Scritto Mercoledì 16 Dicembre 2009 da Carola
Pare che le medie e piccole imprese (nel mondo dell’artigianato) siano in controtendenza rispetto all’andamento negativo (spesso) dei grandi gruppi industriali. Come mai? Pare che questo taglio di impresa (la medio-piccola, cfr.) sia la più fiduciosa nell’uscita dalla crisi, e sia quella verso la quale spesso è possibile trovare la disponibilità delle banche ad erogare credito.
In Toscana, per esempio, si è registrato un +10% dei finanziamenti per la “Artigiancredito Toscana”, che adesso permette di far registrare dati positivi sul territorio ed ha la possibilità di intervenire in sostegno di numerose (14.500) altre imprese della stessa dimensione.
Il patrimonio (circa 97 milioni di €) in possesso delle medie-piccole imprese rappresenta attualmente una garanzia ed una risorsa per il Paese, che è importante per la reazione al periodo buio e spera nella ripresa degli altri settori correlati.
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Tag:Artigiancredito Toscana, credito, piccole-medie imprese
Scritto Sabato 26 Settembre 2009 da Lucia Cocozza
Chiare le posizioni del Presidente di Confindustria, Emma Mercegaglia, che parlando del ruolo delle banche nella ripresa economica del paese, ha sottolineato l’esigenza di rendere meno stringenti i vincoli imposti da Basilea 2.
Nel corso dell’audizione alla commissione Attività produttive della Camera, la Meregaglia ha infatti sottolineato la necessità di mettere in campo interventi immediati per dare un pò di sollievo alle imprese, che risultano maggiormente colpite dal credit crunch.
La Marcegaglia ha infatti sottolineato che in un anno la crescita dei prestiti alle aziende é diminuita di 10 punti, passando dal 10,9% all’azzeramento a luglio 2009.
La misura dovrebbe essere temporanea (18 mesi) e legata al credito alle Pmi.
Questa maggiore elasticità dovrebbe essere accompagnata da «misure fiscali» che consentano alle banche di «compensare almeno parzialmente» i maggiori rischi e costi: «un aumento del limite percentuale annuo di deducibilità delle svalutazioni e una riduzione del periodo di imposta in cui é consentita la deduzione dell
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Tag:banche, confindustria, credito, Italia, mercegaglia, Prestiti, ripresa economica
Scritto Giovedì 3 Settembre 2009 da Lucia Cocozza
Nonostante la crisi e il fantomatico problema di arrivare alla quarta settimana, gli italiani si confermano come i maggiori risparmiatori d’Europa.
Così mentre nel resto del Vecchio Continente sale in maniera vertiginosa l’indebitamento delle famiglie, in Italia si fa più attenzione al portafogli, riuscendo di conseguenza ad evitare un eccessivo carico di prestito sugli istituti di credito.
A “etichettare” gli italiani come le formichine d’Europa è un’indagine recentemente condotta dall’Ufficio Studi della Cgia di Mestre.
I numeri piu’ delle parole: ogni famiglia italiana ha un debito medio pari a 21.270 euro contro i 36.150 euro della Francia, i 37.785 euro della Germania, i 55.886 euro della Spagna e i 63.447 euro del Regno Unito.
“Ma il distacco rispetto ai principali competitors europei – spiega Giuseppe Bortolussi, segretario dell’Associazione Artigiani – risulta ancor piu’ interessante e, ovviamente ancor piu’ confortante, quando viene posto l’accento sull’indebitamento di tutte le famiglie in rapporto al Pil”.
Si scopre, cosi’, che i 524 miliardi di euro di debiti dei nuclei familiari italiani incidono sul Prodotto interno lordo per il 34,2%. Un valore ben lontano da quello rilevato in Francia dove gli oltre 942 miliardi di euro fanno arrivare questo rapporto quasi al 50%.
Mentre i risultati piu’ eclatanti giungono da Germania, Spagna e, soprattutto dal Regno Unito, dove l’indebitamento delle famiglie, pari a 1.605 miliardi di euro, incide per piu’ del 100% del Pil.
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Tag:banche, credito, crisi economica, europa, famiglie, francia, germania, Italia, PIL, Prestiti, risparmio
Scritto Giovedì 6 Agosto 2009 da Lucia Cocozza
Si riunisce oggi il direttivo della Banca Centrale Europea, mentre gli economisti rendono note le stime relative ai tassi che dovrebbero restare fermi intorno all’1%. A quanto pare l’istituto di Francoforte dovrebbe optare per una conferma per il terzo mese consecutivo del costo del denaro, in attesa di verificare il reale impatto sull’economia delle misure adottate in favore del credito alle famiglie e delle imprese.
A quanto pare l’attuale minimo storico per il costo del denaro dovrebbe essere mantenuto almeno per un altro anno o almeno fino a quando non si vedranno dei reali spiragli di ripresa.
Si attende quindi con ansia la conferenza stampa del numero uno della BCE ,Jean-Claude Trichet, che fara’ il punto della situazione sul programma di acquisto dei covered bond lanciato a maggio e magari anticipera’ qualche spunto su come sta reagendo l’economia di Eurolandia.
Fino ad oggi l’Eurotower ha comprato circa 5 miliardi di euro dei 60 previsti e si dichiara pronta a rilevare, nel giro di un anno, il restante dai bilanci degli istituti di credito. Tuttavia su questo scenario incombono alcuni rischi come la deflazione e la stretta creditizia, visto che ad esempio il calo prolungato dei prezzi potrebbe nuovamente paralizzare l’economia mondiale.
Negli ultimi due mesi, i prezzi al consumo nell’Eurozona sono stati in flessione (-0,1% su base annua a giugno e -0,6% a luglio). Il calo record dei prezzi alla produzione a giugno (-6,6%), inoltre, ha alimentato i timori di una spirale negativa.
Ma per l’Eurotower l’impennata dei prezzi del petrolio nel 2008 spiega in gran parte questa dinamica, e la situazione dovrebbe normalizzarsi nel corso dell’anno.
Intanto va detto che l’Euribor a tre mesi per due giorni e’ rimasto fermo allo 0,884%, Si interrompe cosi’ una serie di 40 giorni consecutivi di calo, dall’1,29% del 9 giugno.
Una politica monetaria che ha concreti effetti sulle famiglie italiane. Sicuramente positivi per tutti coloro che ogni mese sono alle prese con le rate del mutuo a tasso variabile e con i pagamenti dei bollettini dei prestiti. Il costo del denaro all’1% far restare bassi i pagamenti. Le associazioni dei consumatori parlano infatti di un risparmio di qualche decina di euro, pari a 150 euro in meno l’anno. Un piccolo aiuto dati i tempi di crisi da non sottovalutare.
Mentre la manovra rappresenta uno svantaggio per chi avesse deciso di parcheggiare il proprio denaro in titoli di Stato o in conti di deposito ad alto rendimento, dal momento che gli interessi sono tra i piu’ bassi mai raggiunti: i rendimenti per i Bot semestrali sfiorano lo zero.
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Tag:banca centrale europea, credito, economia, economia mondiale, famiglie, finanza, imprese, Jean-Claude Trichet, tassi, UNIONE EUROPEA
Scritto Giovedì 16 Aprile 2009 da Lucia Cocozza
L’editoria sta vivendo un periodo di forte crisi. Il calo degli investimenti pubblicitari, unito alla riduzione delle vendite stanno mettendo in ginocchio il settore. E purtroppo le misure prese, come la riduzione dei costi di produzione, non appare sufficiente a chiudere il bilancio in pareggio.
E’ questo il quadro piuttosto nero tracciato dalla Fieg nel suo rapporto sulla stampa, nel quale si guarda con grande preoccupazione al bilancio 2009-2010, decisivo per il futuro della carta stampata.
Ma gli editori avvertono: “Non è pensabile aspettare che la crisi passi da sola, ma bisogna muoversi con urgenza e delineare un disegno coerente di intervento per restituire slancio al settore”.
Dal rapporto emerge inoltre un aumento delle perdite del 100% e una contrazione degli utili del 30% per i quotidiani. Numeri destinati a peggiorare nel 2009, in particolare per effetto della crisi degli investimenti pubblicitari. La fase recessiva è prevista in attenuazione solo nel 2010.
“Per il complesso delle società editrici di quotidiani nel 2008, quando la crisi ancora non aveva dispiegato i suoi terribili effetti” – ha detto il presidente della Fieg Carlo Malinconico all’Asssemblea nazionale - si rileva “un aumento delle perdite del 100% ed una contrazione degli utili del 30%.
E’ facile prevedere che i numeri peggioreranno ulteriormente nel 2009 se solo consideriamo che gli investimenti pubblicitari sui quotidiani nei primi due mesi di quest’anno sono diminuiti in media del 25%, con punte anche del 60% in alcuni giornali locali. Non va meglio per i pediodici, il cui quadro “non è significativamente diverso”.
Quali gli strumenti per la ripresa?
Nel rapporto la Fieg indica come misure indispensabili il credito agevolato per accelerare il meccanismo produttivo, il ripristino del credito d’imposta su carta e investimenti per stimolare innovazioni di processo e prodotto, nonché stimolare la crescita della domanda di prodotti editoriali attraverso la promozione della lettura in scuole e famiglie.
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Tag:credito, crisi, editoria, Fieg, giornali