’occupazione e degli investimenti.
A renderlo noto sono stati Lorenzo Forni, Andrea Gerali e Massimiliano Pisani, in un working paper “Macroeconomic effects of greater competition in the service sector: the case of Italy”. Il paper non prospetta miracoli, ma semplicemente sottolinea come un graduale aumento della concorrenza sarebbe sufficiente a ricondurre l’attuale indice di profitto del 61% alla media dell’Eurozona che è invece del 35%, un livello comunque doppio rispetto a quel 17% registrato dalle imprese che producono beni e servizi.
Il margine record dei servizi “protetti” è reso possibile da barriere all’entrata, regolamentazioni dei prezzi e limitazioni alle forme d’impresa i quali, quindi, dovrebbero diventare le assi portanti delle deregulation.
Chiaramente gli autori lasciano campo libero ai politici per quanto concerne l’attuazione degli interventi, sebbene sottolineino che gli effetti positivi dovrebbero essere avvertiti anche sul welfare.
Tra il dire (economico) e il fare (politico) c’è di mezzo comunque il mare, e la crisi non aiuta di certo. Lo sanno bene Pier Luigi Bersani, padre delle ultime liberalizzazioni o il presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà, che ha recentemente contestato l’impermeabilità delle professioni a ogni deregulation.
Staremo a vedere come finirà!

Economia ancora male nel 2009

crisi economicaPrevisioni molto nere per il nuovo anno sul fronte economico, almento stando alle previsioni intermedie pubblicate da Eurostat. La Commissione Europea sembra aver drasticamente rivisto al ribasso le sue stime riguardanti la crescita dell’economia europea, prevedendo per il 2009 un netto crollo del Pil, che potrebbe addirittura toccare quota 1,9%, un netto ribasso della produzione, la perdita di milioni di posti di lavoro e un considerevole aumento del deficit dei diversi paesi europei. Il crollo del Pil. infatti, farà alzare i deficit pubblici, tanto dei singoli paesi dell’eurozona, quanto dell’UE nella sua globalità. A pagare lo scotto più alto sarà l’Irlanda con un Pil pari all’11%, seguita dalla Spagna(6,2%), dalla Francia(5,4%) e dal Portogallo(4,6%).
Uno sforamento della soglia del 3% ci sarà anche per l’Italia con il suo 3,8% e per la Grecia(3,7%), mentre vicini al limite di Maastricht resteranno la Germania(2,9%) e il Belgio(3%).
Al di fuori dell’eurozona la caduta più significativa ci sarà per la Gran Bretagna(8,8%), ma andrà male anche per la Romania(7,5%) e per la Lituania(6,3%), mentre a salvarsi saranno la Lettonia e l’Estonia.
Ma nel 2009 non ci sarà solo la caduta del Pil, ma anche un notevole incremento della disoccupazione che, nella zona euro, salirà mediamente al 9,3%, mentre nei ventisette paesi UE sarà pari al 8,7% con ben 35mila posti di lavoro in meno.
Cosa accadrà in Italia?
Si prevede che nel 2009 il tasso di disoccupazione sarà pari all’8,2% conto il 6,7% del 2007, mentre l’inflazione all’1,2% per poi risalire al 2,2% nel 2010.
In allarme la Commissione europea che in relazione a quanto si sta verificando e si verificherà nel nostro paese fa notare come l’elevato debito pubblico impedisca di ricorrere più efficacemente agli strumenti fiscali per far fronte alla crisi e come ” un ricorso agli stabilizzatori automatici porterebbe il disavanzo delle amministrazioni pubbliche ben al di sopra del 3% del Pil nel 2009, con un solo un marginale miglioramento atteso nel 2010. Questo, insieme con una crescita non certo esuberante – prosegue la Commissione Europea – implica l’aumento del debito. Ed eventuali ricapitalizzazioni bancarie potrebbero far salire ancora di più l’alto debito”.
Insomma una situazione non di certo incoraggiante contro la quale l’Esecutivo Ue cerca di reagire mostrando come la ripresa possa manifestarsi già entro la fine dell’anno e prevdendo come il 2010 potrà chiudersi con uno 0,4% in più.

New entry nell’eurozona

euro_1.jpg Dopo l’ingresso nell’Unione Europea, il primo maggio del 2004, a partire dal primo gennaio di quest’anno la Slovacchia entra a far parte anche dell’eurozona, sostituendo la corona con l’euro ad un tasso di cambio di 1 euro=30,1260 Skk.
Così a partire dal 17 gennaio potranno essere utilizzate solo le monete e le banconote in euro per i pagamenti in contante, sebbene le banche continueranno a cambiare la vecchia valuta nazionale con la nuova moneta europea per un certo periodo ad un tasso fisso: i biglietti fino alla fine del 2009 e le monete fino a giugno dello stesso anno.
Realizzato, quindi, quanto promesso dall’Esecutivo “rosso-bruno” che, per bocca del socialdemocratico, Robert Fico, aveva appunto promesso il passaggio alla monta europea nel corso delle elezioni elettorali del giugno 2006.
Un obiettivo che Bratislava è stata capace di conseguire in momento a ir poco cruciale, visto che l’ombrello europeo viene visto da molti paesei ell’Est ome una sorta di ancora di salvezza, contro la grave crisi economica che anche questi paesi stanno attraversando.
Così l’8 gennaio il presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, e il commissario Ue agli Affari Economici, Joaquin Almunia, voleranno a Bratislava per festeggiare l’ingresso della Slovachia nell’eurozona.
Generale, quindi, l’entusiasmo che è andato a stemperare l’iniziale scetticismo, soprattutto della popolazione slovacca che temeva che l’arrivo dell’euro potesse causare un indiscriminato incremento dei prezzi. Così per evitare che si verifichi il cosiddetto caro-euro il premier Fico ha annunciato un monitoraggio attento dei prezzi dei prodotti e delle tariffe dell’energia, con particolare attenzione a quelle di gas e acqua che, a quanto sembra, resteranno invariate per tutto il 2009, mentre quelle dell’elettricità aumenteranno appena dello 0,11%.
Unica incognita rimane l’inflazione che a novembre si attestava intorno al 4,9% e che rappresenta l’unico punto debole in un economia nel complesso piuttosto solida e basata soprattutto sull’industria automobilistica ed elettronica.
Per quanto riguarda, infine, il “look” degli euro slovacchi si è deciso di imprimere sulle monete da 1 e 2 euro la croce patriarcale su tre alture che compare nell’emblema nazionale della Slovacchia, le monete da 10 e 20 cent saranno dedicate al castello di Bratislava, mentre il monte Krivan, simbolo della sovranità slovacca, comparirà sulle monete da 1, 2 e 5 cent.
Bhè che dire, benvenuta Slovacchia!

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