Vigevano: corsi di autostima per i cassintegrati

Corsi di autostima

Corsi di autostima

Li ha organizzato Enrico Bindolini, della Confartigianato di Vigevano. Si tratta di corsi di autostima per i lavoratori in cassintegrazione, la cui frequenza sarebbe mirata ad aumentare la propria idea di sè nella difficile situazione.

Bindolini pensa che sia una buona occupazione, considerando che il periodo di cassintegrazione non permette di lavorare ma includerebbe la frequanza di corsi.

E, a chi gli dice che sarebbe meglio aiutare i lavoratori a muoversi nella ricerca di una soluzione reale, Bindolini spiega:

“E’ Per dare una scossa. Un messaggio. Agiremo sul livello psicologico, partiremo dal “fallimento” per poi procedere con un percorso positivo. Lo scopo è trasmettere il messaggio io ce la farò.”

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Giovani: peggiore disoccupazione dal 2001

Lavoro

Lavoro

Lo dice l’Istat: i giovani disoccupati moderni sono quelli nella situazione peggiore di sempre, persino rispetto al 2001 (l’anno più sfortunato).

Il tasso di disoccupazione è diffuso in tutta Europa: tra i 15 ed i 24 anni, quasi il 30% dei giovanissimi non riesce a trovare un lavoro ed è disoccupato.

Ed è proprio quest’ultimo il dato che preoccupa maggiormente il Paese Unito, soprattutto considerando che tale dato è aumentato del 4.5% rispetto allo stesso periodo quadrimestre dello scorso anno.

E come ha rivelato l’Eurostat, pare che la disoccupazione sia in crescita in tutti i Paesi dell’Eurozona, in un solo anno, precipitosamente.

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Lavoro: più disoccupati, meno possibilità

16Brutti i dati sul lavoro in questo periodo: più di 2 milioni di persone in cerca di lavoro in Italia, aumento della disoccupazione e degli inattivi, e diminuzione dei posti di lavoro. Il dato è preoccupante, soprattutto considerando che il tasso di disoccupazione italiano è al di sotto di quello della media europea.

E se in un anno si sono persi 389 mila posti, crescono gli inattivi (coloro che non cercano impiego), si abusa degli ammortizzatori sociali, e la crisi economica peggiora la situazione. E’ dal 2004 che si è ai massimi disoccupazionali (8.3%), fenomeno che colpisce anche le risorse (il settore giovanile).

Dalla politica, più che interventi, arrivano le solite parole che si limitano a descrivere una situazione già ormai ampiamente constata: “situazione impressionante” e “situaizone critica” e “situaizone allarmante”. Così viene raccontata l’Italia dai segretari e dai politici.

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Identikit del precariato italiano

precari Si riaccende il dibattito sulla questione del posto fisso, soprattutto dopo l’intervento sul tema da parte del Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti.
La situazione in Italia continua ad essere sul fronte lavoro piuttosto preoccupante.
Stando agli ultimi dati, infatti, sono oltre 3,5 milioni le persone che hanno un posto precario, di cui ben il 58,7% donne.
A rivelarlo una recente indagine della Cgia di Mestre, che ha anche sottolineato come l’esercito dei precari si concentri soprattutto al Sud e come il fenomeno interessi i settori alberghiero, della ristorazione e dell’agricoltura.
L’indagine della Cgia di Mestre ha anche tracciato un’identikit del precario italiano, sottolineando come il fenomeno interessi i dipendenti a termine involontari, i dipendenti part time involontari, i collaboratori che presentano contemporaneamente tre vincoli di subordinazione e i liberi professionisti e lavoratori in proprio – le cosiddette Partite Iva – che presentano contemporaneamente tre vincoli di subordinazione.
In termini territoriali, la Calabria vanta un record, con il 23,3% di precari sul totale degli occupati. A seguire la Sicilia (con il 22,1%), la Sardegna (con il 21,3%), la Puglia (19,5%) e la Basilicata (17,2%). In questa classifica al contrario, all’ultimo posto si trova la Lombardia che vanta – in termini assoluti, il maggior numero di precari ma che incidono per appena il 12% del totale degli occupati in regione.
Suddivisi per settore produttivo, spiega il report della Cgia, sono i servizi pubblici e sociali quelli a più alto tasso di precarietà (il 28,1% degli occupati del settore), gli alberghi e i ristoranti (con il 25,9%) e l’agricoltura (24,6%). Chiude l’intermediazione monetaria con l’8,9%.

Male l’occupazione statunitense

borse_economiche Va ancora male il mercato del lavoro negli Stati Uniti dove, secondo il Dipartimento del Lavoro, si sono persi solo a settembre ben 263 mila posti di lavoro.
Un dato a dir poco negativo che è andato ben al di là delle previsioni, visto che si era ipotizzata una perdita compresa tra i 150 e 180 mila posti.
Una situazione critica che non colpiva gli USA dal lontano 1983.
Ovviamente i contraccolpi non hanno tardato a farsi sentire, visto che i futures sugli indici della Borsa hanno immediatamente registrato un calo.
A New York il contratto sul Dow Jones cede 100 punti base a 9.370 punti quello sullo S&P 500 perde 11 punti 1.016,10 punti e il derivato sul Nasdaq-100 scende a 1.655,75 punti.
Ma i contraccolpi si sono fatti sentire anche in Europa, dove l’indice paneuropeo Dj Stoxx 600 ha ceduto quasi 2 punti percentuali.
Tra le piazze più penalizzate Parigi (-2,34%) zavorrata da Alcatel-Lucent (-5,2%), Bnp Paribas (-4,5%) e Dexia (-4,58%). In difficoltà anche Amsterdam (-2,59%) e Zurigo (-2,19%. A Milano il Ftse All Share perde il 2,13% mentre il Ftse Mib arretra del 2,2 per cento. A Piazza Affari soffrono soprattutto Fiat (-4,2%), Stm (-3,6%) e i bancari Unicredit (-3,18%), Banco Popolare (-2,83%), Intesa Sanpaolo (-2,87%) in un listino che vede, nel paniere principale, in positivo solo Terna (+0,19%) e Buzzi (+0,26%). A livello settoriale pesanti le materie prime (-3,4%), banche (-2,4%), assicurazioni (-2,7%), media (-2,5%) e tecnologici (-3%).

Tasso di disoccupazione ancora in crescita

stress Aumenta ancora di più la disoccupazione che si attesta al 7,4%.
A rivelarlo l’Istat, che sottolinea anche come si tratti del dato più alto registrato negli ultimi tre anni.
Dall’istituto di statistica fanno anche sapere come in circa un anno il tasso di disoccupazione aumenti di ben nove decimi di punto percentuale per gli uomini e di appena un decimo per le donne.
I dati sono allarmanti in quanto in appena tre mesi sono stati ben 378mila i posti di lavoro persi, il dato peggiore mai registrato dal lontano 1994.
“Il risultato – spiega l’istutito di statistica – sintetizza il protrarsi della caduta dell’occupazione autonoma delle piccole imprese, l’accentuarsi del calo dei dipendenti a termine e la nuova riduzione del numero dei collaboratori”.
L’offerta di lavoro registra, rispetto allo stesso periodo del 2008, una riduzione dell’1%, ovvero -241.000 unità, mentre il tasso di occupazione della popolazione tra 15 e 64 anni scende dal 59,2% del secondo trimestre 2008 all’attuale 57,9 per cento. Il numero delle persone in cerca di occupazione sale invece a 1.841.000 unità (+137.000 unità, pari al +8,1% rispetto al secondo trimestre 2008).

Al Nord il lavoro tiene

disoccupazione Già da tempo si discute sulla crisi del mercato del lavoro che nell’ultimo trimestre di quest’anno ha toccato la percentuale del 7,9% di disoccupati. Ciò in termini assoluti significa che i senza lavoro sono 1.982.000, mentre per la fine del 2009 le previsioni sono ancora più nere e la disoccupazione potrebbe toccare ben l’8,8%.
Ma nel resto d’Europa le cose non vanno meglio. Anzi. Sempre al 31 marzo del 2009 in Spagna il tasso di disoccupazione era pari al 17,4% (+ 6% rispetto a settembre 2008), in Francia all’8,7% (+ 1,3% sul 3° trim. 2008) e in Germania all’8,5% (+0,9% su settembre 2008).
Solo il Regno Unito registrava un tasso di disoccupazione inferiore al nostro pari al 7,1% (+1,3% su settembre 2008).
Tuttavia le previsioni tendono a non essere così nere, visto che da più parti si sottolinea che i dati diffusi sono medi nazionali, che presentano delle differenze territoriali molto evidenti, soprattutto in Italia.
“Per questo – dichiara Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre – abbiamo cercato di capire qual è la percentuale dei senza lavoro nelle aree più industrializzate del nostro Paese confrontandola con i livelli di disoccupazione registrati nelle regioni più ricche d’Europa”.
Ebbene, nel marzo di quest’anno, il tasso di disoccupazione del Piemonte ha toccato il 7%, quello della Lombardia il 5%, nel Veneto il 4,7% e in Emilia Romagna il 4,1%. Sempre nello stesso periodo nelle tre regioni più ricche della Germania la disoccupazione ha raggiunto l’8,9% nella Nordrhein-Westfalen, il 5,1% in Baviera e il 4,8% nel Baden-Wurttemberg.
Per fare altri confronti con aree più ricche, in Francia, invece, nella Provenza-Alpes- Costa Azzurra la disoccupazione è salita al 10,3% nella Rhone-Alpes all’8,1% e nell’Ile-de-France al 7,4%. Nel Regno Unito la regione londinese ha segnato l’ 8,2%, il South-West il 7,9% e il South- East il 5,3%.
Sconcertante la situazione dei senza lavoro in Spagna. La Catalogna presenta una disoccupazione del 16,2%, la Comunidad de Madrid del 13,5% e l’Andalusia addirittura del 24%.
“Da questo confronto emerge in maniera molto chiara – prosegue Bortolussi – che nonostante un progressivo aumento dei disoccupati anche nelle regioni settentrionali, non siamo un Paese alla deriva, visto che quasi tutti i nostri principali partners economici stanno peggio. Certo, per quegli italiani che hanno perso il lavoro in questi ultimi mesi è poco consolante sapere che nei territori più ricchi d’Europa c’è chi sta peggio. Ma è altresì vero che in questa fase così delicata bisognerebbe affrontare questo tema con un approccio meno emotivo e basarsi, invece, su una attenta analisi delle statistiche ufficiali”.

Lavoro:ecco le professioni più richieste

_cameriere_1 Il mercato del lavoro è costantemente in crisi e nonostante la lenta ripresa dell’economia, da più parti si sente ripetere che per il lavoro ci saranno ancora tempi difficili.
Nonostante ciò esistono delle professioni che sembrano andare controtendenza, non solo perchè capaci di tenere la crisi, ma anche perchè in grado di incrementare la richiesta di manodopera.
Si tratta della categoria dei commessi, degli addetti alle pulizie, dei contabili e dei camerieri, che stando ad un’indagine condotta dalla Cgia di Mestre sono attualmente le professioni più richieste
In particolare è stato individuato un fabbisogno occupazionale di oltre 524.000 unita’.
Il 28,6% dei nuovi posti di lavoro sara’ occupato nel Nord Ovest, il 28,3% al Sud, il 23,2% nel Nord Est e il 20% al Centro.
Principalmente (62% dei casi) le assunzioni avverranno in piccole imprese con meno di 50 addetti.

Lavoro:previsioni ancora nere

cgil Ancora guai per il mercato del lavoro che in barba a qualsiasi previsione non sembra proprio riuscire ad uscire dalla crisi.
A lanciare l’allarme è questa volta la Cgil che ha reso noto come nei primi sei mesi del 2009 sono stati ben 770 mila i lavoratori finiti in cassa integrazione, mentre il settore più colpito sembra essere quello della meccanica con ben 343mila cassaintegrati.
Numeri che fanno preoccupare e che hanno spinto la Cgil a chiedere un allungfamento del periodo di Cig ordinaria che dovrebbe passare dalle 52 alle 104 settimane.
Una situazione che non passa inosservata neanche tra gli industriali. “Bisogna rifinanziare gli ammortizzatori sociali a sostegno di chi perde il posto di lavoro, bisogna abbassare tasse e contributi sui salari aziendali per dare più soldi in tasca ai lavoratori e più efficienza alle imprese, e infine dobbiamo rendere più forti finanziariamente le imprese”, avverte Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria.
La detassazione dei redditi fissi convince anche le associazioni come Federconsumatori e Adusbef, parlando di un aumento del potere di acquisto delle famiglie a reddito fisso, “ribadiamo esclusivamente a reddito fisso, di almeno 1200 euro al mese, attraverso un processo di detassazione di tali redditi”.

La crisi?La pagano le famiglie

a href=”http://www.ruid.com/photos/show/2864/32956″>stress La conseguenza peggiore della crisi la patiscono le famiglie.
E’ questo quello che emerge dalla Rapporto Annuale sulla situazione del paese compilato dall‘Istat, secondo il quale a risentire di più della grave situazione in atto sono state, e ancora saranno, le famiglie e il mercato del lavoro.
E i numeri contano più delle parole.
Secondo il Rapporto, infatti, una famiglia su 5 fa fatica ad arrivare alla fine del mese(22%), mentre sono 2 milioni e mezzo le famiglie che patiscono difficoltà economiche, non riuscendo a mettere nulla da parte o ad affrontare una spesa improvvisa.
Più grave il dato del 6,3% delle famiglie italiane che non riesce ad arrivare alla fatidica quarta settimana, tra spese per l’affitto, le bollette e chi più ne ha più ne metta.
Dal punto di vista territoriale “le famiglie in difficoltà per le spese della vita quotidiana” risultano relativamente più diffuse nel Mezzogiorno. In particolare Sicilia 12,3%, Calabria 11,6 e Puglia 10,3%. Mentre in tutte le Regione del Centro-Nord rappresentano meno del 5% della popolazione.
Ma secondo l’istituto di statistica, coesiste anche un 41,5% di famiglie che si può definire agiato. Si tratta di dieci milioni di famiglie con redditi alti e medio-alti, più diffuse nel Nord del Paese, in particolare residenti in Trentino-Alto Adige e in Valle D’Aosta.
Drammatica la situazione anche sul fronte lavoro, visto che quest’anno la crescita degli occupati(183.000 unità) è inferiore a quella dei disoccupati (186.000 unità).
Il principale motivo della perdita del lavoro è la scadenza di un contratto a termine. La perdita del lavoro per licenziamento, tuttavia, registra un incremento del 32% e in due terzi dei casi riguarda gli uomini. Aumentano anche i padri con lavoro part time e atipico.