Scritto Mercoledì 1 Dicembre 2010 da Carola

Eurozona
La Germania dovrebbe lasciare l’euro? Guardando la crisi avanzante del debito dell’Eurozona, molti economisti stanno avanzando convinti per quest’idea, anche se è stato detto che la cancelliera tedesca Angela Merkel pare che questa settimana abbia detto di essere ancora determinata a mantenere la moneta unica rimangono intatti.
Il suo piano, dicono, sia quello di onorare la promessa fatta ai proect creditori senior; le regole attuali e le protezioni resteranno fino al 2013, ma se ci sono fallimenti bancari individuali prima di quel momento, la Merkel sta andando molto difficile tentare di forzare privati creditori senior di partecipare.
Come si dice: “più si tratta di banche, piu’ e’ economico è per la Germania.” Sarà interessante vedere se questa offensiva tedesca sul debito avra’ piu’ successo della precedente.
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Tag:euro, germania
Scritto Lunedì 17 Maggio 2010 da Carola

Eurozona
Periodo negativo per l’
Euro, la moneta unica che è arrivata ai minimi storici. Nonostante le
preoccupazioni ed i provvedimenti discussi inquesti giorni, i compagni
Inglesi sostengono che questa situazione svantaggiosa non sia del tutto negativa.
Il Financial Times si sbilancia in un’elucubrazione sul fatto che la debolezza della moneta unica possa essere, addirittura, una benedizione. Per quale motivo? Il giornale economico sostiene che l’Eurozona gioverà di questa situazione, poichè le esportazioni subiranno un rafforzamento.
E mentre le voci discordano tra chi sostiene che la debolezza dell’Euro vada mantenuta e vista in prospettiva, ci sono altri che inneggiano ad una nuova e più competente formazione della governance relativa (l’opinionista Wolfang Munchau, crf.).
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Tag:debole, euro, Financial Times, Inglesi positivi
Scritto Sabato 1 Maggio 2010 da Carola

Lire
Lo afferma il
Codacons: gli italiani sono nostalgici del
vecchio conio; ad invocare la Lira è 1 su 3 italiani, soprattutto legato ancora a questioni di abitudni (9.5%). Il restante della percentuale si lamenta invece degli svantaggi del costo del cambio.
E mentre i nostalgici duri a morire ancora non si regola con la gestione personale della moneta unica o, peggio ancora, fa ancora paragoni con l’equivalente Lira, la più parte dei consumatori lamenta invece l’aumento del prezzo insieme al sentimento di latrocinio.
L’aspettativa è stata tracciata in seguito al profilo di un’indagine condotta su 600 famiglie di tutto lo Stivale, che ha evidenziato la generale sensazione di aumento del carovita e la perdita del potere d’aquisto.
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Tag:euro, Italia, Lira, moneta
Scritto Martedì 10 Novembre 2009 da Carola
In occasione dell’anniversario della caduta del muro di Berlino, si sono tirate le somme anche riguardo alla situazione economica in Germania.
Con dati alla mano, ne risulta che le esportazioni tedesche sono cresciute del 3,5% su base mensile da settembre, oltre le previsioni (al secondo posto c’è, come ormai spesso accade, la Cina); allo stesso modo, la produzione industriale dei nostri partner europei è salita a sorpresa.
Nonostante questi dati positivi, l’export tedesco da ancora un’impression negativa (con una calo del 18,8% dell’import ed una produzione industriale del 12,9%), ma pare che le previsioni per il futuro siano positive, considerando che il governo tedesco ha in piano nuove misure pro economia, tra cui il taglio dell’IVA per gli hotel, la riforma sulla tassa di successione e l’incremento della somma alle famiglie con bambini.
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Tag:aumento, euro, germania
Scritto Sabato 24 Ottobre 2009 da Lucia Cocozza
Nuovo primato dell’euro sul dollaro.
Sui massimi livelli negli ultimi 14 mesi la moneta comunitaria è riuscita a toccare quota 1,50 rispetto al biglietto verde, anche grazie al mercato azionario che negli ultimi tempi sembra aver intrapreso una corsa ai guadagni.
Ma a cosa si deve precisamente la forza dell’euro rispetto al dollaro?
La risposta può facilmente essere rintracciata nella maggior propensione al rischio da parte degli investitori che sembra determinare una più accentuata debolezza della moneta statunitense.
Infatti, nel momento in cui cresce la voglia di rendimento, gli operatori tendono a correre maggiori rischi, facendo si che i capitai si spostino dai Titoli di Stato USA ai bond europei, che hanno rendimenti maggiori.
Ma vendere bond americani per acquistare bond europei non significa altro che vendere dollari per euro: ecco perchè negli ultimi tempi il dollaro è sempre più debole.
Ovviamente a questo motivo si deve aggiungere la debolezza dell’economia americana e il fatto che la ripresa economica non sia accompagnata da un rilancio dell’occupazione.
Questa situazione fa si che l’appeal del dollaro sia in costante discesa, con la conseguenza che gli investitori siano sempre più propensi verso i bond europei anziché quelli americani, con la prospettiva che in breve tempo l’euro possa anche toccare quota 1,6.
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Tag:bond, crisi economica, dollaro, euro, europa, Fed, finanza, Mercati Internazionali, occupazione, usa
Scritto Sabato 18 Luglio 2009 da Lucia Cocozza
Gli esperti di economia lo ripetono più volte: anche se si esce dalla tremenda recessione in atto gli effetti negativi sul mercato del lavoro continueranno a farsi sentire ancora per un po’ di tempo. Ieri è stata la volta dei vertici del Fondo monetario internazionale a ripetere la stessa cosa, spiegando in occasione del G8 a L’Aquila che la disoccupazione è vista ancora in aumento nel 2010 e forse anche nel 2011.
Parole del direttore generale Fmi, Strauss-Kahn, che ha sottolineato come “qualsiasi cosa accada sui tempi della ripresa più lunghi saranno gli effetti sul mercato del lavoro. La disoccupazione aumenterà forse anche nel 2011, dipende dai paesi’. A conti fatti, quindi, non ci sono molto spazi per rasserenarsi, l’onda lunga della crisi continuerà a falciare posti anche se si inizierà a uscirne con una certa decisione.
Il guaio è che l’Unione europea in un documento di due giorni fa segnalava la necessità dei paesi membri dell’Unione di iniziare a pensare a mosse per il rientro del proprio debito pubblico, aumentato a dismisura per lanciare interventi di sostegno economico a banche, imprese e lavoratori.
Ma l’aumento della disoccupazione per i prossimi due anni richiederebbe nuovi interventi di sostegno alle famiglie che invece l’Ue sembra voler mettere in discussione, basando la sua valutazione della crisi unicamente sulle banche e sulle imprese (che hano incassato, specie le prime, palate di miliardi di aiuti).
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Tag:1009, 2010, banche, crisi economica, euro, Fondo Monetario Internazionale, G8, imprese, ue
Scritto Sabato 18 Luglio 2009 da Lucia Cocozza
La conferma arriva dal Big Mac, proprio quello della catena di fast food Mc Donald’s. Il Big Mac Index messo a punto dall’Economist, conferma che nei Paesi di Eurolandia ci vogliono in media 4,62 dollari per comprare appunto un Big Mac, il 29% in più rispetto a quanto si spende negli Usa, dove ci si ferma a 3,57 dollari.
Il Big Mac Index si basa su una teoria molto semplice, quella della parità del potere d’acquisto di un identico oggetto consumato in tutto il mondo. E in questo senso il Big Mac si è prestato benissimo. Il punto è che essendo lo stesso identico oggetto venduto a prezzi diversi, i tassi di cambio lo allineano e quindi il panino dovrebbe rivelare le differenze di prezzi e di valore della propria divisa.
Da qui gli esperti dell’Economist hanno pensato bene di tradurre in base ai cambi il prezzo del Big Mac confrontandolo in dollari e avere una idea della situazione in rapporto all’economia statunitense.
L’indice, che si basa mettendo a confronto i prezzi del famosissimo panino in 33 economie mondiali, nel 2008 evidenzia un euro ancora forte anche se meno sopravvalutato rispetto al 2007, quando un Big Mac costava la bellezza di 5,34 dollari in Eurolandia.
Una sopravvalutazione che, come è noto, penalizza l’economia e le imprese europee dell’area euro davanti alla concorrenza statunitense, per anni giocata sulla svalutazione da parte dell’amministrazione Bush. In quella che, con una certa ironia, all’Economist chiamano ‘burgernomics’ emerge una certa mancanza di competitività legata alla forte valutazione dell’euro, “quando la domanda è debole e i posti di lavoro vengono persi, nessuna desidera una moneta forte”, sottolineano gli esperti del giornale economico.
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Tag:Big Mac, dollaro, Economist, euro, tasso di cambio, UNIONE EUROPEA
Scritto Lunedì 1 Giugno 2009 da Lucia Cocozza
L’euro non è mai stato così forte, almeno dal dicembre scorso. E’ questo l’entusiastico annuncio che giunge dalle istituzioni comunitarie, felici del bel progresso della moneta comune.
A favorire l’euro sono stati senza dubbio una serie di fattori diversi, tra i quali ha giocato un ruolo di primo piano la debolezza del dollaro, dovuta al forte rialzo del greggio e ai dati confortanti che provengono dal comparto manifatturiero cinese, tutti elementi che hanno allontanato gli investitori dalla moneta americana.
L’euro, quindi, viaggia spedito attestandosi al momento sui 1,4227 dollari contro gli 1,4150 di questa mattina e gli 1,4145 di venerdì. Il cross è ai livelli più elevati da fine dicembre e gli andamenti degli indici fanno ben sperare su una buona tenuta della moneta comunitaria.
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Tag:borsa, dollaro, euro, finanza internazionale, mercato cinese, prezzo del petrolio
Scritto Mercoledì 29 Aprile 2009 da Lucia Cocozza
Ottima la ripresa dell’euro rispetto al dollaro, dopo le performance non di certo positive dei giorni scorsi.
Il cambio euro/dollaro ha infatti recuperatola soglia degli 1,32, ma si rimane in attesa della riunione, che si terrà stasera, del FOMC della Federal Reserve nonchè la diffusione del Pil preliminare del primo trimestre negli USA.
Se il dollaro appare più debole rispetto all’euro, appare invece tenere bene contro lo yen, scambiando a 96,88 yen, in una giornata che vede l’assenza dalle sale operative degli investitori giapponesi, vista la chiusura della borsa nazionale per lo “Sowa Day”.
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Tag:dollaro, euro, Federal Reserve, scambi, yen
Scritto Venerdì 3 Aprile 2009 da Lucia Cocozza
La BCE taglia ancora i tassi di interessi che si attestano oggi sull’1,25%. La riduzione è stata di circa un quanrto di punto, sui depositi dallo 0,5% allo 0,25% e dal 2,5% al 2,25% per quello marginale. Il taglio, deciso giovedì, porta il costo del denaro ad un nuovo minimo storico, vero e proprio record da quando la BCE gestisce la politica monetaria.
La decisione delude però il mercato che sperava in un taglio di mezzo punto, con la conseguenza di un rallentamento delle principali borse europee.
La decisione ha sorpreso anche il mercato dei cambi, dove l’euro è schizzato a quota 1,3419 dollari.
“A metà anno i tassi dovrebbero risalire” ha dichiarato il presidente della Bce Jean-Claude Trichet che però non ha escluso che fino ad allora possano ulteriormente scendere, aggiungendo che “l’economia dell’Eurozona si è indebolita ulteriormente nei primi mesi dell’anno e ci aspettiamo che rimanga debole per tutto il 2009 con segnali di miglioramento graduale nel 2010″.
Per il momento la pressione dell’inflazione è in diminuzione e tutti gli indicatori fanno presagire che resterà al di sotto del 2%.
Trichet ha poi aggiunto “Non abbiamo modificato la nostra posizione in materia di deflazione. Non vediamo materializzarsi per ora i rischi di deflazione. Certo molto dipenderà anche dai prezzi del greggio”.
Rinviate a maggio le ulteriori decisioni della BCE in relazione ad altri provvedimenti che si spingano oltre la leva dei tassi.
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Tag:BCE, dollaro, euro, Inflazione, mercati, petrolio, taglio, tassi di interesse, trichet