Bernanke: la crisi si allontana

bernanke Segnali positivi arrivano dalla Federal Reserve.
Il suo presidente, Ben Bernanke, ha infatti dichiarato ieri che il peggio sarebbe finalmente passato e che, sebbene inizialmente la ripresa sarà piuttosto lenta, le cose dovrebbero iniziare a migliorare, facendo stabilizzare le economie mondiali, in primis quella americana.
Buone sembrano essere quindi le prospettive anche a breve termine e dei segnali positivi si vedono già nei listini di Borsa dove le dichiarazioni di Bernanke hanno diffuso un cauto ottimismo, facendo parallelamente salire anche le vendite degli immobili, mai state così alte negli ultimi tempi.
Stando ai dati registrati dall’associazione di settore National Association of Realtors le vendite avrebbero subito un rialzo del 7,2%, dopo l’aumento del 3,6 per cento a 4,89 milioni di giugno (valore invariato rispetto alla prima stima) e al livello più alto dall’agosto 2007. L’aumento è stato superiore alle previsioni degli analisti, che attendevano una crescita a 5 milioni di unità.
L’ottimismo del presidente della Federal Reserve è tuttavia contenuto, soprattutto perchè appare ancora critica la situazione dei mercati finanziari globali, ancora sotto pressione. Bernanke ha così sottolineato che appare urgente far fronte alle debolezze del sistema finanziario USA,soprattutto per quanto riguarda la gestione e la supervisione da parte del governo, e “costruire un nuovo quadro di regolamentazione finanziaria” anche a livello globale.

Italia:cresce ancora il debito pubblico

banca_di_20italia Conti pubblici italiani sempre più in rosso.
Sembra infatti che i conti pubblici vadano sempre peggio e che il debito italiano abbia infilato un nuovo record negativo arrivando a ben 1.752 miliardi di euro, mentre le entrate crollano a 4,5 miliardi.
E’ questo il quadro piuttosto nero che emerge dal supplemento Finanza Pubblica al Bollettino Statistico della Banca d’Italia, il quale analizza i primi cinque mesi del 2009.
Secondo i dati di Bankitalia il debito pubblico aveva raggiunto nei primi 5 mesi del 2009 quota 1.752.188 milioni di euro, crescendo di ben il 5,4%.
Per avere un idea più chiara basta solo pensare che al 31 dicembre 2008 il debito pubblico si era attestato a 1.662,55 miliardi, un incremento notevole quindi che viene anche amplificato dal fatto che nei primi 5 mesi del 2009 le entrate fiscali sono anche diminuite del 3,2%, ovvero 134,8 miliardi, contro i 139,3 miliardi dello scorso anno.

OSCE: per il 2010 ripresa lenta

OSCE E’ stato pubblicato in questi giorni l’Economic Outlook, ovvero il dossier con il quale l‘OSCE ha cercato di fare il punto della situazione economica mondiale. Il primo dato che emerge è che i paesi europei sono riusciti ad evitare il peggio della crisi globale, aprendo la strada ad una ripresa che tuttavia si preannuncia molto lenta.
Per questo il capo economista dell’OSCE, Jorgen Elmeskov, mette i paesi in guardia, sottolineando come questo non è di certo il momento più opportuno per rilassarsi.
Inoltre l’OSCE ha rivisto al rialzo le previsioni di ripresa dei singoli paesi, prevedendo che nel 2010 il Pil registrerà un aumento dello 0,7% per paese, mentre il Pil mondiale salirà del 2,3%.
Più critica la situazione per l’Italia. Nel rapporto si legge, infatti, che il nostro paese sta attraversando un periodo di recessione molto forte, con la conseguenza che, anche nel 2010, la ripresa sarà molto lenta, mentre per l’anno in corso è prevista una riduzione del Pil di ben il 5,5%.
Sembra che il peggior scenario sia stato evitato – si legge nelle conclusioni del rapporto – e le economie Ocse stanno per toccare il fondo. Ma la ripresa sarà debole e fragile per qualche tempo e le conseguenze economiche e sociali della crisi saranno di lunga durata“.
Tuttavia, nel rapporto si legge anche che le conseguenze peggiori sono state evitate e che, pertanto, sarebbe potuto andare peggio se i governi non avessero fatto un grande sforzo di politica economica.
per quanto concerne gli scenari futuri l’OSCE sottolinea che la ripresa sarà stentata e soprattutto che si potrà uscire dalla crisi solo se verranno implementate le misure di stimolo all’economia, le norme di controllo e di regolarizzazione del settore ed una più attenta supervisione sui mercati internazionali.
A questo proposito l’Ocse invita chi non l’ha ancora fatto, a «rendere pubblici» gli stress test delle banche e a favorire la ricapitalizzazione degli istituti finanziari. L’Outlook prefigura anche una exit strategy dalla crisi. «Quando la ripresa sarà sufficientemente forte – si legge – il debito pubblico e il deficit dovranno essere ridotti». Il consolidamento andrà fatto in modo coordinato tra i diversi paesi.

La crisi ci accompagnerà ancora un anno

unione_europea Non ci sono mai dati certi sullo sviluppo prossimo della situazione economica. Dopo i timidi segnali di ripresa, fortemente avvallati dalle organizzazioni internazionali, si è stati costretti a rivedere le previsioni, purtroppo in negativo.
A dire la sua è stata questa volta la Banca Mondiale, secondo la quale l’economia mondiale subirà una contrazione del 2,9% nel 2009, registrando così un peggioramento rispetto alle previsioni precedenti che vedevano un indebolimento dell’1,7%, come anticipato dalle stime di marzo.
Un lieve miglioramento si prevede solo per il 2010, con una crescita del 2% destinata a lievitare al 3,2 nel 2011
A rendere così fiacco il PIL mondiale sarebbe secondo la Banca Mondiale il rallentamento di economie importanti quali quella cinese ed indiana, la cui crescita è molto lenta.
In parallelo anche la Banca centrale europea ha lanciato nuovi allarmi, davanti a una recessione peggiore delle attese si aprono scenari poco rassicuranti.
Ci sono ancora rischi di una improvvisa emergenza per una inaspettata turbolenza sui mercati finanziari“, ha infatti avvertito Jean-Claude Trichet, presidente della Bce. Trichet ha infatti sottolineato che “siamo ancora in una fase di discesa dell’economia. Anche se ci sono i primi segnali che la debolezza dell’economia sta rallentando, dobbiamo restare in allerta“.

Addio General Motors!

GM General Motors Oramai è ufficiale.
General Motors, l’azienda che per circa un secolo ha dominato i mercati di tutto il mondo, sarà oggi dichiarata fallita.
Nella notte un funzionario del gruppo aveva già annunciato che il Governo americano ha fornito al gruppo aiuti per circa 30,1 miliardi di dollari (aveva già versato 20 miliardi di aiuti pubblici), facendo quindi del Governo il maggiore azionista, con una quaota pari a circa il 60%.
I motivi del fallimento di General Motors sono stati comunicati ieri dallo stesso presidente del gruppo, Fritz Henderson, il quale ha spiegato che la bancarotta è stata determinata dal fatto che la maggioranza degli obbligazionisti non ha accettato la conversione dei propri titoli in Gm ristrutturata.
Accanto al fallimento ci sarà, chiaramente, anche la chiusura di impianti, circa 11 negli Stati Uniti e la sospensione temporanea di altri tre, il che implicherà 21.000 posti di lavoro persi.
nel frattempo il giudice che si occupa del caso, Arthur Gonzalez, del tribunale fallimentare di New York, ha dato il via libera alla vendita degli asset “buoni” di Chrysler alla nuova compagnia che sarà guidata da Fiat.
Secondo il New York Times, infatti, il giudice Gonzalez avrebbe approvato la vendita di asset per un valore di circa 2 miliardi di dollari alla nuova azienda che avrà come azionista principale un fondo sanitario legato all’Uaw, il sindacato delle quattro ruote Usa, con il 68 per cento. Fiat controllerà il 20 per cento, mentre ai governi canadese e statunitense toccherà il restante 12 per cento.

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Tremonti: “Siamo al termine della crisi”

tremonti_giulioSulla crisi economica il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, da segnali di speranza.
Intervistato dal Corriere della Sera il ministro ha infatti dichiarato che “Con la discesa in campo dei governi e della politica il rischio dell’apocalisse finanziaria non c’e’ piu’”, e gia’ alcuni segnali indicano che “il crollo si sta fermando“.
Individuando almeno per l’Europa il perno della crisi in Islanda, il Ministro ha individuato il giorno della ripresa nel 12 ottobre, quando a Parigi quando a scendere in campo saranno i governi e la politica.
“Ora non dico che la crisi sia finita – prosegue l’inquilino di via XX Settembre – ma abbiamo superato la fase di potenziale rottura del sistema, il crollo delle banche, delle industrie, dell’occupazione”.
Secondo Tremonti la crisi si sarebbe spostata dalla dimensione finanziaria al commercio internazionale, dove i volumi sono calati del 30%.
Una serie di indicatori, se volete aneddotici, empirici, psicologici, sembrano dirci ora che il crollo si sta fermando”. Indicatori presenti anche in Italia. “C’era stata per la prima volta una riduzione del traffico postale e si e’ arrestata – spiega il ministro – Come si e’ fermato il calo del traffico autostradale e delle merci. Anche la caduta delle entrate fiscali, dell’Iva e’ in rallentamento“. -

Credit Suisse:segnali di ripresa

dataBuona ripresa di Credit Suisse, la seconda banca elvetica, che nel primo trimestre di quest’anno ha fatto registrare un risultato netto di circa 2 miliardi di franchi, ovvero circa 1,4 miliardi di euro. Una bella ripresa, quindi, se si pensa che nello stesso periodo dello scorso anno il gruppo perdeva circa 2,1 miliardi.
Il gruppo elvetico, quindi, colpito come Ubs dalla forte crisi finanziaria, si sta avviando sulla strada della ripresa, a dispetto delle previsioni degli analisti che ritenevano che la ripresa sarebbe stata pari appena a 980 milioni di franchi.
“Questi risultati dimostrano anche che le misure che abbiamo preso l’anno scorso sono efficaci”, ha affermato il direttore generale Brady Dougan in un comunicato, aggiungendo di essere “ottimista sulle prospettive” del gruppo.
Nel corso di questo trimestre Credit Suisse ha comunque svalutato asset per 938 milioni di franchi, detenendo però ancora 10 miliardi di franchi di asset “problematici”, che la banca definisce “posizioni di rischio”.
Bisognerà vedere in che modo il gruppo intenderà ripulire questi asset e uscire definitivamente da un periodo buio.

Eni, al via le obbligazioni

eniE’ stata deliberata dal cda di Eni l’emissione, in una o più tranche, di prestiti obbligazionari i quali dovrebbero essere collocati presso il pubblico italiano o destinate alla quotazione in uno o più mercati regolamentati, compreso il Mercato Telematico Obbligazionario. L’intera operazione dovrebbe realizzarsi entro il 23 aprile 2010 e dovrebbe avere un importo complessivo di circa 2 miliardi di euro.
A comunicarlo è una nota dell’Eni, spiegando che “le emissioni perseguono l’obiettivo di un miglior equilibrio tra l’indebitamento a breve e medio/lungo termine di Eni e di ampliare la base degli investitori”.
Congiuntamente sono stati comunicati anche i risultati del primo trimestre i quali risentono molto del calo del prezzo del petrolio, pari a circa il 42%.

Stati Uniti:nuovo crac bancario

barack_obama_conventionSempre più nera la situazione per gli istituti bancari americani. Continua, infatti, il periodo nero e questa volta il colpo per il modo finanziario è stato davvero duro.
A cedere è stata infatti la New Frontier Bank, una delle più grandi banche del Colorado, che è stata chiusa per fallimento.
Il crac è stato annunciato dalla Federal Deposit Insurance Corporation. Si tratta del 23esimo fallimento di un istituto di credito nel solo 2009, una sequenza quindi piuttosto preoccupante che sta mettendo sull’allerta.
Nonostante questa grave situazione il presidente americano, Barak Obama, cerca di tenere alyto l’umore del paese, sottolineando che si intravedono “barlumi di speranza” tanto per l’economia americana, quanto per quella mondiale.

Anche l’arte è in crisi

forli_fiera_arte_contemporanea_2007-759821La crisi economica incide anche sul mondo dell’arte. Una spia forte di questo preoccupante segnale è venuta, infatti, “Arco“, fiera madrilena di arte contemporanea giunta alla sua 28esima edizione. Il calo non si è avuto solo nel numero dei visitatori che, rispetto all’edizione precedente, ha registrato un 10% in meno, ma anche il numero degli artisti.
Grandi assenti soprattutto gli artisti nord-americani, ma anche quelli europei che hanno fatto diminuire il numero delle gallerie partecipanti da 32 paesi diversi da 295 dello scorso anno a 238 di questa edizione 2009.
Il motivo di questa “fuga” di galleristi ed artisti è da ricercare nella grave crisi finanziaria in atto che costringe anche il mondo dell’arte a divenire selettivi e scegliere accuratamente gli eventi a cui partecipare. Non a caso anche la straegia adottata dai galleristi riflette la crisi in atto. In genere gli sconti richiesti oscillano tra il 25 e il 20</strong>%, ma quelli concessi non superano mai il 15-10% e questo soprattutto per tutelare gli interesti dei propri artisti.
E a quanto pare questa scelta ha finito con l’avere frutti positivi, soprattutto per le gallerie locali che hanno fatto registrare il maggior numero di vendite e i prezzi più alti. Tra le gallerie e gli artisti che hanno maggiormente sofferto bisogna segnalare l’India, il cui mercato ha risentito molto dei contraccolpi della crisi e delle forti speculazioni che ne sono derivate.