Scritto Venerdì 12 Novembre 2010 da Carola

Tesco
Tesco, la catena gigantesca di supermercati made in UK, ha rivelato che intende quasi raddoppiare la sua presenza, con nuovi store in Europa centrale e orientale, con l’idea di spingersi verso la crescita internazionale.
Il gruppo, basato a Cheshunt, secondo gli analisti prevede anche di ampliare la propria superficie fisica, toccando i 44.1m metri quadrati nei prossimi cinque anni.
Attualmente, Tesco vanta circa 850 punti vendita nella Repubblica Ceca, in Ungheria, Polonia, Slovacchia e Turchia, che fatturano circa 7,6 miliardi di sterline all’anno, piazzandolo al terzo posto tra i più maggiori retailer mondiali.
Tesco sta ora cercando di espandere il suo portafoglio internazionale, puntando molto anche su nuove aperture in Asia, per contrastare una crescita più lenta nel Regno Unito e Stati Uniti.
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Tag:europa, Tesco
Scritto Giovedì 1 Luglio 2010 da Carola

Lavoro
Lo dice l’Istat: i
giovani disoccupati moderni sono quelli nella situazione peggiore di sempre, persino rispetto al
2001 (l’anno più sfortunato).
Il tasso di disoccupazione è diffuso in tutta Europa: tra i 15 ed i 24 anni, quasi il 30% dei giovanissimi non riesce a trovare un lavoro ed è disoccupato.
Ed è proprio quest’ultimo il dato che preoccupa maggiormente il Paese Unito, soprattutto considerando che tale dato è aumentato del 4.5% rispetto allo stesso periodo quadrimestre dello scorso anno.
E come ha rivelato l’Eurostat, pare che la disoccupazione sia in crescita in tutti i Paesi dell’Eurozona, in un solo anno, precipitosamente.
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Tag:disoccupazione, europa, giovani, istat, lavoro
Scritto Venerdì 25 Giugno 2010 da Carola

Mercato dell'auto
E’ iniziato lo scorso maggio il periodo nero per il
mercato dell’auto, che si sta ancora verificando in tutta Europa.
A patirne in Italia è il gruppo FIAT, che ha subito una contrazione considerevole delle immatricolazioni, mentre la Germania si riconferma ancora il Paese in cui il mercato automobilistico è il più vivo, ma è allo stesso modo quello che ha registrato una contrazione maggiore (-35,1%). Sorprendentemente, crescono gli acquisti in Inghilterra e in Spagna.
Alcune delle ragioni della crisi sono l’esaurimento degli incentivi statali e dei bonus. Comunque, nel settore Europeo, è proprio l’italianissima Panda a confermarsi come autovettura più venduta, seguita da un’altra sua connazionale, la 500.
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Tag:crisi, europa, mercato auto
Scritto Venerdì 30 Aprile 2010 da Carola

Francobollo
Il
caro francobolli colpisce le Poste Italiane, facendole schizzare al terzo posto per i costi rispetto a tutti gli altri Paesi dell’UE. La ricerca che ha stimato il dato è stata condotta dall’Anacom, ed è stata calcolata su 27 Paesi UE.
Se le poste più economiche sono a Malta, inceve Finlandia e Danimarca precedono per caro francobolli l’Italia. In numeri, si traduce in questo modo: se per lo stesso servizio (in questo caso, la Posta Prioritaria), in Italia si pagano circa 0.60 Eurocent, nelgi altri Paesi UE si pagano invece una media di 0.48 Eurocent circa.
Unica consolazione è che le Poste Italiane si rivelano piuttosto vantaggiose per le spedizioni al di fuori dello Stivale, tanto che sale al 2° posto per economicità tenendo anche conto del potere d’acquisto.
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Tag:care, europa, poste italiane
Scritto Venerdì 29 Gennaio 2010 da Carola
L’Italia il Paese che opprime di tasse i suoi abitanti. Emerge questo sconfortante dato da ogni ricerca condotta e aggiornata riguardo al settore fissco/tasse.
L’ultimo studio è quello della Cgiadi Mestre, che sottolinea le differenze tre Italia e Francia. Il paragone tra i due Paesi è stato fatto sulla base di una famiglia tipo (2 coniugi e 2 figli a carico) per far poi emergere – indovinate? – che i Francesi sono meno tassati degli Italiani.
Basti notare le disparità fiscali che una famiglia italiana deve sopportare. Esempio:
Famiglia Francese: reddito di € 30.000 + tassazione a cui sottoposta: € 348.00
Familgia Italiana: reddito di € 30.000 + tassazione a cui sottoposta: € 5.010 (monoreddito); € 2.842 (bireddito).
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Tag:europa, Italia, squilibri, tasse
Scritto Sabato 24 Ottobre 2009 da Lucia Cocozza
Nuovo primato dell’euro sul dollaro.
Sui massimi livelli negli ultimi 14 mesi la moneta comunitaria è riuscita a toccare quota 1,50 rispetto al biglietto verde, anche grazie al mercato azionario che negli ultimi tempi sembra aver intrapreso una corsa ai guadagni.
Ma a cosa si deve precisamente la forza dell’euro rispetto al dollaro?
La risposta può facilmente essere rintracciata nella maggior propensione al rischio da parte degli investitori che sembra determinare una più accentuata debolezza della moneta statunitense.
Infatti, nel momento in cui cresce la voglia di rendimento, gli operatori tendono a correre maggiori rischi, facendo si che i capitai si spostino dai Titoli di Stato USA ai bond europei, che hanno rendimenti maggiori.
Ma vendere bond americani per acquistare bond europei non significa altro che vendere dollari per euro: ecco perchè negli ultimi tempi il dollaro è sempre più debole.
Ovviamente a questo motivo si deve aggiungere la debolezza dell’economia americana e il fatto che la ripresa economica non sia accompagnata da un rilancio dell’occupazione.
Questa situazione fa si che l’appeal del dollaro sia in costante discesa, con la conseguenza che gli investitori siano sempre più propensi verso i bond europei anziché quelli americani, con la prospettiva che in breve tempo l’euro possa anche toccare quota 1,6.
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Tag:bond, crisi economica, dollaro, euro, europa, Fed, finanza, Mercati Internazionali, occupazione, usa
Scritto Giovedì 22 Ottobre 2009 da Lucia Cocozza
Nuovo, negativo primato per i politici italiani, che questa volta riescono a “farsi riconoscere” anche all’estero.
Sembra, infatti, che gli europarlamentari italiani siano i più pagati a Strasburgo, riuscendo a guadagnare oltre 20mila euro al mese.
I dati di questi veri e propri stipendi da capogiro sono emersi grazie ad un’indagine promossa da massmediologo Klaus Davi che ha effettuato l’indagine prendendo in considerazione lo stipendio dell’ultimo anno e i dati pubblicati sui siti ufficiali dei parlamenti e governi dei principali Stati membri dell’Ue.
Ecco i numeri e i dati che faranno parlare di scandali, lasciando irritati non poco i cittadini che intanto continuano a leggere su quotidiani e libri d’inchiesta di come, invece, i politici italiani con uno scranno europeo continuino a disertare le sedute e non conoscano le lingue. Ma intanto gli vengano comunque pagati i ristoranti, le auto blu con relativo autista, i cellulari, i cinema, i teatri, le autostrade, i treni e gli aerei, piscine e palestre.
Ad onor del vero, va comunque detto che questa cospicua busta paga viene contesa dai colleghi inglesi che guadagnano un poco di più: 20.760 euro lordi mensili, contro i 20.600 euro percepiti dagli italiani. Ma, calcolando il costo della vita molto più bassa in Italia che nel Regno Unito, il primato ritorna nel BelPaese.
Seguono poi francesi che, grazie alle somme corrisposte per il pagamento degli assistenti, raggiungono una busta paga di 20.416 euro. Un importo, quest’ultimo, addirittura doppio rispetto ai rappresentati tedeschi, quarti in classifica con 10.729 euro. Sopra gli 8.000 euro percepiti mensilmente: irlandesi, olandesi e austriaci (rispettivamente con 8.615, 8.060 e 8.023 euro), seguiti da belgi (6.625 euro), spagnoli (4.945 euro) e finlandesi (4.350 euro). Fanalino di coda dell’Unione sono i membri del governo portoghese e quello lituano con 3.707 euro e 3.139 euro.
Il cahier des doléances non finisce qui. Secondo l’analisi condotta da Davi anche i ministri europei non sono da meno. Restano sul podio conquistando la prima posizione, i francesi con un salario di 20.295 euro lordi al mese. A sorpresa il secondo e il terzo posto sono invece occupati dai membri austriaci del Nationalrat (16.047 euro) e belgi (15.540 euro) che superano inglesi e italiani, vicini ai 14.000 euro (13.970 euro e 13.920 euro).
Non staccati di molto i ministri irlandesi e tedeschi che portano a casa rispettivamente 12.967 euro e 12.860 euro. Sotto quota 10.000euro si piazzano olandesi (9.230 euro), finlandesi (8.230 euro) e spagnoli (6.722 euro). I meno retribuiti i membri del governo portoghese e quello lituano con 4.820 euro e 3.855 euro.
E che gli stipendi degli europarlamentari italiani siano di gran lunga i più alti già se ne aveva avuto sentore lo scorso febbraio, quando il settimanale Espresso pubblicò un’inchiesta a cura di Emiliano Fittipaldi. Il giornalista aveva calcolato voce per voce la busta paga dei politici italiani che sedevano a Strasburgo la scorsa legislazione, scoprendo che ogni mese avevano incassato 11.703,64 euro.
E l’indennità era solo una delle tante entrate. A queste, infatti, si dovevano aggiungere le spese generali che servivano a coprire le uscite effettuate in Italia per l’ufficio, i viaggi, il telefonino, computer, francobolli e altro. Gli spostamenti da e verso Strasburgo e Bruxelles venivano invece rimborsati con un’indennità forfettaria.
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Tag:commissione europea, europa, Inghilterra, Italia, parlamento europeo, record, stipendi, ue
Scritto Sabato 10 Ottobre 2009 da Lucia Cocozza
Parole incoraggianti vengono dal presidente della banca centrale europea, Jean-Claude Trichet, che parlando della situazione italiana durante un convegno ha dichiarato:
“Le piccole e medie imprese italiane fronteggiano tempi difficili” a causa della crisi. “Ma sono convinto che ne usciranno con una migliore struttura dei costi e una più efficiente organizzazione dei processi produttivi. Lo spirito imprenditoriale che è il gene di questa nazione alla fine prevarrà”, ha proseguito il presidente della Bce.
“La crisi – ha proseguito Trichet – può essere la leva per un ambizioso piano di modernizzazione dell’economia italiana e per renderla più dinamica. Le riforme economiche non possono essere rinviate. Le istituzioni del mercato del lavoro devono essere riformate per consentire alle retribuzioni di riflettere meglio gli sforzi individuali e il livello di eccellenza delle aziende. La catena dei prezzi, in particolare del settore dei servizi, va modificata incisivamente per incrementare la flessibilità dei prezzi. Alcune prestazioni legate al Welfare vanno eliminate in quanto drenano il reddito disponibile e penalizzano la crescita potenziale”.
Quanto alla situazione generale, “è prematuro dire che la crisi finanziaria sia stata superata. L’economia sta mostrando segnali di stabilizzazione dopo la sua peggiore crisi dai tempi della seconda guerra mondiale, ma la ripresa sarà molto graduale”. Siamo ancora comunque in una fase di incertezza, ma la Bce è, “come sempre, in allerta rispetto a qualsiasi sviluppo inaspettato”.
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Tag:banca centrale europea, BCE, crisi economica, economia, europa, finanza, Italia, ripresa
Scritto Lunedì 5 Ottobre 2009 da Lucia Cocozza
Sembra sia continuata anche nel mese di settembre la contrazione del settore terziario, sebbene la riduzione sia stata molto più lieve rispetto ai mesi precedenti.
L’indice Pmi, calcolato dall’indagine mensile sui direttori agli acquisti curata da Markit Economics e Adaci, ha registrato un aumento a 48,5 punti, il livello piu’ alto dal settembre 2008, contro i 46,4 di agosto e oltre le previsioni che davano l’indice in progresso a 47,1 punti. Tuttavia il dato e’ inferiore al valore di 50 punti, che indica una contrazione mentre se superiore a 50 indica un’espansione.
Buoni i numeri anche in Europa, dove l’indice Pmi è tornato a crescere, raggiungendo nella zona euro dove si è toccato i 50,9 punti e superando per la prima volta da 16 mesi quota 50 punti. Ad agosto l’indice si era fermato a 49,9 punti. Sopra i 50 punti anche l’indice in Francia, che passa da 51,3 punti di agosto a 54,8 punti di settembre, mentre in Germania l’indice, che e’ sopra 50 punti, frena rispetto ad agosto, scendendola 53,8 a 52,1 punti.
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Tag:economia, europa, finanza, indice pmi, Italia, settembre, settore terziario
Scritto Sabato 3 Ottobre 2009 da Lucia Cocozza
Va ancora male il mercato del lavoro negli Stati Uniti dove, secondo il Dipartimento del Lavoro, si sono persi solo a settembre ben 263 mila posti di lavoro.
Un dato a dir poco negativo che è andato ben al di là delle previsioni, visto che si era ipotizzata una perdita compresa tra i 150 e 180 mila posti.
Una situazione critica che non colpiva gli USA dal lontano 1983.
Ovviamente i contraccolpi non hanno tardato a farsi sentire, visto che i futures sugli indici della Borsa hanno immediatamente registrato un calo.
A New York il contratto sul Dow Jones cede 100 punti base a 9.370 punti quello sullo S&P 500 perde 11 punti 1.016,10 punti e il derivato sul Nasdaq-100 scende a 1.655,75 punti.
Ma i contraccolpi si sono fatti sentire anche in Europa, dove l’indice paneuropeo Dj Stoxx 600 ha ceduto quasi 2 punti percentuali.
Tra le piazze più penalizzate Parigi (-2,34%) zavorrata da Alcatel-Lucent (-5,2%), Bnp Paribas (-4,5%) e Dexia (-4,58%). In difficoltà anche Amsterdam (-2,59%) e Zurigo (-2,19%. A Milano il Ftse All Share perde il 2,13% mentre il Ftse Mib arretra del 2,2 per cento. A Piazza Affari soffrono soprattutto Fiat (-4,2%), Stm (-3,6%) e i bancari Unicredit (-3,18%), Banco Popolare (-2,83%), Intesa Sanpaolo (-2,87%) in un listino che vede, nel paniere principale, in positivo solo Terna (+0,19%) e Buzzi (+0,26%). A livello settoriale pesanti le materie prime (-3,4%), banche (-2,4%), assicurazioni (-2,7%), media (-2,5%) e tecnologici (-3%).
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Tag:borse, calo, disoccupazione, europa, indici borsistici, mercati finanziari, occupazione, perdite, posti di lavoro, usa