Crisi di fiducia per le piccole medie imprese italiane

fondo di garanziaLa crisi economica che sta attraversando l’Europa e l’Italia sta determinando una vera e propria mancanza di fiducia per quanto concerne la crescita delle piccole medie imprese. Certamente i dati a messi a disposizione della Confesercenti non mostrano segnali di fiducia: la flessione delle vendite a ottobre è l’ennesima allarmante prova che le piccole e medie imprese del commercio stanno pagando un prezzo altissimo alla crisi.

Che la situazione si sarebbe aggravata nel tempo era già noto agli esperti dei mercati nazionali: “Sono cinque anni che le Pmi attraversano crescenti difficoltà – si legge sulla nota rilasciata alla stampa della Confesercenti – numeri parlano chiaro: dal2006 aottobre 2011 le vendite dei piccoli esercizi hanno subito un calo in termini reali del 17,2%”.

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Paghetta: anche i bambini sentono la crisi economica

Soldi

Soldi

La quantità di bambini ricevono la paghetta è scesa a un minimo di sette anni, secondo un sondaggio. Il bambino riceve media 5,89 £ a settimana – il livello più basso dal 2003 – giù da £ 6,24 nel 2009, secondo Halifax High Street banca.

Metà come molti stanno salvando quello che ricevono rispetto allo scorso anno, ha anche trovato. La somma è quasi £ 2,50 inferiore al 8,37 £ otto a 15-year-olds ricevuto quando i livelli di soldi di tasca un picco nel 2005. I ragazzi ricevono una media di 6,08 £ a settimana, 38P più delle ragazze, anche se inferiore al 6,88 £ hanno ottenuto lo scorso anno.

Quelli dai 12 ai 15 riceve £ 7.02, e otto a 11-year-olds riceve £ 4.57.

(Foto © Google)

Playboy in crisi: Hefner compra le azioni

Playboy logo

Playboy logo

Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare. Per lo meno per quanto riguarda il fondatore di Playboy, Hugh Hefner, che ha deciso di risollevare la sua ormai scriocchiolante società dal business.

Pare che la company, nonostante il successo iniziale e la buona performance di mercato mantenuta per decenni, stia subendo un delisting in Borsa. A questo punto, l’ultra settantenne, nonchè magnate della famosa Playboy Mansion, si dice che abbia in mente di sborsare 185 milioni di Dollari per comprare le sue stesse azioni.

In questo modo Hefner, oltre a riprendere la totalità della società (al momento, l’anziano fondatore detiene “solo” il 69.5% delle quote), farebbe guadagnare il +35% al titolo in Borsa.

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Tessile cinese: l’unico che resiste alla crisi

Tessile cinese

Tessile cinese

E’ stato l’unico settore che nel 2009 ha registrato una crescita del +20%, alla faccia della crisi. Si tratta del tessile cinese, precisamente quello di Prato.

Con i suoi capannoni fatiscenti, i suoi lavoratori sfruttati e sottopagati, a Prato si producono carichi di indumenti ogni 48 ore, vengono venduti a partire da 2,50 Euro, e fatturano 360 milioni di Euro all’anno sul mercato italiano (costituendo il 70% del giro d’affari).

Ed anche se la fattura dei capi è creata con tessuti import ed i sarti sono cinesi, il marchio finale può vantare il made in Italy, dato che gli abiti vengono effettivamente confezionati nello Stivale.

(Foto © Indika)

Crisi economica: tempo di nuovi studi di settore

Crisi economica

Crisi economica

Dato che la realtà cambia, anche gli studi relativi al settore devono adeguarsi. E fu così che l’attuale crisi economica riuscì a creare dei nuovi studi, totalmente focalizzati e ponderati su questo fenomeno.

Per esempio, l’agenzia delle entrate ha modificato lo strumento di indagine fiscale, e lo ha diversificato in base ai diversi Paesi, dal quale ne vengono fuori tre campi d’indagine: le retribuzioni, il redditto pro-capite, le quotazioni immobiliari di ogni zona delimitata.

Questi tre indicatori vengono analizzati in base al modo in cui si intersecano naturalmente: come le retribuzioni influenzino il reddito del singolo cittadino, il quale mostrerà un comportamento in relazione alle realtà territoriali.

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Giappone: collasso finanziario?

Giappone

Giappone

Il debito pubblico del Giappone rischia di far collassare il Paese; per lo meno secondo quanto allarmisticamente annunciato da Naoto Kan, il nuovo premier nipponico.

La sola soluzione per evitare il tracollo finanziario è quella di mettersi a tavolino per controllare e risolvere i proprio debiti; obiettivo: risanamento dei conti, a tutti i costi.

Indispensabile pare anche essere il costante controllo della crescita del debito stesso (220% del PIL attualmente): pare che non ci si possa permettere di farlo lievitare più delle cifre attuali, altrimenti l’implosione finanziaria del Giappone sembra essere praticamente assicurata.

Per quale motivo tanto allarmismo da parte di Kan? Pare sia tutto riconducibile alla recente situazione verificatasi in Grecia, e che come colpo di frusta avrebbe toccato anche il Paese del Sol Levante.

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La crisi rovina l’avanguardia

Europa

Europa

Lo sostiene convinto Josè Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, il quale specifica anche che l’attuale crisi economica ha “spazzato via” la crescita ottenuta alacremente in 10 anni.

Nonostante l’amarezza per la questione, Barroso sostiene che l’Euro rimanga tuttavia una “moneta credibile” che non desta preoccupazioni, piuttosto preoccupano gli attacchi alla sicurezza e l’attuale politica di alcuni Paesi (primo fra tutti, la Grecia).

Il Comitato economico e sociale europeo, tenutosi a Firenze, ha sollecitato tutti gli Stati membri ad un’operato collaborativo ed omogeneo nell’affrontare queste sfide immense. Ed intanto, il Tesoro Britannico annucia i tagli ai costi affermando: Leggi tutto »

Grecia: sciopero contro le misure per sanare la crisi economica

Grecia

Grecia

ATENE - la popolazione della capitale in rivolta contro il governo. Nella scorsa settimana, più di 50 mila tra lavoratori e studenti hanno organizzato una manifestazione (i primi, indicendo anche uno sciopero).

La ragione? Pare che le misure correttive pensate dal governo per fronteggiare l’attuale crisi economica che affossa il Paese siano estremamente rigide e difficili da applicare a livello pratico.

Mentre alcuni manifestanti hanno pacificatamente sfilato davanti al parlamento, altri hanno invece espresso il loro malcontento con l’aggressività (infrangendo vetrine di luoghi pubblici, lanciando pietre e bottiglie incendiarie).

Con quest’ultimo gesto, che ha vanificato il parte la disponibilità al dialogo tra le due parti, l’intervento della polizia anti-sommossa si è purtroppo reso indispensabile.

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Crisi economica? La cosmesi non patisce

Cosmesi

Cosmesi

Cosmesi, estetica o chirurgia: qualsiasi cosa sia legata al settore della bellezza e della cura della persona, in Italia pare non aver registrato alcun calo né perdita in Italia.
Il mercato della bellezza, che ha fatturato 8.2 miliardi di Euro nello scorso anno, è anche il solo settore che nel corso degli anni è rimasto stabile nelle vendite.

Il fenomeno sembra in parte giustificabile come un fenomeno sociale: la gradevolezza estetica di una persona parrebbe essere ormai considerato uno dei fattori base dell’individuo, e per tale incluso della lista delle cose indispensabili.

E se da un lato la bellezza si pensa possa giovare anche al lavoro, per adesso ad averne sono soprattutto i chirurghi plastici in Italia. Cresce esponenzialmente il numero di questi medici, saliti da 1.500 a 4mila, ma più di 2mila di questi non avrebbe una specializzazione medica specifica, a detta del chirurgo Nicolò Scuderi, ordinario di Chirurgia plastica all’Università la Sapienza di Roma.

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Confindustria dice che si compra solo lo stretto necessario

Pochi soldi

Pochi soldi

Gianpaolo Galli, il direttore generale di Confindustria, sostene che la c risi che sta negativamente caratterizzando l’economia italiana, ha determinato una vertiginosa caduta nel commercio dello Stivale, anche nel settore export.

Pare che gli unici beni che si salvino da questa caduta siano le medicine e gli alimentari; no perché siano fruibili o accessibili, ma perché sono indispensabili.

Galli, infatti, denuncia una situazione di ristrettezza, in cui “si compra solo l’indispensabile”.

I settori come quello del legno, dell’arredamento e degli elettrodomestici, come si può intuire da quadro descritto dal direttore di Confindustria, sono quelli i cui affari vanno peggio.

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