Tarsu e Tia: l’Iva non è dovuta

rifiuti Dopo la sentenza della Corte di Cassazione, è finalmente arrivato anche il parere della Corte Costituzionale, la quale ha stabilito che la Tarsu e la Tia non sono dei tributi e che, quindi, non possono essere soggetti all’Iva.
Si è pertanto chiarito che la Tarsu non è una tassa e che quindi non può subire la maggiorazione Iva pari al 10%. In pratica ben 15 milioni di famiglie italiane dovranno fare ricorso e richiedere il rimborso per l’Iva indebitamente versata negli ultimi dieci anni.
La maggior parte delle Associazioni a tutela dei diritti dei lavoratori auspica che questi rimborsi siano automatici, scalando gli importi dalle prossime bollette. Se così non sarà i consumatori potranno chiedere un rimborso che sarà pari a 350 euro per gli ultimi 10 anni, che complessivamente costerà alle casse statali e comunali circa 5 miliardi e 250 milioni di euro.
Ovviamente i consumatori per chiedere e per avere diritto al rimborso dovranno avere la prova del pagamento negli ultimi 10 anni della Tarsu e della Tia sulla quale è stata calcolata la voce Iva al 10%, presentando le ricevute con le quali sarà possibile ottenere il rimborso.

Mastercard nel mirino dell’Antitrust

Rubati-40mila-euro-con-carte-credito-clonate-742871 Nuovi problemi per le carte di credito.
L’Antitrust ha infatti avviato delle nuove indagini al fine di verificare l’esistenza di intese restrittive, che potrebbero minare la concorrenza nel settore delle preziosissime tesserine.
Nello specifico, il Garante per la concorrenza ha avviato un’istruttoria nel corso di alcune ispezioni eseguite in collaborazione con le Unità Speciali della Guardia di Finanza, concentrandosi soprattutto su Mastercard e otto banche (Monte dei Paschi di Siena, Banca nazionale del Lavoro, Banca Sella Holding, Barclays Bank, Deutsche Bank, Intesa Sanpaolo, ICBPI -Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane- e UniCredit), al fine di “accertare se la fissazione delle commissioni interbancarie nazionali per le transizioni eseguite con le carte di pagamento in Italia da parte di Mastercard e quindi la loro applicazione da parte delle banche licenziatarie del marchio, restringa il confronto competitivo in Italia, trasferendo costi elevati sugli esercenti e sui consumatori”.
Affermativa di certo la risposta dei consumatori che da tempo vedono lievitare i costi addebitati per l’uso delle carte di credito. Così il Grante ha deciso di fare luce sulla questione, anche perchè in Italia Mastercard detiene ben il 35-45% del mercato ed è in costante ascesa.
Allo stato attuale Mastercard prevede il pagamento di una commissione interbancaria nazionale (interchange fee), ogni volta che viene effettuata una transizione, ovvero un acquisto da parte di un cliente.
Ed è proprio questa commissione uniforme che – secondo l’Authority – “rappresentando una quota considerevole della commissione finale (merchant fee) a carico degli esercenti, potrebbe limitare il gioco competitivo, innalzando i costi del sistema”.
Per l’Antitrust, infatti, “la fissazione di una interchange fee elevata favorisce sia il circuito MasterCard sia le banche (acquirer) che gestiscono i rapporti con i commercianti, nonché quelle (issuer) che emettono le carte ai clienti. MasterCard trae infatti beneficio da commissioni interbancarie elevate perché queste ultime incentivano le banche, che ne incassano l’ammontare, ad emettere carte del proprio circuito, e ciò, a sua volta, aumenta il numero di possibili transazioni sulle quali le banche che gestiscono i rapporti con i negozianti percepiscono le merchant fee”.
Un meccanismo che lede la concorrenza?
Sarà proprio l’istruttoria a dover verificare se la definizione della interchange è corretta e se la sua esistenza vada o meno a ledere la concorrenza del mercato.
Il primo è “una intesa orizzontale relativa alla definizione della commissione italiana da parte del circuito Mastercard, in quanto esito di una decisione di una associazione di imprese”.
Il secondo prevede, invece, “un insieme di intese verticali basate sui contratti di licenza tra MasterCard e le singole banche acquirer, che comportano l’applicazione uniforme e coordinata di uguali voci di costo ma limitando così il confronto competitivo”.

Le vacanze a rate!

ombrellone-colori Vacanze davvero per pochi quest’anno. Stando a varie indagini condotte da diverse associazioni di consumatori, si evince che quest’anno a concedersi le vacanze per un periodo di almeno 2 settimane saranno appena il 24% degli italiani. Vacanze che per questa esigua minoranza saranno comunque all’insegna dell’austerità, visto che tutti cercheranno di ridurre al minimo i costi, optando per viaggi brevi e economici con la spesa media per persona che si aggirerà sui 700 euro, mentre appena il 3% dei vacanzieri ha preventivato un budget di 1.000 euro.
Quindi a causa della crisi dopo un inverno di magra anche l’estate sarà per i vacanzieri italiani decisamente sottotono, con la maggior parte degli italiani decisi a puntare sulla vacanza low cost, scovata su internet o su consiglio di amici e parenti.
Ma c’è anche un otto per cento degli italiani che optano per il pagamento a rate della vacanza: l’importo si diluisce durante l’anno e si può soddisfare la propria voglia di evasione. Perché che si tratti di euro, di inflazione o di riduzione della capacità di spesa, resta il fatto che alle ferie non ci vorrebbe rinunciare nessuno.
La formula è sempre la stessa: viaggi oggi, paghi domani.
In generale, tutti i gruppi specializzati nel’erogazione dei prestiti propongono un anticipo del 25% del costo del viaggio, rimborsabile in 6-8-10 rate, senza un massimale ma con l’obbligo di fornire il cedolino dello stipendio o della pensione o copia della dichiarazione reddituale per chi svolge un lavoro autonomo. Ma è possibile richiedere anche l’anticipo del 30% dei costi con il rimanente 70% saldato in 6 o 12 rate. E si può arrivare anche a crediti fino a 30 rate per viaggi da 5.000 euro a 10.000 euro.
Un mercato che vale 300 milioni di euro, stando ai dati della ricerca UniCredit che ha monitorato il trend da gennaio 2007 a marzo 2008.
Il conto degli hotel gioca la parte del leone e rappresenta un segmento che pesa più del 25%, con un ticket medio per “transazione” di 200 euro. I picchi si verificano nei tre mesi estivi clou, in cui la spesa da giugno ad agosto aumenta più del doppio.
Al secondo posto per ammontare complessivo di transazioni ci sono i voli aerei, sia delle compagnie di bandiera che low cost, per i quali si spendono mediamente 189 euro, con un peso sul totale del 24%. Seguono le agenzie di viaggio, la cui percentuale occupa circa il 13% e i cui pagamenti raggiungono la punta piu’ elevata nei mesi di luglio e agosto. L’acquisto di viaggi a rate in agenzia avviene invece con una spesa media di 283 euro a utilizzo.
A lanciarsi sui prestiti e sul microcredito al consumo famiglie di dipendenti di aziende pubbliche e private, con a carico figli disoccupati o studenti, ma soprattutto famiglie monoreddito. Tra le varie formule preferiscono quelle rateali a tasso zero e richiedono il denaro soprattutto per vacanze verso località a medio raggio, in Italia e all’estero.
Per quanto riguarda le quote di finanziamenti erogati per il settore viaggi, solo nel Lazio si concedono a rate oltre il 24% del totale. Ma la regina incontrastata è la Lombardia, Regione la cui quota credito al consumo è pari al 31% del totale. Seguono Piemonte con il 13%, Veneto con il 6%, Emilia Romagna con il 4%, Toscana e Campania 3%, Puglia con il 2%.

Un valanga di reclami in UE

europa In appena un anno, e precisamente da febbraio 2007 a febbraio 2008, qualcosa come 78 milioni di cittadini europei hanno presentato reclamo formale contro un operatore comerciale, mentre ben 30 milioni si sono astenuti sebbene avessero tutte le carte in regola per farlo.
E’ questa la stima della Commissione europea nel rendere pubblica la falsariga di un metodo su scala UE per classificare e rendicontare i reclami dei consumatori. Si tratta di cifre molto pesanti, visto che – dice la Commissione – circa la metà di coloro che hanno presentato reclamo formale non era soddisfatta del modo in cui il reclamo è stato trattato.
Di coloro ancora insoddisfatti circa la metà (quasi 20 milioni di persone) ha contattato un’organizzazione di consumatori per ottenere aiuto. Da qui la necessità della Commissione di iniziare a mettere ordine e cercare di avere un quadro più preciso dei cittadini che si trovano ad avere problemi con le aziende di cui sono clienti.
Non solo. Da uno studio della Commissione è emerso che vi sono più di 700 associazioni di consumatori in Europa che raccolgono i reclami dei cittadini in Europa. Alcune hanno sistemi di rendicontazione avanzati e dettagliati. Ma ciascuna classifica i reclami in modo diverso. Ad esempio alcuni organismi usano categorie ricalcate sulle pagine gialle mentre altri si basano su capitoli della legislazione nazionale.
Di conseguenza questa fonte preziosa di informazioni rimane ampiamente inutilizzata. I raffronti sono spesso difficili anche a livello nazionale , per non parlare di quello europeo, anche se i beni e servizi offerti in tutta Europa sono simili e nonostante il fatto che un gran numero di essi siano ora oggetto di transazioni transfrontaliere.
La frammentazione dei dati rallenta la risposta dei decisori nazionali ed europei ai problemi incontrati dai consumatori su mercati specifici. Alla fine del processo di messa a punto del sistema di raccolta dati, la Commissione si augura che i principali beneficiare della novità saranno gli stessi cittadini alle prese con un reclamo per un bene o un servizio non adeguato a quanto presentato dalle aziende.

Vacanze: attenzione ai tarocchi gastronomici!

cibo_2 La maggioranza degli italiani (50,3 per cento) non si fa mai mancare in vacanza la degustazione delle specialità enogastronomiche locali sulle quali è però in agguato il rischio “tarocco” con i menu’ acchiappaturisti e i falsi souvenir di prodotti tipici che si moltiplicano lungo tutta la penisola. E’ quanto è emerso all’incontro su “Le vacanze nel piatto” organizzato dalla Coldiretti e dal Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari per affrontare i pericoli che incombono sul piacere piu’ ambito in vacanza dagli italiani, che nel tempo libero sono piu’ facilmente disponibili a rinunciare a shopping, visite culturali, gioco, sport, avventura e la ricerca di nuove amicizie piuttosto che alla buona tavola, sulla base di una Indagine Swg/Confesercenti.
Nel corso dell’incontro sono stati “serviti” sul piatto alcuni esempi piu’ aberranti delle ricette falsificate nei luoghi turistici, ma è stata allestita dalla Coldiretti anche una mostra dei souvenir autentici insieme ai consigli per riconoscerli dalle etichette. E’ il caso dell’extravergine di oliva per il quale, con il primo luglio 2009, scatta lo storico obbligo di riportare in tutta Europa l’indicazione di provenienza delle olive per impedire di spacciare come Made in Italy il prodotto importato.
Durante le ferie quasi tre italiani su quattro (74 per cento) – sottolinea la Coldiretti – colgono l’occasione per mangiare fuori, alla ricerca nella maggioranza dei casi (64 per cento) delle abitudini e delle usanze alimentari del luogo. Il rischio “tarocco” riguarda le località piu’ turistiche dove è bene tenersi alla larga – precisa la Coldiretti – dai ristoranti che offrono ricette “violentate” come la cotoletta alla milanese preparata con carne di pollo o maiale, fritta nell’olio di semi al posto della carne di vitello fritta nel burro e fuggire rapidamente di fronte ad una locanda romana che offre spaghetti alla carbonara con prosciutto cotto al posto del guanciale e formaggio grattugiato al posto del pecorino romano. Tra i piatti piu’ traditi nella costiera amalfitana ci sono – continua la Coldiretti – la tipica caprese servita con formaggio industriale al posto della mozzarella di bufala o del fiordilatte mentre in quella ligure non mancano i casi di pasta al pesto proposta con mandorle, noci o pistacchi al posto dei pinoli e con il formaggio comune che sostituisce l’immancabile parmigiano reggiano e il pecorino romano. Un inganno che colpisce anche la tradizione siciliana con la pasta alla norma preparata spesso con semplice formaggio grattugiato al posto della ricotta salata. Ma tra i falsi culinari piu’ spacciati lungo tutta la penisola durante l’estate figurano anche – precisa la Coldiretti – il tiramisu’ con la panna al posto del mascarpone e gli spaghetti alla bolognese, una invenzione per stranieri completamente sconosciuta nella città emiliana.
Il pericolo frodi riguarda anche il souvenir enogastronomico del luogo di vacanza che è il preferito dai trentasette milioni di turisti italiani per portarsi a casa un ricordo “appetitoso” come extravergini, formaggi, salumi e conserve per una spesa stimata dalla Coldiretti in oltre un miliardo di euro in prodotti garantiti da marchi comunitari. Dalla Soppressata calabrese al formaggio Asiago in Veneto, dalla Fontina in Valle d’Aosta alla lenticchia di Castelluccio in Umbria, dal prosciutto San Daniele nelle montagne del Friuli ai capperi di Pantelleria della Sicilia, dalla Mozzarella di bufala campana al Pecorino in Sardegna sono alcuni esempi delle specialità piu’ ricercate.

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Ecco un vademecum di guida ai saldi

saldi Partono oggi, nelle principali città italiane, i saldi estivi, un appuntamento grazie al quale i negozianti sperano di risollevare i bilanci delle proprie attività, piuttosto “sterili” a causa della crisi. Vendita di capi ultra-scontati che dovrebbe fare la gioia di consumatori e venditori.
Ma non è tutto oro quello che luccica.
Durante la stagione dei saldi bisogna,infatti, avere gli occhi ben aperti perchè la fregatura è dietro l’angolo.
Le prime ad essere perplesse sono le associazioni dei consumatori, come Federconsumatori che,per prevenire brutte sorprese ha approntato un vademecum di guida ai saldi.
Questi i punti principali:
1 - non farvi prendere dalla frenesia dell’acquisto, girate per più negozi, confrontando i prezzi e orientandovi sempre verso beni o prodotti che vi servono veramente;
2 – servitevi preferibilmente nei negozi di fiducia, dove conoscete i prezzi e, quindi, potete valutare lo sconto effettivo;
3 - diffidate dalle vetrine interamente coperte dai manifesti, che non vi consentono di vedere la merce;
4 – diffidate di sconti eccessivi, pari o superiori al 60%;
5 - ricordate che le vendite a saldo devono essere realmente di fine stagione, quelle di risulta o di magazzino non possono essere mescolate con i prodotti in saldo, ma vendute separatamente;
6 – ricordate che su ogni prodotto è obbligatorio il cartellino indicante il vecchio prezzo, quello nuovo e il valore in percentuale dello sconto in modo ben leggibile;
7 - tenete presente che non vi è l’obbligo di far provare i capi, ciò è a discrezione del negoziante. Il consiglio è comunque quello di diffidare, nel caso dei capi di abbigliamento che possono essere solo guardati e non provati;
8 - il pagamento può essere fatto anche con carte di credito o bancomat, vi è di obbligo da parte del commerciante che sia in possesso del POS di accettare tali modalità di pagamento;
9 - conservate sempre lo scontrino quale prova di acquisto, che, in caso di merce fallata o merce non “conforme”, obbliga il commerciante alla sostituzione o al rimborso di quanto pagato in base alle nuove normative di legge;
10 – per qualsiasi problema relativamente a “bufale” nella vendita, protestate immediatamente o denunciate ai vigili urbani o all’ufficio comunale per il commercio o, in caso di timidezza, rivolgetevi ad una associazione dei consumatori.

Benziana ancora su

il-petrolio-ad-un-nuovo-recordCarburante ancora su, e le polemiche si infiammano. Il costo della benzina è arrivato negli ultimi giorni a 1,259 euro, mentre il gasolio si fissa a 1,1 euro, un nuovo record per entrambi nel 2009. Secondo ad una recente statistica, infatti, sembra che si sia tornati ai prezzi del 2008, quando il petrolio veniva quotato a 65 dollari al barile, mentre oggi il prezzo è fissato a 58.
Come mai, quindi, il prezzo della benzina è ancora così alto?
A portare i listini della verde a 1,259 euro sono state Api, Ip e Total seguono l’Agip e Tamoil, con il prezzo consigliato ai gestori a 1,258 euro al litro. Il massimo del gasolio è invece di 1,105 euro nei distributori Agip, Api, Ip, Q8 e Tamoil.
La risposta di questa “contraddizione” si rintraccia secondo Federconsumatori e Adusbef, nel fatto che esiste una sosrta di doppia velocità per la benzina. Quando il prezzo del petrolio sale, anche quella del carburante schizza, mentre, quando si verifica un abbassamento dei prezzi dell’oro nero, le ripercussioni al ribasso sul prezzo del carburante tardano ad arrivare.
Qui il link alla nota di Federconsumatori http://www.federconsumatori.it/ShowDoc.asp?nid=20090513161435&t=news

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