Giappone: collasso finanziario?

Il debito pubblico del rischia di far collassare il Paese; per lo meno secondo quanto allarmisticamente annunciato da , il nuovo premier nipponico.

La sola soluzione per evitare il tracollo finanziario è quella di mettersi a tavolino per controllare e risolvere i proprio debiti; obiettivo: risanamento dei conti, a tutti i costi.

Indispensabile pare anche essere il costante controllo della crescita del debito stesso (220% del attualmente): pare che non ci si possa permettere di farlo lievitare più delle cifre attuali, altrimenti l’implosione finanziaria del sembra essere praticamente assicurata.

Per quale motivo tanto allarmismo da parte di Kan? Pare sia tutto riconducibile alla recente situazione verificatasi in , e che come colpo di frusta avrebbe toccato anche il Paese del Sol Levante.

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Italia:cresce ancora il debito pubblico

banca_di_20italia Conti pubblici italiani sempre più in rosso.
Sembra infatti che i conti pubblici vadano sempre peggio e che il debito italiano abbia infilato un nuovo record negativo arrivando a ben 1.752 miliardi di euro, mentre le entrate crollano a 4,5 miliardi.
E’ questo il quadro piuttosto nero che emerge dal supplemento Finanza Pubblica al Bollettino Statistico della Banca d’, il quale analizza i primi cinque mesi del 2009.
Secondo i dati di il aveva raggiunto nei primi 5 mesi del 2009 quota 1.752.188 milioni di euro, crescendo di ben il 5,4%.
Per avere un idea più chiara basta solo pensare che al 31 dicembre 2008 il si era attestato a 1.662,55 miliardi, un incremento notevole quindi che viene anche amplificato dal fatto che nei primi 5 mesi del 2009 le entrate fiscali sono anche diminuite del 3,2%, ovvero 134,8 miliardi, contro i 139,3 miliardi dello scorso anno.

Futuro nero secondo la BCE

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Secondo il rapporto mensile della le spinte protezionistiche tendono ad ampliarsi, minacciando fortemente il sostegno alla globalizzazione, che si sta indebolendo molto in parecchie regioni del mondo.
L’Eurotower non sembra tuttavia sorpresa
di questo risultato, visto che, in un momento difficile e di grande come questo, il protezionismo sembra essere la risposta più “scontata” da mettere in atto. Per la è tuttavia necessario “arginare le richieste di misure di questo tipo perché la Storia insegna che «’impatto del protezionismo sulla crescita e sul benessere delle persone è sostanzialmente negativo”.
Altro punto sul quale si sofferma la è quello dei conti pubblici, alla luce del forte aumento del deficit di bilancio avutosi in tutti i paesi dell’area euro, sottolineando come l’indebolimento economico rischi di minare il gettito fiscale. A tal proposito la si riferisce ai dati diffusi dalla Commissione Europea i quali prevedono che il disavanzo di bilancio medio che nel 2008 è stato di circa l’1,7% del , salirà nel 2009 a ben il 4%, con ben 7 paesi dell’area euro che supereranno, quindi, la soglia del 3%. Previsoni al ribasso anche sull’. Ad indicarlo è la “Survey of Professional Forecasters“, l’indagine che raccoglie le previsioni degli esperti delle diverse aree euro, mentre negativi sembrano essere anche i dati sulla che nel 2009 si attesterà intorno all’8,7%, con un picco del 10% nell’anno successivo. La mette in rilievo come “non hanno precedenti le revisioni al ribasso che gli intervistati hanno assegnato alle aspettative di crescita per il 2009: si aspettano ora che l’attività economica dell’area si contragga dell’1,7 per cento”.
Previsto per il 2009 e per il 2010 anche un netto caro-vita che si attesterà in media intorno all’1,6%, che non fa quindi ben sperare. A consolare solo il fatto che questi dati si basano su previsioni di esperti e che non costituiscono ancora ilparere ufficiale della .

2009, PREVISIONI NERE


Previsioni ancora nere arrivano dalla Banca d’ che annuncia per il 2009 una caduta del Pil pari al 2% e una leggera ripresa, dello ,5%, solo nel 2010. Ad emergere, quindi, un quadro piuttosto scoraggiante che preannuncia una crisi duratura e prolungata.
Il Ministro dell’Economia, , cerca tuttavia di dare dei segnali di incoraggiamento, reputando le previsioni ancora troppo premature, sebbene il ministro debba ammettere che “esiste una convergenza tra i dati di , Osce, Fondo Monetario Internazionale e Commissione Europea”.
Meno ottimistica la posizione del leader del Pd, , che sottolinea come da Via Nazionale giungano dei “numeri drammatici”, attaccando poi Tremonti che, a suo parere, “anche dinnanzi a questi dati fa finta di nulla e misura il crollo del Pil sulla disastrosa performance del precedente governo Berlusconi”.
Ancora in Parlamento Veltroni non ha potuto fare a meno di sottolineare “la drammatica inadeguatezza delle misure prese dal Governo, lontane mille miglia dall’iniziativa anti-crisi degli altri grandi paesi europei”.
E nel frattempo la produzione industriale continua a calare, segnando, nell’ultimo trimestre, un ribasso del 6%, mentre l’indebitamento netto, dopo essere sceso negli ultimi due anni, aumenterà di circa un punto percentuale di Pil rispetto al’1,6% del 2007.
Ancora più evidente il deterioramento del debito che nel 2008 si è attestato intorno al 105% contro il 104,1% dell’anno precedente, con il debito delle salito di 71,7 miliardi.
Questo incremento riflette soprattutto il maggior fabbisogno complessivo e il più alto incremento delle attività detenute dal Tesoro presso Banca d’.
Insomma una situazione piuttosto scoraggiante che di certo non fa ben sperare per il futuro.

Segnali negativi anche dalle aste

banca_centrale_e_borsaborsa.jpgAncora grave la crisi che sta affliggendo anche il settore delle aste, sul quale, quindi, gravano non poche incognite. Nonostante, infatti, la conclusione nella giornata di ieri di buon affari dello Stato con i creditori di brve periodo, grazie soprattutto alla buona tenuta della domanda dei Bot e allo scivolamento verso l’1,659% dei rendimenti.
Ma l’invito alla cautela è d’obbligo.
Per alcuni, di fatti, la domanda di Buoni ordinari del tesoro, pari a 2/3 dell’offerta, è stata la naturale conseguenza del rifinanziamento delle esposizioni da parte degli operatori, sebbene altri sottolineano la maggior sicurezza del mercato dei titoli di Stato rispetto a quello azionario.
In ogni caso le variabili per sostenere una recessione mondiale ci sono e con il tempo sembrano aggravarsi.
Per averne conferma basta dare uno sguardo alla produzione industriale dei diversi paesi europei che continua a precipitare, alla perdita negli Stati Uniti di circa un milione di posti di lavoro in appena due mesi, o ancora, al rallentamento dell’economia tedesca, da sempre la locomotiva d’Europa.
Molto scettico anche che pronostica una ripresa solo nel 2010, sempre che le cose vadano come si spera.
Sorte migliore non tocca all’, dove lo scorso ottobre il debito pubblico ha toccato quota 1.671 miliardi di euro, con la contrazione dell’avanzo primario trimestrale del passato dal 4,4% al 4,3%.
Il fatto che l’industria tedesca sia in affatto, non aiuta la situazione del nostro paese, visto soprattutto il forte legame che si ha con quel paese e l’importanza che il mercato tedesco ha sempre rappresentato per le industrie nostrane.
Tra le diverse ricette anticrisi la più gettonata di tutte è senza dubbio quella di un finanziamento pubblico dell’economia attraverso politiche fiscali adeguate e con nuovi piani di spesa, miranti a finanziare le infrastrutture.
Proprio su questo punto è esploso recentemente un forte dibattito, visto che da più parti si è teso a sottolineare come al nostro paese servano nuove infrastrutture, sebbene questo obiettivo sia difficile da conciliare con il nostro debito pubblico sempre più elevato.
In ogni modo i mercati finanziari non sembrano nutrire troppe speranze nei confronti dell’, soprattutto per quanto si sta verificando in .
Già perchè se si considera il fatto che gran parte del nostro debito pubblico è nelle mani di investitori stranieri e che i nostri politici non sono sino ad ora stati capaci di inviare dei segnali di fiducia o di ripresa, lo scetticismo estero è più che comprensibile.
Un’ancora di salvezza dovrebbe venire anche per il nostro paese dal taglio dei tassi di interesse deciso dalla , che dovrebbe comportare un ulteriore abbassamento del costo del denaro nell’area UE. Una bella occasione, quindi, sarà bene approfittarne.